Intervista di Marisa Bracaloni per Educazione&Scuola, pubblicata il 15 settembre 2011

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Valutare a spada tratta

Quale è lo stato della scuola italiana? Quale è il grado di autonomia delle scuole? Il salario in base al merito potrebbe servire a migliorarla? Quale è l’interesse dei dirigenti politici per la scuola? Perché si parla poco di scuola in Italia? Questi sono i temi principali sollevati dall’intervistatrice. Le risposte sono allegate.

Le domande :

 

Domanda N ° 1

In un recente documento indirizzato al Presidente della Repubblica e firmato da autorevoli studiosi è stato scritto che la scuola ha bisogno di maggiore attenzione da parte di tutta la società : dovremmo parlare di più di istruzione, non solo a scuola, ma in ogni luogo di incontro , facendo diventare il tema della formazione ed educazione un tema centrale per tutta la cittadinanza.

Condivide l’idea che in genere si parla poco di scuola e quindi dovremmo coinvolgere maggiormente la società sulle problematiche scolastiche ?

 

Domanda N° 2

Il dpr 275/ 99 affidava finalità ambiziose all’autonomia scolastica : libertà di insegnamento, pluralismo culturale, interventi in base alle richieste delle famiglie, successo formativo….

Nel suo libro sull’autonomia scolastica “ Insegnanti al timone ?” del 2002 il titolo si conclude con un punto interrogativo che già fa intuire le perplessità che Lei poi esprime chiaramente nei vari capitoli.

A distanza di un decennio i dubbi espressi nel libro sull’autonomia si sono dissipati o rimane l’idea di una riforma incompiuta ? Vivendo in un paese dove l’autonomia e il decentramento sono cardini del sistema sociopolitico , può dare qualche suggerimento per realizzare quelle finalità dell’autonomia scolastica citate sopra ?

 

Domanda N °3

Da tempo vengono messi in evidenza due aspetti cruciali che renderebbero credibile e possibile l’autonomia : da un lato, la totale responsabilità degli istituti per quel che riguarda il reclutamento e la gestione di tutto il personale della scuola ; dall’altro, una completa autonomia degli istituti nell’organizzazione del tempo scuola.

C’è però il problema economico che condiziona le risorse professionali e la durata dei tempi scuola. Da dove attingere fondi ? Da un maggior impegno dello Stato, o dalle famiglie e o dalle aziende ?

 

Domanda N° 4 :

Sempre a proposito di fondi e premi :recentemente è stata proposta dal Ministero una sperimentazione per misurare la qualità delle scuole e il merito degli insegnanti .

La proposta non sembra aver avuto il gradimento dei Collegi dei docenti che non hanno aderito al progetto pilota.

Nei mesi scorsi ci sono state dimostranze di opposizioni anche per le Prove Nazionali Invalsi.

A seguito di questi fatti non sarebbe opportuno fare un sondaggio presso le scuole su quale valutazione sarebbe giusta ?

Non sarebbe necessario fare una vera e propria formazione agli insegnanti sui test nazionali ? E’ giusto aver usato uno strumento di valutazione complesso come le prove invalsi senza una dovuta formazione dei docenti,sia sul piano dell’apprendimento ( nuove teorie della conoscenza basate sulle competenze ), sia sul piano psicopedagogico (teniamo di conto che i test coinvolgono anche bambini piccoli di sette anni) ?

 

Domanda N° 5 

Le prove strutturate, i test , i quiz, i punteggi sono molto criticati e hanno preso una valenza negativa.

Per completare la domanda di prima , forse sarebbe importate capire che anche dietro ai test e alle prove strutturate può nascere un ‘idea di educazione. Come si usano le discipline per educare i ragazzi, perché non dare alla valutazione un aspetto formativo, sviluppando l’atteggiamento mentale che servirà ai ragazzi per tutta la vita ?

Les documents de l'article

Intervista_edscuola.pdf