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 Due prove eloquenti in questi giorni delle finalità del servizio scolastico statale: 

da un lato su Fabebook un insegnante italiano nel sito "Insegnanti" in un post si chiedeva se valeva la pena di leggere "Il cuore" di De Amicis. Non mi ricordo più in quale classe. La risposta quasi unanime era positiva. "Il cuore" è un gran libro e lo si deve leggere a scuola perché sarebbe d’attualità, se ho ben capito nell’ambito dell’educazione alla tolleranza, alla comprensione dei diversi, al rispetto degli altri. Non si mette in dubbio qui il valore letterario dell’opera ma il suo significato, il contesto nel quale è stato scritto, il valore che ha avuto, il ruolo assunto dal libro nell’educazione scolastica statale e forse pubblica, il significato storico nel servizio scolastico statale quando era nascente in Italia, il profilo dell’autore. 

 

Da un altro lato, merita attenzione il dibattito in corso in Francia attorno ai riti repubblicani che la scuola statale dovrebbe praticare. Il ministro dell’istruzione nazionale , a seguito degli attentati di inizio gennaio, ha chiesto agli insegnanti di "ristabilire e di valorizzare" i riti repubblicani: l’inno nazionale, la bandiera, l’uniforme. Mi è venuto in mente Robespierre. Questa richiesta solleva una valanga di domande e all’atto pratico si rivela molto ardua da realizzare oggigiorno. Cosa significa rispettare i riti? La pratica non potrebbe essere una enorme sfottitura e ironia? Cosa si pretende di ottenere con il ristabilimento dei riti repubblicani nelle scuole statali? Il rispetto di uno Stato ingiusto, corrotto? 

Il servizio scolastico statale appare in queste due richieste uno strumento di educazione della società per la società. Il fine del sapere scolastico e dei riti è proprio questo. Condizionare i futuri cittadini al rispetto automatico o imposto delle regole amministrative, burocratiche e di alcune regole di base sulle quali si fonda laconvivenza sociale.