Resoconto del’indagine del’UNICEF svolta nel 2012/2013 sulla situazione dell’infanzia nei paesi ricchi.

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Bambini nei paesi ricchi

La crisi economica ha avuto un impatto negativo sull’infanzia. La proporzione delle famiglie e dei bambini e dei giovani (l’UNICEF utilizza una definizione dell’infanzia molto ampia che va dalla nascita alla fine della scuola obbligatoria) che nel corso di questi ultimi anni è caduta sotto la soglia della povertà è cresciuta notevolmente, ossia di alcuni milioni di persone. Non è cosa da poco. I sistemi scolastici hanno pero`continuato a funzionare come se nulla fosse e si è protestato per alcuni tagli finanziari che hanno per esempio ridotto le risorse per l’acquisto della carta igienica o di quella necessaria per le fotocopie. Pero`il problema non è questo.

Il documento:

Centre de recherche de l’UNICEF, 2014, « Les enfants de la récession :impact de la crise économique sur le bien-être des enfants dans les pays riches », Bilan Innocenti 12, Centre de recherchede l’UNICEF, Florence.

 

Questo documento presenta per la seconda volta la situazione dei bimbi poveri nei paesi ricchi. La prima indagine di questo tipo fu effettuata nel 2007 /2008. Questa prima versione è stata presentata nel 2009 in questo sito con un articolo che si puo`consultare cliccando qui.

Il documento dell’UNICEF appena pubblicato presenta un difetto antipatico: è privo di un indice che permette di trovare i vari indicatori o le varie tabelle. La consultazione del documento è quindi ardua.

Le informazioni presentate in questo testo sono pero`molto interessanti in quanto riflettono la situazione dell’infanzia nei paesi ricchi durante gli anni della crisi economica.

Come lo si può ben immaginare l’infanzia è una vittima designata della povertà generata dalla crisi economica. I bambini non possono difendersi e subiscono i disagi delle famiglie impoverite. Pagano più degli altri lo scotto della degradazione della situazione economica. Tra il 2008 e il 2014 la situazione dell’infanzia è peggiorata nei 41 paesi presi in considerazione.Il quadro che deriva da questa analisi non è per nulla incoraggiante. Del resto non lo era neppure prima della crisi economica. In molti paesi, la situazione dell’infanzia si è aggravata da tutti i punti di vista.

Questo è anche il caso dell’Italia che già sei anni fa non navigava tra i paesi che offrivano le condizioni migliori di vita all’infanzia. Questa situazione non è cambiata. Anche nel corso di quest’indagine,che tra l’altro è stata svolta a Firenze, l’Italia si trova spesso nel plotone di coda, ovverosia tra i paesi che non offrono le condizioni di vita migliori alla propria infanzia. In alcuni casi, l’Italia si trova nel plotone di mezzo, ma non la si incontra mai tra i paesi che forniscono all’infanzia le condizioni migliori di vita nonostante la crisi economica. Sei anni fa , il paese che aveva una politica globale per l’infanzia eccellente era la Svezia. 

Un’osservazione che si puo` fare e va fatta subito è la seguente: la crisi economica non ha inciso in tutti i paesi in maniera uguale e negativa sulle condizioni di vita dell’infanzia.Ci sono quindi politiche che hanno controbilanciato gli effetti negativi della crisi economica sullo stato dell’infanzia .Questo non è il caso dell’ Italia. Quindi prima di parlare di scuola, di istruzione e di educazione sarebbe meglio parlare di povertà.

I principali risultati

Nei 23 paesi dei 41 che sono stati analizzati in questo documento, La povertà dei bambini(Bambini che vivono in economie domestiche il cui reddito è inferiore alla soglia della povertà)è aumentato dopo il 2008.In 18 paesi, la povertà infantile è diminuita, Talora nettamente.

Il numero dei bambini che sono diventati più poveri durante la recessione oltrepassa di 2,6 milioni il numero dei bambini che invece ne sono usciti(6,6 milioni contro 4 milioni). Circa 76,5 milioni di bambini vivono nella povertà. Nei 41 paesi più prosperi.

i giovani sono fortemente penalizzati dalla recessione e la percentuale di giovani che non trovano lavoro e che non sono nemmeno in formazione [1] È considerevolmente aumentata in numerosi paesi. Nell’ Unione Europea,7,5 milioni di giovani( un numero pressappoco pari a quello della popolazione svizzera) non lavorava , non cercava lavoro e non seguiva  nessun corso di formazione nel 2013, ossia 1 milione in più che non nelle 2008 [2] .Gli Stati Uniti e l’Australia sono i due paesi che hanno conosciuto il più forte aumento della percentuale dei NEET.

Oltre i livelli di reddito e di occupazione, la recessione ha inciso anche su un certo numero di altri aspetti importanti per la vita che sono misurati con il sondaggio Gallup che interroga ogni anno 1000 persone in ogni paese . Tra il 2007 e il 2013, il sentimento di insicurezza e lo stress  è aumentato  in 18 dei 41 paesi. La recessione non ha ancora finito di influenzare l’esperienza e le percezioni individuali, Numerosi indicatori si sono ulteriormente degradati nel corso di questi ultimi anni.

I paesi più colpiti dalla recessione hanno conosciuto un deterioramento costante della situazione delle famiglie, principalmente a causa della perdita del posto di lavoro, della sottoccupazione e dei tagli inferti ai servizi pubblici. Il reddito mediano delle economie domestiche con bambini è diminuito pressappoco nella metà nei paesi per i quali dati sono disponibili. Il numero delle famiglie indicanti che la loro situazione è ”Molto difficile” è  aumentato nella maggioranza dei paesi. La presenza di un bambino o più bambini in un’economia domestica accresce il rischio di ”povertà dei lavoratori”(Persone che hanno un lavoro ma che vivono al di sotto della soglia di povertà)dal sette all’11%.Dopo il 2008, la percentuale delle economie domestiche con bambini che non hanno i mezzi per comperare carne, pesce e altri tipi di alimenti tutti i giorni è raddoppiata in Estonia, Grecia e in Italia. L’incapacità far fronte alle spese impreviste è aumentata di circa il 60% in media nelle economie domestiche con bambini nei 12 paesi più colpiti dalla recessione.

Questi cambiamenti producono conseguenze pesanti per i giovani. I bambini sono ansiosi e stressati quando i loro genitori subiscono un periodo di disoccupazione o quando perdono una parte del loro reddito. L’alloggio, che rappresenta una parte importante del budget di ogni famiglia, è un importante indicatore di povertà. Le espulsioni, i ritardi nei  rimborsi dei prestiti immobiliari e la confisca dei beni familiari sono aumentati notevolmente in numerosi paesi colpiti dalla recessione. A questi fattori domestici si deve aggiungere l’ indebolimento della protezione sociale. Nel 2012, circa 1,6 milioni di bambini  vivevano in una condizione di miseria profonda (11,1 milioni di bambini rispetto a 9,5 milioni nel 2008). Nei 30 paesi europei, più a  lungo questi bambini resteranno intrappolati nell’ingranaggio della povertà, più lungo incontreranno difficoltà maggiori a uscirne.

 

Il documento è organizzato nel modo seguente:

 

  • La sezione 1 è una introduzione;
  • La sezione 2 comprende le tabelle con le classifiche della povertà . Queste  sono lo strumento faro dell’UNICEF . Queste tabelle indicano l’evoluzione del livello di povertà dei bambini dopo l’inizio della crisi, l’impatto della recessione sui giovani e quanto i sondaggi mondiali Gallup rivelano dell’evoluzione delle percezioni individuali degli effetti della crisi economica, sull’evoluzione delle condizioni di vita nel corso degli ultimi cinque anni.
  • La sezione 3 descrive l’impatto della grande recessione sulle famiglie, analizza l’ampiezza dello choc  sui bambini e compara la loro situazione con quella di altri gruppi sociali. L’indagine inoltre studia gli effetti della recessione sui giovani che cercano di entrare o di restare nel mercato del lavoro nonostante la recessione.
  • La sezione 4 si interessa alle cause della crisi, esamina il periodo che l’ha preceduta e descrive le risposte dei differenti governi.
  • La sezione 5  infine presenta le conclusioni e le raccomandazioni dell’UNICEF per migliorare la situazione e per ridurre l’impatto della crisi sulle condizioni di vita dell’infanzia.

·   L’evoluzione della povertà dell’infanzia rispetto al 2008

·   In taluni paesi la povertà dei bambini è diminuita in modo significativo. Questo è il caso per esempio del Cile o della Polonia, mentre in altri paesi la povertà dei bambini nel 2012 rispetto al 2008 è fortemente aumentata. Questo è il caso anche dell’Italia dove la povertà dell’infanzia è aumentata del 5,7%. In questo plotone di coda l’Italia è superata unicamente dal Lussemburgo, dalla Spagna, dalla Lituania, dall’Irlanda, dalla Croazia, dalla Lettonia, dalla Grecia e dall’Islanda. Nei paesi prosperi si misura generalmente la povertà utilizzando una soglia di povertà relativa corrispondente circa al 50-60% del reddito annuo medio .Nel documento dell’Unicef invece si prende come punto di riferimento la soglia di povertà che era stata identificata nel 2008 per valutare l’evoluzione assoluta della povertà dell’infanzia nel corso del tempo. Questa misura è particolarmente utile per apprezzare gli effetti della recessione, In una situazione dove i redditi di tutte le popolazioni evolvono e dove gli individui comparano le loro risorse a quelle dei loro vicini o alla loro propria situazione prima della crisi. Il ricorso a una soglia di povertà relativa aggiornata ogni anno dissimula l’impatto del reddito mediano globale sulla povertà.

·   Gli effetti della recessione si fanno sentire in più della metà dei 41 paesi presi in considerazione. La povertà dell’infanzia è aumentata in 23 paesi dopo il 2008. Si osservano tuttavia importanti variazioni tra  paesi(Dallo 0,55% in Israele allo 20,4% in Islanda). I paesi del Sud dell’Europa (Spagna, Grecia e Italia), come pure la Croazia, i paesi baltici e altri tre stati ( Islanda, Irlanda e Inghilterra) sono stati  fortemente colpiti dalla recessione. Anche il  Lussemburgo è in questo gruppo.

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3)In un altro gruppo molto significativo di 18 paesi, le famiglie ed i  governi hanno trovato invece  i mezzi per gestire le conseguenze della più drammatica delle recessioni contemporanee e in questi casi  i tassi di povertà dell’infanzia sono diminuiti. Questo è il caso del Cile, della Finlandia, della Norvegia, della Polonia e della Repubblica slovacca. In questi paesi il livello  di povertà dell’infanzia è stato ridotto di pressappoco il 30%.

4) Il numero di bambini nati nella povertà a causa della recessione oltrepassa di oltre 2,6 milioni il numero di bambini che ne sono usciti dopo il 2008(6,6 milioni rispetto a 4 milioni). Circa 76,5 milioni di bambini vivono nella povertà nei 41 paesi più ricchi.

5) Il numero eccezionale di casi, i confronti delle medie mascherano La gravità della situazione. In più della metà dei paesi, Più di un bambino su cinque vive nella povertà. La Spagna, la Grecia e la Lettonia presentano un tasso di povertà dell’infanzia superiore al 36%. Questo tasso del 32% degli Stati Uniti e del 30% in Italia.

Un passo indietro nel tempo impressionante

Il rapporto UNICEF stima che la recessione ha fatto compiere un passo indietro di quattordici anni a tutti i programmi greci per l’infanzia; una decina di anni ai programmi turchi e lussemburghesi [3] e otto anni all’Italia.In Italia, circa 600 000 bambini e studenti sono stati esposti durante la recessione a rischi e prove inediti e duraturi. Una valanga di anni di progressi sono andati in fumo ed ora occorre ricuperarli.

La percezione della situazione nella popolazione

 

Che cosa dichiarano le persone interrogate a proposito delle loro condizioni di vita?

Questa è una novità: l’UNICEF si è servita di un sondaggio di opinione mondiale per valutare l’impatto della recessione sulle famiglie e i loro bambini.

Principali conclusioni:

In 18 dei 41 paesi analizzati, almeno tre indicatori rivelano un potenziamento del sentimento di insicurezza e di stress tra il 2007 e il 2013. Per quel che riguarda quest’indicatore l’Italia si trova nel plotone di mezzo.

I paesi sono classificati in funzione del punteggio medio tenuto per l’insieme dei quattro indicatori che misurano l’evoluzione delle risposte tra il 2007 e il 2013. Il numero di paesi nei quali si constata un degrado del sentimento di sicurezza è elevato. Occorre notare che la classifica riguarda l’insieme della popolazione e non soltanto la popolazione delle famiglie con bambini o giovani a carico.

Nella sezione tre si discute come la crisi finanziaria si è trasformata in una crisi per l’infanzia.Senza dimenticare che la recessione ha avuto effetti differenti in ogni paese, si possono classificare i paesi in tre gruppi per valutare il livello di esposizione alla crisi: paesi fortemente marcati dalla crisi, paesi mediamente marcati e paesi che se la sono cavata abbastanza bene.

I paesi che hanno più sofferto sono quelli con problemi manifesti di budget che hanno subito una forte pressione dei mercati. Tra questi paesi si trova l’Italia in compagnia della Croazia, della Spagna, della Grecia, dell’Irlanda, del Portogallo. Esiste una forte correlazione tra i danni causati dalla recessione a livello nazionale e il declino del benessere dei bambini dopo il 2008. Nei paesi in cui la recessione è stata la più pronunciata, I bambini soffrono di più e subiscono le conseguenze più durature. Anche perché gli stati si sono rivelati incapaci di attenuare le conseguenze della recessione. Due fattori appaiono come particolarmente importanti per le economie domestiche con bambini a carico: la situazione dei genitori sul mercato del lavoro e la capacità degli Stati a proteggere le famiglie. Anche in questo caso,la situazione generale dei bambini in Italia è grave. In una tabella che sfrutta statistiche fornite da Eurostat nella quale manca pero` la Croazia, l’ Italia si trova al quint’ ultimo posto seguita dalla Lettonia, da Cipro, Grecia e Ungheria.

Nella stessa sessione si effettua un confronto fra la l’evoluzione della povertà nel periodo preso in considerazione(2008-2012) dei bambini e quella delle persone anziane. La situazione di bambini risulta molto più grave di quella delle persone anziane. Le persone anziane sono quelle che hanno 65 anni o più nel periodo 2008-2012. L’Italia è uno dei pochi paesi nei quali le condizioni di vita delle persone anziane è peggiore di quella dei bambini. Ma anche in questo caso, se si considera la varianza delle differenze tra l’evoluzione della povertà dell’infanzia delle persone anziane, l’Italia si situa nel plotone di coda dei paesi esaminati, questo soprattutto perché il tasso di disoccupazione giovanile nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni in Italia è particolarmente elevato(al quint’ ultimo posto seguita da Portogallo Croazia, Cipro, Spagna,Grecia).

Quando la crisi è iniziata per i bambini

Nel documento ci si chiede se la crisi è cominciata prima del 2008 per i bambini. Ottima domanda. La recessione ha infatti colpito certi paesi che erano meglio preparati che di altri a proteggere i segmenti più vulnerabili della loro società. Bisogna riconoscere che nella maggioranza dei paesi industrializzati almeno 10 anni prima dell’inizio della recessione i bambini apparivano regolarmente più esposti al rischio della povertà nella popolazione nel suo insieme. Questa constatazione fu già sottolineate nel corso del documento pubblicato nel 2008 dall’UNICEF. Esistevano già allora differenze sostanziali tra le economie domestiche con bambini a carico in materia di rischi della povertà ben prima del 2008. All’inizio della recessione il livello di povertà e di miseria delle famiglie più vulnerabili (Economie domestiche nelle quali gli adulti erano disoccupati, famiglie monoparentali, famiglie di migranti, economie domestiche in cui i genitori erano poco istruiti) erano già terribilmente elevate in alcuni paesi dell’Unione Europea. A posteriori, numerosi paesi presentanti un livello elevato di vulnerabilità dei bambini avrebbero dovuto essere avvisati di potenziare il loro apparato di protezione. Questo si sarebbe dovuto fare durante il periodo di crescita economica che ha preceduto la recessione. Le spese sociali dei paesi dell’OCSE erano pero`già in declino a decorrere dal 1995. C’è stato un aumento temporaneo nel corso della prima fase della recessione e poi la diminuzione è ripresa come prima. È quindi importante analizzare l’evoluzione recente delle prestazioni familiari per capire meglio la situazione nella quale si trovano numerosi bambini e numerosi giovani ed anche per riconoscere i limiti di intervento del servizio scolastico.

Nella sezione conclusiva l’UNICEF cita l’economista John Kenneth Galbraith, celebre per aver inventato il termine di" saggezza convenzionale" con il quale si descrivono le affermazioni generali che la maggioranza degli individui accettano come vere anche se non lo sono. Per quel che riguarda la recessione e il suo impatto sull’infanzia, la saggezza convenzionale vuol fare credere che le sofferenze siano state inevitabili, distribuite in modo uguale tra i gruppi sociali e chi siano state attenuate dalla ripresa macro-economica. Il rapporto dell’UNICEF traccia invece un quadro molto più sfumato. Milioni di bambini sono stati immediatamente e direttamente colpiti dalla recessione(molto di più di altri gruppi vulnerabili come le persone anziane) E molti ne subiranno le conseguenze per tutta la loro vita. Gli effetti della recessione non sono stati certamente distribuiti in modo equo tra tutti i bambini di tutti i paesi.

Le analisi presentate in questo documento invitano i governi a integrare le raccomandazioni e iprincipi seguenti nelle loro politiche per potenziare le strategie di protezione dell’infanzia:

Impegnarsi esplicitamente a eradicare la povertà dei bambini nei paesi sviluppati. La lotta contro la povertà dei bambini deve occupare un ruolo centrale nei programmi di sviluppo per il dopo 2015. I paesi prosperi devono mostrare l’esempio ponendo il benessere dei bambini al centro delle loro risposte alla recessione, sia per ragioni etiche che nel loro proprio interesse.

La lotta contro l’esclusione sociale, contro la povertà dei bambini deve essere fondata sui diritti dell’infanzia conformemente ai principi della convenzione relativa ai diritti dell’infanzia;

Intraprendere una valutazione completa dell’impatto della recessione sull’infanzia. Il benessere attuale e futuro dell’infanzia deve essere l’oggetto di discussioni nazionali orientate verso risultati specifici;

Soccorrere, prevenire e fare nascere la speranza;

Produrre dati più precisi per consolidare il dibattito pubblico.

 

[1] ndr.: La famosa categoria dei NEET

[2] ndr.: Questa constatazione contraddice alquanto uno degli obiettivi della dichiarazione di Lisbona dell’Unione Europea che si rivela pure lei incapace di rispettare i propri obiettivi

[3] ndr.: Compresi, va da sé, i programmi educativi

Les documents de l'article

UNICEF_2014_Bilan12_Innocenti.pdf