Presentazione del libro di Danièle Manesse, Danièle Cogis, Michèle Dargans, Christine Tallet, Orthographe : à qui la faute ?, préface d’André Chervel, Paris, ESF éditeur, 2007, 250 pages.

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Francia : degrado dell’ ortografia nella scuola elementare ?

Dopo una ricerca che ha coinvolto circa 3000 allievi, gli autori dimostrano che lo scarto tra i risultati in un dettato del tutto uguale degli allievi del 1987 e quelli del 2005 equivale in media a due anni di scuola. Gli allievi della seconda media del 2005 fanno lo stesso numero di errori degli allievi di quinta elementare del 1987.

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Au terme d’une enquête auprès de près de 3 000 élèves, les auteurs montrent que "l’écart entre les résultats des élèves de 1987 et ceux de 2005 est en moyenne de deux niveaux scolaires. Les élèves de cinquième de 2005 font le même nombre de fautes que les élèves de CM2 il y a vingt ans. Les élèves de troisième de 2005, le même nombre d’erreurs que les élèves de cinquième de 1987". En 1987, 50% des élèves avaient moins de 6 fautes. Ils ne sont plus que 22% en 2005. L’écart entre les plus forts et les plus faibles s’est lui aussi creusé. Le nombre de fautes augmente particulièrement pour l’orthographe grammaticale.

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Dov’è dunque il pericolo ? (Foucault, L’orde du discours, Gallimard, Paris, 1971, pag.10)

La ricerca pone il problema dell’apprendimento della scrittura nella scuola elementare, del degrado dell’ortografia e quindi del senso della lingua scritta in una società in cui la scrittura ( le strutture sintattiche, morfo-lessicali e le forme grafiche) evolve, come succede del resto in modo naturale in tutte le lingue vive. Le cause di queste trasformazioni sono molteplici e sono soggetto di osservazione da parte degli specialisti della lingua. Le forme di scrittura non sono mai state immobili. Come deve comportarsi la scuola di fronte a queste trasformazioni ? Quali codici privilegiare nell’insegnamento ? Quali forme d’organizzazione dell’espressione scritta la scuola deve curare ? Come comportarsi quando esiste un divario pronunciato tra quanto la società si attende e quanto la scuola trasmette ? Ancora una volta, di fronte a questo genere di problema sorge la questione inquietante del senso della scuola.

A questo proposito vorrei concludere questa succinta presentazione con un altro passaggio di Foucault (ibid.) : "Je suppose que dans toute société la production du discours est à la fois contrôlée, sélectionnée, organisée et redistribuée par un certain nombre de procédures qui ont pour rôle d’en conjurer les pouvoirs et les dangers, d’en maîtriser l’événement aléatoire, d’en esquiver la lourde, la redoutable matérialité".

Riprendo qui di seguito il carteggio che il sito francese "Le Café pédagogique" consacra a questa pubblicazione con un’intervista alla prof.ssa Manesse che ha guidato il gruppo di ricerca e a Viviane Youx, presidente dell’Associazione francese dei profesori di francese.