Presentazione di un messaggio del Senato francese sullo stato dell’educazione nelle zone prioritarie

Version imprimable de cet article Version imprimable

Assistenzialismo caritatevole e caotico nel sistema scolastico francese

Nel corso dell’ultimo decennio le iniziative tese a migliorare le condizioni di vita della popolazione svantaggiata e a ridurre le disparità socio-economiche nel settore scolastico si sono moltiplicate in numerosi Stati per ragioni molteplici che qui non si enumerano. L’emergenza dei programmi d’aiuto ai ceti meno abbienti è senz’altro un aspetto positivo dell’evoluzione delle politiche socio-educative ma la ridondanza dei programmi sul terreno e degli enti coinvolti a pilotarli e a dirigerli ha non solo generato una crescita della spesa, un’espansione del personale coinvolto in queste iniziative spesso con uno statuto precario, ma non si è tramutata in un equivalente miglioramento della situazione delle popolazioni povere né in una politica sociale-educativa efficaci. Il coordinamento territoriale delle iniziative si avvera molto delicato in mancanza di uno strumento che fornisca informazioni non grossolane sulla loro natura, sui costi, e la loro efficacia, In mancanza di uno strumento del genere il dibattito su queste politiche rischia di restare settario con una minaccia reale per la sopravvivenza di programmi di per sé utili e necessari.

Le politiche intersettoriali

 

Le politiche sociali ovunque, in genere, producono doppioni, sprechi, nonostante le buone intenzioni che le sottendono. Ciò vale anche nel campo scolastico. Un messaggio del Senato francese critica i costi e il disordine dell’educazione prioritaria, cioè delle politiche attuate per correggere e compensare la povertà culturale degli studenti che frequentano le scuole dei quartieri poveri, diseredati, sia nelle zone urbane periferiche che in quelle rurali in via di desertificazione. Diversi ministeri hanno impostato programmi d’intervento per migliorare gli alloggi, la sicurezza, i servizi sanitari e igienici di questi quartieri rovinati dalla speculazione edilizia e dall’affarismo delle agenzie immobiliari che se ne occupano. In diversi ministeri ci sono direzioni, programmi sorti per combattere la povertà e la miseria con iniziative sociali e educative. Ogni programma ha la sua propria costellazione di periti, di specialisti, i propri poli di attrazione. A farne le spese sono i cittadini che pagano le imposte e che a loro insaputa intrattengono questi insiemi di tecnici, di operatori sociali. Chi ne beneficia ? Certamente gli operatori, coloro che decidono e che detengono i fili del potere. Siccome ci sono poche valutazioni di queste politiche non si sa se la popolazione di sbandati e di poveri che dovrebbero essere l’oggetto principale di queste politiche ne traggono un qualsivoglia beneficio.

 

Il dito sulla piaga

 

Due senatori del centro-destra francese, colti, competenti, Philippe Dallier che lavora nella commissione finanze, e Gérard Longuet, il più noto dei due, che lavora nella commissione scuola, si sono alleati per analizzare i risultati e i costi dell’educazione prioritaria in Francia, ossia l’efficienza di questa politica , dopo avere scoperto che nella politica urbanistica si stanziano somme per l’educazione prioritaria e la stessa cosa succede nella politica scolastica. Dove vanno a finire queste somme ? Cosa si ottiene ? Perché questi doppioni ? Si possono evitare ? Il documento è del 2009, quando la maggioranza al potere era di destra. L’analisi non fu bene accolta a sinistra. Se ne è parlato poco. Eppure la denuncia era documentata e seria. Il messaggio in lingua francese si può consultare cliccando qui.

Le politiche compensatorie passate al vaglio

I due senatori non propongono di eliminare l’educazione prioritaria ma sollevano il problema degli sprechi. Quest’aspetto non lo si può ignorare, che si sia di destra o di sinistra. La politica compensatoria, il modello di gestione dei servizi sociali statali rendono l’istruzione più equa e più giusta ? Le disparità sociali, la povertà dei ceti sociali è attenuata dalle somme considerevoli stanziate da due ministeri per combatterle ? Dove vanno a finire queste somme ? Queste domande non sono oltraggiose. Si devono porre ed è giusto porle.

 

In questo articolo si effettua un tuffo nell’amministrazione francese, nella politica francese , si entra nelle quinte della democrazia repubblicana per vedere come funziona e cosa produce.

 

 

 

Lo studio della corte dei conti

Il documento è stato approntato dalla corte dei conti incaricata dal Senato francese di realizzare un’ indagine sull’articolazione tra politica urbanistica e politica scolastica nei quartieri sensibili. Il documento è stato presentato nel settembre 2009 ed è il frutto di una doppia iniziativa da parte di due senatori che hanno potuto constatare la presenza di un campo di competenze condivise tra due ministeri, una situazione sorta nel 2003, che si è trascinata da allora in poi, cresciuta come un bubbone, e che è stata la conseguenza della perdita da parte del ministero della pubblica istruzione del monopolio in materia di educazione prioritaria. Da allora in poi , la lotta contro l’insuccesso scolastico che è al centro delle politiche di lotta contro le disuguaglianze socioeconomiche di fronte all’istruzione ha coinvolto da un lato lo politica urbanistica e dall’altro quella dell’istruzione. Si ha qui un tipico caso di politica trasversale e territoriale sorta con l’obiettivo di ridurre la vulnerabilità sociale e economica degli abitanti dei quartieri cosiddetti sensibili, la politica urbanistica avente come preoccupazione principale gli aspetti educativi e come tale dovrebbe interagire con la politica scolastica la cui preoccupazione principale è la lotta contro l’insuccesso scolastico. Questa situazione ha generato la creazione di numerose iniziative da cui pertinenza e leggibilità meritano un’ analisi approfondita.

 

Coordinamento lacunoso al vertice e alla base

I due relatori sottolineano il fatto che questa analisi non rimette affatto in discussione il principio dell’educazione prioritaria e nemmeno l’aspetto educativo della politica urbanistica. Entrambi ribadiscono che nessuno immagina di sopprimere l’educazione prioritaria, ma si tratta nondimeno di identificare piste di miglioramento che non sono necessariamente di ordine quantitativo. Le caratteristiche vincenti delle operazioni intraprese sul terreno che sono tra loro quanto mai imbricate conduce a dubitare dell’efficacia di un aumento ulteriore delle risorse senza una previa revisione delle modalità di funzionamento dei programmi esistenti sul terreno.

 

Risorse considerevoli

Le risorse pubbliche stanziate per le zone di educazione prioritaria sono a priori adeguate ma nessuno riesce a conoscerne con precisione l’importo.

Questo è proprio uno dei punti deboli della situazione. La corte dei conti ha tentato di valutare le risorse finanziarie stanziate per gli interventi educativi dello Stato nelle zone sensibili e ha recensito i costi delle numerose operazioni conosciute. Globalmente, lo Stato francese stanzia un importo pari circa a 1 miliardo di euro per l’educazione prioritaria. Questo importo continua a crescere anno dopo anno soprattutto a seguito di molte iniziative prese dal ministero della pubblica istruzione.

L’aspetto urbanistico comporta una spesa di circa 115 milioni di euro all’anno, importo raddoppiato rispetto al 2005, ossia in circa 4 anni. Gli autori del rapporto, ossia la corte dei conti, ritiene che questa somma è sottovalutata perché non comprende le azioni specifiche impostate per migliorare la situazione dei quartieri sensibili e non conteggia gli investimenti degli enti locali che possono consacrare risorse sostanziose soprattutto nell’ambito della politica urbanistica.

Valutazioni aleatorie ma necessarie

 

Le esperienze e le analisi condotte altrove, soprattutto negli Stati Uniti dove iniziative di questa portata nei singoli Stati o in numerose città sono alquanto diffuse, dimostrano che non è affatto semplice mettere ordine tra gli operatori che sul terreno agiscono in quanto delegati di politiche nate in contesti diversi nonché di politiche tra loro sovente concorrenziali. L’aspetto finanziario non è che un aspetto precipuo dell’organizzazione delle politiche intersettoriali. In ogni modo, già si sa che non è affatto semplice razionalizzare la cooperazione tra i vari servizi dello Stato. In primo luogo si dovrebbe valutare in maniera affidabile il costo di questi interventi ma paradossalmente questa operazione è quanto mai ardua e si imbatte in molteplici ostacoli che rendono per il momento molto azzardata la valutazione dell’efficacia della spesa pubblica. D’altra parte gli interessi in gioco a livello locale inducono molti responsabili a boicottare qualsiasi iniziativa mirante a stimare gli importi stanziati per questo genere di politica, per cui le risorse destinate all’educazione prioritaria in genere non sono conosciute con precisione e la distribuzione dei crediti sul territorio è quanto mai disuguale in funzione dei giochi di potere e delle sfere di influenza che pilotano le decisioni. Questa situazione deve indurre alla massima cautela prima di avviare politiche ambiziose di intervento nelle zone sensibili o a rischio e deve incitare ad essere molto modesti quando si pretende di stimare gli importi che potrebbero essere risparmiati con modalità di gestione ritenute più razionali. In ogni modo, la prima operazione da svolgere è quella di costruire uno strumento che permetta di completare e correggere le lacune nella conoscenza dei queste politiche trasversali. Lo strumento non sarà immediatamente perfetto ma potrebbe essere perfettibile. Un’informazione condivisa consentirebbe di innestare una dinamica virtuosa sul territorio e faciliterebbe la diffusione di una cultura della valutazione per rendere migliori le operazioni che si intendono intraprendere. Beninteso, questo non è il solo provvedimento da prendere in considerazione ma l’attuazione di uno strumento che permette di migliorare le informazioni di tutti gli operatori a qualsiasi livello essi si trovino è di per sé un passo molto rilevante sia per evitare da un lato dibattiti ideologici e settari e dall’altro per avviare sul terreno iniziative tra loro coordinate.

 

Sterile ridondanza dei programmi non coordinati

La Corte dei conti rileva che “la moltiplicazione degli interventi nella direzione dei quartieri sensibili genera una complessità che costituisce un ostacolo alla gestione e all’efficacia di questi programmi”. L’eccesso di programmi impedisce da un lato agli operatori e dall’altro alle famiglie di conoscere quanto viene fatto e quanto si potrebbe utilizzare al meglio.

La ridondanza dei programmi è un ostacolo al coordinamento degli interventi che alla lunga finiscono per essere del tutto sterili. Il numero degli specialisti coinvolti, dei contabili, degli impiegati, dei tutori, degli accompagnatori, degli assistenti sociali, degli orientatori e degli insegnanti cresce in continuazione mentre diminuisce il numero delle famiglie o degli studenti che sono seguiti dal personale coinvolto nelle politiche per le zone prioritarie. Questo potrebbe essere ritenuto un esito positivo perché gli operatori avrebbero a che fare con un numero minore di casi da seguire, ma non è quanto succede perché non esiste un reale coordinamento tra gli operatori, ragione per la quale alcuni continuano a doversi occupare di moltissimi casi mentre altri invece sono pressoché disoccupati.