Version imprimable de cet article Version imprimable

Da un decennio almeno i responsabili dei sistemi scolastici occidentali sanno che l’ apprendistato, ossia l’alternanza scuola-lavoro nella formazione professionale e negli anni che seguono la fine dell’obbligo scolastico, è la soluzione più efficace per lottare contro la dispersione scolastica, per migliorare la qualità della manodopera, per combattere la disoccupazione giovanile.

In Italia questo messaggio non passa e sembra a moltissimi impossibile proporre e impostare in Italia una forma seria di apprendistato nonostante i molteplici modelli e le numerose riforme applicati nel mondo delle scolastiche.

Per questa ragione in Italia la percentuale degli apprendisti è pressoché nulla, caso più unico che raro tra i grandi sistemi scolastici. Ciò succede perché non si osa non tanto sperimentare (l’Italia è il paese della pirotecnica sperimentale nella scuola) quanto concepire un modello alternativo di formazione professionale al di fuori dello schema d’offerta formativa totalmente scolastico tuttora dominante, dominato e controllato da potentissimi centri di potere. Ne vanno di mezzo i giovani.

Segnaliamo qui uno studio francese, svolto dall’ente nazionale che si occupa della transizione dalla scuola alla vita attiva [1], dedicato all’apprendistato, un indirizzo che in Francia sta uscendo dalla clandestinità e che accoglieva 425 000 giovani nel 2007, con una progressione del 4,3% rispetto al 2006. Gli apprendisti costituiscono in Francia ormai pressapoco il 10% dei giovani in formazione della fascia d’età tra i 16 e i 25 anni. Non tutto fila liscio, ma il sistema scolastico francese offre la prova che se si vuole si può cambiare. Basti pensare che vent’anni fa la Francia era allo stesso livello dell’Italia. Però l’Italia in questo ventennio ha marciato sul posto mentre invece la Francia ha fatto passi da giganti nella diversificazione dell’offerta formativa nel settore professionale.

[1] il CEREQ, Centre de recherches et d’études sur les qualifications