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 Le neuroscienze possono fornire informazioni ai responsabili delle politiche scolastiche. Quattro cose che , secondo le neuroscienze, i responsabili politici della scuola non dovrebbero mai fare.

Articolo di Thomas Armstrong pubblicato il 7 ottobre 2016 da "Education Week" la newsletter Usa sulle politiche scolastiche. Articolo in inglese protetto da copyright. Qui se ne dà una succinta presentazione in italiano.

Utili indicazioni di politica scolastica dalle neuroscienze

Le neuroscienze alla ribalta. Del ruolo delle neuroscienze nell’apprensimento scolastico se ne parla da decenni. Ci sono nel mondo alcuni laboratori di ricerca nelle neuroscienze che producono conoscenze sul funzionamento del cervello connesse alle modalità d’apprendimento. Questo è un campo di lavoro delicato. Moltissimi disdegnano di prendere sul serio le conclusioni che poco per volta emergono da queste indagini che spesso sono controcorrente anche se sono confermate da conclusioni analoghe ottenute di altri laboratori. Questa coincidenza non è casuale. I metodi di ricerca nelle neuroscienze sono complessi, raffinati, delicati da maneggiare sia dal punto di vista teorico che da quello sperimentale. Se due laboratori giungono alle stesse conclusioni on metodi di indagine diverse forse si può supporre che le cose stanno come si afferma nelle loro conclusioni.

Nell’articolo si afferma che le neuroscienze hanno fornito molte conoscenze sullo sviluppo cerebrale ma che sono poco utilizzate nella scuola e soprattutto nei curricoli della scuola secondaria.

Sviluppo emozionale e crescita della ragione

 

In particolare si dovrebbe ormai sapere che una parte importante delle abilità intellettuali come per esempio la capacità di pianificare, di riflettere su se stessi, di controllarsi, di prendere buone decisioni non si sviluppano prima dei vent’anni e che pertanto l’abilità di temperare i propri sentimenti ed i propri slanci emotivi non è del tutto sviluppata mentre invece il sistema emotivo è pienamente efficiente già all’inizio dell’adolescenza. Questo significa che le riforme dell’insegnamento secondario superiore devono mirare a promuovere attività di apprendimento che includano la meta-cognizione, la capacità di darsi degli obiettivi, la pianificazione, il lavoro della memoria, la riflessione su quanto si apprende nonché frequenti opportunità d’ effettuare scelte responsabili.

 

Temperare le reazioni emotive

 

 

Le neuroscienze indicano che gli adolescenti sono capaci di ragionare come adulti ad una età tra i 15 e i 16 anni ma che possono arrivarci soltanto in un contesto di "cognizione fredda" (ossia quando non è coinvolta nessuna circostanza emotiva suscitata dalla presenza o dell’influenza di compagni). Quando invece ci sono attorno compagni oppure si è coinvolti in una atmosfera carica emotivamente (" cognizione calda"), la funzione della corteccia pre-frontale degli adolescenti non lavora a dovere come per esempio lo dimostra il fatto che gli adolescenti in classe rispondono in modo positivo alle conclusioni di corsi in classe contro le droghe, ma quando escono dalla scuola o dall’aula fumano oppure prendono allucinogeni quando si trovano con gli amici o quando vanno nelle sale da ballo o partecipano a feste più o meno private.

 

 Ciò che è essenziale per gli adolescenti è essere impegnati in circostanze reali e essere posti in condizione di apprendimento simili a quelle della" cognizione calda » . In queste situazioni gli insegnanti possono aiutarli nelle procedure di integrazione della possibilità emotive con le capacità di ragionamento. L’impulsività può essere positiva o negativa. Positivamente si ha a che fare per esempio con l’ entusiasmo le motivazione. [1].

 

Implicazioni per le riforme scolastiche 

 

Le implicazioni per le riforme dell’insegnamento secondario sono chiare. Le scuole dovrebbero fornire più opportunità agli studenti di essere coinvolti per esempio in esperienze extra-scolastiche come l’apprendistato, gli « stage », le attività di servizio, le iniziative comunitarie oppure a scuola in situazioni di apprendimento in piccoli gruppi, in progetti di tipo aziendale oppure in progetti di apprendimento animati direttamente degli stessi studenti. Pure necessarie sono lezione impartite nella scuola media e nelle scuole secondarie superiori che spiegano agli studenti come funziona il cervello, come utilizzare la meta-cognizione per dirigere l’ apprendimento, come auto-regolare le emozioni che si provano e come controllare lo stato di stress.

 

Le ricerche delle neuroscienze suggeriscono anche che il cervello degli adolescenti è più suscettibile di stress che non I cervelli dei bambini piccoli oppure degli adulti. Di conseguenza, una parte chiave del curriculum delle scuole secondarie dovrebbe includere modalità che permettono di apprendere come ridurre lo stress (Per esempio la meditazione, esercizi di yoga o attività di aerobica). Questi esercizi dovrebbero essere previsti nel corso della giornata. I programmi scolastici dovrebbero inoltre includere molte ore dedicate allo sport.

 

Situazioni da evitare

 

 

Le indicazioni che provengono dalle neuroscienze indicano pure tutta una serie di cose che gli insegnanti dovrebbero smettere di fare sia nella scuola media che nell’ insegnamento secondario superiore, Per esempio:

 

 

  • L’insegnamento in classe impegnato soprattutto sulla memorizzazione e sulla ripetizione di contenuti provenienti da letture o da manuali che trascurano come il cervello emotivo funziona, che lasciano immutate le regioni pre-frontali le quali invece giocano un ruolo importante nello sviluppo della meta-cognizione;
  • La pubblicazione dei voti o dei punteggi conseguiti nei test(una pratica molto in voga in un’epoca dominata dalle statistiche, dalla comparazione) che umiliano gli studenti, che ne feriscono l’ orgoglio di fronte ai compagni più capaci; 
  • Il prestigio riservato alle filiere accademiche che distolgono gli studenti dai loro interessi (questa è una procedura che ignora l’importanza del sistema motivazionale il quale ha a che fare con la capacità di prendere decisioni, capacità che si sviluppa nella corteccia pre-frontale); 
  • L’eliminazione o la riduzione ai minimi termini di qualsiasi educazione fisica per lasciare più spazio alle discipline scolastiche accademiche. Questa opzione aumenta lo stress generato nel sistema nervoso degli adolescenti.

 

 

Molti insegnanti ritengono che le riforme dell’insegnamento secondario superiore debbano mirare ad accrescere gli standard accademici per cui si dovrebbe adottare uno stile pedagogico severo nonché l’adozione di lezioni o di insegnamenti rigorosi per accedere all’eccellenza. Ma l’elemento più tangibile nella scuola media e nell’insegnamento secondario superiore è il cervello dell’adolescente che è un incredibile organo formatosi alcune migliaia di anni fa per reagire alle emozioni prodotte dal mondo circostante. La ricerca delle neuroscienze ci dice che il cervello dell’adolescente è molto sensibile alle influenze ambientali. Questa neurotossicità lo rende vulnerabile a una gamma molto ampia di pericoli sociali(incidenti del traffico, abusi di droga, suicidio, violenza, ecc.) ma è anche molto sensibile all’influenza degli insegnanti, sia nel bene che nel male.

 

 

Questo significa che sarebbe molto opportuno che gli insegnanti della scuola media e dell’insegnamento secondario superiore conoscano come lavora questo organo straordinario che è il cervello ed imparino a rispondere costruttivamente alle reazioni degli adolescenti in classe.

 

 

 

 

[1] Negativamente, per esempio, con lo scoppio di reazioni violente