Dati statistici sulla disuguaglianza sociale di fronte all’istruzione e proposte per combatterla. Ministero, sindacati e ricercatori non condividono lo stesso punto di vista.

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Disuguaglianze scolastiche persistenti

La disuguaglianza sociale nell’istruzione e nella scolarizzazione non tende a diminuire ed anzi si accresce con il passare degli anni all’interno del sistema scolastico. Un bel paradosso : un servizio che in teoria mira a ridurre le disuguaglianze d’istruzione con grandi discorsi, elaborate teorie e molteplici sperimentazioni, ottiene l’effetto opposto. Che fare ? Non c’è proprio null’altro da intraprendere ? Persistere nella stessa direzione, puntare sugli insegnanti, fare loro fiducia : questa è la risposta che viene dal mondo della ricerca o almeno da quello che è ascoltato dai sindacati degli insegnanti.

L’Observatoire des inégalités, un organismo indipendente che studia le disuguaglianze in Francia ha pubblicato una nota sulle disuguaglianze scolastiche in coincidenza con l’avvio del nuovo anno scolastico. Secondo l’ "Osservatorio", " la politica scolastica condotta in Francia è contraddittoria da questo punto di vista. Da un lato, si compiono sforzi innegabili per aiutare gli allievi in difficoltà. Per esempio a partire da quest’anno si sono previste due ore settimanali di sostegno agli allievi deboli delle zone prioritarie d’insegnamento, delle scuole medie e delle scuole secondarie che sono ore ricuperate con l’abrogazione dell’insegnamento al sabato mattina. Però, d’altra parte il governo riduce le risorse per la scuola. Per esempio, come in Italia, diminuisce il numero degli insegnanti e continua a creare filiere pratiche nella scuola media (l’insegnamento secondario di primo ciclo che in Francia dura un anno di più che non in Italia).

Il ministro della Pubblica Educazione Xavier Darcos ha dichiarato il 28 agosto scorso in occasione dell’avvio dell’anno scolastico che vuole una scuola "più giusta" : « J’ai l’obsession de la justice sociale (...), le véritable ennemi de l’école c’est le déterminisme ». Belle intenzioni che però per essere seguite dai fatti implicano un ribaltamento dell’impianto scolastico.

I dati sulle disuguaglianze sociali d’istruzione in Francia sono eloquenti. La fonte è il Ministero stesso della Pubblica Istruzione . Essi sono ripresi dall’Osservatorio delle disuguaglianze che li considera dunque attendibili.

Gli allievi delle classi superiori conseguono alla fine della scuola elementare (in quinta elementare, che è denominata CE2 in Francia) nella proporzione del 75% circa la soglia ritenuta accettabile per passare alla scuola media (che si chiama in Francia la sesta, ossia la 6ème) (valutazione effettuata nel 2005 dal Ministero della Pubblica Istruzione). Tra i figli di operai questa soglia è conseguita dal 65% . Il divario è già di 10 punti e siamo solo agli inizi. La situazione peggiora o si aggrava l’anno seguente, ossia dopo un solo anno di scuola secondaria. I livelli d’istruzione in matematica restano elevati per i figli dei dirigenti e delle famiglie di liberi professionisti (sempre grosso modo il 75% sono in linea con i requisiti prefissati) , benché ci sia un calo di 10 punti in francese. Tra i figli di operai però la situazione diventa subito drammatica perché sia in matematica che in francese la proporzione dei passabili cala di 10 punti ed era già inferiore del 10% in quinta elementare. La discesa verso gli inferi si accelera e il divario tra studenti per classi sociali d’origine si amplifica.

Il divario del livello d’istruzione tra allievi che provengono da diverse classi sociali è considerevole già alla fine della scuola elementare, il che vuol dire che la scuola elementare non svolge affatto un lavoro di egualizzazione, nel senso che non riesce a correggere le disuguaglianza di partenza. Forse non può succedere altro, perché nonostante le prediche e le dichiarazioni di buone intenzioni, la scuola non è costruita per questo scopo e non è attrezzata per conseguirlo. La scuola penalizza dunque gli allievi deboli (quando non li massacra psicologicamente) e premia i forti. Questo è quanto succede nella maggioranza dei casi. Ci sono in media 14,5 punti su 100 di divario in francese tra figli di operai e figli di dirigenti superiori e 16 punti in matematica. Non sono una bazzecola.

All’inizio della quinta elementare il divario di livelli scolastici secondo l’origine sociale degli allievi sono già molto importanti : 9,2 punti su 100 in francese tra figli di operai e figli di dirigenti superiori ; 13,3 punti in matematica. In prima media, attorno agli undici anni dunque, il divario è più pronunciato : 14,5 punti su 100 in francese tra figli di operai e figli di dirigenti o allievi provenienti dalle famiglie di liberi professionisti, 16 punti in matematica.

La disuguaglianza tra classi sociali appare molto presto, si sviluppa nei primi anni di scuola e cresce in seguito. La scuola produce disuguaglianza invece di attenuarla. Questo fenomeno è la combinazione di molteplici fattori, scolastici e non scolastici, come il sostegno diretto dato ai figli dai genitori, la conoscenza che le famiglie hanno dei meccanismi scolastici e del modo di funzionamento della scuola, le relazioni che i genitori intrattengono con i dirigenti scolastici e con gli insegnanti, la lingua parlata a casa, gli scambi verbali tra genitori e figli in seno alle economie domestiche, ecc. Su alcuni di questi fattori la scuola può esercitare una certa influenza per neutralizzarli o correggerli ; su altri non può fare assolutamente nulla. Peggio : non può fare altro che aggravarli.

La tavola seguente riguarda la disuguaglianza scolastica attuale (dati del 2007). Vi si presenta la ripartizione degli allievi di scuola media per CSP tra l’indirizzo di cultura generale e le filiere speciali per allievi in difficoltà. Anche in questo caso i figli degli operai e dei ceti meno abbienti sono sovra-rappresentati nelle filiere meno prestigiose, o nelle filiere dette pattumiera, mentre bassissima è la rappresentazione dei figli dei dirigenti e dei liberi professionisti in questo tipo d’insegnamento.

L ’84% degli studenti delle medie che si trovano nelle sezioni riservate agli studenti in difficoltà provengono dalle categorie socio-professionali meno fortunate. Queste categorie sono per esempio largamente sovra-rappresentate nelle sezioni d’insegnamento generale e professionale adattato, note con l’acronimo SEGPA , sviluppate per accogliere studenti con difficoltà di scolarizzazione "gravi e durature", in totale circa 100 000 studenti su 3,2 milioni. I figli d’operai, d’impiegati e di persone senza attività sono l’84% degli allievi piazzati in queste sezioni mentre rappresentano solo la metà dei giovani che frequentano l’insegnamento secondario di primo ciclo. I figli di insegnanti e di dirigenti sono il 2% degli inscritti in queste filiere, ossia sono dieci volte di meno della loro parte nell’insieme della popolazione scolastica frequentante la scuola media. Stessa cosa per i figli degli artigiani, dei commercianti e dei dirigenti di livello intermedio.

Il sito web L’Expresso del 5 settembre 2008 dà la parola al sociologo Jean-Pierre Terrail per commentare la politica scolastica francese dal punto di vista della lotta contro le disuguaglianze sociali d’istruzione (articolo allegato in calce). Per Terrail " la conservazione della situazione vigente conviene benissimo sia alle classi dominanti che alle classi medie". Tra loro esiste una specie di consenso tacito a questo riguardo perché entrambe approfittano di questa situazione.

Le conclusioni di Terrail sono implacabili :

"...après quatre décennies, et alors même que l’école unique a permis une explosion des scolarités unique dans l’histoire, l’inégalité sociale des chances scolaires n’a pas bougé d’un pouce. Ainsi dans les années 1960 les chances d’obtention d’un bac général étaient de 56 % pour un enfant de cadre et 11% pour un enfant d’ouvrier (45 points de différence) ; ces chances sont aujourd’hui respectivement de 72 et 22% (50 points de différence)."  [1]

Terrail ripropone il tema dell’uguaglianza secondo uno schema classico di lotta di classe. La sua lettura non è del tutto errata ma sappiamo ormai che non basta per uscire dal vicolo chiuso nel quale si sono infilate le politiche scolastiche alcuni decenni or sono per lottare contro le disuguaglianze sociali d’istruzione. In ogni modo , per Terrail, la pedagogia per competenze e la nuova pedagogia sono in sintonia con la strategia delle classi dominanti e funzionano perfettamente come un elemento di conservazione e riproduzione delle disuguaglianze. I sindacati, i pedagogisti, gli esperti, i consulenti sarebbero i principali attori, anzi i responsabili, di queste disuguaglianze. Troppa grazia, verrebbe voglia di dire. Da dove può dunque venire la salvezza per Terrail ? Ovviamente solo dagli insegnanti.

" La realizzazione di una scuola comune [2] in Francia esige necessariamente una revisione completa dei contenuti e delle pratiche d’insegnamento" , afferma Terrail. Appunto quanto non è stato fatto. Per Terrail questa operazione è possibile solo mediante un ricorso inedito all’azione democratica. Cerchiamo di capire cosa ciò significa. Per quest’autore, molto seguito in Francia, anche perché è noto come un analista acuto delle diseguaglianze, "la scuola comune non è concepibile senza un forte miglioramento dell’efficacia democratica delle pratiche d’insegnamento che implica una ri-appropriazione da parte della massa degli insegnanti dei gesti fondamentali del loro mestiere." In altri termini occorre che siano gli insegnanti a decidere cosa fare e come fare per realizzare una scuola unica e non i dirigenti del ministero o i burocrati dell’Istruzione Pubblica. Continua Terrail : "gli apparati della scolarizzazione che pilotano a distanza l’attività degli insegnanti nelle loro classi, definendo le pedagogie legittime, quanto si deve fare e come, sono sempre stati concepiti a partire dalla prima legge sull’istruzione statale [3] da esperti esterni che non si curano per nulla di quanto succede sul terreno e delle ripercussioni delle loro decisioni. Orbene, il miglioramento del rendimento dell’azione pedagogica non può avverarsi se non mediante un’autogestione attuata e diretta in modo collettivo dell’attività d’insegnamento".

Autonomia piena agli insegnanti , dunque, per prendere in mano da soli, collettivamente, l’andamento della scuola. Cosa significa questa proposta ? Esistono le condizioni per realizzarla ? L’opinione pubblica è pronta ad accettarla ? Terrail non risponde a queste domande. Si limita ad affermare che "solo insegnanti ben formati e capaci di dialogare su un piano d’uguaglianza con i ricercatori , mossi dall’interesse per il mestiere, sono in grado di sperimentare, identificare e integrare nelle pratiche professionali i modi d’apprendere più efficaci". Con teorie di questo tipo non si uscirà dal circolo vizioso nel quale si trova la politica scolastica. Si continuerà a girare attorno alla disuguaglianza scolastica in modo ossessivo senza riuscire per nulla a farla sparire. Occorre altro.

[1] "Dopo quattro decenni, periodo durante il quale la scuola unica ha reso possibile un’esplosione della scolarizzazione unica nella storia, la disuguaglianza sociale delle opportunità d’istruzione non è cambiata di una virgola. Nel corso degli anni Sessanta, le possibilità per un figlio di dirigente di conseguire la maturità erano del 56% e quelle di un figlio di operaio dll’11% (45 punti di differenza) ; queste possibilità sono oggigiorno rispettivamente del 72 e del 22% (50 punti di differenza).

[2] La scuola media unica

[3] La legge Guizot del 1833

Les documents de l'article

Les_voies_de_la_democratisation_scolaire.pdf
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