Presentazione del volume "Les élèves : connaissances, compétences, et parcours. La Documentation française, Paris, 2011" nel quale sono riuniti saggi di diversi collaboratori della Direzione della valutazione (DEPP) del Ministero francese dell’Istruzione.

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Valutazione delle competenze

Lo zoccolo comune delle competenze e delle conoscenze in Francia è definito in un decreto del 2006 con il quale si applica la riforma della scuola del 2005 la quale si prefigge per l’appunto che tutti gli studenti alla fine dell’obbligo scolastico, ossia a 15 anni, alla fine della scuola media, posseggano uno zoccolo comune di competenze e conoscenze. Il contenuto dello zoccolo comune comprende sette grandi competenze tra le quali si annovera la padronanza della lingua francese , priorità assoluta, che implica la capacità di leggere e di capire testi di varia natura, la qualità dell’espressione scritta e la padronanza dell’espressione orale nonché i principali elementi della cultura matematica, scientifica e tecnologica. Le scuole e gli insegnanti sono stati lasciati allo sbando, senza aiuti rilevanti ma con l’obbligo di attuare la legge. Sono venuti meno gli strumenti per raccogliere questa sfida. L’indagine qui presentata illustra i problemi che scuole ed insegnanti devono affrontare per conseguire l’obiettivo ambizioso fissato dalla legge in un sistema scolastico che non è affatto cambiato. Il risultato più lampante è la riproduzione delle discriminazioni sociali di fronte all’istruzione. Tutto o quasi come prima, pur dandosi da fare in buona fede per salvare capra e cavoli ossia per innovare nel rispetto della tradizione disciplinare della scuola convenzionale.

La Direzione della valutazione, della prospettiva e dei risultati scolastici (DEPP) del Ministero francese dell’educazione, della gioventù e della vita associativa ha recentemente pubblicato un volume dedicato agli studenti, alle loro conoscenze e competenze, e ai loro percorsi scolastici.

"Les élèves : connaissances, compétences, et parcours. La Documentation française, Paris, 2011.

Il volume affronta in un saggio la questione della valutazione delle competenze elencate nello “zoccolo comune delle conoscenze e competenze” che tutti gli studenti dovrebbero acquisire alla fine della scuola dell’obbligo e contiene in particolare un capitolo sull’esigenza di valutare lo zoccolo comune di conoscenze di competenze. Gli autori del saggio [1] si chiedono se ci si può fidare completamente della valutazione delle competenze scolastiche alla fine della scuola media che in Francia , lo ricordiamo, dura un anno di più che non in Italia. La valutazione delle competenze è fatta dagli insegnanti mentre ci sono prove di stato per il francese e la matematica condotte con test preparati dal Ministero dell’educazione. 

La valutazione delle competenze e i voti dei professori della scuola media non sono attendibili

L’interrogazione di un campione rappresentativo di scuole medie sulle competenze padroneggiate dagli studenti alla fine della scuola media rivela la presenza di divergenze importanti tra le dichiarazioni dei professori e i risultati dei loro allievi nei test di conoscenza. Si constata che differenti fattori, come il genere, l’età, l’origine sociale od ancora il sentimento dell’allievo di inefficacia personale (che potremmo chiamare la "stima di sé") incidono fortemente sulla variabilità dei giudizi. Quando la misura dei risultati degli studenti si basa unicamente sui voti e i giudizi sulle loro competenze dipendono solo dagli apprezzamenti personali degli insegnanti, l’equità non è garantita. 

L’equità dei giudizi non è assicurata

Secondo la legge scolastica del 2005, la padronanza dello zoccolo comune condiziona la promozione da un anno all’altro di scuola ed è una condizione "sine qua non" per conseguire il certificato di fine della scuola dell’obbligo. Il sistema scolastico dovrebbe dunque aiutare coloro che provano difficoltà a superare i vari gradini del percorso scolastico in particolare il passaggio della 5ª elementare alla 1ª media e quello dalla scuola media all’insegnamento secondario di 2º grado.

La piaga delle lezioni private

Il sistema scolastico francese prevede una gamma di interventi per aiutare gli studenti deboli ma molti studenti dichiarano di ricorrere ad aiuti esterni alla scuola (lezioni private a pagamento) o all’aiuto dei genitori per cavarsela a scuola. Dunque qualcosa non va. Uno studente su 10 si trova in questo caso 6 mesi dopo l’inizio della scuola media. Nel saggio di Daussin e collaboratori si dimostra che questa frequenza è sovente disuguale e varia a seconda delle categorie socio-professionali di origine e di altre caratteristiche della famiglia. Questa situazione non è affatto una novità ma è impressionante la proporzione degli studenti che prendono lezioni private a pagamento. Questa è una prova lampante di ingiustizia e di incompetenza del sistema scolastico anche per quel che riguarda lo sviluppo delle competenze e non soltanto quindi l’acquisizione di conoscenze disciplinari di base.


Nel sito del 3 febbraio 2012 , "Le Café pédagogique" ,che difende e diffonde posizioni tipiche del sindacalismo scolastico, ci si chiede se la valutazione per competenze sia giusta. Anche in questo sito si cita il saggio di Daussin e co. nel quale si afferma che “l’attestazione della padronanza dello zoccolo comune non è solubile nel giudizio dei professori”.

Il libretto personale delle competenze (LPC)

Il libretto personale delle competenze Accompagna ogni allievo dalla prima elementare fino alla fine della scuola media. E’ descritto in lungo e in largo nel sito in italiano nel sito dell’ADI. Siccome tutti gli studenti di scuola media in Francia hanno anche il libretto personale delle competenze (LPC) e siccome la valutazione delle competenze entra nel novero dei criteri ritenuti per attribuire il certificato di fine della scuola dell’obbligo, i ricercatori hanno comparato in un campione rappresentativo di 269 scuole medie francesi gli attestati rilasciati dai professori ai punteggi conseguiti dagli stessi studenti nei test nazionali di francese e matematica che anche in Francia vengono somministrati come prove di Stato. “Globalmente la percentuale di studenti che hanno ricevuto l’ attestato dai loro professori di padronanza della “lettura” è leggermente superiore alla percentuale di studenti che padroneggiano le competenze in lettura secondo i punteggi del test di francese (88% rispetto all’82%), ma l’analisi dettagliata di questa valutazione rivela che non si tratta degli stessi studenti”. Il 6% degli studenti che si sono visti riconoscere dai loro professori di essere competenti in lettura non lo sarebbe in base ai punteggi ricevuti nelle prove strutturate di francese (il test). In totale, il 76% degli studenti riesce sia ad ottenere la convalida della padronanza delle competenze da parte dei professori e ad ottenere un punteggio nei test corrispondente alla scala della padronanza della competenza relativa in francese e matematica. Il 12% degli studenti non padroneggiano però le competenze sulla base dei test che sono perô loro convalidate dai voti assegnati dei professori. La padronanza delle competenze è dunque attestata in modo più facile dai voti dei prof che non dai test. Ci sono dunque incoerenze tra un giudizio e l’altro. In matematica si constata lo stesso fenomeno con però una leggera differenza : i professori trovano meno allievi che avrebbero acquisito le competenze che non i test (85% rispetto al 90%). In questo caso il giudizio dato dai professori sulla padronanza delle competenze di tipo matematico sarebbe più severo che non il giudizio dato sulla padronanza delle competenze in lettura. In altri termini, esiste una discrepanza tra il giudizio o l’attestato dato dei professori sulla padronanza delle competenze in letture e matematica e il giudizio che ne deriva dal punteggio conseguito nelle prove strutturate rispettive. Ci si può a questo punto chiedere se uno studente può ottenere il riconoscimento di possedere lo zoccolo comune di conoscenze e competenze senza padroneggiare le competenze in base ai punteggi conseguiti nel test. E’possibile che nella decisione degli insegnanti favorevole a riconoscere il possesso dello zoccolo entrano in gioco altri aspetti come il comportamento dello studente ed altre variabili locali connesse alla vita dell’istituto.


Chi è svantaggiato nella valutazione delle competenze ?


Ci si può dunque fidare del giudizio dei professori per attestare la padronanza di una competenza ? Questa è la domanda fondamentale che occorre porsi e che si pone quando si ha a che fare con la questione della valutazione delle competenze che come ben noto a tutti è un problema estremamente complicato da risolvere. Un conto è parlare di competenze ma un conto è attestarne la padronanza e 1’ acquisizione. Dai risultati forniti dai ricercatori si deve desumere che gli indicatori nazionali di risultato in materia di competenze non sono affidabili, come non lo sono i voti dei professori.

Ricordiamo qui che lo zoccolo comune è declinato in 7 competenze le quali a loro volta sono suddivise in svariati settori costituiti da parecchi tempi. Per i professori si trattava di indicare se lo studente padroneggia i settori, le competenze e per concludere l’ insieme dello zoccolo.

Come si convalidano le competenze ?

L’analisi dei dati raccolti lascia perplessi e solleva due tipi di domande :

-la 1ª, su come si convalidano le compete nella procedura adottata dalle scuole per attestare la padronanza dello zoccolo comune di competenze. In via sussidiaria si tratta di sapere se si possono convalidare le competenze a partire dai criteri di giudizio dei professori senza correre il rischio di nuocere all’equità di trattamento degli studenti ?
-La 2ª, su come si possa ridurre la variabilità dei giudizi dei professori con un uso più oculato delle prove strutturate ? È necessario indubbiamente disporre di prove strutturate ossia di utilizzare i test ma è estremamente complicato rendere oggettivi i criteri di valutazione delle competenze. Questo è il problema.

Ingiustizie larvate : il voto non numerico non le abroga

Gli studenti che dichiarano di considerarsi “buoni allievi” hanno maggiori probabilità di ottenere 1’ attestato di padronanza delle competenze che non gli allievi che invece ritengono di essere “pessimi allievi”. Questo fa pensare che la stima di sé giochi alquanto nell’attribuzione dell’attestato di competenze acquisite. L’indagine dimostra però anche che ci sono gruppi di studenti che sono più penalizzati gli altri. “Questo il caso dei ragazzi i quali hanno meno probabilità di ricevere 1’ attestato di padronanza delle competenze che non le ragazze, a punteggi e caratteristiche prestabilite ed uguali, sia in francese che in matematica. La stessa situazione sfavorevole si osserva per gli studenti in ritardo, ossia per gli studenti per esempio per i ripetenti e per coloro che sono stati bocciato in precedenza, come pure per gli studenti il cui responsabile è operaio, pensionato o senza nessuna attività.


Sorprendente ?


Questi risultati non sorprenderanno affatto i valutatori i quali da tempo attirano l’attenzione sui limiti della valutazione numerica, ossia sui voti assegnati dai professori o dagli insegnanti. In Italia, grazie i lavori recenti dell’INVALSI a questa divergenza è stato dato un ampio risalto. Ma non è il caso di meravigliarsi più di quel tanto, benché le prove addotte che oggettivano comportamenti costanti nelle varie macro-aree geografiche siano benvenute. 

Ciò che però è alquanto interessante è un altro aspetto, ossia la riproduzione delle divergenze nei giudizi degli studenti che si constata con il nuovo metodo di valutazione delle competenze come per esempio quello attuato in Francia mediante il libretto personale delle competenze. le discriminazioni sociali di fronte all’istruzione non scompaiono, anzi riappaiono sotto altre spoglie. I voti non sono giusti. La valutazione delle competenze neppure, anche quando il libretto delle competenze è riempito in modo serio come succede nelle scuole medie nelle quali la DEPP è intervenuta.


Che cosa si valuta dunque ?


In un altro saggio contenuto nel documento pubblicato dalla DEPP si svolge un’analisi del posto e del ruolo tenuti dalla scrittura e dall’oralità nella scuola media. [2] Quest’analisi sul posto e gli obiettivi assegnati ai testi scritti e all’oralità[Ossia la capacità ad esprimersi correttamente, ad esporre oralmente quanto si è appreso oppure a intervenire in modo appropriato nelle discussioni]] dai professori della scuola media mette in gioco le rappresentazioni che i professori hanno dell’importanza della scrittura e della comunicazione orale a scuola. L’indagine rivela che la rappresentazione degli obiettivi pedagogici di queste competenze, quella più importante per la scuola essendo, va da sé, la padronanza della scrittura, varia moltissimo da una disciplina all’altra all’interno della stessa scuola media e ancor di più da una scuola media all’altra. Per la maggioranza dei professori di scuola media in Francia la pratica della scrittura in classe serve soprattutto a “serbare traccia delle lezioni”, ma c’è un’eccezione rilevante. Per i professori di francese, ossia della lingua materna, la scrittura serve “a sviluppare il pensiero”. [3] Questo obiettivo è contestato dei professori di lingue e di fisica con una varianza da 1 a 5 (per le lingue).

Dunque non tutti gli insegnanti nella scuola la pensano allo stesso modo per quel che riguarda l’importanza di alcune competenze chiave come quella della padronanza della scrittura oppure quella della capacità ad esprimersi.


Quest’indagine non diminuiscono affatto l’interesse dell’approccio per competenze ma mostrano ancora una volta i limiti dell’adozione dello zoccolo comune di competenze nelle scuole medie in Francia. L’impulso verticistico e burocratico per adottare l’approccio per competenze è fin qui fallito. Non è bastata l’imposizione del libretto personale delle competenze per generalizzare una pedagogia imperniata sullo zoccolo comune. Le scuole e gli insegnanti si sono arrabattati per salvare capra e cavoli, ossia per amalgamare alla meno peggio un approccio per competenze ed uno disciplinare, senza per altro riuscirci, come lo dimostra quest’indagine della DEPP. Non poteva essere che così perché il problema da risolvere è assai complesso e senza risorse gli insegnanti e le scuole non sono in grado di risolverlo. Il risultato però è drammatico perché la teoria dello zoccolo comune come è stata fin qui impostata sfocia finalmente nella costruzione di disuguaglianze che avranno un impatto sul conseguimento o meno del certificato di fine della scolarità obbligatoria.

A quest’indagine se ne possono aggiungere molte altre che hanno dimostrato le ambiguità della valutazione delle competenze dello zoccolo comune. Esse rivelano tra l’altro che le culture disciplinari dei professori generano percezioni totalmente diverse delle competenze di base. Occorre quindi percorrere ancora molta strada prima di sincronizzare le rappresentazioni dei professori della scuola media e ci vorrà ancora del tempo prima di affrontare metodi meno precari di valutazione che attestano la padronanza delle competenze fondamentali alla fine della scuola dell’obbligo. Probabilmente tutto questo succederà quando il sistema scolastico attuale con le sue tradizioni e le sue modalità di funzionamento sarà scomparso e sarà sostituito da un sistema scolastico del tutto diverso.

[1] Jeanne-Marie Daussin, Thierry Rocher, Bruno Trosseille : L’attestation de la maîtrise du socle commun est-elle soluble dans le jugement des enseignants ?

[2] Catherine Régnier : La place et le rôle de l’écrit et de l’oral au collège

[3] A construire sa pensée