La politica scolastica francese da anni vacilla sulla questione dello zoccolo comune. Svariati articoli in francese sono stati pubblicati lo scorso mese di settembre dal sito francese "L’Expresso" sulle vicende dello zoccolo comune di conoscenze. Si riporta in questa sede un sunto di questa discussione pubblicata il 23 settembre che comprende un editoriale e un articolo dello storico dell’istruzione Claude Lelièvre.

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Alla ricerca di nuovi curricoli e programmi scolastici

La riformulazione dei programmi scolastici per fare in modo che alla fine della scolarità obbligatoria tutti gli studenti, ricchi o poveri che siano, acquisiscano un bagaglio comune di conoscenze e competenze , ossia una cultura scolastica simile, è un bel grattacapo. Il dibattito è vivace in Francia dove dalla metà degli anni Settanta si discute della composizione di uno zoccolo comune. L’idea è accettata da una parte del corpo insegnante ma è combattuta da un’altra parte, come lo dimostra lo scontro tra i vari sindacati che rappresentano e difendono gli interessi del corpo insegnante. In questi ultimi anni, ossia nel nuovo millennio ci si è dati da fare per formulare un nuovo zoccolo comune delle conoscenze ma il problema sussiste ed è un gran bel grattacapo, fin quando non si ammette che occorre ripensare la concezione, la struttura e l’organizzazione del sapere scolastico che risale al Seicento. Quattrocento anni circa di tradizione scolastica da rivedere. Un’operazione del genere non si realizza in pochi gioni, né in un anno. Ci vorranno decenni. Questa è la sfida del secolo: ripensare il sapere scolastico, quello che si insegna nelle scuole, quanto gli studenti devono apprendere. Detto questo si deve passare ad una seconda fase: come si acquisisce il bagaglio di conoscenze essenziali che l’indagine PISA pretende di misurare ?

Il sistema scolastico francese, in particolare il settore di base della scuola dell’obbligo , annaspa: dopo avere partorito il concetto brillante di zoccolo comune e dopo averne ufficialmente proclamato l’utilità e l’interesse le autorità scolastiche non riescono né a farlo accettare da tutti gli insegnanti né ad attuarlo. Si pedala a vuoto e si cerca di inventare soluzioni accettabili. Adesso si è giunti alla rassegnazione silenziosa: non si rinuncia al concetto di zoccolo comune ma lo si annacqua con le discipline scolastiche ottocentesche alle quali non si rinuncia. Ne risulta un bel pasticcio. Questo è un tipico caso di trasformazione curricolare posto dall’esigenza di modificare il sapere scolastico e indirettamente la funzione dell’istituzione scolastica. Manifestamente qualcosa va cambiato ma cosa e come ? Sembra proprio che il sistema non sia pronto a fare il passo, a cambiare faccia, a spostarsi su un altro fronte, ad andare sulla riva opposta , a rinunciare alle gloriose opere del passato come lo dimostra tra l’altro la discussione sul corsivo, sulla calligrafia, sull’utilità dell’algebra (articolo del 28 luglio 2012 del New York Times, citato in questo sito) e del latino, 

 

Atto primo:Pasticci nella consultazione

Questa faccenda è ormai classica nei sistemi scolastici ipercentralizzati come quello francese o italiano. Il 22 settembre tutti gli insegnanti della scuola primaria e delle scuole medie hanno ricevuto una lettera e un questionario sulo zoccolo comune al quale dovevano rispondere entro il 18 ottobre. Gli insegnanti hanno ottenuto mezza giornata di libero per discutere tra loro sull’argomento. Si attendono i risultati.La consultazione concerne 800 000 persone. La solita baggianata. Si direbbe che in Francia e in Italia la demagogia ha preso il posto della politica nei ministeri dell’istruzione. Al posto di riflettere si organizzano sondaggi, i quali tra l’altro costano un occhio della testa.

 

Atto secondo:Quali contenuti per il nuovo zoccolo?

 

Il vecchio zoccolo comune ( lo si chiama così per designare la formulazione anteriore dello zoccolo) non è nemmeno stato applicato e già si parla di un nuovo zoccolo comune. In Francia non esiste una tradizione di ricerca sui curricoli e il ministero dell’istruzione, ossia i dirigenti scolastici al vertici, hanno una concezione conservatrice del ruolo della scuola. La scuola serve a selezionare i quadri dirigenti del paese e a educare la nazione. Non si è anora integrata l’idea che lo zoccolo implica una redifinizione sia dei programmi, sia dei curricoi, sia del ruolo della scuola ed infine del contenuto del sapere scolastico. Fin quando non si prendono decisioni drastiche su questi punti è inutile parlare di zoccolo comune o di competenze da sviluppare o acquisire durante la scolarità. Si tenta da anni di sposare il programma scolastico ottocentesco suddiviso in discipline divenute clasiche con lo zoccolo comune, ma il matrimonio non riesce. Cosa c’è di comune nei sistemi scolastici molto segreganti che rilegano una percentuale elevata di studenti in indirizzi di formazione mal concepiti , che non funzionano oppure in sistemi scolastici nei quali le disuguagiianze tra scuole e indirizzi di formazioni sono elevate? Gli analisti dei punteggi dell’indagine PISA possono benissimo dimostrare che la qualità degli apprendimenti è compatibile con l’equità , ma anche nei sistemi scolastici dove il divario tra indirizzi scolastici è ridotto, la disuguagianza di trattamento scolastico e di apprendimento sussiste. I sistemi scolastici non sono equi, non sono giusti. Gli slogan semplicistici come " imparare a leggere, scrivere e fare di conto" e le proposte enciclopediche sono obsolete afferma Claude Lelièvre , uno degli analisti scolastici francesi più acuti . La redazione di uno zoccolo comune va da un estremo all’altro, ondeggia come un pendolo. C’è chi si orienta verso una concezine minimalista e chi auspica la salvaguardia di una visione enciclodepica del sapere scolastico. Lo zoccolo comune non è conciliabile con nessuna delle due posizioni.

La cutura comune nelle società contemporanee risiede nelle TIC, nel rap, nei films, negli spot di Youtube, nei settimanali o mensili di moda, piaccia o non piaccia. L’individualismo delle società contemporanee non può essere neutralizzato dalle scuole, da qualche lezione sul "vivere assieme" , da una pseudo-democratizzaione degli studi e della getione di scuole autonome ( ancorché l’autonomia scolastica sia percepita come una proposta orribile, e inattuabile. Infatti l’autonomia scolastica pone enormi problemi organizzativi quando si passa dallo slogan alla pratica).