Presentazione di un articolo pubblicato nella rivista USA Teachers College Record sul tema dell’accountability, articolo che presenta un numero monografico della rivista dedicato a questo tema.

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Accountability (rendicontazione)

L’accountability è una proposta che mira a rendere le scuole responsabili di quanto fanno e che le induce a rendere conto dei risultati conseguiti. Si tratta di un principio fondamentale. Le scuole non sono pozzi a fondo perso nei quali si devono versare per principio somme finanziarie e risorse a non finire senza nessun obbligo di rendicontazione. Se gli insegnanti , i dirigenti e i responsabili scolastici in genere rivendicano risorse crescenti per le scuole è giunta l’ora di chiedere in contropartita alle scuole un rendiconto di quel che ottengono con i mezzi di cui dispongono. Questa operazione non è affatto semplice, tento più che né i dirigenti scolastici né gli insegnanti sono preparati a rendere conto. In genere i militanti della scuola ritengono che tutto quanto si fa a scuola è di per sé importante, che non si può senza gravi danni risparmiare quando si ha a che fare con le scuole, con l’educazione e l’istruzione e che il santo val bene la candela. Chi più spende per la scuola meglio spende? Purtroppo non è proprio caso.

Articolo in inglese pubblicato dalla rivista Teachers College Record, volume 116, numero 9, 2014, p. 1-12 sulla rendicontazione [1].

Le scuole autonome devono rendere conto di quel che ottengono, di quel che fanno. SI dovrebbe dire che tutte le scuole dovrebbero presentare un resoconto annuo di quanto realizzano e questo resoconto dovrebbe essere pubblico, ma ciò non succede. Per non essere estremisti si dovrebbe anche dire che le scuole devono essere aiutate a rendere conto, perché l’operazione di per sé non è affatto semplice. Un conto è il principio , un altro la sua applicazione. Orbene , la rendicontazione ha un senso solo se non diventa un’operazione burocratica, formale , stereotipata.

La valutazione è una componente dell’accountability ma non la sola.L’’articolo è pero`imperniato solo sui legami tra l’indagine PISA e la diffusione mondiale nel mondo scolastico del concetto di accountability e l’accountability diventa un pretesto per contestare l’OCSE e per criticare l’indagine PISA.

L’articolo del Teachers College Record è stato redatto da un gruppo di autori noti per la loro opposizione alla politica scolastica dell’OCSE, che è adottata anche dalla Banca Mondiale e in modo larvato dall’Unione Europea, benché in questo caso ci sia molto da dire perché l’Unione Europea non ha una politica scolastica vera e propria, esplicita , ma ne effettua una in modo larvato la quale trastulla assai gli insegnanti europei che ne sono molto contenti. L’Unesco resta al margine di questa grancassa ma anche l’UNESCO ha una posizione ambigua come quella dell’Unione Europea: da un lato è alleata all’OCSE e alla Banca Mondiale per esempio nel celebre programma "Una scuola per tutti" mentre da un altro privilegia le buone pratiche, le esperienze locali che provengono dalla base, le iniziative regionali. Due pesi e due misure insomma.

Nonostante l’OCSE che sventola la rendicontazione come rimedio ai mali scolastici evidenziati dalle analisi dei risultati delle indagini PISA, si devono esaminare e valutare i risultati conseguiti dalle politiche scolastiche favorevoli alla rendicontazione e all’autonomia delle scuole. Le due cose non sono identiche ma in questa recensione si associano.

L’articolo firmato da  Heinz-Dieter MeyerDaniel TröhlerDavid F. Labaree & Ethan L. Hutt è protetto da copyright e lo si può leggere integralmente solo se si è abbonati alla rivista oppure se lo si compera. 

In realtà l’articolo è un attacco contro l’OCSE accusata di essere una impresa neo-capitalista, di promuovere una politica neo-liberista e di rendere familiari politiche scolastiche marginali avallate da periti internazionali consultati dall’organizzazione per propagandare nel mondo intero la propria concezione della scuola.

In apertura si specifica che una ventina d’anni fa nessuno parlava di rendicontazione mentre ora questo concetto è diventato d’uso corrente ed è presentato come la panacea per migliorare le scuole. Questa situazione è il frutto della strategia dell’OCSE per imporsi nel settore delle politiche scolastiche come l’autorità di riferimento. L’indagine PISA è lo strumento messo a punto dall’OCSE per conseguire questo obiettivo.

L’articolo descrive minuziosamente la procedura che ha permesso alla teoria della rendicontazione di imporsi. A parte questo aspetto interessante l’articolo è ridicolo, settario, ottuso. Non si descrivono né l’ accountability né i problemi che la rendicontazione pone alle scuole. L’accountability è interpretata in un modo molto curioso come trampolino per le forze che controllano e governano i rapporti di potere globali.

Nell’articolo si prendono come oro colato le risposte date a un’indagine dell’OCSE sull’impatto politico dell’indagine PISA senza nemmeno chiedersi da chi provengono le risposte. A parte quest’aspetto che non è affatto irrilevante gli autori avrebbero dovuto anche interrogarsi sulla domanda che si pone regolarmente fin dalla prima indagine PISA nel 2000 sugli effetti dell’indagine PISA sulle politiche scolastiche. Cosa significa questa domanda? I termini della domanda sono intesi allo stesso modo dai responsabili dei vari sistemi scolastici che hanno risposto all’indagine? 

 

L’articolo si conclude con una tirata contro il centralismo scolastico articolata su due casi;, quello USA e quello tedesco, ossia quello di due nazioni dove ha finora imperato il federalismo scolastico. Gli autori descrivono un indebolimento progressivo del federalismo scolastico in questi due paesi e ritengono che l’indagine PISA e in generale l’OCSE promuovono la centralizzazione scolastica. E’ indubbiamente più facile a livello internazionale avere a che fare con sistemi scolastici uniformi e omogeneizzati ma nondimeno la maggior parte dei sistemi scolastici nel mondo sono federalisti. Anche in questo caso non si analizzano le connessioni tra centralizzazione e valutazione, oppure tra centralizzazione scolastica e accountability. Si può ammettere che una delle funzioni delle amministrazioni scolastiche centralizzate sia quella della valutazione ma l’accountability non si riduce alla valutazione. E’ qualcosa d’altro, qualcosa di più.

Nell’articolo non si interpella la qualità del servizio scolastico, non si discute il beneficio di un crescente livello di istruzione della popolazione. Ci si potrebbe almeno chiedere se la tendenza verso una scolarizzazione prolungata e verso la massificazione dell’ istruzione secondaria sia fattibile e se quanto ottenuto finora sia pregiudizievole allo sviluppo economico, alla distribuzione della ricchezza nazionale. I sistemi scolastici a che punto sono ? Le politiche scolastiche riusciranno a perfezionare il rendimento scolastico e rendere più eque e più giuste le scuole ? A queste domande l’articolo non risponde.

[1] Il termine in italiano è bruttissimo e sta per "rendere conto". Lo si usa in questa recensione per comodità