Post sulle competenze nel blog sull’educazione dell’OCSE

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Cosa bolle in pentola all’OCSE?

Summit di politica scolastica sulle competenze in Norvegia prima delle vacanze estive. Non si capisce bene cosa bolle in pentola all’OCSE. Le maggiori potenze scolastiche sono assenti dai resoconti e dalle analisi. Forse erano presenti al summit. Non lo si sa. I paesi latini, nonché l’Austria, il Cile,la Norvegia spingono per considerare nelle politiche scolastiche il ruolo delle competenze.Quasi gli stessi paesi lo facevano vent’anni fa. L’OCSE sfodera le informazioni raccolte con l’indagine PIAAC sugli adulti e si scopre che le competenze contano, che possono essere un obiettivo da valutare. Ma come?Nel resoconto del Summit si parla di strategie di sviluppo delle competenze ma si cambia di scala. Non si tratta più delle competenze elencate alcuni anni fa nelle mega-dichiarazioni sulle competenze per il XXI esimo secolo. L’OCSE annuncia la creazione di un centro specializzato nelle strategie di sviluppo di politiche imperniate sul polo di competenze. Un modo come un altro per annacquare il tutto? L’Italia ha un piede dentro e uno fuori da queste iniziative. Non sembra che il ministro dell’educazione italiano fosse presente a Bergen. Dal MLIUR non è pervenuto nessun comunicato in materia.

 Summit sulle competenze a Bergen in Norvegia

Si è tenuto in Norvegia, a Bergen, dal 29 al 30 giugno, un Summit sulle competenze da sviluppare a scuola ( Il Summit è un incontro riservato con la partecipazione dei ministri e di alcuni suoi consiglieri. A Bergen erano ammessi due consiglieri ministeriali per delegazione nazionale con a capo un ministro) . All’incontro presieduto dal ministro dell’educazione norvegese Isaksen e aperto dal primo ministro norvegese, la signora Erna Solgberg, sono stati presentati i risultati di un progetto di lavoro dell’OCSE sulle competenze che ha prodotto una serie di documenti sulle strategie in atto in taluni sistemi scolastici per sviluppare le competenze a scuola. Il documento di base esiste in diverse lingue e può essere consultato cliccando qui. Si intitola in francese "Des compétences meilleures pour des emplois meilleurs et une vie meilleure.Une approche stratégique des politiques sur les compétences ". Al Summit di Bergen hanno partecipato 15 ministri dell’educazione e erano presenti rappresentanti di 26 paesi nonché dell’Unione Europea.

Il post di Andreas Schleicher pubblicato durante il Summit

Il capo della direzione dell’educazione all’OCSE ne parla in un post pubblicato il 30 giugno scorso nel blog sull’educazione dell’OCSE (cliccare qui per accedere al blog in inglese). Nel post si presenta la pubblicazione dell’OCSE pubblicata per il Summit e nella quale si sintetizzano i documenti nazionali sulle strategie politiche seguite in determinati paesi per promuovere le competenze a scuola. Si tratta di un modello di scuola con obiettivi quasi agli antipodi degli obiettivi scolastici che l’OCSE desume dall’indagine PISA. Non a caso i documenti nazionali che sono serviti per costruire il documento di sintesi dell’OCSE provengono da sistemi scolastici che non vanno per la maggiore nell’area OCSE, ossia: Norvegia, Austria, Corea, Spagna, Portogallo, Cile. E’ annunciato documento italiano. Informazioni dettagliate sul Summit si possono trovare cliccando qui. Al Summit era presente il segretario generale dell’OCSE nonché il capo della Direzione dell’Educazione dell’OCSE.

Il post del blog sull’educazione dell’OCSE

Il sottotitolo del post è il seguente: "Building the skills needed to succede at work and in life: Charting the path to 2025" (Costruire le competenze necessarie per riuscire nel lavoro e nella vita. Prospettive fino al 2025"). 

Il titolo del post è il seguente: Skills Summit 2016: Skills strategie for innovation, produttivity and inclusion ( Summit del 2016 sulle competenze : strategie per le competenze, produttività, e inclusione)

Comme al solito le strategie dell’OCSE includono tutto, accaparrano tutti i temi, sono onnicomprensive.

Dunque in questo post si tratteggia un programma di lavoro a lunga scadenza. Qui si parla del 2025. Tra dieci anni circa si faranno i conti con voci che rivendicano una strategia scolastica diversa. L’OCSE come al solito cerca la sintesi e sfodera a questo riguardo dati provenienti dall’indagine PIAAC sulle competenze della popolazione adulta che è stata effettuata nel 2012.

Perché la Norvegia?

Non è un caso che il Summit si sia svolto in Norvegia e che sia stato organizzato e pagato dai Norvegesi. Orbene il sistema scolastico norvegese e in particolare i suoi rappresentanti da una trentina di anni in qua contestano la pertinenza delle politiche scolastiche promosse dall’OCSE. Già nel corso degli anni Novanta i Norvegesi rivendicavano valutazioni dei sistemi scolastici che tenessero conto degli obiettivi , delle finalità specifiche di un sistema scolastico. Furono poco ascoltati e si optò invece all’OCSE per una imitazione dell’IEA ossia per valutazioni empiriche su vasta scala. Su questa strada miracolosamente si potrebbe dire, l’OCSE ha incontrato la Finlandia però molto più povera e meno ambiziosa della Norvegia. Questa è politica internazionale che però conta nelle svolte e nell’apparizione di tendenze nuove.

E l’Italia?

Non ci sono comunicati stampa del MIUR e quindi non si sa se l’Italia abbia partecipato al Summit e se si come era composta la delegazione italiana. Nei documenti dell’OCSE si dice che l’Italia partecipa al progetto sulle competenze. Infatti nel lontano 1995 l’Italia era uno dei paesi associati alla Norvegia che in seno all’OCSE aveva partecipato a una indagine molto sperimentale sulle competenze. L’OCSE annuncia anche un documento italiano. In un incontro al vertice sulle competenze che si è svolto a Chicago in febbraio ha partecipato un esponente dell’università di Aosta.Non si riesce a determinare lo statuto di questo incontro.

Il post (liberamente tradotto in italiano)

In tutti i paesi dell’OCSE, la manodopera cresce lentamente o perfino diminuisce per cui la produttività e l’innovazione diventano fattori primordiali di crescita economica. La catena di valori globali si espande e l’evoluzione tecnologica rimodella e ristruttura l’occupazione nonché le competenze richieste per occupare un posto di lavoro. La domanda e l’offerta di competenze divergono sempre più invece di convergere nonostante l’alto numero di disoccupati in molti paesi e la presenza di settori che soffrono in pieno la disoccupazione in pressoché tutti i paesi. Ovunque ci sono adulti, pochi, che tentano di migliorare le loro competenze come reazione al cambiamento radicale e rapidissimo di competenze che si verifica nella vita economica e in quella sociale. Nello stesso tempo i paesi sono confrontati a cambiamenti sociali significativi, come per esempio l’aumento delle disuguaglianze e la presenza di un gran numero di immigrati. Le competenze sono un elemento chiave per fronteggiare queste sfide.....

 

Strategie di sviluppo delle competenze essenziali ma ardue da sviluppare

 

Lo sviluppo di strategie efficaci per promuovere le competenze è un fattore decisivo di miglioramento della situazione ma i paesi spesso resistono e non adottano l’impegno conveniente a livello governativo e sociale per impostare strategie adeguate di sviluppo delle competenze.

I partecipanti al Summit di Bergen hanno francamente ammesso le difficoltà che si incontrano a collocare questo obiettivo al vertice delle preoccupazioni politiche in un momento nel quale l’ordine del giorno politico è particolarmente carico. Interventi immediati sono necessari per soddisfare il fabbisogno di competenze di domani ma questa necessità è spesso scordata o accantonata perché ci sono impegni urgenti da prendere sotto la pressione di crisi quotidiane.Troppo spesso ciò che è urgente prevale,su ciò che è importante.

Ci sono ormai numerose prove che comprovano il beneficio dello sviluppo delle competenze . Le si ritrovano nel volume edito dall’OCSE per l’occasione.Purtroppo non si capisce ancora quali siano le competenze che conteranno di più domani.Le persone dovrebbero sviluppare competenze per riuscire a svolgere occupazioni che spariranno, per servirsi di tecnologie che non esistono ancora e per risolvere problemi inediti. L’evoluzione tecnologica è tale che non si può escludere che nell’indomani occorrano meno competenze che non oggigiorno per svolgere un lavoro e che invece si richiederanno maggiori competenze per partecipare in modo costruttivo alla vita sociale oppure per realizzare l’inclusione sociale. Nessuno è in grado oggigiorno di prevedere ciò di cui abbisogneremo in futuro, ma una cosa è certa: dovremo affrontare le sfide e le situazioni dell’indomani con le competenze sviluppate adesso.

Al Summit i partecipanti sono stati d’accordo nell’affermare che è necessario coinvolgere l’insieme del governo per impostare una politica imperniata sullo sviluppo delle competenze. Una vasta gamma di fattori influenzano lo sviluppo delle competenze necessarie e i risultati da conseguire, Si tratta di impostare politiche nuove interministeriali.Sono coinvolti non solo il ministero dell’educazione e quello del lavoro, ma anche il ministero delle finanze, quello dell’economia. Nonostante la consapevolezza della necessità di questo tipo di politica, si fallisce ancora troppo spesso nell’attuazione pratica della collaborazione intergovernativa.Ognuno fa per sé.Per sviluppare le competenze è indispensabile anche la collaborazione con i partner sociali. I ministri hanno ammesso che i governi non possono operare in uno splendido isolamento quando si tratta di sviluppare competenze. Orbene il coinvolgimento dei partner sociali non va da sé.

L’aumento del potenziale di competenze è un affare di tutti. La Norvegia che ha ospitato il Summit è molto ben piazzata per consigliare gli altri paesi sfruttando la propria esperienza nonché la tradizione di cooperazione tra enti diversi che caratterizzano la vita norvegese.Tutte le iniziative norvegesi prendono in conto la necessità di preparare l’avvenire;

La cooperazione internazionale è indispensabile per impostare politiche di sviluppo delle competenze

Cosa si può fare di più? Nonostante la diversità tra un paese e l’altro tutti sono confrontati allo stesso genere di sfide. Questo è un caso eloquente che impone la necessità di impostare una collaborazione internazionale. Il Summit è stata un’occasione unica per apprendere dagli altri, per confrontarsi su questo tema. Ma ciò non basta.

Da parte sua, l’OCSE accrescerà le proprie capacità a trattare una domanda crescente e insistente dei paesi di sostegno delle strategie di sviluppo delle competenze.Durante il Summit il segretario generale dell’OCSE Angel Gurria ha annunciato l’intenzione di creare un Centro internazionale delle competenzeall’OCSE :"Politiche migliori di sviluppo delle competenze sono suscettibili di vincere le sfide odierne e di trasformarne molte in opportunità. Ma nonostante il riconoscimento dell’importanza delle competenze per la crescita economica e per l’inclusione sociale, parecchi paesi nicchiano ancora e non ancorano le politiche di sviluppo delle competenze al vertice delle politiche o del programma politico nazionale e nemmeno si danno da fare per progredire nelle sfide a lungo termine poste dallo sviluppo delle competenze".

 Il nuovo Centro per le competenze

Il Centro aiuterà in tre modi diversi i paesi a sviluppare politiche migliori nel settore delle competenze :

  • In primo luogo, il Centro continuerà a seguire progetti strategici nazionali di sviluppo delle competenze, sfruttando al meglio le competenze accumulate finora nel seguire dieci paesi [1].
  • In secondo luogo il Centro mobiliterà la perizia internazionale per sviluppare strumenti analitici adeguati attuando un modo di procedere cooperativo.
  • In terzo luogo sfrutterà la ricca esperienza dell’OCSE per aggiornare la propria banca dati sulle strategie di sviluppo delle competenze nei paesi dell’OCSEallo scopo di rispondere alla domanda crescente di informazioni proveniente dai paesi confrontati a un fabbisogno mutevole di competenze.

 

La scadenza da prendere in considerazione per il momento è il 2025. Nuove prospettive si aprono e vengono offerte ai paesi.

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] ndr.: Tra questi non ci sono i grossi calibri delle politiche scolastiche