Sintesi della sessione "Poverty and Privilege in the Changing Global Landscape: Education and the production of New Forms os Social Stratification" tenutasi all’AERA Meeting 2013 sabato 27 aprile

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La scuola produttrice di nuove forme di stratificazione sociale

Povertà e privilegi: un binomio indissociabile da analizzare nella lotta per un servizio scolastico equo. La scuola non riesce ad asservirsi da questo doppio legame.

La relazione tra privilegi e povertà è un tema delle politiche scolastiche poco studiato anche se è al cuore della discriminazione sociale di fronte all’istruzione. Nelle scuole ci sono i privilegiati ed i poveri e la scuola si occupa soprattutto dei privilegiati. Statistiche alla mano, anno dopo anno, la musica non cambia nonostante le reiterate professioni di fede giustizialista dei dirigenti scolastici, degli insegnanti, dei sindacati degli insegnanti, dei responsabili politici che si occupano di scuola.

L’istruzione scolastica è connessa alla produzione o alla riproduzione della povertà, di privilegi e di nuove forme di disuguaglianza. La stratificazione sociale cambia faccia come lo ha già fatto notare in Italia Luciano Gallino che attirato l’attenzione sull’alterazione profonda della stratificazione sociale. Il sistema scolastica si adegua e non potrebbe fare diversamente perché questa è la volontà dei dirigenti e responsabili scolastici e soprattutto dei governi. La generalizzazione dell’accesso agli studi superiori proclamata dalle Organizzazioni internazionali e soprattutto dall’OCDE nonché dall’Unione Europea è un fenomeno complesso associato a questa evoluzione. Le politiche scolastiche sono correlate a questa tendenza. Da questa osservazione discende una seconda conseguenza da analizzare : l’inestricabile connessione tra produzione della povertà e dei dei privilegi. In terzo luogo vanno esaminati i meccanismi tramiti i quali il linguaggio pedagogico diffonde , intensifica magari in modo implicito, senza rendersene conto, senza volerlo, in perfetta buona coscienza, le disuguaglianze sia a livello locale, nelle scuole, che a livello globale. Ed infine sarebbe opportuno interessarsi dell’apparizione di nuove forme di classi sociali, di privilegiati, di poveri nel paesaggio sociale della mondializzazione. Non tutto dunque è roseo nell’espansione dei sistemi solastici, nella riproduzione delle scuole. 

 

L’espansione dell’istruzione superiore non deve generare illusioni. Ci sono forme di diplomi di secondo ordine. Le istituzione di élite si trasferiscono e si adattano e resteranno un bastione per privilegiati. L’istruzione superiore non è affatto un’occasione di inclusione e di riduzione delle discriminazioni. Tutt’altro, come lo dimostra assai bene Adam Gamoran che ha analizzato i dati di 15 paesi. In ogni modo è interessante osservare che la proporzione di studenti nel settore terziario è più elevata laddove le risorse provengono soprattutto dal settore privato. Le risorse private sono più diversificate. Le disuguaglianze nelle immatricolazioni crescono con bassi livelli di finanziamento privato. Quindi va bene proclamare l’espansione dell’istruzione superiore ma occorre anche passare al vaglio come questa espansione è finanziata, da chi è finanziata.

 

 

 

 

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