Il calendario scolastico deve essere rivisto da cima a fondo come pure i curricoli per generare condizioni di vita scolastica sane. Il miglioramento dei risultati scolastici si consegue modificando il ritmo scolastico. Questa è la premessa sine qua non per un apprendimento ottimale.

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Il calendario scolastico è obsoleto

Il celebre istituto inglese di ricerca sulle politiche pubbliche (l’IPPR) mette in causa uno dei pilastri dell’organizzazione scolastica, ossia il calendario delle vacanze. Molte ricerche dimostrano che la lunga pausa estiva è nociva dal punto di vista degli apprendimenti scolastici e che le vittime sono soprattutto gli allievi dei ceti popolari e meno fortunati che non possono occuparsi dei figli durante le vacanze e che non possono nemmeno permettersi di pagare corsi di ricupero oppure soggiorni all’estero o qualsiasi altro tipo di formazione complementare. Le vacanze vanno abolite? Il rapporto non giunge a questo punto ma propone una riorganizzazione completa del calendario scolastico per tenere conto delle differenze sociali d’apprendimento e dei ritmi di crescita degli allievi.

Secondo gli analisti dell’IPPR di Londra i sistemi scolastici sono alla vigilia di profondi sconvolgimenti. Si è insomma arrivati al giro di boa: o si cambia radicalmente il modello di scuola od i sistemi scolastici vigenti spariranno. Dopo anni di riforme imperniate sulla valutazione sistematica degli apprendimenti fondamentali, durante i quali gli insegnanti sono stati chiamati a rendere conto dei risultati conseguiti dagli allievi con la conseguenza, da un lato, di mettere sotto pressione un gruppo professionale fragilizzato per la perdita di prestigio sociale subita in pochissimi anni e, dall’altro, d’impoverimento dell’insegnamento perché gli insegnanti hanno via via trascurato le cosiddette "materie inutili" per concentrarsi sulle discipline fondamentali ossia su quanto valutato con i test, ci si sta accorgendo che il ritmo dei miglioramenti è calato. Progressi ce ne sono stati, è innegabile, ma i dati forniti dalle più recenti rilevazioni dimostrerebbero che si è entrati in una fase di stasi. Per altro, nonostante le riforme e l’importanza degli investimenti stanziati a favore dell’istruzione [1] , le disuguaglianze sociali d’educazione non sono scomparse, i sistemi scolastici non sono diventati più equi [2]. Qualcosa è successo ma la strada da percorrere rimane erta proprio mentre le risorse calano e la fatica si fa sentire. In altri termini ci si può e ci si deve chiedere se la via intrapresa in questi ultimi anni per migliorare la scuola [3] è promettente come sembrava e merita di essere ancora percorsa.

Gli analisti dell’IPPR rispondono di no. La scuola di domani deve diventare un centro in cui si sta bene, un’oasi insomma, dove si è felici ed in buona salute (Healthy and Happy). La scuola deve essere un’istituzione in cui si sviluppano giovani sani e felici. Quando si è "healthy and happy" si imparano anche meglio e con miglior profitto le discipline fondamentali.

La riforma del calendario scolastico non è che un elemento del programma di trasformazione radicale dell’impianto scolastico. Se però non si riuscirà a modificare il calendario scolastico non ci sarà gran che da sperare per il futuro dei sistemi scolastici. Oggigiorno si posseggononumerose prove che dimostrano gli effetti perniciosi dal punto di vista degli apprendimenti, dell’attuale calendario scolastico. [4] Si potrebbe a questo punto obiettare che durante i mesi estivi, specialmente nelle zone torride, passare ore ed ore a scuola è assurdo ed insopportabile. A questa obiezione si potrebbe rispondere che appunto questo è il problema, ossia l’incapacità del sistema di adattarsi ai cambiamenti stagionali, di prevedere modalità diverse d’insegnamento in inverno ed in estate, di predisporre edifici flessibili strutturati secondo modelli diversi da quelli del convento o della prigione, in cui la circolazione negli spazi e nel tempo sia variabile e multipla. Per questa ragione la battaglia sulla modifica del calendario scolastico è emblematica.

Riproduciamo qui di seguito la presentazione dello studio dell’IPPR fatta da BBC News nonché il comunicato stampa dell’IPPR. Allegato si trova il riassunto del rapporto.

Long school holidays ’should end’

Servizio scuola della BBC, 25 maggio 2008

Long school holidays should be abolished to prevent children falling behind in class, a report has said.

The Institute for Public Policy Research said studies suggested pupils’ reading and maths abilities regressed because the summer break was too long.

Instead, the think-tank said the school year could have five eight-week terms, with a month off in the summer and two weeks between the rest of the terms.

The report said the change could benefit pupils, parents and teachers.

The IPPR’s suggestion comes after schools watchdog Ofsted warned that a long-term rise in education standards appeared to have "stalled".

Report author Sonia Sodha said: "There have been many positive gains in education over the last decade, but in recent years results have plateaued.

"If we are serious about continuing to improve outcomes for all children, we need long-term reform that better gears our school system around the needs of children and young people."

’Poorer backgrounds’

Ms Sodha told BBC Radio 5 Live that the current structure of the school year was a relic from the time when children were needed to help out on family farms during the summer fruit-picking season.

The report co-author tells how the system should be reformed

She said there were two strong arguments for making a change. "The first is that children regress with respect to their academic skills. Their reading and maths skills tend to decline when they’re away from school and this is particularly true for children from poorer backgrounds.

"And that actually brings us on to the second reason. Not all children have the same access to out of school activities during the summer holidays and kids from more advantaged backgrounds are the ones who are most likely to get to go to these activities.

"That’s reflected in statistics on anti-social behaviour and youth offending, and we know that those levels are higher during the summer holiday, particularly towards the end."

The IPPR suggested the summer holiday should run from mid-July to mid-August, followed by two eight-week terms before Christmas.

Ms Sodha said that towards the end of the current 16-week autumn term both children and teachers "get worn out".

After Christmas, the school year would be split into three eight-week terms, each separated by two weeks off.

"We’re saying that there should be the same amount of holiday, it should just be more evenly spaced throughout the year," Ms Sodha said.

The IPPR said the change could help parents who find it difficult to keep children occupied during the six-week summer break.

It would also provide opportunities to take holidays at different times of year, potentially saving money by avoiding peak periods.

Children’s Minister Kevin Brennan said it was up to local authorities to organise the term structure in their area, although the government encouraged them to use the "standard school year".

Healthy and happy’

The report also urged a new primary school curriculum to give children more chance to learn though play.

Ms Sodha added: "Children’s well-being is fundamental to their learning.

"Improving results can’t just be about focussing on maths, English and science.

"Schools need more support in developing healthy and happy young people."

She said in countries such as Finland there was "more of an emphasis on well-being as the key to improving outcomes, with school counsellors and welfare teams for all schools".

Comunicato stampa dell’IPPR

Thursday’s Child

Author: Sonia Sodha and Julia Margo

It is an exciting time to be thinking about educational reform. The last few years have witnessed important shifts in the political agenda on schools in England. First, there has been a tangible change in how policy has emphasised the different objectives of the school system. Recent reforms have returned to the idea that schools have a wider role to fulfil than simply delivering on narrow measures of attainment – in equipping young people with the skills they need to achieve a version of success more broadly defined.

There has also been a shift from the idea prevalent in the 1980s that educational reform should mainly be about curriculum, assessment and accountability. There is now a recognition that focusing on these policy levers alone seriously undervalues the role of the teacher, which educational research shows has the biggest impact on learning in schools.

This report takes these two shifts as its starting point. It looks to the future of educational reform, underpinned by an understanding of the changing needs, goals and objectives of schools and sets out short- and long-term recommendations to address the barriers that prevent our school system from being world-class.

[1] Considerevoli in certi paesi come l’Inghilterra

[2] Con eccezioni nondimeno pregevoli come per esempio in Finlandia, Svezia, Canada, secondo le analisi dei dati raccolti con le indagini PISA

[3] Si pensi per esempio alla riforma statunitense "No Child Left Behind" descritta in numerosi articoli presenti in questo sito, ritrovabili usando il motore di ricerca.

[4] Vale la pena ricordare che l’impostazione del calendario scolastico riproduce ancora i ritmi delle scadenze dei raccolti della società agricola. Per esempio nel sistema scolastico di Ginevra, che è una metropoli urbana, ancora oggi, all’inizio del mese d’ottobre, dopo grosso modo sei settimane dall’inizio dell’anno scolastico, le scuole chiudono per una settimana di vacanza che è detta "la vacanza delle patate" , ossia la vacanza che nell’Ottocento si dava agli allievi per permettere loro di aiutare i genitori nella raccolta delle patate nei campi. Non ci sono più campi di patate a Ginevra, non ci sono più contadini, ma la settimana è rimasta, perfino con la stessa terminologia.

Les documents de l'article

Thursdays_child_summary.pdf