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 La gloriosa rivista pedagogica "Teachers College Record" fondata da Dewey , pubblicata dalla Columbia University , ha diffuso nel 2012 due articoli sull’uso dei dati statistici nelle scuole e nei sistemi d’insegnamento che sono stati liberati recentemente e che sono accessibili a tutti in linea ( Cliccare qui e qui). I due articoli sono in inglese. Li segnaliamo perché anche in Italia , per fortuna, grazie agli economisti dell’educazione e della Banca d’Italia, esiste un rinnovo della statistica scolastica che fino a pochi anni fa era di stile prettamente monacale o medioevale , per cui migliori statistiche sulle scuole, sugli insegnanti, sui risultati scolastici, sui comportamenti degli studenti cominciano a circolare. Si sono sempre raccolte nel passato molte statistiche sulle scuole ma spesso, ai nostri occhi, queste statistiche sono insignificanti, ossia non forniscono informazioni sulla qualità dell’insegnamento, sui risultati degli apprendimenti, sulle correlazioni esistenti tra comportamenti scolastici e profili socio-culturali, sia degli studenti sia degli insegnanti e ancora più raramente dei dirigenti. certamente i dati erano raccolti e pubblicati per altri scopi. Poco per volta la musica sta cambiando ma nonostante i grandi passi avanti compiuti dalla statistica scolastica in questi ultimi anni l’uso delle informazioni statistiche nelle scuole è assai ridotto, molti insegnanti sono ostili alle statistiche, e peggio ancora la stragrande maggioranza degli insegnanti non sa né leggerle né interpretarle o non capisce quanto si pubblica. Questo è davvero un grave problema. Se le statistiche vengono riposte nei cassetti dai dirigenti non servono proprio a nulla.

Occorre anche ammettere che la formulazione matematica e gli algoritmi utilizzati talora non sono di comprensione facile e che le autorità, non tutte, spiegano i dati che gli esperti forniscono o sviluppano apparati per aiutare il corpo insegnante a capire queste informazioni. La formazione degli insegnanti è tuttora molto carente in questo campo. I due articoli pubblicati dalla rivista USA affrontano assai bene alcune di queste tematiche. Questa è la ragione per la quale li segnaliamo.

 

Il primo articolo di Jeffrey R. Henig si intitola "The politics of data use" ed è stato pubblicato nella rivista Teachers College Record ,Volume 114, Number 11, 2012, p. 1-32

L’articolo esamina le teorie e le scoperte delle indagini di scienze politiche per capire la nostra comprensione di come le decisioni politiche incidono sugli sforzi per migliorare l’uso dei dati nelle politiche e nelle riforme scolastiche. Piuttosto che chiudere la porta ai responsabili politici, coloro che si danno da fare per promuovere l’informazione statistica dovrebbero considerare le modalità per proteggere e difendere la produzione di dati di qualità elevata.

Il secondo articolo è di Alan J. Daly e si intitola "Data, Dyads, and Dynamics: Exploring Data Use and Social Networks in Educational Improvement". Qui si studia come sono usati i dati che si producono ora e si afferma che l’uso predominante avviene tra individui, tra persone singole, in interazioni sociali, che assieme danno un senso ai dati e se ne servono. Considerata la crescente rilevanza delle interazioni sociali negli studi sull’uso dei dati, è indispensabile approfondire la teoria sulla dinamica delle relazioni sociali e sulle procedure di interpretazione e uso dei dati. In altri termini se ne sa assai poco e si procede a casaccio. Questa è un questione rilevante che va esplorata e meglio conosciuta per capire determinati prodotti o interpretazioni in circolazione che conoscono un grande successo (in altri termini occorre interrogarsi su chi produce le informazioni statistiche, chi crea le banche dati, chi le gestisce, da dove provengono le analisi, come sono generate).