Version imprimable de cet article Version imprimable

In Francia la spesa pubblica per l’istruzione cresce dal 2012 secondo un bollettino della DEPP ( Bollettino no. 41, novembre 2015. Per la versione originale in francese cliccare qui), Nonostante la crisi la parte della ricchezza nazionale devoluta alla scuola è aumento dal 2012. La politica della maggioranza socialista soddisfa il mondo scolastico. Ci sono oggigiorno più soldi che vanno verso la scuola. Il cambiamento di rotta è sensibile dopo il 2012. Durante la presidenza Sarkozy, quando la destra era al potere, la spesa pubblica per l’istruzione era in calo. Nel 2009, la proporzione della spesa pubblica per l’istruzione era pari allo 7,07 % del PIL. Nel 2012 questa proporzione era scesa al 6,75 % del PIL. Nel 2014 è risalita al 6,85 % del PIL con soddisfazione dell’OCSE. Senza soluzione di continuità l’Organizzazione internazionale ripete che per primeggiare nella competizione internazionale si deve investire nell’istruzione perché l’istruzione è un fattore di crescita e dunque di benessere. La teoria del capitale umano domina la dottrina economica propugnata dall’OCSE.

Dove vanno i soldi?

La spesa pro capite nella scuola primaria è pari a 6120€ ed è aumentata dell’8% rispetto al 2006 ma l’aumento maggiore si è verificato dopo il 2012. La spesa pro capite nella scuola media è stazionaria e ammonta a 8410€, mentre nei licei è di 11060€. La scuola primaria fa la parte del leone negli aumenti. In Francia ciò succede da decenni anche se il divario tra insegnamento primario e insegnamento secondario resta considerevole. Molto meno bene trattato è l’insegnamento superiore che in Francia non si limita alle università.

Il 75% della spesa pubblica per l’istruzione è assorbito dagli stipendi, il 16,9% è devoluto alle spese di funzionamento e l’8,4% agli investimenti. Dunque gli stipendi non assorbono tutte le risorse che vanno alla scuola. Il margine di manovra per la gestione del sistema scolastico è cresciuto, ma gli insegnanti si lamentano . Sono loro a fare le spese della ridistribuzione interna della spesa per l’istruzione perché gli aumenti salariali non li soddisfano.

La decentralizzazione in atto

Il finanziatore principale del sistema scolastico francese rimane lo Stato centrale che copre circa la metà della spesa pubblica ( il 57,5%). Quest’importo è soprattutto assorbito dagli stipendi perché in Francia è lo Stato centrale che ha una parte preponderante in questo settore. In ogni modo la parte dello Stato è in calo. Il secondo finanziatore sono gli enti locali [1] che assumono pressapoco un quinto della spesa pubblica per l’istruzione ( il 23,7% del totale della spesa per l’istruzione nel 2014). Tra il 2006 e il 2014 questa parte è passata dal 20,7% al 23,7%).

Nelle scuole paritarie

Siccome questo è un settore molto scottante in Italia, vale la pena specificare la ripartizione delle spese tra i vari finanziatori nel settore scolastico paritario.

Nell’insegnamento primario che comprende le scuole per l’infanzia e le scuole primarie, la parte dello stato nel 2014 era del 52,1%, quella delle collettività territoriali del 22,1% e quella del settore privato del 25,6%. Nell’insegnamento secondario la parte dello stato era del 65,4%, quella delle collettività territoriali dell’8,7% e quella del settore privato del 25,9%.Nel settore dell’insegnamento superiore, la parte dello stato era pari al 9,1% , quella delle collettività territoriali era dell’11,7% e quella dei privati era pari al 79,2%.

Confronto tra Francia e Italia

Grosso modo la spesa per l’istruzione in Francia è di due punti del PIL superiore a quella italiana. I risultati medi della scuola francese sono migliori di quelli italiani ma questi risultati non migliorano molto nel tempo. Non è affatto detto che chi più spende meglio spende. Occorre anche sapere spendere bene. Non è il caso per la Francia che ha un apparato scolastico gigantesco , mezzo centralizzato, molto ingiusto, incapace di occuparsi convenientemente dei meno forti e dei più poveri. Pero’ i soldi non fanno male. Il sito francese "Le Café pédagogique" del 18 novembre commenta la spesa francese dicendo che gli stipendi degli insegnanti nel frattempo non sono aumentati, come se bastasse migliorare gli stipendi per avere una buona scuola. Certamente buoni stipendi non fanno male e magari incidono sul miglioramento degli apprendimenti, ma il caso della Svizzera insegna che stipendi al top mondiale non sono di per sé la garanzia di risultati scolastici eccellenti. La dottrina in voga va rivista. 

[1] In Francia li chiamano le collettività territoriali