Resoconto dell’indagine sull’esperienza di adozione dei computers nelle scuole del Dipartimento francese delle Lande (regione di Bordeaux), dove si distribuisce ogni anno un computer personale a ogni allievo del terzo e del quarto anno di scuola media.

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Francia: prestare un computer ad ogni studente

Bando alle illusioni: non sarà facile cambiare il sistema scolastico. Anche questa volta, l’impianto scolastico tradizionale la sta spuntando nonostante le potenzialità offerte dall’informatica e da Internet per cambiare passo e permettere a tutti gli studenti, anche a quelli provenienti dai ceti meno abbienti, di accedere alla cultura e di riuscire a scuola.

"Un computer per ogni studente di scuola media" 

 

In Francia, il Dipartimento delle Lande (Aquitania, regione di Bordeaux), a maggioranza socialista, ha promosso una delle esperienze più ampie di utilizzazione dei computer nella scuola media. L’operazione "un computer per ogni studente di scuola media" è stata avviata nel 2001 in tre istituti scolastici ed è stata generalizzata nel 2002 in tutte le classi di terza media dei 34 istituti scolastici del dipartimento. Attualmente, tutti gli studenti di terza e di quarta media (la scuola media in Francia dura quattro anni ma è unica come in Italia), nonché tutti i professori, ricevono in dotazione, all’inizio di ogni anno scolastico un computer portatile di cui possono disporre liberamente durante tutta la durata dell’anno scolastico. Il computer può essere portato a casa e essere usato per fini personali, ma deve essere restituito alla fine dell’anno scolastico, come si fa con i manuali.

Lo scorso anno è giunto il momento di effettuare un bilancio dell’esperienza. A questo scopo, uno dei più seri e più importanti istituti francesi di sondaggio dell’opinione pubblica, la SOFRES, ha realizzato in ottobre e novembre 2008 in tutte le scuole medie del dipartimento un’indagine a tappeto su richiesta dal consiglio generale( più o meno l’equivalente di una giunta) delle Lande, che ha finanziato l’ intera operazione. Il tasso di risposta all’indagine è stato più che soddisfacente. Al sondaggio hanno risposto10.261 studenti, pari al 76% della popolazione studentesca coinvolta nell’esperienza, il 56% dei professori, il 55% dei genitori e il 77% dei dirigenti e del personale ATA. La stragrande maggioranza degli studenti (il 90%) ha risposto on-line, mentre la maggioranza dei professori (il 63%) ha risposto con il questionario cartaceo. I risultati sono stati presentati a fine agosto di quest’anno in una conferenza stampa da Pierre-Louis Ghavam, responsabile delle nuove tecnologie nella giunta del Dipartimento.

Le resistenze interne alla scuola

L’indagine ha rivelato che poco più della metà dei professori (il 57%) dichiara di utilizzare il computer in almeno una lezione su due, ma poco meno della metà dei professori (il 45%) ritiene che questo strumento offre nuove possibilità d’insegnamento. "Il computer non modifica le pratiche pedagogiche, i professori se ne servono per riprodurre pratiche comprovate tradizionali d’insegnamento e per replicare le lezioni cattedratiche" ha commentato Pierre-Louis Ghavam, responsabile delle nuove tecnologie nella giunta del Dipartimento delle Lande.

 

Il 90% dei professori dichiara di essere soddisfatto dell’operazione. La stessa proporzione (90%) si riscontra tra i genitori. Tre insegnanti su quattro giudicano il computer portatile utile perché permette di ridurre la frattura digitale tra categorie sociali diverse di studenti e quindi di rendere la scuola un poco meno ingiusta. Inoltre, i professori pensano che il computer personale aiuta a prepararsi alla vita professionale, permette di ipotizzare uno sviluppo economico più dinamico dell’attuale perché servirebbe per formare una manodopera competente nell’uso di nuove tecnologie. Purtroppo, soltanto tre professori su 10 ritengono che il computer sia utile per l’apprendimento. Soltanto un professore su 10 accetterebbe di perdere il proprio computer ma il 56% accetterebbe che gli studenti non ne posseggano affatto! I professori se ne servono soprattutto per mostrare, con un video proiettore, immagini o spezzoni di film (clips). Il computer è utile ed è pratico a condizione di non sovvertire il rapporto pedagogico tradizionale.

Uso dei computer in classe

Nel primo decennio del 21esimo secolo l’uso dei computer in classe è ancora balbettante. L’uso del computer tre professori varia ovviamente in funzione dell’anzianità. Non sono però i professori più giovani quelli che utilizzano di più il computer nell’insegnamento ma i professori sperimentati, ossia quelli che hanno acquisito con il tempo una padronanza del mestiere. Gli insegnanti prossimi al pensionamento sono meno disposti a servirsi del computer. Il 24% dei professori non si serve mai del computer in classe e il 54% non utilizza mai Internet in classe. L’uso del computer nelle Lande nell’insegnamento è piuttosto ridotto nonostante la disponibilità dello strumento, che tutti ricevono: grosso modo un insegnante su due. Questa proporzione è ritenuta elevata rispetto a quanto si pratica nel resto della nazione, secondo esperti francesi.

La realtà è ottusa

In un articolo pubblicato il 27 agosto scorso dal quotidiano francese "Le Figaro" , la giornalista Natacha Polony, commentando i risultati dell’indagine, afferma che il computer non è riuscito a entrare nella scuola. Questo articolo ha suscitato grande scalpore negli ambienti scolastici francesi transalpini, in particolare tra i moltissimi militanti che si danno da fare, nonostante la carenza di risorse, per adattare le nuove tecnologie della comunicazione all’ambiente scolastico, per inventare una didattica nuova che sfrutti al meglio le potenzialità offerte da Internet e dal computer e per diffondere nuove pratiche d’insegnamento. Secondo " Le Figaro", i risultati dell’esperienza svolta nel Dipartimento delle Lande non sono convincenti. Dalle risposte al sondaggio attuato dalla SOFRES tra gli studenti e i professori risulta che il computer personale è poco utilizzato per apprendere e per insegnare. L’esperienza condotta nelle Lande, costata tra l’altro al Dipartimento circa 45 milioni di euro, costi di funzionamento esclusi, è significativa. Infatti, si ha qui a che fare con un test su vasta scala che ha portato a galla la presenza di un diffuso scetticismo e di forte resistenze nelle scuole, soprattutto tra i professori e i dirigenti, di fronte alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Le mentalità sono ben lungi dall’essere ben predisposte a un cambiamento della didattica e dell’organizzazione dell’insegnamento.

Secondo la giornalista, i problemi nascono soprattutto dal fatto che le classi, nelle scuole medie, sono molto eterogenee e che i professori non sono preparati a gestire un insegnamento personalizzante e differenziato. Il computer non è in causa, ancorché come tale richieda una rappresentazione della professione del tutto diversa di quella imperante pochi decenni fa, una organizzazione della classe di nuovo tipo, una gestione della scuola inedita, ossia un insieme di fattori che per ora sono del tutto carenti nella politica scolastica e nelle pratiche pedagogiche.

Constatazioni desolanti

La prima constatazione è desolante: i preadolescenti si servono nella proporzione dell’80-90% del computer per attività ludiche, anche perché solo sei professori su 10 non danno compiti da svolgere a casa. Gli studenti dichiarano che si servono del computer per giocare a scuola, oppure per scaricare musica e film pornografici. Il codice etico che devono sottoscrivere all’inizio dell’anno scolastico che ingiunge loro di rispettare determinate regole d’uso del computer, è del tutto caduco e non rispettato. Gli studenti non svolgono molte ricerche su Internet. Non sanno farle perché nessuno ha insegnato loro come farle. Secondo il responsabile delle nuove tecnologie della Giunta delle lande, "nessun professore si ritiene responsabile dell’educazione all’informatica, nessun professore si preoccupa di analizzare le fonti d’ informazione degli studenti quando svolgono un compito a casa. Non è con un’ora passata di tanto in tanto nel centro di documentazione della scuola per chiedere aiuto al documentalista che si acquisisce una disciplina e una padronanza dello strumento di ricerca e di informazione che è Internet".

Ancor più sorprendente è però il discorso dei professori sull’uso pedagogico delle nuove tecnologie. Solo il 45% ritiene che lo strumento offra nuove possibilità di insegnamento. I più entusiasti sono i professori delle materie meno nobili, alle quali è consacrato poco tempo nell’orario scolastico settimanale, come per esempio la musica, il disegno oppure le scienze. Come se le materie tradizionali possano fare a meno del computer.

Cocciutaggine e sordità degli studenti secondo i professori: la colpa è sempre degli altri

"Il principale problema è la padronanza del francese, ossia della lingua usata a scuola" affermano i professori interrogati. Gli studenti odierni non ascoltano quanto si dice loro, fanno finta di capire, ma non capiscono le istruzioni date loro. I computer non c’entrano. I professori che militano per una diffusione dei computer nelle scuole riconoscono che lo strumento permette ora di passare il tempo con molte attività ludiche ma deplorano anche la conoscenza superficiale che gli allievi hanno delle applicazioni e della navigazione su Internet nonché l’uso sistematico della procedura "copiare-incollare".



Più di un professore su due ritiene che il computer complica i compiti di gestione e di sorveglianza degli studenti (il 55%), deplora che lo strumento serva troppo per giocare e troppo poco per lavorare (52%). In media, meno di un insegnante su due (40%) dichiara di avere chiesto agli studenti di servirsi del loro computer nel corso delle due settimane precedenti l’indagine. Gli studenti, per conto loro, danno una risposta diversa che contraddice l’informazione fornita dai professori. Le sollecitazioni sarebbero molto meno frequenti di quanto i professori affermano. Solo il 25% degli studenti dichiara di essersi servito del computer nello stesso periodo. Inoltre, l’indagine rivela anche che Internet è raramente usato in classe.

Quali le ragioni di questo bilancio a mezza tinta?



L’esperienza delle Lande insegna che ci sono in Francia potenti poli di resistenza contro l’adozione delle nuove tecnologie nella scuola. Quando si chiede agli insegnanti delle Lande perché utilizzano poco o male l’informatica, le risposte dei professori mettono tutti in causa la forma pedagogica: si ha paura di perdere tempo, di perturbare le lezioni, di perdere il controllo delle classi, dell’indisciplina. Non si vede l’interesse pedagogico dell’utilizzazione del computer o di Internet. Il computer portatile e Internet non sono percepiti dai professori come realmente indispensabili per le materie che insegnano. La maggioranza dei professori non riesce a immaginare come questi strumenti possano essere utilizzati nelle lezioni. La loro formazione non li ha preparati a questa creatività.


 
Le nuove tecnologie dell’informazione sono efficaci


Moltissime ricerche scientifiche europee e internazionali hanno dimostrato che le nuove tecnologie motivano gli studenti e li incoraggiano a diventare autonomi e a collaborare tra loro. Recentemente, un’indagine svolta in Inghilterra dal BECTA sottolinea il fatto che le nuove tecnologie permettono d’avanzare più rapidamente a scuola nello svolgimento del curricolo e stimolano gli insegnanti a collaborare tra loro.

Un’altra ricerca, realizzata da nel 2006 in Germania da Stephen Machin, Sandra Mc Nally e Olmo Silva per il "Forschungsinstitute zur Zukunft des Arbeit (IZA)"   giunge alle stesse conclusioni: "Abbiamo la prova di un impatto positivo dell’investimento nelle nuove tecnologie sui risultati scolastici nelle scuole primarie" scrivono gli autori che hanno comparato gli investimenti delle scuole nelle nuove tecnologie con i risultati conseguiti in una gamma di di prove strutturate per alunni della fine della scuola primaria.

Infine, in un documento recente del Dipartimento americano dell’educazione si ribadiscono le stesse conclusioni: una lezione impostata con le nuove tecnologie permette di conseguire risultati migliori che non una lezione tradizionale prevalentemente orale sotto forma di insegnamento cattedratico: "In media, studenti posti in condizione di apprendimento online conseguono migliori risultati che non quelli che ricevono un insegnamento cattedratico" [1].

Le nuove tecnologie sono particolarmente efficaci per l’apprendimento della comprensione della lettura e per l’apprendimento della scrittura, contrariamente a quanto in genere si ritiene negli ambienti pedagogici e non solo in questi. Una ricerca condotta in Francia da Jean Heutte, pubblicata nella rivista francese "Spirale", dimostra che gli alunni abituati a servirsi dell’informatica imparano a leggere più in fretta, leggono più rapidamente (un guadagno del 15%), e capiscono meglio degli altri quello che leggono [2]

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Cultura contro cultura scolastica


Le nuove tecnologie offrono altri vantaggi alla scuola: permettono di accedere direttamente alla cultura perché questa è ormai tutta o quasi totalmente masterizzata (o digitalizzata). Internet è senza dubbio il principale vettore culturale contemporaneo. Il rifiuto di servirsi di Internet a scuola non fa altro che approfondire ulteriormente il fossato tra cultura e cultura scolastica, preferendo la seconda alla prima.In questo modo la scuola entra in un vicolo cieco, del tutto sterile e forse, peggio, molto probabilmente anche mortale.

 

 

[1] “On average, students in online learning conditions performed better than those receiving face-to-face instruction”

[2] HEUTTE Jean "Influence de l’habituation à l’usage de l’outil informatique sur l’apprentissage et les résultats scolaires d’élèves du cycles 3 de l’école primaire" - Spiral-E 2008 (31-47)