Presentazione di un articolo USA sulla cultura dell’innovazione scolastica, un tema che torna di moda dopo essere stato trascurato per più di quarant’anni.

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Promuovere l’innovazione nelle scuole

Non è facile innovare, ovunque e cosi`pure nelle scuole. In quest’articolo di due autori USA si citano quattro pratiche semplici per innestare una strategia di innovazione nelle scuole. Va da sé che queste non bastano ma occorre ormai discuterne. Non è sufficiente concedere autonomia decisionale alle scuole. Lo si è ben visto in Italia dove esiste da quindici anni una delle leggi scolastiche sull’autonomia professionale scolastica tra le più progressiste nella quale si attribuisce perfino alle scuole l’autonomia in materia di ricerca scientifica. Ovviamente non è successo nulla, come tutti sanno e la stragrande maggioranza delle scuole ha paura di innovare, non intende affatto avviarsi in questa direzione. L’innovazione esige competenza, preparazione, stile di gestione specifico, metodi appositi. Non si innova in una scuola come in una regione o a livello nazionale. Le regole non sono le stesse. Nemmeno da una scuola all’altra, da un livello d’istruzione ( per esempio l’istruzione primaria) ad un altro. L’articolo solleva quindi un problema delicato , scordato dai responsabili politici dell’istruzione. Non si innova a casaccio, sperando che tutto vada bene automaticamente. E’ quindi indispensabile riflettere sulle strategie di innovazione: come fare? Con quali risorse? Con che metodi? Con quali scadenze? Dove trovare gli specialisti? Ci sono valanghe di questioni da affrontare che la pedagogia italiana rarissimamente tratta.

Il sito francofono del Québec "Infobourg.com" pubblica un articolo sulla promozione dell’innovazione nelle scuole. La paura degli insegnanti è l’ostacolo maggiore. Non si innova se non si trasgredisce e se non si ha il coraggio di violare i programmi. Il professore di musica di mio nipote in terza media ha osato trattare con grande successo Mikel Jackson ma poi ha fatto marcia indietro , disgustando gli studenti, con lezioni sui cantanti francesi previsti dal programma, come Charles Trenet. I tredicenni conoscevano a memoria Mikel Jackson e un corso sulla musica funck , rock e elettronica non sarebbe stato fuori posto. Neppure un corso sul jazz. Eppure il programma ha prevalso anche in una disciplina mai "testata" come la musica.

Agli inizi degli anni 70 le strategie di innovazione nelle scuole erano un tema molto discusso tra i ricercatori. Poi l’argomento è scomparso dalla scena , una volta passata la paura suscitata ovunque nel mondo dal maggio 68 e dai movimenti studenteschi contro la guerra nel Vietnam, come se le scuole fossero in ordine e come se bastasse instaurare un poco di disciplina . Ma non ando`cosi`. Le innovazioni sono scomparse e non si è più parlato di strategia dell’innovazione ma le innovazioni attorno alla scuola hanno dilagato. Si è perfino preferito in certi ministeri dell’educazione fare marcia indietro e si è tentato di restaurare "l’ancien régime". Ma nel frattempo si sono sviluppate le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sono apparsi i telefoni cellulari. L’innovazione tecnologica si è imposta da sola, nel commercio, nella vita quotidiana ma nelle scuole se ne parla poco. Esiste, vi è penetrata ma la si scolarizza, si fanno i conti con le TIC , si tenta di addomesticarle.Pero` non si dibatte più di metodologia dell’innovazione. Un buon esempio di questo modo di fare viene dall’adozione delle LIM. 

Si è ritenuto, in certi sistemi scolastici, per esempio che bastasse nominare in tutte le scuole un direttore per rilanciare la cultura dell’innovazione oppure creare un corpo di ispettori scolastici laddove non esisteva come in certi sistemi scolastici elvetici oppure laddove si è liquefatto come è successo in Italia. Ma non sono questi i provvedimenti che rilanciano l’innovazione.

Sarebbe opportuno rileggere gli articoli ed i libri scritti tra il il 1970 e il 1975 su questo argomento e poi ragionare di nuovo sull’innovazione scolastica imposta dalle TIC a meno che non ci si decida di sbarazzarsi delle scuole o dei sistemi scolastici.

Si riprende qui di seguito in libera traduzione italiana l’articolo pubblicato recentemente sul sito francofono del Québec "Infobourg" scritto da Sebastien Wart. L’originale francese puo’ essere consultato cliccando qui.

 

Come creare una cultura aperta alle novità nella vostra scuola ?

Sebastiano Wart, ha pubblicato nel sito "Infobourg.com", il primo settembre 2014 (originale in francese, allegato) il seguente articolo :

Piacerebbe la tutti lavorare in un ambiente scolastico dove l’innovazione è al centro della cultura e del funzionamento dell’Istituto ? Ecco alcune piste possibili, facili da seguire. Oggigiorno, il termine innovazione è utilizzato in tutte le salse. Perfino la città di Montreal ha il proprio “QI”, che è il suo “quartiere di innovazione”. Si potrebbe definire l’innovazione come un incontro tra la conoscenza da un lato e la creatività dall’altro. In una scuola è importante permettere agli insegnanti di poter esplorare e sperimentare nuovi approcci. L’ integrazione tecnologica è un’ occasione per rinnovare e sperimentare qualche cosa di nuovo nelle scuole.

Tom Daccord e Justin Reich sono i co-fondatori di EdTechTeacher, ditta specializzata nello sviluppo professionale degli insegnanti connesso all’integrazione tecnologica. Daccord e Reich sono due persone che riflettono molto. Ecco l’ articolo che hanno scritto a proposito della cultura dell’innovazione nelle scuole intitolato Failure Is Mandatory : Creating A Culture Of Innovation. Vi si presentano quattro strategie che dovrebbero aiutare i responsabili scolastici a sviluppare questa cultura in una scuola.

 

 

1) Eliminare la paura dell’insuccesso

Il successo è molto istruttivo e talora necessario per apprendere. Gli studenti commettono però spesso errori e l’insegnante sovente li aiuta a farli. [1]. Detto questo, l’insegnante dovrebbe pure lui avere il diritto di sbagliare e di prendere dei rischi. È importante lasciare un posto all’errore ed é soprattutto importante sostenere gli insegnanti che osano e che sbagliano.

2) Creare gruppi sperimentali

Un altro modo per stimolare l’innovazione consiste nel costituire all’interno della scuola uno o due gruppi sperimentali . A questo riguardo si potrebbe parlare di “incubatori”, nel senso di gruppi nei quali tutte le idee sono possibili. Non è necessario concepire situazioni complesse. L’operazione potrebbe essere assai semplice e ridursi una chiacchierata attorno a un tavolo durante un pranzo oppure a un caffè al bar e dovrebbe servire come trampolino di lancio per far emergere nuove idee.

3) Promuovere il successo

Il responsabile scolastico che osa riconoscere pubblicamente l’innovazione di un insegnante stimola la sperimentazione nella scuola e incoraggia gli altri a tuffarsi. La metafora è quella di colui che non sa nuotare e che si tuffa nonostante tutto in una piscina. Un altro modo di fare è quello di organizzare piccoli riunioni durante le quali certi insegnanti presentano le loro innovazioni agli altri, ma occorre evitare di fare in modo che sia sempre lo stesso insegnante che agisca come animatore, “il professore di tecnologia”tanto per intendersi. È importante permettere agli insegnanti meno tecnologici di presentare i propri successi, i propri tentativi.

4) Sincronizzare la squadra tecnologica e quella pedagogica

 

Questo è il punto più delicato da mettere in atto. Per sostenere gli insegnanti, è importante che la squadra tecnologica della scuola adotti gli stessi indirizzi pedagogici dell’Istituto e sia motivata dalla cultura dell’innovazione e che gli insegnanti non pretendano di essere specialisti di TIC. Una cultura dell’innovazione non può essere sviluppata se non in modo collaborativo tra la direzione della scuola, la squadra tecnologica e gli insegnanti. Ci deve essere una coesione tra queste figure affinché ciò funzioni. Purtroppo, nella maggior parte degli istituti scolastici non esiste ancora una squadra tecnologica, ossia un gruppo di specialisti la cui funzione è quella di occuparsi esclusivamente di questioni tecnologiche.

Presto o tardi, anche le piccole scuole si uniranno tra loro per disporre di squadre tecnologiche. È una questione di tempo, di gestione, di cultura contabile. Ed è anche un problema di buon senso. Quali sono allora i fattori di successo che permettono ai due gruppi, quello tecnologico e quello dell’insegnamento, di essere sincronizzati tra loro, di essere sulla stessa lunghezza d’onda ? Qual è il ruolo del dirigente scolastico in questa evoluzione ?

 

 

Sebastiano Wart è consigliere in tecnologie dell’informazione nella Federazione degli istituti scolastici dell’ insegnamento privato nel Quebec. È stato pure responsabile pedagogico TIC nell’insegnamento secondario a Montreal ed è stato insegnante di scienze. Ha un proprio sito su Internet che si può consultare all’indirizzo seguente, cliccando qui.

 

 

[1] ndr. : Per esempio nei corsi di matematica, di fisica, di lingue straniere. Ci sono prove a iosa di errori didattici madornali , di sviste