Resoconto delle relazioni presentate nella sessione intitolata "Curriculum Theory: Dead Man Walking? An International Dialogue " (A che punto si trova la teoria sui curricoli? A un punto morto?) organizzata nell’ambito del convegno dell’AREA 2010 a Denver, Colorado,il 3 maggio 2010

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In Italia il termine "curricolo" è poco usato e spesso lo si confonde con "programma d’insegnamento". Orbene , i due concetti sono diversi. La teoria dei curricoli sembra in agonia, ma in realtà ciò è assai improbabile perché la questione è assai antica ed ha accompagnato lo sviluppo della scolarizzazione. Verosimilmente, più che di agonia si dovrebbe parlare di cambiamento di paradigma teorico, come lo si può dedurre dal confronto internazionale svoltosi nell’ambito del convegno dell’AERA. I sistemi scolastici si riappropriano dei curricoli e tentano di neutralizzare l’ingerenza politica nella costruzione dei curricoli. Ci si può a questo punto chiedere se questo atto di auto-referenzialità permetterà ai sistemi scolastici di sopravvivere e alla teoria dei curricoli di ritrovare nuova lena.

A che punto si trova la teoria sui curricoli ? A un punto morto ?  [1]

La ricerca scientifica sui curricoli in Italia è poco praticata ed è pressoché sconosciuta, mentre sul piano internazionale da decenni si svolgono incontri e si pubblicano studi sul curricolo.Si veda a questo riguardo l’articolo pubblicato nel sito dell’ADI intitolato "Curriculum chi era costui ? " (clicca qui , in italiano) e il carteggio consacrato a questa questione nel sito dell’Istituto Nazionale francese di ricerca sulla scuola (INRP) [2].

 

Le iniziative descritte in queste relazioni sono la manifestazione della presenza di una comunità scientifica di specialisti dei curricoli scolastici , che analizzano la composizione e l’ evoluzione del sapere scolastico, nonché le teorie che concorrono alla sua costituzione. 

La ricerca scientifica sui curricoli scolastici affonda le radici nella storia delle teorie dell’apprendimento e dell’organizzazione del sapere come pure nell’educazione comparata. In questo secondo filone, un ruolo rilevante l’hanno svolto le indagini internazionali comparate dell’ IEA ("International Association for the Evaluation of Educational achievement") che hanno fissato i paletti di una teoria dei curricoli particolarmente feconda con la classica distinzione tra :

  • curricolo legale o ufficiale ;
  • curricolo insegnato ;
  • curricolo realizzato.

Ultimamente, un nuovo concetto è stato aggiunto a questa trilogia, quello di curricolo valutato. Quest’arricchimento è in parte un effetto secondario dell’indagine Pisa dell’OCSE che ha posto sul tappeto la mancanza di coerenza tra le prove strutturate utilizzate nelle indagini internazionali sul profitto scolastico e i curricoli scolastici. Non tutto quanto si realizza nelle scuole è valutato e i test di valutazione dei risultati scolastici prendono in considerazione soltanto una parte dei curricoli realizzati nelle scuole. In generale ci si lamenta perché i test non concordano con i curricoli, né con quelli ufficiali, che esistono sulla carta, né con quelli realmente svolti nelle scuole. 

Questa discordanza ha indotto l’ OCSE a costruire un test che valuta le conoscenze e le competenze dei quindicenni (indagine PISA) senza tenere conto dei curricoli per misurare non quanto si impara a scuola bensì quanto si dovrebbe conoscere a quindici anni per integrarsi nelle società contemporanee e diventare cittadini a pieno titolo.

La sessione sulla teoria dei curricoli è stata organizzata da uno degli specialisti mondiali della teoria dei curricoli, il professor Walter Doyle, dell’Università dell’Arizona ( wdoyle@u.arizona.edu). Scopo dell’incontro era quello di discutere lo stato attuale della teoria dei curricoli, poiché da anni si afferma che il campo di curricoli è moribondo. Questa prognosi è falsa oppure è veritiera ? Esiste un comune denominatore tra le varie teorie curricolari ? La sessione è stata pure l’occasione per rendere omaggio al redattore capo della rivista " International Journal of Curriculum Studies" Jan Westbury (westbury@illinois.edu) che è andato in pensione dopo avere diretto per due decenni la rivista che è stata uno strumento formidabile di riflessione sull’organizzazione e lo sviluppo del sapere scolastico.

Doyle ha aperto il dibattito invitando i presenti a prendere in considerazione le relazioni tra curricolo e il lavoro in aula, ha cioè spostato totalmente la riflessione dall’ambito nel quale di solito si colloca sul piano internazionale per prendere in considerazione unicamente il curricolo realizzato, ossia quanto gli insegnanti riescono a fare con le loro classi, nelle aule. Questo tipo di ricerche è molto difficile da svolgere : uno dei testi fondamentali a questo riguardo è la pubblicazione di Westbury e Ballack, 1971 : Research into classroom processes.

Il lavoro in aula

Per Doyle il campo d’indagine più promettente all’ora attuale è costituito dall’analisi scrupolosa del lavoro svolto in classe, ossia del modo con il quale gli insegnanti interpretano il curricolo, lo traducono in pratica e lo svolgono. Da questo punto di vista ci si deve chiedere cosa vuol dire scrivere un curriculum e effettuare connessioni e associazioni tra un’esperienza con un particolare contenuto come quella dell’insegnante che svolge un programma d’insegnamento e i risultati scolastici che l’insegnante si aspetta dal suo lavoro. Il curricolo non è più solo una teoria ma è un’interpretazione degli scopi che si vogliono conseguire svolta dagli insegnanti, un’analisi del valore che si attribuisce al potenziale educativo dei contenuti che si insegnano o si trattano o si scoprono in classe.

Doyle ha proposto una nuova distinzione dei discorsi sui curricoli :

  • il livello astratto, socio-politico, che stabilisce la connessione tra scolarizzazione e le esigenze o aspettative della società ;
  • il livello analitico o tecnico che si ritrova nel curricolo come strumento che guida l’insegnante o è usato per l’insegnamento ;
  • il curricolo applicato, ovverosia quanto le scuole realmente insegnano.

Non esiste un solo quadro teorico di riferimento per i curricoli

Doyle sostiene che non esiste un unico quadro di riferimento teorico per l’organizzazione dei curriculi poiché il curricolo è un fenomeno ambiguo in quanto è sempre un’ interpretazione di un contenuto effettuata simultaneamente a tre livelli. Non c’è una singola, unica teoria curriculare in grado di cogliere e di unificare tutti e tre livelli. Le teoria curriculare odierna non può essere che una collezione di quadri di riferimento teorici. L’elemento prioritario da sviluppare è dunque l’interpretazione dei curricoli fatta dagli insegnanti in classe più che la formulazione stessa dei curricoli, che spesso è un esercizio retorico di teoria politica. 

La ricerca scientifica sui curricoli deve imporsi come compito principale quello di realizzare le molteplici declinazioni dell’interpretazione dei contenuti curricolari osservata nel lavoro in aula. Le fabbricazione dei curricoli è diventata una faccenda molto complicata perché è incrostata negli scenari della responsabilizzazione (accountability), che limitano la libertà di scelta a livello locale e paradossalmente l’autonomia delle scuole.

I curricoli in Cina : una vicenda plasmata dalla politica

La sessione ha avuto il pregio di esplorare queste questioni confrontando il punto di vista americano con quello di relatori internazionali tra i quali una specialista cinese dei curricoli ,Yuzhen XU (Beijing), che ha analizzato l’evoluzione dei curricoli scolastici in Cina a decorrere dai primi decenni del Novecento [3] (yuzhen6@hotmail.com). La sua è stata una lezione magistrale sul ruolo della politica nella costruzione del sapere scolastico.

Agli inizi del Novecento, in Cina, il punto di riferimento per il curricolo scolastico era John Dewey il cui volume pubblicato nel 1902, "The Child and the Curriculum", è stato all’origine degli studi sui curricoli in Cina. Le traversie politiche del Novecento hanno messo in disparte Dewey, sostituito da testi di autori sovietici fino alla rinascita degli studi sui curricoli nella Cina contemporanea.

 

L’indagine PISA sotto accusa

Stefano Tommaso Hopmann (stefan.hopmann@univie.ac.at) dell’Università di Vienna ha sottolineato l’importanza nonché la necessità di passare da una ricerca astratta sui curricoli a una ricerca nella scuola e imperniata sul lavoro in aula degli insegnanti. Hopmann ha contestato le tendenze vigenti negli studi sui curricoli, facendo allusione soprattutto ai lavori in corso in Germania ed ha criticato aspramente l’impostazione dell’indagine Pisa i cui test non tengono affatto conto né dei curricoli ufficiali né di quelli insegnanti.

La chiave di volta dei curricoli : gli insegnanti

Hopmann è stato il portavoce di una posizione alquanto demagogica che ha però molto seguito nella comunità scientifica che si occupa di scuola sia in Europa che in America, quella che ritiene gli insegnanti la chiave di volta della scolarizzazione. La salvezza verrebbe dagli insegnanti ed è soltanto studiando quanto svolgono gli insegnanti che si giungerà a capire come funzionano le scuole, come si forgiano i curricoli, come va concepita la formazione degli insegnanti. 

Le scuole di per sé funzionerebbero bene, non hanno nessuna necessità di curricoli imposti dall’esterno o da un ente centrale sia questo un ministero oppure un dipartimento o un ufficio regionale. Questo populismo è condiviso da una larga maggioranza di insegnanti e di ricercatori ostile alle impostazioni positiviste e empiriche della ricerca scientifica. 

La missione da propagandare per la ricerca scientifica sui curricoli è la salvaguardia della scuola di base, oggigiorno minacciata e ignorata dalle tendenze dominanti delle politiche dell’educazione e della ricerca scientifica, le quali sono ossessionate dalla misura dei risultati e dall’imposizione dell’ obbligo di rendere conto di quanto accade nelle scuole (accountability).

[1]  "Curriculum Theory : Dead Man Walking ? An International Dialogue "

[2] Institut National de Recherche Pédagogique] (clicca qui, in francese)

[3] Rethinking Chinese Curriculum Studies, 1949–2009