Presentazione di un articolo pubblicato nel blog "Education Nation" della NBC News

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Dai curricoli disciplinari alle competenze

Nello scenario della scuola di domani i curricoli saranno imperniati sulle competenze e non più sulle discipline le cui radici affondano nell’università medioevale. Si è entrati in un fase di mutazione profonda dei curricoli ma per ora non se ne vede la fine e nemmeno si capisce in che direzione si va. Molte esperienze sono in corso, talune sono del tutto deliranti, altre invece sono promettenti. In quest’articolo se ne descrivono due in atto negli USA che lasciano intravvedere piste di sviluppo della scuola del domani.

Cosa è un insegnamento basato sulle competenze ?

Libera rielaborazione di un articolo di Nick Donohue pubblicato nel blog della NBC "Education Nation" il 13 febbraio 2013. L’originale in inglese può essere letto cliccando qui. [1]

 

Ripensare i curricoli scolastici

È ormai giunta l’ora di ripensare i curricoli scolastici e di concepire una scolarizzazione diversa da quella tradizionale, personalizzata come si usa dire oggigiorno, in grado di impegnare in maniera convincente gli studenti. Sul piano internazionale ci sono tentativi svariati per avviare un insegnamento non più imperniato su programmi disciplinari da svolgere sull’arco di un anno, ma la transizione da un insegnamento curriculare ad uno per competenze non è affatto facile. Per la maggior parte degli insegnanti risulta molto più facile e rassicurante avere come punto di riferimento un programma da realizzare e che indirizzi l’insegnamento che fare a meno "tout court" di un programma e di lavorare sulle competenze da sviluppare negli studenti. La promozione pertanto di un insegnamento basato sulle competenze non può ridursi ad una rivendicazione retorica, ad un ennesimo discorso pedagogico zeppo di belle parole ma privo di consistenza. Si tratta infatti di ribaltare interamente la scolarizzazione, di sviluppare nuovi test, di rendere possibile l’apprendimento in qualsiasi luogo ed in qualsiasi momento. L’insegnamento per competenze implica un uso flessibile del tempo che permette agli studenti di progredire secondo il proprio ritmo e di apprendere qualcosa di nuovo dopo avere fatto la prova di padroneggiare un determinato insieme di conoscenze. Tutto ciò richiede probabilmente la messa a punto di standard di conoscenze, ciò che appunto succede in questo momento in diversi sistemi scolastici.

Che cosa ciò significa realmente ?

Nel modello di scolarizzazione attualmente in vigore, gli studenti passano da una classe all’altra dopo avere dimostrato di padroneggiare un nucleo minimo di conoscenze disciplinari. La promozione da una classe all’altra esige la verifica da parte degli insegnanti della padronanza da parte degli studenti di questo nucleo minimo di conoscenze : non si avanti se non si sanno le tabelline o se non si svolgono divisioni con i numeri decimali. Il passaggio da un anno di scuola all’altro è ritmato da queste tappe, da queste verifiche. Orbene, decenni di indagini scientifiche sugli apprendimenti nonché l’accumulazione di un sapere ancestrale nel corpo insegnante hanno dimostrato che gli studenti crescono, si sviluppano ed apprendano a ritmi differenti. Nonostante questa evidenza, i programmi scolastici sono uguali per tutti, tutti gli studenti sono costretti ad avanzare secondo lo stesso passo e di accedere ad apprendimenti sempre più specifici e perfezionati sulla base di principi quanto mai traballanti. È come se si tentasse di costruire una casa sulla sabbia. Ma è proprio questo che succede nella maggioranza dei sistemi scolastici odierni e tutti si estasiano di fronte ai sistemi scandinavi per esempio che invece funzionano in base al semplice buon senso e alle prove accumulate da tempo sul modo d’apprendere a scuola e fuori dalla scuola dei bambini e dei giovani.

Standard

Un sistema di scolarizzazione impostato sulle competenze invece richiede che gli studenti rispettino standard ben precisi prima essere autorizzati a compiere il passo successivo. Questi passi si chiamano “competenze” oppure “obiettivi di prestazione”. Gli studenti devono dimostrare di avere appreso in maniera autentica e significativa, non soltanto quanto è valutato con le prove strutturate, ma ben altro, ossia un modo di essere, una comprensione che consenta di passare al livello seguente, un modo di pensare, una sicurezza nei ragionamenti richiesti per apprendere un altro elemento. Si avanza nell’apprendimento scolastico quando si è pronti pronti, a un momento qualsiasi dall’anno scolastico. Questa concezione dunque non solo vanifica il concetto di “programma scolastico” ma anche quello del “ritmo scolastico”, di “calendario scolastico”. Uno studente può dimostrare di avere appreso e di padroneggiare le conoscenze che costituiscono un insieme di competenze ad un qualsiasi momento della sua esistenza e quindi di presentarsi alle prove previste per verificare la presenza di questa padronanza quando si sente pronto Taluni studenti lo faranno presto, altri vi arriveranno più tardi. Il ritmo d’apprendimento non può essere identico per tutti e non può essere imposto dal gruppetto di testa. Non dovrebbe più succedere quel che capita oggigiorno ossia di impostare gli apprendimenti secondo un ritmo unico per tutti.

La licenza di guida

Per illustrare questa novità del tutto sovversiva del modello di scolarizzazione sin qui in auge, l’autore dell’articolo propone un confronto con un caso estraneo a quello scolastico : il conseguimento della la licenza di guida. Per ottenere la patente di guida si deve essere in grado di dimostrare di saper svolgere determinate operazioni quando si prende in mano il volante e si avvia il motore. La definizione di successo in questo caso è basata su comportamenti misurabili, verificabili e sensati come per esempio fermarsi ad un semaforo rosso, dare la precedenza ai veicoli che arrivano da destra, ripartire dopo essersi fermati su una strada in ascesa, e non dipende dal tempo che si passa seduti dietro al volante. Infatti, ci sono apprendisti conducenti che superano l’esame di licenza al primo colpo ed altri invece che devono ripetere più volte l’esame prima di dimostrare di essere in grado di padroneggiare l’ insieme di manovre indispensabili per condurre un veicolo senza mettere in pericolo né la propria esistenza né quella degli altri conducenti.

 

Flessibilità

A questo punto la questione ovvia da porre è la seguente : perché nel sistema scolastico pubblico non si adotta un criterio analogo di promozione impostato sulle prestazioni o le competenze che si acquisiscono e non sul tempo passato seduti sui banchi di scuola ?

A differenza del modello di scolarizzazione tradizionale strutturato secondo calendari scolastici rigorosamente uniformi per classi di età come se si trattasse di un servizio di leva, l’insegnamento per competenze per essere applicato esige una grande flessibilità nell’impostazione dei ritmi scolastici. L’apprendimento infatti non è dettato da orari naturali ma da criteri d’apprendimento che sono stati esplorati assai bene quasi un secolo fa da Jean Piaget.

Modalità alternative di organizzazione della scolarizzazione

È quindi più che mai opportuno autorizzare l’impostazione di modalità di scolarizzazione alternative nell’ambito del servizio pubblico scolastico, per esempio offrire la possibilità a studenti che non ce l’hanno fatta ad apprendere lo zoccolo comune di conoscenze e competenze o che incontrano difficoltà d’apprendimento nonostante facciano del proprio meglio oppure che sono scartati da altre scuole perché non riescono a seguire il programma. La regola consiste nel concedere agli studenti in difficoltà di apprendere con il proprio ritmo, nel rispetto delle proprie competenze. Gli studenti potrebbero iniziare ad andare a scuola in un qualsiasi mese, a presentarsi alla scuola a qualsiasi ora del giorno, al mattino o alla sera, ad inscriversi agli esami organizzati per verificare la padronanza delle conoscenze quando si sentono pronti, mentre la scuola, almeno per il momento, dovrebbe annunciare in anticipo quando gli esami e le prove vengono organizzati. La scuola dovrebbe predisporre per ogni studente un piano individuale di apprendimento nel quale sono previsti momenti di verifica delle competenze e dei progressi svolti. Sulla base di alcune indagini svolte finora sulle competenze acquisite dagli studenti in grande difficoltà si è scoperto che invece di progredire con il passare dei mesi molti studenti regrediscono e dimenticano quanto appreso. Una delle soluzioni per evitare questi risultati negativi sembra sia quella di aiutare gli studenti a capire che cosa ci si aspetta da da loro a qualsiasi momento. Questa impostazione sovverte il concetto tradizionale di programma scolastico e articola l’apprendimento accademico con quanto succede nel mondo reale, tiene conto di quanto è vissuto dagli studenti fuori dalla scuola come per esempio le relazioni d’amicizia, gli apprendimenti casuali, le conoscenze critiche.

Tentativi in corso

Ci sono poche esperienze di questo tipo perché è difficile inserirle nella struttura gerarchica dell’istituzione scolastica pubblica e perché ci sono pochi insegnanti disposti a correre il rischio di lavorare secondo i principi richiesti da una impostazione di questo genere. Inoltre, queste esperienze sono costose. L’autore dell’articolo cita il caso della " Boston Day and Evening Academy" (BDEA) a Roxbury nel Massachusetts. Quindi, quando si rivendica un insegnamento impostato sulle competenze occorre tenere presenti questi elementi. La generalizzazione di un modello del genere è senz’altro fattibile ed anche auspicabile ma non si attua dal mattino alla sera. Le nuove tecnologie possono aiutare gli studenti ad apprendere secondo il proprio ritmo e si prestano per modulare la scolarizzazione secondo schemi flessibili che permettano a tutti gli studenti di acquisire un capitale comune di conoscenze e competenze.

Alla lunga, questi schemi flessibili creano opportunità più eque d’apprendimento, neutralizzano le disparità sociali di fronte alla scolarizzazione. Se si mantenesse ulteriormente lo schema rigido di scolarizzazione in vigore non si farebbe altro che aggravare il divario esistente tra gli studenti di classi sociali diverse dal punto di vista degli apprendimenti scolastici. È probabile che un insegnamento impostato sulle competenze permetta a una gamma molto più ampia di discenti di giungere a livelli molto elevati ed avanzati d’apprendimento.

Conclusione

In fondo, la scommessa è sempre la stessa : credere o non credere che tutti possano apprendere fino ad un certo livello un insieme comune di conoscenze e competenze. Se non si crede che tutti, nessuno escluso, possano giungere a padroneggiare uno zoccolo comune di conoscenze e competenze, allora non rimane altro da fare che rinunciare a svolgere discorsi sull’insegnamento per competenze. Questi discorsi suonerebbero vuoti e sarebbero falsi. Si tratta dunque di scommettere sulla “educabilità” di tutte le persone. Questo concetto non è per nulla nuovo ma finora nella maggioranza dei sistemi scolastici non si è fatto granché per confezionare un approccio che offra a tutti gli studenti, indipendentemente dalle loro qualità e dalle loro caratteristiche, la migliore via per diventare eccellenti e per non essere umiliati da un sistema scolastico poco equo, che non li motivi e che non stimoli tutti a dare il meglio di sé.

 

 

 

[1] Nicholas C. Donohue is the President and CEO of the Nellie Mae Education Foundation, which recently commissioned the report “Making Mastery Work.” The foundation is based in Quincy, Massachusetts. You can follow @NickDonohueNMEF on Twitter.