Resoconto e presentazione di un documento del centro studi americano "Education Sector" che contesta la tendenza ad imputare alle scuole la totale responsabilità del fallimento della scolarizzazione. Nel documento si esplora il concetto di "accountability" condivisa. In molti si è responsabili del rednimento di una scuola.

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Una concezione alternativa dell’ "accountability"

L’ambiente, il contesto territoriale contano molto. Le scuole, da sole, non possono farcela contro la miseria, la povertà, lo squallore. Anche i buoni insegnanti o i dirigenti eccellenti non ce la fanno. Occorre cooperare con gli enti locali, è necessario produrre e fare fruttificare molto capitale sociale, ci vuole molta interazione con le istituzioni territoriali. In pieno dibattito sui limiti del rendere conto, il documento va contro corrente e propone soluzioni alternative : le scuole non sono le sole responsabili del successo o degli insuccessi scolastici soprattutto se si tiene conto dell’impatto profondo della povertà sui risultati scolastici.

I risultati scolastici come si spiegano ? Solo con l’effetto "insegnanti" e "dirigenti scolastici" ? No ! E’ ormai comprovato che l’effetto insegnanti è limitato, piaccia o non piaccia, e che per contro molte variabili di contesto, in particolare la violenza ambientale, la miseria, la povertà, le pessime condizioni di alloggio e di trasporto, l’assenza dei genitori, contano moltissimo. La scuola può fare ben poco per contrastare questi fattori, tranne forse che trasformarsi in un’oasi di quiete, di benessere, di calore umano, ossia tranne che diventare un luogo decoroso in cui si sta bene. Allora si può imparare e provare piacere a conoscere, a fare ricerche, a prendere gusto per capire l’universo.

 

Il documento (allegato, in inglese) :

Kelly Bathgate, Richard Lee Colvin, e Elena Silva, 2011 : Striving for Student Success : A Model of Shared Accountability. Education Sector, Washington D.C.

 Striving for Student Success : A Model of Shared Accountability

 

La responsabilità condivisa

Invece d’ imporre l’intera responsabilità dei risultati scolastici alle scuole come succede di regola oggigiorno, pressoché ovunque, a cosa somiglierebbe un sistema scolastico che ritiene l’intera comunità responsabile di una larga gamma di risultati degli studenti ? Come può essere ripartita la responsabilità per la crescita e lo sviluppo dei giovani, per la salute, per la sicurezza ed anche per i risultati scolastici con enti a fine non lucrativo, con agenzie pubbliche non scolastiche, con fondazioni, con enti locali, con corporazioni o con qualsiasi altro tipo di associazione locale operante nel territorio circostante la scuola ?

Nel documento "Striving for Student Success" gli autori descrivono nei minuti dettagli i tentativi fatti in una serie di collettività locali che hanno realizzato un sistema di responsabilità condivisa. In particolare viene descritta l’esperienza "Strive Partnership of Cincinnati-Northern Kentucky"  [1].

L’originalità del caso descritto nel documento consiste nel fatto che si parte dalla base, che si lavora nel territorio. Piccoli passi, iniziative locali per coagulare attorno alla scuola tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno qualcosa di offrire all’educazione delle nuove generazioni. Come si vedrà e come lo si può immaginare tutto ciò non è né semplice né facile ma se il colpo riesce la scuola ne trae un grande beneficio.

L’esperienza di Cincinnati

Più di trecento gruppi civici partecipano all’esperienza che è pilotata da un gruppo di coordinamento avente il compito di accordare tra loro tutti i servizi che hanno a che fare con i bambini e gli adolescenti ad ogni fase della loro educazione e del loro sviluppo. Tutte queste organizzazioni hanno a cuore il successo scolastico delle persone di cui si occupano, dalla culla fino all’entrata nel mondo del lavoro. Come succede ovunque, nel territorio esistono molti enti che forniscono una larga gamma di servizi per l’infanzia ed i giovani ma in generale ognuno procede per conto proprio ed ignora quanto fanno gli altri. La specificità dell’esperienza di Cincinnati consiste nel fatto che si è tentato di realizzare una forma di partenariato tra enti e associazioni molto diversi tra loro per far condividere da tutti gli stessi obiettivi e fare accettare una responsabilità congiunta, con il convincimento che ciò facendo si ottengono quei risultati ai quali ogni ente o associazione aspira.


La povertà prima causa della dispersione e dell’insuccesso scolastici

Nella città di Cincinnati le scuole hanno a che fare quotidianamente con i problemi derivanti da una dilagante povertà che incide profondamente sul clima scolastico, sulle condizioni di insegnamento e sui risultati dell’apprendimento scolastico. Più del 70% dei bambini della città vive in condizione di grande povertà e cresce in famiglie povere. Più recentemente, meno della metà dei bambini all’inizio della scolarità obbligatoria erano ritenuti pronti per stare a scuola e per essere scolarizzati. I tassi di dispersione scolastica erano molto elevati : quasi tre studenti su 10 abbandonano l’insegnamento secondario e molti di quelli che riescono a terminare l’insegnamento secondario di secondo grado non sono per nulla pronti per proseguire qualsiasi tipo di formazione.

Il partenariato sociale funziona

I risultati sono impressionanti. Uno dei più brillanti consiste nell’aumento della proporzione di bambini che arrivano pronti all’età della scolarizzazione, ossia con il bagaglio di regole, codici, conoscenze che permette loro di essere scolarizzati al momento dell’inizio dell’obbligo scolastico.

L’esperienza consiste dunque nel coordinare le molteplici iniziative d’aiuto alle famiglie povere esistenti localmente e quindi nella creazione di un capitale sociale che si perso nel tempo, andato in frantumi a causa della molteplicità di servizi sociali tra loro impermeabili. L’esperienza è contraddistinta dall’impegno per stabilire una continuità di azione tra i vari servizi che si occupano dell’infanzia e dei giovane. Un’altra esperienza analoga è stata realizzata a New York nel quartiere di Harlem dove sono state collegate fra loro tutte le agenzie esistenti in un quartiere di 100 edifici abitativi.

Grosse difficoltà

La bontà della causa non basta a convincere le parti in causa. Gli autori fanno infatti notare che non si deve sottostimare il lavoro richiesto per coordinare il lavoro delle varie associazioni e realizzare un partenariato reale tra loro. Del resto, molte indagini sono state svolte nel passato su questa questione. Per esempio Martin Rein e colleghi a Harvard e al MIT nel corso degli anni 70 hanno lavorato sulla complessità del coordinamento dei servizi sociali. "La responsabilità condivisa non è solo un concetto politico alla moda ma è un problema tecnico, operativo, politico e finanziario" affermano gli autori del saggio di "Education Sector". Con problema di amor proprio, possiamo anche aggiungere. "Questi sistemi coinvolgono molteplici attori nelle decisioni sulle priorità, sulla distribuzione delle risorse, sulla valutazione dei risultati, sulla ripartizione delle responsabilità e sulle conseguenze per gli enti che partecipano all’operazione nel caso di lacune od addirittura di fallimenti".

Il documento fornisce informazioni di prima mano sulle esperienze di responsabilità condivisa che hanno attecchito e su come enti che poco hanno a che fare con la scuola possono invece aiutare i bambini e i giovani a conseguire buoni risultati scolastici e a non abbandonare la scuola prematuramente.

L’istruzione come obiettivo e come chiave per giudicare il successo di un’iniziativa di partenariato sociale


Tra gli obiettivi del programma ben tre avevano a che fare con il successo scolastico che come spesso succede negli Stati Uniti è misurato con il livello di competenza in lettura e matematica stabilito con prove strutturate oppure con la percentuale di giovani che conseguono un diploma alla fine dell’insegnamento secondario di secondo grado e con la percentuale di giovani che si iscrivono all’università. Il programma si è prefisso degli obiettivi per questi tre indicatori da conseguire entro la fine del 2011 e tutte le organizzazioni che partecipano all0iniziativa devono fare in modo di non perdere di vista questi obiettivi. A Cincinnati sembra che il sistema funzioni. Nel documento si spiega anche come si è riusciti ad ottenere la collaborazione di tutti per raggiungere questi risultati.

Non lasciare sola la scuola

L’elemento da mettere in evidenza e che vale la pena di essere sottolineato risiede nel fatto che la scuola non è più isolata o non è più abbandonata a se stessa. Gli insegnanti non devono più arrabattarsi da soli per risolvere i gravi problemi di comportamento ed apprendimento di alunni e studenti che giungono a scuola in condizioni psico-emotive e fisiche particolarmente disastrose. Ciò è terribilmente ingiusto per la scuola e per gli insegnanti che sono impotenti di fronte a studenti disorientati, turbati, mal messi e per di più esigere che dalla scuola che ottenga buoni risultati scolastici mentre i problemi sono di ben altra natura.

 

Purtroppo, la molteplicità dei servizi sociali e delle iniziative caritatevoli è tale da rendere molto complicato il coordinamento degli interventi ma questa è la sfida che si deve raccogliere nei prossimi anni se si vuole che la scuola non si trasformi in una specie di agenzia sociale sulle cui spalle grava il peso di risolvere da un lato problemi che non le incombono e dall’altro di insegnare qualcosa o di fare venire la voglia di apprendere a persone che questa voglia proprio non l’ ha.

[1] " Tentare un partenariato a Cincinnati- Kentucky del Nord". Il Kentucky è uno degli Stati più poveri degli Stati Uniti

Les documents de l'article

StrivingForStudentSuccess-RELEASED.pdf