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 Marcia indietro dell’OCSE nell’ultimo bollettino PISA in Focus ( Bollettino no.57) dedicato al tema della presenza nelle scuole della popolazione immigrata.( cliccare qui per il bollettino in francese, ma c’è anche una versione in inglese). Quando nel 2000 e nel 2003 furono pubblicati i risultati delle prime indagini PISA, sotto l’influsso pesante del mondo germanico le analisi di PISA tendevano a incolpare la presenza di alte proporzioni di discenti provenienti dal mondo dell’immigrazione per le basse medie dei punteggi degli studenti nella comprensione della lettura e nella cultura matematico-scientifica.A quell’epoca si sapeva già che le informazioni raccolte con i questionari PISA non permettevano di cogliere con esattezza il profilo degli studenti figli di immigrati. Eppure l’OCSE pontificava mettendo in guardia contro l’eccessiva presenza di studenti stranieri nelle classi oppure seminava dubbi sulla pertinenza delle politiche di integrazione. Questa tendenza sembra si sia dissolta con la pubblicazione di PISA in Focus no. 57 ( cliccare qui per la versione in francese con il titolo "PISA à la loupe"). I quindicenni immigrati non sarebbero più i colpevoli della media di punteggi bassi o mediocri conseguiti dai sistemi scolastici. I sistemi scolastici con punteggi mediocri nell’indagine PISA come per esempio quello di Ginevra non possono più imputare agli studenti della prima generazione di immigrati i risultati scolastici poco brillanti dei quindicenni nell’indagine PISA.

Diplomaticamente l’OCSE si chiede nel bollettino se la scuola possa facilitare l’integrazione della popolazione immigrata, domanda alla quale da tempo si sa rispondere.

Le difficoltà scolastiche non sono quelle degli studenti ma quelle delle scuole

Nel bollettino si constata che una forte proporzione di studenti immigrati nelle scuole non nuoce e quando esiste una correlazione del genere ciò succede perché più che altro si ha a che fare con una concentrazione di studenti poveri.Grazie agli studi comparati e alle indagini longitudinali si scopre che studenti provenienti dallo stesso paese, prima o seconda generazione, e a statuto socio-professionale simile conseguono nelle prove dell’indagine PISA punteggi diversi a seconda dei sistemi scolastici che frequentano. Il sito francese "Le café pédagogique" del 18 novembre 2015 commenta le informazioni del bollettino ( cliccare qui per il testo in francese). Se le difficoltà scolastiche non sono imputabili al fatto di essere figli di immigrati da chi o da cosa sono causate? Dalla scuola? Dai sistemi scolastici frequentati ? Queste sono le domande che si pone giustamente il sito francese. Dal 2003 (anno della seconda indagine PISA) a oggi la percentuale degli studenti immigrati di prima generazione , ossia nati all’estero [1] è aumentata solo dello 0,4% nell’insieme dei paesi OCSE, dell’1% in Francia e del 4% in Italia. Di solito si ritiene che questi studenti o questi alunni sono coloro che pongono più problemi, ma ci si accorge che la loro proporzione nel corpo studentesco non è poi aumentata di molto. Anzi in certi paesi come la Svizzera o la Germania è cala. Aumenta invece globalmente il numero di studenti con una nazionalità diversa da quella della popolazione indigena per la quale i sistemi scolastici sono stati costruiti, che sono anche studenti nati nel paese di accoglienza e che sono stati scolarizzati fina dalla prima elementare nel sistema d’insegnamento che tuttora frequentano.

Minaccia per gli apprendimenti?

Il passaporto o la nazionalità non contano molto o non contano del tutto. Conta invece la povertà, la miseria, la disperazione, l’isolamento, il razzismo, la segregazione. A parità di caratteristiche socio-professionali degli studenti o delle scuole, le differenze nella media dei punteggi dei quindicenni tra scuole con un’alta proporzione di figli di immigrati e scuole che non secolarizzano nessun figlio di immigrati non è più staticamente significativa nella maggioranza dei sistemi scolastici che partecipano all’indagine PISA.

Sistemi scolastici alla gogna

Molto interessante è la constatazione che studenti o alunni che provengono dallo stesso paese possono avere risultati molto diversi a seconda dei sistemi scolastici che frequentano. Per esempio gli studenti quindicenni che provengono dai paesi arabi ( sia di prima che di seconda generazione) conseguono in media 100 punti in più nei test dell’indagine PISA di matematica che non in Finlandia.

Inoltre i sistemi scolastici possono fare evolvere la riuscita della scolarizzazione dei figli di immigrati se le politiche scolastiche sono coordinate con le politiche sociali. Un bel caso è quello della Germania dove in dieci anni la proporzione degli studenti immigrati con difficoltà scolastiche è calata dell’11% e la proporzione degli studenti di seconda generazione con progressi sensibili in matematica è aumentata. In media questi quindicenni hanno ottenuto nel test di matematica del 2012 46 punti in più del punteggio medio ottenuto nel test di matematica del 2033 dagli studenti immigrati con le stesse caratteristiche. 46 punti è pari all’equivalente di un anno di scolarità. Mica male. E’ come se questi studenti avessero guadagnato un anno di scuola in matematica.

Qualcosa si può fare

Questo bollettino indica che la scolarizzazione dei figli di immigrati non è necessariamente drammatica, che qualcosa si può fare , ma soprattutto mostra che la concentrazione di studenti immigrati nelle scuole di per sé non ha un’incidenza negativa sugli apprendimenti. Anche gli indigeni o gli autoctoni poveri annaspano nei sistemi scolastici odierni.

[1] Senza pero`sapere a che età sono giunti nel paese di residenza oppure nel paese nelle cui scuole si trovano