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Insuccessi e abbandoni a.s. 2004-2005. La radiografia italiana

La Direzione Studi e Programmazione del Ministero della Pubblica Istruzione pubblica i dati sulla dispersione scolastica in Italia rilevati sugli scrutini dell’anno scolastico 2004-2005.

Gli indicatori resi noti dal ministero confermano quanto si sapeva da tempo, ossia da quando l’OCSE ha iniziato a pubblicare gli indicatori internazionali comparati dell’istruzione nel 1992, e cioè che il sistema scolastico italiano fa acqua da tutte le parti e perde per strada i propri allievi.

Il documento del Ministero, che si serve di dati diversi da quelli usati nelle indagini e nelle pubblicazioni internazionali, conferma uno dato di fatto noto ed allarmante nel contempo: la dispersione scolastica inizia già nella scuola media ed accelera con il passare degli anni. Ben 3000 allievi sono scomparsi nel 2005 nel corso della prima media. Alla fine delle medie, gli studenti che hanno abbandonato la scuola e che non hanno preoseguito nessun formazione sono 8500.

Il fenomeno si aggrava dopo la scuola media e diventa ancor più accentuato se si considerano, come ben fa lo studio del Ministero, gli studenti promossi con uno o più debiti formativi. Alla fin fine un terzo circa degli studenti è non consegue nessun altro diploma dopo la licenza della scuola media.

Nella fascia d’età dai 18 ai 24 anni, la proporzione di giovani che aveva conseguito solo la licenza della scuola media e che non seguiva più nessuna formazione era nel 2005 pari al 21,9%. In questo gruppo non sono compresi i giovani che non hanno nemmeno conclouso la scuola media. Solo due altri sistemi scolastici europei facevano peggio dell’Italia: la Spagna ed il Portogallo. Il divario che separa l’Italia dagli altri paesi europei è per altro considerevole.

Se si considera che per la maggioranza della fascia d’età presa in considerazione la scolarizzazione è iniziata a 6 anni, e che i 18enni, ossia i più giovani del gruppo, hanno cominciato ad andare a scuola nel 1993, dopo avere frequentato in media tre anni di scuola materna, ci si può interrogare sull’efficacia della scolarizzazione e sull’effetto delle riforme scolastiche come per esempio l’adozione di nuovi programmi nella scuola elementare agli inizi degli anni 90, l’ autonomia scolastica alla fine degli anni 90, la sperimentazione ad ampio raggio nelle scuole secondarie superiori e nell’istruzione tecnica e professionale durante tutti gli anni 90. Il documento ministeriale attribuisce alla L.53/2003 che ha abolito l’esame di licenza alla fine della scuola elementare una delle cause della dispersione, ma nel 2003 il gruppo di età preso in considerazione era da tempo uscito dalla scuola elementare. Questa spiegazione non regge almeno per il gruppo esaminato.

Questo gruppo di età non sembra dunque che abbia tratto un grande beneficio dalle riforme adottate prima di andare a scuola, ossia prima del 1993, o durante la scolarizzazione. Il Ministero fa notare che c’è stata una lieve riduzione del tipo di dispersione misurato dall’EUROSTAT tra il 2000 ed il 2005, ma questa è una magra consolazione. Molto strano è il divario della dispersione tra regioni : nell’anno 2006, i 18-24enni con la sola licenza media, sono il 12.6% in Basilicata (la proporzione più bassa), mentre salgono al 30,4% in Sicilia.

Si puo’ ipotizzare per concludere che il riformismo scolastico non ha lasciato tracce sulla scolarizzazione, come se le riforme fossero state fatte solo sulla carta. A questa osservazione se ne deve aggiungere un’altra. I dati non rivelano nulla sulle competenze acquisite, sugli apprendimenti nelle discipline fondamentali come l’italiano o la matematica, sulla fiducia in sé, l’immagine di sé, il rispetto di sé che questi giovaani hanno acquisito frequentando la scuola. Queste informazioni mancano e sono per ora una scatola nera nel sistema scuola Italia.