Presentazione di un articolo sulla competenza a pensare criticamente

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Curricoli equivoci

La pedagogia per competenze ha fatto furore in questi ultimi anni in alcuni ambiti pedagogici ed è stata convalidata nell’Unione Europea da un documento ufficiale. In Francia la pedagogia per competenze è una componente dei curricoli e le competenze devono essere valutate dagli insegnanti. Le competenze però sono polisemiche, sono difficili da definire ed ancor più da valutare. Nel sistema scolastico francese la valutazione delle competenze è binaria: le competenze si posseggono o non si posseggono, ma non si prevede nessuna conseguenza se la risposta è negativa e gli insegnanti giudicano la situazione in modo olistico, senza una preparazione particolare. Nell’articolo che qui si propone un insegnante descrive come procede per condurre i propri studenti a pensare criticamente e conclude che non si può parlare a vanvera di competenze, che occorre molta preparazione per lavorare sulle competenze, che non si può parlarne in modo generico, ma che occorre sviscerarne le componenti per trattarle in maniera sistematica.

Il supplemento riservato agli insegnanti del settimanale USA "Education Week" ha pubblicato il 27 settembre un articolo di Daniel McMahon nel quale si riflette su cosa sono le competenze che si dovrebbero sviluppare a scuola con il caso del "pensiero critico". Questa è una delle famose competenze che la scuola dovrebbe curare e sviluppare negli studenti, al pari della creatività, della capacità a lavorare in gruppo, della capacità a risolvere problemi inediti, oppure a difendere le proprie opinioni o a intervenire in una discussione con interlocutori che la pensano diversamente oppure a potenziare la sicurezza in sé, la fiducia in sé, a elaborare un’immagine positiva di sé, e via di questo passo. Come ha affermato Leopardi per il latino, "per renderlo preciso non avrebbe bastato essere nato latino, perocch’elle (ndr. : ..moltissime frasi in latino) son vaghe per se medesime e quella tal frase e la vaghezza della significazione sono per essenza loro inseparabili", la stessa cosa si può dire di molte competenze. Lo sviluppo del pensiero critico è un caso eloquente a questo riguardo. Siamo di fronte a bellissime idee, ma vaghe , imprecise, e non basta dirsi pedagogisti per capirle.

Natura polisemica delle competenze

Le competenze sono per essenza polisemiche, difficili da definire. Il caso del pensiero critico è emblematico ma si potrebbe prendere quello della capacità a risolvere i problemi, o molti altri. Questo non significa che non ci si debba occupare delle competenze, che si debba rinunciare a sviluppare strumenti per valutarle. La sperimentazione deve continuare ed è necessaria, va fatta prima di invitare tutte le scuole, tutti gli insegnanti a coltivare le competenze degli allievi e a valutarle, ossia prima di cambiare nn solo i curricoli e i livelli essenziali di prestazione, ma la scuola stessa.

 

Riprendiamo qui in una traduzione libera e non integrale il testo di McMahon [1] che non si può scaricare perché protetto da copyright.

La pedagogia per competenze

".....Tutti sostengono che si dovrebbe insegnare agli alunni e agli studenti a "pensare in modo critico", ma ho incontrato pochissimi insegnanti e responsabili scolastici (ma anche poche persone al di fuori della cerchia universitaria) che sapessero dirmi cosa si dovrebbe fare con gli studenti per formarli a "pensare in modo critico", afferma McMahon.

 

Di solito la definizione è tautologica :pensare criticamente significherebbe "insegnare ai bambini a pensare", oppure "aiutare gli studenti a acquisire abilità mentali di ordine superiore". Taluni insegnanti più attenti rispondono :"insegnare a porre domande". Ma porre domande oppure adottare il metodo socratico non è la stessa cosa che insegnare a pensare in modo critico. Come non lo è neppure, l’esercizio consistente a incitare gli studenti a definire per esempio concetti come "influenza" oppure "controllo". Questo esercizio può allenare gli studenti a riflettere sulle proprie opinioni ma non eserciterà specifiche capacità intellettuali......

Non è solo questione di memoria ma anche

"Nei miei corsi di letteratura comparata, afferma McMahon, invece di occuparmi in modo generico di educare a pensare criticamente scelgo testi e strategie pedagogiche che puntano su specifiche competenze che cerco di migliorare : il pensiero inferenziale, le deduzioni con validità predittiva, osservazioni dettagliate e comparazioni, il riconoscimento di strutture schematiche. Alleno i miei studenti a sviluppare queste capacità, a riconoscere nei testi la presenza di questi elementi.

Per quanto importanti siano, la memoria e le associazioni (tengo corsi nei quali pratico e coltivo queste competenze) sono troppo spesso trascurate nell’insegnamento in tutte le materie". Eppure la memoria e la rapidità o l’originalità nel fare associazioni, nello scoprire correlazioni, contano assai. Basta pensare a quanti testi si fa riferimento facendo affidamento soltanto sulla memoria oppure sulle associazioni e su ben poco d’altro.

"Quando mi concentro sul riconoscimento di modelli o di schemi mi servo per esempio di storie che riguardano le inondazioni come il testo biblico sull’ arca di Noé o su altri testi classici o moderni che trattano di inondazioni. Le domande che pongo si situano a tre livelli :

  • raggruppare qualsiasi passaggio di queste storie sulla base di quanto hanno in comune ;
  • distinguere queste storie l’una dall’altra estrapolando da ognuna quanto le caratterizza in modo particolare ;
  • valutare queste storie secondo criteri specifici (per esempio : realismo della scena, potenza distruttiva, moralismo, eccetera).


Di solito si finisce per scoprire che le storie di inondazioni nell’ambito mitologico riguardano l’eliminazione dello sporco, la pulizia morale e reale ; puniscono il male e ricompensano il bene, permettono una nuova partenza.

Studenti che praticano sistematicamente questi esercizi (trovare elementi comuni, separare gli aspetti distintivi, valutare i criteri di riconoscimento), alla lunga insegnano a se stessi una particolare strategia di pensare. Per insegnare la validità predittiva che è una componente dal pensare criticamente bisogna impegnarsi in una lettura passo passo di una storia o di un testo poetico-frase per frase od anche linea per linea- e porre tutta una serie di domande dopo ogni linea su quanto potrebbe succedere dopo.

La preparazione degli insegnanti

"Gli insegnanti dovrebbero essere sempre pronti a rispondere alle domande sul materiale che sarà presentato in classe, sul tipo di compiti che saranno assegnati e sul tipo di valutazione che verrà effettuata. Ma gli insegnanti dovranno anche essere preparati a rispondere in modo esatto a domande che saranno poste loro sul tipo di procedure mentali che si seguono, su come si lavora con queste procedure, su come funzionano e su come queste procedure saranno valutate. Non si può affermare che si insegna a pensare criticamente se si non delinea esattamente cosa ciò implica o comporta".

Con le competenze non si scherza. Il problema più arduo è la valutazione. Spetta all’insegnante precisare come valuterà queste componenti, ad avere idee chiare sul quadro teorico in gioco sia per spiegare agli studenti come procede, perché lavora su una determinata procedura mentale, sia per indicare come valuterà il lavoro degli studenti, le loro reazioni. Orbene, tutto questo va fatto per tutte le competenze. Si capisce a questo punto che occorre cambiare radicalmente la formazione degli insegnanti per fornire loro gli strumenti che consentano di agire con competenza sulle competenze.

[1] Daniel McMahon é preside della DeMatha Catholic High School dove insegna anche letteratura mondiale- Il suo blog é http://pulpteacher.wordpress.com