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 Poco per volta si precisano le variabili che servono per migliorare l’istruzione scolastica oppure per rendere piu’ equo il sistema scolastico. La ripetizione delle indagini produce prove come pure le indagini internazionali comparate su vasta scala come l’indagine PISA. Si capisce dunque quel che si dovrebbe fare e quel che non si dovrebbe fare per rendere utile l’istruzione scolastica. In un blog del Brookings Institute si accenna ai fattori che servono per guadagnare di piu’ nella vita, ossia per avere migliori salari. Anche questo puo’ essere un obiettivo che inncita a migliorare l’istruzione. Ma questo non puo’ essere che un punto di partenza.Non puo’ essere un punto di arrivo.Per l’OCSE conta molto dimostrare che ci sono guadagni migliori per chi studia di piu’ o per chi consegue diplomi e lauree specialistiche. Ma non e’ sempre il caso come dimostra questo blog. L’origine sociale e’ determinante nel livello delle rimunerazioni.

I sistemi scolastici USA sono democratici , nel senso che sono modellati dalle teorie di John Dewey. Le osservazioni e le misure di cui si parla nel testo sono state fatte negli USA ma nulla osta che si applichino anche in Europa. Pero’ i sistemi scolastici europei sono diversi da quelli USA, hanno un’altra storia. In ogni modo alle spalle del modo di pensare l’istruzione negli USA esiste la convinzione che piu’ si e’ istruiti piu’ si contribuisce al benessere sociale, collettivo , di tutti e piu’ si guadagna sul piano individuale. I poveri ci guadagneranno sia perche’ partecipano a una societa’ che progredisce, che genera piu’ ricchezza di cui tutti approfittano sia perche’ sul piano personale trarranno benefici dall’istruzione. Dunque occorre stimolare tutti a apprendere di piu’. Questo obiettivo e’ un vantaggio personale e collettivo. 

 Le disuguaglianze svalutano l’importanza dell’istruzione per i poveri.

Blog di Melissa S.Kearny e Philippe Levine del Brookings Institute, USA, apparso il 16 marzo scorso (Orinale in inglese intitolato « Inegualità undermines the value of education for the poor » accessibile cliccando qui).Testo tradotto liberamente in italiano con alcuni commenti 

La dispersione scolastica e’ alta nelle città’ e negli Stati USA con forte disuguaglianza di redditi e di salari. I bambini delle classi sociali svantaggiate hanno una probabilità’ maggiore di bocciare , di ripetere un anno di scuola oppure di smettere di studiare e di andare a scuola se vivono in una citta’ oppure in uno stato molto ingiusti. Ci si può’ chiedere come mai?Forse perche’ i bamboli che provengono dai gruppi sociali meno favoriti ritengono che un diploma scolastico non sia nient’altro che un pezzo di carta che non apporta nessun plus-valore? Questa percezione può essere corretta ma non e’ condivisa ne’ dalle classi medie ne’ dalle classi sociali agiate che investono molto nell’istruzione. Si e’ infatti entrati da decenni in un’epoca caratterizzata da una elevata domanda di istruzione, in una societa’ scolarizzata che attribuisce un alto valore ai livelli di istruzione non di una piccola minoranza della popolazione ma di tutti . Tutti i ceti sociali sono spinti a domandare una maggiore e una migliore non solo scolastica, ma in primo luogo scolastica. Ne sono consapevoli gli insegnanti e i dirigenti scolastici confrontati quotidianamente a proteste e a rivendicazioni di genitori, di tutori , di nonni , adulti iper-protettivi che rivendicano risultati scolastici eccellenti per la prole o per i famiglia.

Posizioni sociali inique, benefici scolastici iniqui.

 L’origine sociale e’ la variabile che conta nella determinazione dello stipendio o dei salari. Coloro che crescono poveri guadagnano di meno a parità di livello d’istruzione. Tutti i dati USA concordano a questo riguardo. Gli autori del blog hanno utilizzato i dati dello studio longitudinale nazionale americano sui giovani iniziato nel 1979 e hanno analizzato i redditi di tre categorie socio-economiche determinate dal livello d’istruzione della madre(nessun diploma d’istruzione secondaria superiore di secondo grado, laureata, dottorato). In modo particolare gli autori hanno misurato l’aumento dei salari in percentuale associato con ogni anno in più di scuola. In media, ogni anno supplementare di scuola e’ associato a un aumento del 10% di stipendio. Questa constatazione e’ confermata da moltissime altre indagini sull’impatto dell’istruzione sui guadagni. D’altra parte si osservano impressionanti varianti tra Stati con i diversi livelli di disuguaglianze di reddito (Stati con bassa disuguaglianza, Stati con disuguaglianza media, Stati con un’alta disuguaglianza). Negli Stati più egualitari i guadagni associati ai livelli di istruzione variano solo leggermente in funzione delle caratteristiche socio-economiche. Le diversità sono invece più forti negli Stati profondamente disuguali e in quelli mediamente disuguali. Negli Stati più disuguali gli studenti provenienti dalle economie domestiche delle categorie sociali inferiori traggono un beneficio relativamente basso per ogni anno supplementare di scuola. Andare a scuola di più per loro non conta, non è un vantaggio, non genera un beneficio. Il diploma o la laurea sono solo un pezzo di carta privo di rilevanza.Quindi il benessere sociale conta. Forse questo e’ un parametro che spiega i successi delle scuole scandinave e gli insuccessi della scuola italiana o delle scuole di determinate regioni italiane. Quindi la politica scolastica non e’ prioritaria da questo punto di vista mentre lo sono invece la copertura sociale, il benessere economico.

Disuguaglianza sociale e istruzione

Questa tendenza ha un numero elevato di spiegazioni possibili. Forse negli Stati più disuguali le scuole frequentate dagli studenti delle categorie socio-economiche basse sono particolarmente deboli mentre invece negli Stati più egualitari la qualità delle scuole subisce variazioni minori. Questo e’ dimostrato dalle indagini internazionali comparate come PISA. Inoltre negli Stati inegualitari gli studenti poveri vivono in aree isolate e spesso in quartieri segregati. Oppure potrebbe anche darsi che ci sia in questi Stati un numero inferiore di professioni pagate decentemente per coloro che sono laureati oppure diplomati ma che provengono dai ceti socio-economici bassi. Una migliore comprensione della disuguaglianza, dell’istruzione scolastica, degli effetti degli anni d’istruzione supplementari potrebbe aiutare a capire meglio questi fenomeni.

 

 

L’autrice del post apparso nel blog della Brookings Institution e’ Melissa S. Kearny, professore di economia all’università del Maryland dal 2006. Kearney e’ pure ricercatrice associata all’Ufficio nazionale delle ricerche economiche ( National Bureau of Economic Research, acronimo NBER)