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Discriminazioni e ingiustizia sociale di fronte all’istruzione

Il servizio scolastico statale francese è tra i più disuguali al mondo : da un lato, prepara una ristretta proporzione di elite, ma è sommerso dall’altro da una massa di studenti lasciati a se stessi, che abbandonano la scuola precocemente, con un’ alta percentuale di dispersione scolastica e una proporzione elevata di giovani disoccupati. Da questo punto di vista, il servizio scolastico statale francese non è molto dissimile da quello italiano, greco, spagnolo, portoghese. Uno dei problemi maggiori che il governo francese e il ministero della pubblica istruzione francese devono risolvere è appunto quello dell’alta ingiustizia di questo sistema e delle perdite considerevoli di giovani lungo il curriculum scolastico. L’indagine Pisa dell’OCSE ha messo in evidenza lo stretto legame esistente nel servizio scolastico statale francese tra disuguaglianze sociali e scolastiche. L’insieme di indicatori internazionali comparati dei sistemi di istruzione pubblicata dall’OCSE ha rivelato che nel corso di quest’ultimo decennio la proporzione di studenti molto deboli in Francia è raddoppiata. Il sistema scolastico statale francese si rivela dunque come un sistema particolarmente efficace ed ingiusto, due caratteristiche che sono esattamente all’opposto dei valori promossi e rivendicati dalla maggioranza politica che governa in questi anni lo Stato francese [1].

L’istruzione : una priorità politica in Francia

Di istruzione ne ha parlato in termini molto generici il presidente della Repubblica francese François Hollande durante la sua ultima conferenza stampa alcuni giorni fa nella quale ha incaricato pubblicamente il ministro dell’istruzione Vincent Peillon di occuparsi della faccenda, ossia di risolvere la questione dell’ingiustizia regnante all’interno del servizio scolastico statale . Il ministro deve quindi darsi da fare con i suoi collaboratori per correggere un problema che si trascina da decenni. Ma come fare, si chiede il sito francese l’Express (cliccare qui per accedere all’editoriale del sito in lingua francese pubblicato nell’edizione del 16 gennaio 2014).

Una prima priorità : stabilizzare le équipes pedagogiche

Anche in Francia esiste la piaga del grande turn-over degli insegnanti che passano da una scuola all’altra dopo pochi anni, come capita in Italia. È risaputo che l’instabilità dei team pedagogici è uno dei punti che incide sulla qualità dell’istruzione. In particolare, gli insegnanti fanno tutto il possibile per lasciare al più presto le scuole che si trovano nelle zone di educazione prioritaria. “L’educazione prioritaria, è una specie di purgatorio per gli insegnanti”. Questa formula è di Agnès Van Zanten, una delle figure di spicco della pedagogia francese, sociologa specialista delle politiche scolastiche. Nelle zone prioritarie e quindi nelle scuole difficili sono sempre mandati in primo luogo gli insegnanti alle prime armi, i neofiti, con scarsa esperienza pedagogica, per permettere loro di accumulare punti con i quali possono pretendere di essere spostati in una zona di loro gradimento. Secondo le statistiche scolastiche prodotte dal ministero soltanto un terzo degli insegnanti che operano nelle zone di educazione prioritaria vi restano più di 5 anni. Le statistiche però non dicono quanti di loro hanno più di 5 anni di anzianità in queste zone. Che fare dunque per frenare il turn-over degli insegnanti ? Nessun ministro finora è stato in grado di modificare la procedura di assunzione, di nomine, di trasferimenti anche a causa dell’opposizione tenace dei sindacati. L’attuale ministro dell’istruzione Vincent Peillon, socialista, potrebbe forse riuscirci ma dovrebbe trovare un numero sufficiente di insegnanti che accettano di iniziare la loro attività nelle scuole delle zone prioritarie d’istruzione oppure sopprimere un certo numero di posti. Il ministro ha deciso, almeno in una prima tappa, di intervenire nelle 350 zone più difficili. Invece di procedere globalmente su tutto il territorio nazionale ha preferito concentrare le risorse nelle zone più dissestate. Ma cosa fare ?

Diminuire il numero di studenti per classe oppure sviluppare il sostegno dato agli insegnanti ?

Il ministro ha anche deciso di riservare la priorità all’insegnamento nelle scuole primarie, ma come passare dal 3 al 30% di bambini scolarizzati (ndr. : concetto per altro orribile) prima dei 3 anni ? Dove trovare le risorse ? Ciò presuppone uno sforzo senza precedenti da parte delle autorità locali le cui risorse sono limitate. Inoltre occorre anche convincere i genitori delle categorie sociali marginali che sono riluttanti a scolarizzare precocemente i loro bambini come si constata dal divario esistente nella domanda di posti tra quartieri popolari , dove la domanda è poco elevata, e domanda di posti nelle zone privilegiate. Sono le famiglie ricche che spingono per avere più posti nei nidi d’infanzia.

Come rendere più efficace l’insegnamento ?

È ormai noto e comprovato che soltanto una riduzione elevata del numero di alunni per classe ha un effetto sugli apprendimenti. Una diminuzione di un piccolo numero di alunni per classe non ha nessuna efficacia. Inoltre, è comprovato che non basta diminuire la proporzione di studenti in classe ma occorre anche modificare i metodi d’insegnamento e la maggioranza degli insegnanti non è affatto preparata a farlo. Nelle scuole primarie francesi, oggigiorno, la varianza per quel che riguarda la proporzione di studenti per classe tra un scuola e l’altra tra scuole nelle zone prioritarie e scuole nelle zone privilegiate è soltanto di due alunni. L’impatto di una diminuzione molto debole di studenti per classe è poco significativo. La riduzione deve essere superiore e dev’essere di almeno 5 studenti. Un’ indagine svolta in Francia nelle zone prioritarie avrebbe dimostrato che con una riduzione minima di 5 studenti per classe, le disuguaglianze d’apprendimento nelle scuole primarie diminuirebbe del 37%, del 13% nelle scuole medie e soltanto del 4% nei licei. In ogni modo, anche una riduzione minima del numero di studenti per classe costa. Se si preserva il sistema vigente di assunzioni e di distribuzione dei posti di insegnamento che è centralizzato come lo è in Italia, si potrebbe supporre che lo Stato crei un numero maggiore di posti nelle zone povere e diminuisca invece il numero dei posti destinati ad accogliere insegnanti nelle zone privilegiate.

Le prime scelte del ministero dell’istruzione

Il ministro francese dell’istruzione Vincent Peillon ha fatto invece un’ altra scelta. Invece di ridurre il numero di insegnanti in certi quartieri e di accrescere quello degli insegnanti nei quartieri più dissestati ha optato per privilegiare il supporto agli insegnanti. Non si tocca dunque la procedura di assunzione per non attirarsi le ire o l’opposizione dei sindacati e si inquadrano meglio gli insegnanti che decidono di lavorare o di restare nei quartieri delle zone prioritarie d’istruzione del servizio statale di istruzione. Questa strategia presuppone di avere un numero sufficiente di formatori nonché di disporre di un numero sufficiente di animatori in grado di accompagnare gli insegnanti. Non è affatto detto che il ministro dell’istruzione disporrà di queste risorse.

Strategie di riforma dei servizi d’istruzione

Questa è un’ ulteriore prova di come funzionano le politiche dell’istruzione nei servizi statali d’istruzione che sono ormai anchilosati. Un altro esempio viene dall’Italia con la polemica scoppiata in questi ultimi giorni sull’annullamento e sulla restituzione degli scatti salariali. Ritocchi anche minimi dell’apparato che governa il servizio scolastico statale non servono oppure sono molto difficili da realizzare. Anche un piccolo passo si urta ad ostacoli insormontabili.

[1] ndr. : In Italia invece il servizio scolastico statale è altamente inefficace ma è piuttosto giusto perché è un sistema mediocre nel quale la varianza di punteggi tra studenti poveri e studenti forti dei ceti sociali privilegiati è bassa