Presentazione del libro di Andy Hargreaves & Dennis Shirley : The Fourth Way: The Inspiring Future for Educational Change. Agosto 2009, Corwin Press,Thousand Oaks, California

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Dal controllo alla solidarietà

Quattro esperienze internazionali originali imperniate sulla creatività e l’apprendimento, che costituiscono una alternativa alla politica dell’amministrazione Obama nel campo della scuola e a qualsiasi riforma di tipo burocratico, imposta dall’alto, imperniata sulla paura e il controllo poliziesco. L’amministrazione Obama non fa altro che riciclare, nel settore scolastico, temi stravecchi come le retribuzioni in base al merito, la chiusura delle scuole poco efficaci, la creazione di scuole statali appaltate a terzi (charter schools), la moltiplicazione di valutazioni su vasta scala, l’imposizione di standard universali minimi. Questa politica è sterile, non innova. E’ l’ora di diffondere le riforme che invece funzionano. Gli autori ne propongono quattro.

Questo articolo è una libera rielaborazione di un testo scritto da Andy Hargreaves e Dennis Shirley per il settimanale americano "Education Week", dove è stato pubblicato il 16 settembre scorso con il titolo "From Fear Factor to Peer Factor. An Alternative Approach to School Improvement".

 

 

Andy Hargreaves e Dennis Shirley sono professori alla Lynch School of Education al Boston College.

 

L’uso delle comparazioni internazionali

I due autori,Andy Hargreaves e Dennis Shirley, sono eccellenti conoscitori della scena internazionale nel campo della scuola, e perciò sono in grado di sintetizzare quanto di meglio è stato fatto in questi ultimi anni in vari paesi fino a proporre una strategia alternativa di rinnovamento dei sistemi scolastici. Per farlo, non ricorrono a soluzioni rivoluzionarie che smantellano i sistemi scolastici vigenti ma combinano soluzioni pragmatiche applicate tra l’altro in quattro casi relativamente recenti che hanno prodotto risultati sorprendenti ed eccezionali, adottando modalità di intervento rispettose dell’ apprendimento. La strategia che ne risulta tira le lezioni derivate dai successi conseguiti in questi casi. Il volume propone una strategia per realizzare riforme scolastiche efficaci e funzionanti risultanti dalle analisi condotte sui metodi tradizionali d riforma nonché sulle iniziative scolastiche che si sono rivelate efficaci alla prova dei fatti, con risultati documentati.

 

Il volume inizia con un esame di tre moduli di riforma della scuola applicati su vasta scala ovunque nel corso di questi ultimi 25 anni e descrive nella parte finale ma più importante una quarta via che integra politica governativa, impegno professionale, coinvolgimento del pubblico al fine di creare un clima di lavoro nel campo scolastico contraddistinto da una forte coesione sociale, sicuro e giusto. Il libro dimostra come le regioni e le province possono realizzare progressi notevoli se si basano su :

 

  • sei pilastri che sostengono il cambiamento
  • tre principi di professionalità che guidano i cambiamenti
  • quattro catalizzatori di coerenza che sostengono il cambiamento

 

Il libro, molto denso di informazioni, è stato scritto per gli insegnanti, i professori, i dirigenti e gli amministratori delle scuole. La quarta via rappresenta una visione nuova del cambiamento scolastico per affrontare i problemi drammatici e dinamici dei cambiamenti tipici del 21esimo secolo.

 

Primo caso: la Finlandia

 

Nel 1992, in Finlandia il tasso di disoccupazione era del 19%: quasi un adulto su cinque era senza lavoro. Nel corso di questi ultimi venti anni la situazione si è capovolta. La Finlandia è oggigiorno una delle economie più competitive al mondo con un sistema scolastico che consegue risultati spettacolari, come dimostrano le prestazione degli studenti quindicenni nell’indagine internazionale PISA dell’OCSE.

Invero, non si è partiti dal nulla. Il sistema scolastico finlandese era fortemente decentralizzato sin dai primi decenni del ventesimo secolo. I Finlandesi hanno soltanto adattato il loro sistema e lo hanno reso più efficace. Uno dei segreti della ripresa finlandese risiede nell’attenzione prestata ai curricoli d’insegnamento e alla messa a punto di programmi imperniati sulla creatività e la coesione sociale.

Per realizzare questo cambiamento si è investito moltissimo nella preparazione e nel sostegno degli insegnanti. La politica scolastica finlandese non è rivoluzionaria ma è imperniata sulla diffusione di una cultura educativa condivisa dall’opinione pubblica, dai dirigenti politici, dal personale scolastico. Le caratteristiche di questa cultura sono la fiducia, la cooperazione e la responsabilità. Tutti gli attori sociali sono coinvolti nel funzionamento della scuola. I professori e gli insegnanti hanno il compito di amalgamare tutte queste energie e devono sentirsi responsabili di tutti gli alunni e di tutti gli studenti della loro scuola e non solo dei loro studenti e delle loro classi 

 

Secondo caso: l’Inghilterra

 

Diversamente dalla Finlandia, la società inglese è del tutto diversa nel senso che non è affatto omogenea dal punto di vista etnico. Questo è anche il caso di tutte le zone metropolitane. Per esempio nel quartiere di Tower Hamlets a Londra è presente una concentrazione elevata di popolazione immigrata proveniente dalle parti più povere del mondo come il Bangladesh: popolazione povera, di cultura diversa da quella inglese che è la cultura locale dominante, alloggiata in appartamenti insalubri. Situazioni analoghe si trovano a Berlino, Zurigo, New York, Los Angeles, Tokyo , Roma, Milano, Genova, per esempio.

 

Nel 1997 Tower Hamlets era il peggiore distretto scolastico di tutta l’Inghilterra. Adesso invece le scuole di Tower Hamlets conseguono nelle prove strutturate nazionali una media superiore alla media nazionale sia a livello di scuola primaria che a quello di scuola secondaria. I responsabili scolastici del distretto hanno rifiutato di applicare provvedimenti autoritari e punitivi per risalire la china come quelli previsti dalla strategia di riforma adottata in Inghilterra e hanno pure rifiutato di sviluppare un quasi mercato scolastico che mettesse in concorrenza tra loro le scuole , come per esempio il sistema delle Accademie costituite da scuole forti, prestigiose, che pilotano una rete di scuole deboli, ma che fagocitano pure i loro migliori studenti con un indebolimento della loro popolazione scolastica, un peggioramento della qualità delle scuole e un aggravamento dei problemi di tutti i tipi, da quelli disciplinari a quelli didattici. I dirigenti del distretto di Tower Hamlets hanno invece optato per una strategia impostata sul senso di responsabilità, sulla fiducia reciproca, sul rispetto di norme accettate da tutti, sulla collaborazione tra tutti gli attori scolastici, secondo uno schema che non si differenzia poi molto dalla cultura scolastica in auge in Finlandia.

 

I dirigenti scolastici sono regolarmente presenti nelle scuole. Curano in particolare le relazioni umane con tutti. Quest’aspetto conta di più che non le tabelle dei risultati e le classifiche nei test. Le scuole fissano obiettivi ambiziosi comuni, tutte assieme. Se una scuola non ce la fa a tenere il passo e entra in crisi, le altre scuole intervengono ad aiutarla.

 

Terzo caso:la provincia dell’Alberta, Canada

 

Da anni nell’Alberta si attua una riforma scolastica d’avanguardia con esiti quanto mai positivi, documentati grazie a un sistema di valutazione molto rigoroso e originale, l’AISI . La riforma coinvolge il 95% delle scuole dell’Alberta impegnate in un programma deciso collettivamente da tutte, con la partecipazione di sei organizzazioni rappresentanti tutti i principali attori scolastici: l’amministrazione statale, gli insegnanti, le famiglie, i dirigenti e l’equivalente della Confindustria locale. Si tratta dunque di una riforma che nasce dal basso. Le componenti principali della riforma includono l’adozione e la diffusione di strategie moderne d’ apprendimento, la valutazione per l’apprendimento, il coinvolgimento maggiore dell’associazione nazionale dei genitori nell’istruzione dei figli, nonché altre pratiche comprovate di successo. Per esempio le scuole selezionano e costruiscono le loro proprie prove per seguire il progresso degli studenti e operano in rete per scambiarsi esperienze positive, aiutarsi reciprocamente e lavorare in comune.

 

Quarto caso: la provincia dell’Ontario , Canada

 

L’Ontario segue a ruota l’Alberta, con progressi scolastici impressionanti. Una delle ragioni del successo di questa provincia molto cosmopolita e multietnica è l’adozione di una strategia riformista applicata a tutto il sistema scolastico e non solo a una sua componente, con un lavoro di indagine e di riflessione enorme. Questa strategia secondo la quale "quanto è essenziale per taluni deve essere buono per tutti" è guidata da un team di dirigenti esperti, con una visione globale del sistema, i quali lavorano in stretta connessione con il personale di ogni distretto scolastico allo scopo di promuovere in ogni distretto un’organizzazione scolastica inclusiva a livello di sistema e non solo di una singola scuola. Per altro, la conduzione della riforma non si limita al livello di ogni distretto, ma presuppone la collaborazione tra distretti, generando reti distrettuali che hanno permesso di migliorare rapidamente i risultati nelle prove strutturate di comprensione della lettura e di cultura matematica.

 Quali lezioni?

Quali lezioni si possono trarre da queste esperienze eccezionali, da questi successi? Per Hargreaves e Shirley non ci sono dubbi:

la prima lezione consiste nel subordinare l’attivismo, l’intervenzionismo spettacolare a ogni costo, alla riflessione sulle prospettive per il futuro e sulle esigenze di tutti gli attori scolastici. Prima di intervenire occorre prendere tempo. In questo modo si possono motivare specialisti di grosso calibro a lavorare per il sistema scolastico e attirare nel girone della politica scolastica esperti qualificati, i migliori se possibile, nonché candidati all’insegnamento preparati, colti, con una grande cultura. 

La seconda lezione è il corollario della prima: occorre prestare grande attenzione alla creazione di condizioni di lavoro incentivanti che possono realmente stimolare la creatività alla base, ossia negli istituti scolastici.

 

In terzo luogo, i miglioramenti si conseguono con la partecipazione di tutti , ossia con una gestione democratica , trasparente dei problemi scolastici. Gli obiettivi condivisi professionalmente sono di gran lunga superiori e più solidi e convincenti che non gli obiettivi imposti burocraticamente. I migliori distretti scolastici, le province con i migliori risultati, sono quelli che mettono in secondo piano le classifiche, relativizzano le tabelle dei risultati, che non affogano sotto la marea cartacea dell’amministrazione e che invece privilegiano le relazioni con le scuole.

La faccenda delle reti di scuole

Reti trasparenti e responsabili aiutano a superare le barriere protettive delle burocrazie provinciali e distrettuali e a coalizzare le buone volontà al servizio del miglioramento delle scuole e della creatività. Occorrono soluzioni nuove, inventare modelli alternativi: questi attecchiscono se vengono dalla base, se non sono imposti dall’alto.

Le reti di scuole hanno un senso se sono una soluzione tramite la quale le scuole migliori, le scuole più forti, invece di chiudersi su se stesse danno un colpo di mano alle scuole vicine che sono malandate, ossia se ogni istituto smette di pensare per conto proprio e cessa di disinteressarti degli altri, come se le sue prestazioni dipendessero solo dalle sue risorse e non invece dallo stato generale della zona in cui si trova e quindi delle altre scuole.

Restaurare la fiducia nelle scuole

Offrire ai membri della comunità mestieri nella scuola è un’altra formula che permette da una lato di restaurare la fiducia nel servizio scolastico statale e dall’altro di sviluppare un senso di fiducia e rispetto tra i professionisti dell’ insegnamento e l’opinione pubblica. Sindacati e sistema scolastico possono allearsi per avviare il cambiamento invece che farsi la guerra su questioni paradossali e d’importanza secondaria.

La sopravvivenza dei sistemi scolastici in ballo

La sopravvivenza dei sistemi scolastici è connessa a questi principi che possono essere riassunti con gli slogan seguenti: 

  • "meno burocrazia e più democrazia",
  • "più collaborazione e meno competizione",
  • "creatività e immaginazione invece di interventi calibrati dai risultati ai test",
  • "aiuto reciproco tra pari invece che paura delle punizioni e dei rimproveri"