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La segregazione scolastica , la debole equità del sistema scolastico sono connesse alla povertà, ovverosia a condizioni economiche negative , contro le quali le scuole possono fare ben poco, anche se qualcosa si può fare, senza però eccessive illusioni. 

Le incidenze della povertà, dell’ingiustizia sociale sulla scolarizzazione sono ben note e comprovate, ma molti insegnanti si illudono che con qualche invenzione pedagogica-didattica possono estrarre dalla miseria masse di bambini e studenti che vivono in condizioni disagiate, anzi tremende, insopportabili.

La distribuzione della povertà sul territorio varia da una nazione all’ altra. In taluni paesi si è riusciti a ridurre le disuguaglianze sociali e ad assicurare a quasi tutti, ma non a tutti i cittadini, condizioni di esistenza decorose, accettabili. Per esempio, appartamenti accoglienti con acqua corrente calda e fredda, con almeno una sala da bagno, locali luminosi, non umidi, non puzzolenti. L’indecenza è stata combattuta con politiche sociali generose, ma non è stato il caso ovunque. In taluni paesi il divario tra ricchi e poveri si è ridotto, in altri è rimasto elevato, in altri è aumentato. Questi risultati non sono casuali e sono il frutto di politiche socio-economiche deliberate , discusse, votate, accettate da tutti. Ovviamente la scolarità è diversa in funzione delle condizioni domestiche, ma se le scuole sono decorose e gli appartamenti pure la scolarità può svolgersi in condizioni eque che favoriscono gli apprendimenti scolastici. I risultati degli studenti , ricchi o poveri che siano, in casi simili non sono pessimi. La varianza dei risultati tra studenti di classi sociali diverse si riduce rispetto alla varianza che si constata in altri sistemi scolastici. La povertà si può combattere, si può ridurre, con effetti non trascurabili sugli apprendimenti scolastici, senza inventare nulla di speciale dal punto di vista didattico, senza spese eccessive per attrezzare le scuole. Una scuola può conseguire risultati eccellenti senza spese elevate. In questi paesi la povertà esiste ancora, non è scomparsa , ma è diluita in dose omeopatiche, non è visibile. Purtroppo non è così ovunque.

Prendiamo il caso degli USA dove la povertà è concentrata nei centri urbani mentre nelle periferie vive bene la classe media. Ne parla un articolo di un quotidiano dello stato dell’Ohio, la "Coshoctontribune" che qui riproduciamo parzialmente.

 

La povertà non dovrebbe essere una barriera per l’istruzione (articolo non firmato)

 

Immaginatevi di svegliarvi ogni mattina e di non trovare in casa né entrambi i genitori o nemmeno un genitore perché tutti sono già partiti a lavorare e di andare a scuola dopo aver ingoiato in fretta e furia qualcosa o magari senza avere nemmeno mangiato qualcosa. Quando tornate a casa non c’è nessuno che può aiutarvi a fare i compiti, probabilmente non c’è nemmeno un computer in casa, se c’è non esiste un collegamento Internet per darvi un colpo di mano nei compiti e per finire l’ interazione con i genitori è ridotta al minimo.

Capita inoltre di finire in una scuola che offre pochissime opzioni, che non ha corsi specializzati, nella quale una gran parte del tempo è sprecata per insegnare come si deve rispondere alle prove strutturate. È anche probabile che gli insegnanti cambiano spesso da un anno all’altro con la conseguenza di una grande instabilità del clima educativo. Come studenti non si riesce mai a capire in che tipo di scuola si va a finire.

 

Svantaggi scolastici

I bambini che crescono nella povertà hanno molto meno probabilità di curare le loro esigenze cruciali di sviluppo che non la maggior parte dei loro compagni i quali, secondo un’ indagine condotta recentemente nelle scuole dello Stato dell’OHIO negli USA hanno un collegamento diretto con il successo scolastico. Questi dati recentemente raccolti confermano la presenza di una correlazione stretta tra povertà e declino dei punteggi nei testi scolastici.

L’analisi, svolta dall’ Ohio School Boards Association, dall’ Ohio Association of School Business Officials e dalla Buckeye Association of School Administrators, ha dimostrato che in 123 distretti scolastici [1] situati nelle zone periferiche la media dei punteggi nei test scolastici è elevata e che la soglia di povertà nonché la concentrazione di scuole con una maggioranza di studenti poveri è assai bassa.

 

Come aiutare gli studenti poveri ?

 

I dati raccolti indicano che gli studenti-in particolare coloro che vivono in situazioni disagiate-richiedono di essere seguiti con particolare attenzione. Purtroppo né gli insegnanti né i dirigenti possono versare soldi nei conti bancari dei loro studenti ma possono però dare loro un colpo di mano per conseguire migliori risultati scolastici, per ridurre lo stress scolastico, per insegnare soluzioni e comportamenti che permettono di risolvere i problemi del mondo reale e per insegnare la gamma di comportamenti sociali adeguati [2].

Povertà e miseria possono essere neutralizzati a scuola

L’ indagine ha pure dimostrato che ci sono distretti scolastici in questo stato degli Stati Uniti che conseguono risultati scolastici eccellenti nonostante la proporzione elevata di poveri che vi abitano, per esempio superiore al 50% della popolazione. Si può quindi fare qualche cosa e le scuole di questi distretti potrebbero insegnare alle altre scuole come aiutare le scuole povere, come si possono utilizzare le magre risorse scolastiche per rendere una vita meno grama a scuola a tutti coloro che vivono in condizioni disagiate.

La povertà cresce

Purtroppo, la proporzione dei bambini e degli studenti che vivono in povertà non diminuisce [3] per cui questo problema non scomparirà tanto presto. È quindi indispensabile inventare soluzioni che permettano di dare un colpo di mano agli studenti poveri per riuscire meglio a scuola, per ridurre le disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione, per realizzare un sistema scolastico equo e soprattutto giusto socialmente. Se si ignora questa prospettiva la società rischia di correre grossi pericoli come per esempio lo si sta scoprendo per esempio in Italia ed in Francia prendendo coscienza della percentuale estremamente elevata della dispersione scolastica e del numero dei giovani studenti che non studiano né cercano un lavoro.

[1] ndr. : Provveditorati scolastici in Italia

[2] ndr. : Ciò che Bernstein chiamava "i codici"

[3] ndr. : Non solo negli USA