Presentazione di due documenti, uno francese ed uno americano, sulle TIC nei quali si affronta il problema delle reazioni dei sistemi scolastici confrontati alla diffusione delle TIC tra gli studenti e nella società. Le TIC non sono un diversivo, un giocattolo, una distrazione. Molti insegnanti invece la pensano diversamente.

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Come considerare le TIC

Non è vero che le TIC sono inutili e che creano una generazione di studenti disattenti, incapaci di concentrazione, poco inclini alla disciplina scolastica, con livelli d’apprendimento scolastico scadenti. Un uso adeguato delle TIC nelle scuole produce miglioramenti dei livelli d’apprendimento misurati con i test. Questo succede anche nelle scuole tradizionali. Non è necessario rivoluzionare l’impostazione della scuola per trarre il migliore profitto dalle TIC. E’ però altresì vero che le scuole non sfruttano le TIC nel migliore modo, non sanno trarre benefici dalle potenzialità di questi strumenti. Le scuole, nel mondo intero, soprattutto in quello benestante, si sono attrezzate in questi ultimi anni con computer e LIM ma se ne servono come se fossero un qualsiasi ausiliario didattico. In altri termini le scuole boicottano le TIC, non sanno come approfittarne.

La sfida delle TIC ai sistemi scolastici

Le interazioni tra sistema scolastico e TIC offrono lo spunto per analizzare la gamma di reazioni del sistema scolastico di fronte alle novità e quindi per reperire le caratteristiche del sistema scolastico.

 

In questi giorni sono usciti due documenti assai interessanti su questa questione o per lo meno su alcuni aspetti di questa questione : il primo, un articolo proveniente dalla stampa USA, sulle reazioni del corpo insegnante che ha a che fare quotidianamente con la destrezza degli studenti nel servirsi di qualsiasi tipo di TIC nonché sull’efficacia delle TIC a scuola e il secondo rilasciato dall’Istituto Nazionale Francese di Ricerca sulla Scuola fa invece il punto sulla situazione sfruttando i risultati di svariate indagini internazionali. Entrambi gli articoli sono si possono consultare nella lingua originale. Il primo, quello americano, in inglese, cliccando qui e il secondo, quello francese, è allegato.

 

Presentazione del documento francese


Dopo più di 25 anni di programmi per attrezzare gli istituti scolastici di computer, di esperienze di ogni genere, di declamazioni politiche strombazzate in varie sedi, di incitamenti, di innovazioni promosse negli istituti scolastici da presidi e insegnanti con il bernoccolo dell’informatica, è d’uopo constatare che le nuove tecnologie, nonostante tutta questa grancassa, faticano ad entrare nel mondo scolastico. Gli istituti scolastici in genere sono ben attrezzati [1] ma l’utilizzazione delle TIC in classe resta limitata alla navigazione su Internet, o ad usi burocratici. Talora nelle classi oltre ai computer ci sono videoproiettori o LIM (ossia le lavagne bianche interattive). Durante tutto questo periodo di grandi investimenti per le TIC i paradigmi pedagogici non sono cambiati. Le TIC sono accessori adottati per non perdere la faccia, per restare alla pari del progresso, per guadagnare consensi soprattutto elettorali. Quale è dunque la loro efficacia ?

Efficacia delle TIC

Su questo punto esiste un disaccordo tra il documento francese e quello americano. Per l’autore del documento francese, le meta-analisi che sono state svolte a decorrere dagli anni 80 indicano che le TIC nella scuola non hanno avuto nessun impatto significativo sui risultati scolastici degli alunni o degli studenti. Nonostante questo, le TIC continuano a suscitare molte speranze, sono percepite come un’ ancora di salvezza per motivare alunni e studenti e per avviare pratiche pedagogiche differenti, imperniate sui discenti, che sfociano in un insegnamento personalizzato su misura. Le TIC vanno addomesticate dal sistema scolastico. Questo è il nocciolo del problema. La questione che si impone non concerne dunque più l’impatto delle TIC ma piuttosto quella di sapere quali soluzioni tecnologiche possono promuovere efficacemente gli apprendimenti e quale pedagogia deve essere attuata per sfruttare al meglio le possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Il dibattito è dunque di ordine pedagogico.

Diversa interazione con la conoscenza in ballo


Il rapporto alla conoscenza è teoricamente modificato dalle nuove tecnologie, le scuole sono messe in discussione dalla presenza dell’informatica e dalle possibilità di apprendimento offerte da Internet. Per questa ragione le TIC sono pericolose per il sistema scolastico. Occorre quindi adattarle. Su questa linea si collocano quasi tutte le esperienze e le riforme intraprese in questo campo nonché le valutazioni predisposte per appurare il valore potenziale delle TIC dal punto di vista degli apprendimenti scolastici in un contesto tradizionale, con classi, aule, docenti, presidi, ecc. Le TIC sono considerate un ausiliario didattico , un elemento secondario. Non ci si chiede, se non raramente, se le nuove tecnologie possono essere sfruttate al meglio con un ripensamento, una rifondazione, del sistema scolastico. Per esempio, pochi ammettono che le TIC sono un potente strumento che ribalta le modalità d’apprendimento, che induce a un apprendimento auto-organizzato. Questa ipotesi va naturalmente verificata ma anche il documento francese non ne parla. Questa domanda dovrebbe indurre a svolgere una riflessione pedagogica sulla didattica, sull’organizzazione dell’insegnamento, sulla formazione degli insegnanti ma soprattutto sui nuovi strumenti che stanno imponendosi nella società.


L’utilizzazione delle TIC a scuola non corrisponde alle attrezzature informatiche in dotazione alle scuole


Le nuove tecnologie sono presenti massicciamente in molte scuole. Le attrezzature sono importanti specialmente nei paesi più ricchi ma gli insegnanti non sanno sempre cosa farne. Le TIC sono presenti anche a casa degli studenti, ossia nell’ambito domestico. Giovani, adulti, bambini ed anziani se ne servono sempre più per un uso personale. Lo sforzo da parte del sistema scolastico per stare alla pari, per attrezzarsi è innegabile ovunque. Tutti i sistemi scolastici hanno effettuato sforzi finanziari considerevoli per attrezzarsi. Le principali ragioni di questi investimenti sono le seguenti :

 

  • sviluppo della società dell’informazione della conoscenza ;
  • riduzione delle disparità informatiche (altrimenti detto, la frattura numerica) ;
  • accesso facilitato alla cultura ;
  • sviluppo dei valori civici (e-democrazia ; e-amministrazione).



I responsabili politici e scolastici partono dal postulato che le TIC possano migliorare la qualità dell’istruzione rendendo l’insegnamento e l’apprendimento più efficaci od addirittura provocando un cambiamento radicale del paradigma scolastico. Tutte le indagini concordano nella constatazione che l’informatica si diffonde sempre più nella società, ma si osserva anche che il loro uso per finalità scolastiche resta limitato. Nelle scuole ci sono i computer, ma non sempre la rete di collegamento Internet è adeguata. Le difficoltà maggiori secondo il parere degli insegnanti risiedono soprattutto nella mancanza di un inquadramento e soprattutto nell’assenza di applicazioni per l’apprendimento appropriate.


Presentazione del documento americano


Questo documento è in effetti un articolo di Mandy Zatynski pubblicato nel suo blog il 12 novembre 2012 e ripreso dal bollettino di informazione della fondazione “EducationSector” . L’articolo si intitola “La tecnologia è qualcosa di più di una distrazione” [2]. 

Le TIC servono, sono utili

L’articolo prende lo spunto da un’informazione proveniente dalla California secondo la quale una scuola frequentata in maggioranza da studenti poveri, ossia una scuola considerata svantaggiata dalle statistiche, ha ottenuto progressi considerevoli nei punteggi dei test grazie ad un uso sistematico delle nuove tecnologie. L’autrice parte dalla constatazione che negli Stati Uniti circa il 90% degli insegnanti ritiene perniciose le nuove tecnologie e che l’uso massiccio delle TIC sta creando “una generazione di persone facilmente distratte che hanno una capacità d’attenzione molto limitata”. Quest’opinione assai diffusa è inquietante non tanto per i timori riguardanti i livelli d’apprendimento scolastico , quanto piuttosto per la diffusione tra il corpo insegnante dell’idea che essere esposti alle TIC riduce le competenze ad apprendere quanto si insegna a scuola, ossia quanto previsto dai programmi, e a progredire. Insomma la diffusione delle TIC nelle scuole sarebbe colpevole del calo di conoscenze. Resta da dimostrare che ci sia un calo, che il livello di conoscenze si scolastiche si abbassa.

Le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono presenti nella vita quotidiana e se gli insegnanti vogliono contribuire a formare la gioventù del paese ad essere competitiva con quella dei loro coetanei di altri paesi , non resta altro da fare che modificare la percezione che che essi hanno delle TIC e passare dall’idea che le TIC distraggono all’idea che invece aiutano a pensare e a concentrarsi. Sempre più ci sono prove evidenti di scuole che conseguono risultati eccellenti nell’apprendimento grazie alle TIC oppure nonostante le TIC.

Un caso dalla California


Occorre premettere che le scuole primarie o le scuole dell’obbligo in California non sono molto dissimili da quelle che ci sono in Italia. L’autrice cita il caso della San Jose Charter Academyin California, una scuola che è stata messa in evidenza nell’ultimo libro di John Chubb (noto specialista nonché commentatore di scienze dell’educazione americano) [3]. Questa scuola, simile a un istituto comprensivo italiano, è frequentata da una maggioranza di studenti poveri i cui risultati nei test sono risultati particolarmente brillanti (in maggioranza con punteggi pari a “competenti” oppure “eccellenti”) se si tiene conto dei risultati conseguiti da scuole comparabili per quello che riguarda la composizione socio-professionale della popolazione che le frequenta. Orbene questa scuola ha adottato quattro anni fa un modello di insegnamento misto [4]. Questo modello combina un insegnamento di stampo tradizionale in classi numerose con sedute di apprendimento personalizzate che si svolgono in ampi laboratori d’apprendimento. In questi laboratori, che possono accogliere circa 68 studenti per volta, gli studenti lavorano individualmente sui computer con programmi fatti su misura per il loro livello di apprendimento. Questa situazione permette agli insegnanti di svolgere un’ istruzione in piccoli gruppi o di aiutare gli studenti particolarmente in difficoltà, senza con questo penalizzare gli studenti dotati i quali possono svolgere programmi esigenti, ambiziosi, adatti alle loro competenze. Esiste anche un sistema di valutazione on-line che permette agli insegnanti di diagnosticare i problemi di ogni studente e di disporre di informazioni che anticipano i problemi che gli studenti potrebbero incontrare nonché i risultati che si potrebbero attendere da ogni studente. La tecnologia utilizzata in questa scuola in altre parole amplifica il ruolo degli insegnanti e migliora i risultati che questi possono conseguire con i loro studenti. Siccome la tecnologia qui è utile, à d’uopo concludere che il successo dipende ampiamente dagli insegnanti e dalla loro volontà ad abbracciarla e a utilizzarla in classe e nella scuola.

Conclusione

E’ facile gettare l’anatema sulle nuove tecnologie oppure svuotarle di ogni potenzialità per farne uno strumento come un altro al servizio di un insegnamento pseudo-cattedratico. Se però le nuove tecnologie sono utilizzate in modo adeguato i risultati migliorano, soprattutto per gli studenti meno favoriti. Ci sono ormai centinaia di prove a favore delle TIC. L’elemento più sorprendente sono i progressi che si realizzano nelle scuole tradizionali, che con cambiano impostazione. Non è dunque nemmeno necessario sconvolgere il programma, ideare nuovi edifici scolastici per cambiare musica. Va da sé che questa è un’osservazione destinata agli scettici e ai responsabili scolastici che devono fare i conti con risorse ridotte. Ma le scuole si sono attrezzate. Le LIM , che sono di per sé costose, ci sono ormai ovunque, l’insegnamento è rimasto "tolemaico", con l’insegnante al centro della classe. Fa tutto lui, resta il perno dell’attenzione, esige rispetto ed ubbidienza. Magari con regole ridotte, ma è sempre lui a fissarle.
 

[1] ndr. : Quest’osservazione si riferisce soprattutto al sistema scolastico francese

[2] Titolo in inglese : “Technology is More Than a Distraction"

[3] Titolo del libro "The Best Teachers in the World" pubblicato il 24 ottobre 2012

[4] L’espressione inglese ormai largamente diffusa è "blended"

Les documents de l'article

TIC_IFe_.pdf