Nellultimo numero della rivista dell’associazione francese degli amministratori scolastici si affronta la questione dell’autonomia scolastica. A che punto si è ora?I sistemi scolastici hanno adottato questa riforma oppure l’hanno boicottata? I risultati sono stati quelli sperati?

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Autonomia scolastica

Anche nel mondo scolastico italiano nella seconda metà degli anni 90 si è parlato moltissimo di autonomia. Diverse leggi sono state emanate che hanno spesso sollevato un gran polverone. Scarsa la valutazione. Si è battuta la grancassa ma nella pratica si è fatto ben poco. Le scuole non sono autonome. Si potrebbe dire che hanno rifiutato l’autonomia. Per essere operante l’autonomia implica molte energie, molto impegno, un gran lavoro. Forse sono proprio questi parametri che garantiscono la qualità dell’istruzione e della vita nelle scuole autonome. La responsabilità e la rendicontazione nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie non vanno pero`da sé. Appunto ciò`e’ quanto è successo in Francia. I diversi autori di saggi che compongono questo numero monografico lo attestano ed anche in Francia l’autonomia e l’accountability non hanno fatto macchia d’olio nella scuola. Come mai? Non basta proclamare l’autonomia scolastica per realizzarla ovunque. Il sistema scolastico nel suo insieme non è affatto pronto a compiere questo passo per realizzare il quale ci vogliono mezzi, risorse finanziarie e umane.

 

Numero monografico della rivista dell’Associazione degli amministratori scolastici in Francia, in francese ovviamente. La recensione si trova nel sito "Le Café pédagogique" del 24 dicembre 2015. Al testo in francese si può accedere cliccando qui.

Questo numero monografico tratta di un altro problema scottante: l’autonomia scolastica che da decenni è proposta come il toccasana per rendere le scuole migliori di quel che sono. Responsabilizzare le scuola, esigere una rendicontazione: ecco il quadro generale entro il quale si collocano da anni le riforme scolastiche nel mondo occidentale, anche di quelle italiane, che riguardano soprattutto la scuola dell’obbligo. L’autonomia si può misurare, è collegata alle procedure decisionali di una scuola, alle competenze attribuite al livello dell’istituto scolastico e poi anche ai risultati che si ottengono. Non si può barare in materia di autonomia anche se spesso se ne riconosce la valenza ma poi a fatti i progressi, l’indipendenza delle scuole , risultano scarsi. Se ne parla, si emanano editti ma non si passa all’atto, si marcia sul posto, anche perché l’autonomia non è facile , è pesante, implica una formazione appropriata degli attori scolastici e soprattutto una rottura del cordone ombelicale che collega gli insegnanti all’apparato burocratico -amministrativo che gestisce le scuole.

Dal numero monografico si evince che l’autonomia scolastica in Francia non va proprio bene, ossia annaspa. Le scuole sono riluttanti a prendersi in mano. Stessa cosa in Italia dopo lo strombazzato e molto progressista DPR del 1997 ma ben poche verifiche sono state effettuate per constatare in che proporzione le scuole abbiamo preso sul serio l’autonomia di ricerca tanto per fare un esempio che era una delle dimensione dell’autonomia all’italiana. 

Illusione e realtà

Il primo articolo è stato commissionato a Bernard Hugonnier che fu capo della direzione dell’istruzione all’OCSE anche se non proveniva dal mondo scolastico ma da quello del business. Hugonnier ha sfruttato dati provenienti da Eurydice e non dall’OCSE per fornire una panoramica della situazione dalla quale si evince che l’autonomia scolastica degli istituti è ovunque ben lungi dall’essere una realtà. Bisogna anche aggiungere che finora l’OCSE non ha affrontato di petto la questione dell’autonomia degli istituti scolastici. Solo nella prima metà degli anni Novanta all’OCSE si era tentato, nel contesto dei lavori miranti a produrre indicatori internazionali dell’istruzione aventi un rilievo politico, di fornire indicazioni sull’autonomia scolastica. Si era nel lontano 1993. Dopo d’allora più nulla o molto poco.

Stato vigente

Soltanto tre sistemi scolastici prevedono una autonomia completa degli istituti Per quanto riguarda la scelta degli insegnanti il quadro è più sfumato. Poco per volta ci si arrende all’evidenza dell’importanza della solidità del gruppo pedagogico di una scuola. Qui si puo’ paragonare istituto scolastico a una squadra di calcio o di qualsiasi altro sport. Lo spogliatoio è fondamentale. Se i giocatori non si rispettano o non vanno d’accordo tra loro, se l’allenatore non ha in mano la squadra, i risultati sono disastrosi. La scelta degli insegnanti non può più essere operata dal centro ma va affidata alle scuole. In una quindicina di sistemi scolastici gli insegnanti sono scelti (in modo molteplice) dalle scuole che possono anche licenziare i colleghi. In una ventina di sistemi scolastici le scuole possono scegliere i supplenti, anche in questo caso le modalità variano. In taluni sistemi scolastici la scelta del proprio supplente incombe al singolo insegnante . In genere i curricoli sono un affare di stato e si discute a spada tratta come in Italia se lasciare alle scuole il margine di libertà del 15 o del 20% del curricolo mentre invece di solito le scuole e gli insegnanti sono piuttosto liberi di scegliere i manuali o i metodi di valutazione oppure il metodo didattico. Ciò`lo si sapeva già una quindicina di anni fa. Poco o nulla è cambiato nel frattempo. L’autonomia si ritrova nei settori meno problematici, più didattici ma non in quelli più decisivi per il funzionamento e il controllo dell’apparato scolastico. [1].

 L’autonomia scolastica in Francia e altrove

In Francia l’idea di riconoscere maggiore autonomia alle scuole è apparsa già nel 1968, anno glorioso quando alla testa del Ministero dell’ Education Nationale c’era Edgar Faure, un illuminato che aveva creato la celebre università di Vincennes, ma si scopre che i primi tentativi di riconoscere l’autonomia dei licei risalgono già al 1914. Purtroppo molta acqua è passata sotto i ponti della Senna ma i licei odierni in Francia non sono affatto autonomi. Possono far valere la loro indipendenza solo nei campi che non danno fastidio ma in genere sono molto inquadrati dal ministero centrale. Nell’articolo di Bernard Chaix che presenta il numero monografico si afferma che la maggior parte dei genitori francesi ( il 69%) ritiene che il sistema scolastico manca di efficacia e non garantisce l’uguaglianza delle opportunità, anzi aggrava le disuguaglianze. Si scopre pure che la maggioranza degli insegnanti francesi non si ritiene affatto preparata a gestire l’eterogeneità delle classi e che il 37% degli insegnanti ritiene che l’evoluzione della professione è avvisata su un pessimo binario [2]. Soltanto il 38% dei presidi francesi [3] è soddisfatta dello stato attuale dell’autonomia. Alla scuola si chiede di riuscire con tutti ma i margini di manovra delle scuole sono ben scarsi.

Jean -Richard Cytermann che è stato una figura importante nel ministero , membro del corpo degli ispettori, professore universitario, conosce bene i suoi polli e dichiara che una maggioranza del personale del Ministero ritiene che soltanto una direzione forte, centralistica della scuola sia in grado di garantire l’uguaglianza delle opportunità di formazione ovunque sul territorio nazionale [4]. La situazione descritta dal preside è molto simile a quella che si riscontra in Italia. 

Jean-Christophe Torres , un dirigente scolastico, ironizza nel suo contributo sull’autonomia; "L’autonomia fa paura", " è inoperante", " spaventa da sempre i sindacati degli insegnanti". 

Conclusione

Il caso francese è sintomatico. Per esempio nel numero monografico nessun contributo analizza i risultati delle scuole autonome. Ce ne sono anche se sono poche. La posta in palio è appunto quella dei risultati. Le scuole autonome conseguono risultati migliori delle altre? A parità di condizioni ( il che di per sé è già difficile da ottenere) si hanno conferme o prove della validità dell’ autonomia? Le disuguaglianze calano quando le scuole sono autonome? Indubbiamente un regime di scuole autonome è delicato da governare ma oggigiorno il problema non è amministrativo. Le tecnologie esistono per gestire in modo oculato un insieme di scuole autonome la cui esistenza è totalmente contraria alla cultura scolastica che contraddistingue i sistemi scolastici ereditati dall’"Ottocento. Non basta quindi decretare l’autonomia per radicarla nel sistema scolastico. Ci vuole dell’altro.

 

 Indice del numero monografico della rivista dell’Associazione francese degli attori scolastici ( ex-amministrazione della scuola).

 

L’autonomie, pour quoi faire?

numéro
Sommaire du n° 147 - Septembre 2015

Éditorial
Lydie KLUCIK

Autonomies : pourquoi ? pour qui ? comment ?
Gérald CHAIX

Au milieu du gué : l’autonomie des établissements
Bernard HUGONNIER

Aux origines de l’autonomie des établissements
Jean-Paul DELAHAYE

Quelle autonomie dans l’orientation de la politique éducative ?
Jean-Richard CYTERMANN

TABLE RONDE
L’autonomie des établissements
Isabelle DE BATTISTA et Alexandra COTE-SAINSAULIEU

La problématique de l’autonomie des universités
Jean-Pierre FINANCE

Les autonomies
Jean-Christophe TORRES

Le management pédagogique de proximité
Alain BOUVIER

Autonomie des établissements, réseaux et territoires
Jean-Charles RINGARD

Choix des personnels, formation et construction de carrière : la GRH dans l’établissement
Isabelle KLEPAL

TABLE RONDE
L’autonomie vue d’ailleurs
Laure BALMISSE et Dominique GOBETTI

 

 

 

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De la gouvernance nationale à la responsabilité des unités éducatives : quels espaces pour répondre à une demande sociale multiforme ?
Philippe CLAUS

Autonomie, rôle et fonction de l’enseignant
Henri ELIE

Autonomie et évaluation des élèves
Johan YEBBOU

Autonomie, autoévaluation et régulation
Jean-Claude ROUANET

Autonomie, pilotage, formation et métiers de l’encadrement
Jean-Marie PANAZOL

Autonomie pédagogique et culture numérique
Jean-Louis DURPAIRE

Autonomie, programmes, curriculum et innovations
Roger-François GAUTHIER

Autonomie et contractualisation
Philippe WUILLAMIER

Les regards extérieurs : présentation
Daniel AUVERLOT

L’autonomie en entreprise : et si on l’appliquait dans les établissements ?
Hervé LEFEVRE

L’autonomie dans les universités
Bernard DIZAMBOURG

RUBRIQUES

[1] ndr.: Questa musica non cambierà molto presto e forse sparirà soltanto quando i sistemi scolastici vigenti crolleranno

[2] ndr.: C’è poco da rallegrarsi. La maggioranza degli insegnanti resiste ai cambiamenti, vi si oppone, non si ritene né preparata né sostenuta in modo adeguata per affrontarli

[3] ndr.: In Italia sarebbero i dirigenti scolastici

[4] ndr.: Purtroppo i fatti smentiscono questa beata credenza