“Valutazione: uno strumento indispensabile per pilotare l’autonomia”, Roma 12 dicembre 2003. Intervento svolto in occasione del seminario regionale dell’ADI

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Suonare in pubblico

Un tempo non se ne provava la necessità. Tutti erano convinti che la propria scuola, che il proprio sistema scolastico fosse il migliore. Quindi non si valutavano né le scuole né i sistemi scolastici, non si comparavano tra loro i risultati di istituzioni scolastiche diverse o sistemi scolastici prodotti da impinati politico-amministrativi aventi ognuno una propria storia. Quest’epoca è finita. Questo testo del 2003, scritto agli albori del decennio caratterizzato dal successo spettacolare dell’indagine PISA sulle competenze degli studenti quindicenni, attira l’attenzione sull’importanza della valutazione delle scuole e dell’insegnamento nonché sulla necessità della valutazione accoppiata all’autonomia scolastica.

Le grandi orchestre sinfoniche suonano davanti al pubblico. Sessanta e più professori diretti da un capo si accordano tra loro e e eseguono spartiti complicati. Dovrebbe succedere la stessa cosa nelle scuole ma è raro che sessanta professori o magari cento siano d’acordo di suonare uno stesso spartito davanti al pubblico e che il pubblico sia incanato dalla prestazione.

L’autonomia scolastica e la rendicontazione (ossia il rendere conto o in inglese l’ "accountability") vanno di pari passo, sono un’accoppiata. In Italia si è legiferato sull’autonomia in modo più che discerto ma non si è discusso di rendicontazione. Si è imposto alle orchestre di suonare ma non si è prevista nessuna regola, nessun obbligo di formazione. Scuole autonome sì, ma trasparenza sugli obiettivi e sui risultati no. Nessun concerto insomma. Si pagano i professori per permettere loro di fare quel che vogliono. Bella cacofonia. 

Il legame tra autonomia e rendicontazione è tenuto dalla valutazione. Questo è un termine polisemico, lo sannao orami tutti. Ci sono tanti modi di concepire la valutazione. La valutazione esterna, con un’accentuata formalità statistica, non è la sola forma di valutazione che permette alle scuole di rendere conto di quel che ottengono e di come lo conseguono, ossia di suonare in concerto.

L’autovalutazione non è esclusa, ma c’è autovalutazione e autovalutazione. Un’operazione autoreferenziale non è accettabile. Infine, una valutazione ben fatta costa, esige competenze e una formazione apposita degli insegnanti i quali devono partecipare alla costruzione degli strumenti di valutazione e devono poi spiegare agli studenti ed alle famiglie i risultati. Competenze del genere non si improvvisano. Presuppongono una modifica del profilo degli insegnanti, nuove abitudini, nuovi principi di lavoro.

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