Per ridurre il numero di dropout e la dispersione scolastica a livello dell’insegnamento secondario di secondo grado, in California si è lanciato un complesso e articolato progetto di ricerca strettamente connesso con la politica scolastica.

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Il diplomificio scolastico in difficoltà

La dispersione scolastica nei sistemi economici imperniati sull’economia della conoscenza penalizza pesantemente i giovani e pesa sull’erario statale. Per venire a capo del problema non bastano iniziative ad hoc frutto della buona volontà di dirigenti e di insegnanti. Ci vuole dell’altro. Occorre una migliore informazione sui comportamenti dei dropout e occorre intervenire presto, a monte, già nella scuola media. Sempreché si ritenga che una scolarizzazione prolungata coronata da un diploma sia la soluzione adatta per tutti, il che è ancora da dimostrare. Dubbi in merito sono più che leciti.

Il problema dei dropout in California

 

La questione dei dropout è stata trattata in un articolo precedente (clicca qui) e resta una pietra d’inciampo per le politiche scolastiche che non riescono a venirne a capo soprattutto se si persiste a prolungare la durata della scuola dell’obbligo e a generalizzare la formazione nelle istituzioni scolastiche.


Il sistema scolastico statale della California, il più grande di tutti i sistemi scolastici degli Stati Uniti [1] si è dato come priorità la riduzione del numero dei dropout e a questo scopo ha impostato una strategia nuova che merita di essere seguita da vicino perché propone soluzioni di stampo originali, poco adottate nelle riforme scolastiche.



È cosa nota che il sistema scolastico statale californiano è confrontato a una serie di grossi problemi di svariata natura, il primo dei quali è quello del finanziamento. Questi problemi sono spesso connessi alla natura molto cosmopolita della popolazione scolastica e alla povertà di moltissimi studenti frequentnti le scuole statali. Questo stato di cose, per altro, non impedisce alla California d’ospitare alcune delle più prestigiose università mondiali.


Migliorare le banche dati per sapere quel che succede nelle scuole

I sistemi scolastici sono notoriamente opachi nonostante la massa di statistiche che producono, ma molto spesso questa massa di dati è irrilevanti e non dice nulla o dice ben poco su quel che conta, ossia su quanto succede nelle scuole e su quel che si ottiene con il servizio statle d’istruzione. Le scuole barano quando devono trasmettere le informazioni statistiche ai centri di raccolta dati. Senza verifiche incrociate i sistemi statistici forniscono informazioni errate.

Per risolvere i numerosi problemi che l’amministrazione scolastica californiana deve affrontare una delle soluzioni ventilate regolarmente è quella dello sviluppo e del perfezionamento del sistema statistico sulla scuola. Il sistema scolastico californiano è stato del resto uno dei primi a dotarsi di un insieme di indicatori. [2] Al vertice di queste preoccupazioni si trova l’annoso problema dei dropout e della dispersione scolastica, soprattutto a livello dell’insegnamento secondario superiore. Nessuno sa con esattezza in California quanti studenti abbandonano la scuola prima di conseguire un diploma qualsiasi. Si crede di saperlo, anche altrove, ma non è affatto il caso. Per venire a capo di questo problema, in California è stato concepito lo scorso anno un progetto di ricerca apposito denominato "California Dropout Research".

Il progetto è diretto dal prof. Russell W. Rumberberger (russ@education.ucsb.edu), insegnante di scienze dell’educazione all’Università di California di Santa Barbara. Rumberger fu uno dei primi consulenti dell’OCSE quando si è trattato, una ventina d’anni fa, di concepire i primi indicatori internazionali comparati sulla transizione dalla scuola alla vita attiva. Si tratta quindi di uno specialista qualificato in materia, che lavora da anni su queste questioni.

Il progetto dell’amministrazione scolastica californiana mira a produrre informazioni aggiornate per adottare rimedi appropriati a risolvere il problema dei dropout: "Alcune soluzioni saranno studiate appositamente per gli studenti che non sono di madrelingua inglese , perché tra loro si trova la proporzione maggiore di dropout" ha affermato Rumberger.

Il progetto è caratterizzato da una stretta articolazione tra ricerca e politica, come è ormai il caso nella maggior parte delle ricerche scientifiche sull’istruzione. Un comitato politico affianca il gruppo di ricerca e lavora in stretta collaborazione con i ricercatori per trovare rapidamente le risposte ai problemi identificati dalla ricerca e per evitare di trascinare alla lunga le analisi scientifica, come invece succede assai sovente.

Un modello  di collaborazione tra ricerca sulla politica scolastica e politica dell’educazione


In un certo senso, considerata la potenziale rilevanza di questa iniziativa per trattare il problema dei dropout, il progetto può essere considerato come esemplare, da seguire attentamente anche in Europa e dunque anche in Italia, dove notoriamente i dati statistici di questo tipo sono piuttosto difettosi e assai carenti.

Il progetto di ricerca sui dropout californiani è contraddistinto dalla volontà di influenzare la politica come pure da un prepotente desiderio di migliorare l’istruzione degli studenti. Per i ricercatori, il progetto non si conclude quindi con la solita redazione di un rapporto finale e di alcuni articoli da pubblicare su riviste prestigiose nel campo scientifico scolastico ma piuttosto con un’analisi meticolosa delle procedure necessarie per fare adottare le decisioni che si impongono alla classe politica, in modo da modificare le pratiche scolastiche che producono un alto tasso di abbandono della scuola da parte degli studenti prima della fine dell’insegnamento secondario superiore.


Strategia di comunicazione ad ampio raggio

Fino ad ora il progetto di ricerca ha prodotto un documento con raccomandazioni rivolte alle scuole, alle province e all’amministrazione statale nonché una serie di bollettini facilmente leggibili sia da deputati che da dirigenti scolastici. I ricercatori hanno ritenuto infaqtti che fosse necessario informare regolarmente l’ opinione pubblica e i responsabili scolastici sull’andamento dei lavori invece che di aspettare la fine del progetto per produrre un unico documento, di solito talmente denso da risultare indigesto e illeggibile. Questa strategia della comunicazione, tipica dei migliori progetti sugli indicatori, è deliberata e serve a sensibilizzare l’opinione pubblica su una questione di grande rilevanza dal punto di vista economico nonché molto scottante dal punto di vista della giustizia sociale.

Uno dei bollettini di informazioni pubblicati dai ricercatori è stato dedicato alle opinioni e agli atteggiamenti degli studenti californiani i quali rivendicavano lezioni più impegnative e connesse ai tipi di carriera che avrebbero potuto seguire. "Gli studenti vogliono vedere l’importanza di quello che si chiede loro di imparare" e "rivendicano o richiedono materiali che abbiano un senso per loro". [3]

Benché il tasso di conseguimento dei diplomi alla fine dell’insegnamento secondario di secondo grado in California non possa essere calcolato in modo accurato sulla base del sistema statistico esistente, si suppone che questa proporzione sia all’ incirca del 75%. Questo tasso è scende però al 57% tra gli studenti afroamericani ed è del 60% tra gli studenti di origine ispanica. Questi dati vanno comparati con il 91% percento di diplomati tra gli studenti di origine asiatica e il 79% di diplomati tra gli studenti di origine bianca. La proporzione dei diplomati tra gli studenti che non sono di madrelingua inglese è di circa il 70%.

I costi della dispersione scolastica

Secondo un’analisi svolta da Clive R. Belfield, del Queens College, City University of New York e da Henry M. Levin, della Columbia University di New York, lo Stato della California perderebbe circa 46,4 miliardi di dollari per ogni generazione di studenti residenti in California che arrivano a vent’anni senza conseguire un diploma. La stima è stata effettuata tenendo conto dei bassi salari che questi giovani senza diplomi continueranno a ricevere lungo tutta l’arco della vita professionale, del basso ritorno fiscale generato da questi salari ridotti, degli alti costi delle cure mediche per una popolazione sottoistruita, della probabilità elevata che questa popolazione ha di ricorrere all’assistenza sociale come pure dell’alta percentuale di crimini che si verifica tra questa popolazione.Conviene quindi fare di tutto per ridurre la proporzione di questa popolazione sottoistruita e per elevare il livello d’istruzione degli studenti di tutte le classi sociali, in particolare degli studenti provenienti dalle classi sociali meno abbienti.

Ogni anno il numero di dropout in California è pressapoco di 120.000 giovani. Siamo nell’ordine di grandezza constatato in Italia, Francia, Inghilterra. Non basta però deprecare che circa 100.000 giovani all’anno non riescono a qualificarsi in questi sistemi scolastici; occorre pure stimarne il costo per la comunità e lo Stato. I due economisti affermano che "la California realizzerebbe un guadagno economico significativo investendo in riforme scolastiche efficaci che riescono ad elevare la percentuale dei diplomati alla fine dell’insegnamento secondario di secondo grado. Il profitto generato da queste riforme compenserebbe ampiamente il loro costo". Purtroppo, come succede del resto in altri sistemi scolastici, non ultimo quello italiano, anche lo Stato della California ha promosso in questi ultimi anni una serie considerevole di programmi miranti ad aiutare i giovani a rischio ma l’efficacia di questi programmi è ignota perché raramente o quasi essi sono stati valutati.

Urgenza di nuovi standard


Nelle raccomandazioni rivolte alle scuole e alle province, il rapporto sottolinea che non basta riuscire a tenere gli studenti a scuola con ogni mezzo. Per far sì che gli studenti in difficoltà ritrovino motivazioni ad imparare e gusto a studiare sono necessarie strategie di riforma su vasta scala che non si limitino ad intervenire solamente sul momento ma che prevedano azioni adeguate già ben prima, ossia a monte, al livello della scuola media. È più che probabile che le scuole e le province da sole non riescano a migliorare la proporzione dei diplomati. Il sostegno di esperti esterni è indispensabile per affrontare il problema anche se non è di per sé sufficiente. Quel che sembra invece indispensabile è un intervento dello Stato che dovrebbe imporre standard più elevati per le scuole secondarie superiori, esigere livelli d’apprendimento più alti, come del resto lo rivendicano gli studenti stessi. [4]


Il governatore Arnold Schwarzenegger ha firmato nell’ottobre dello scorso anno una legge che impone a tutte le scuole dell’ottavo e del nono anno di specificare la proporzione di dropout nella relazione annua imposta dal sistema di "accountability" che obbliga le scuole a rendere conto di quel che fanno, del proprio operato, di quanto ottengono. Gli studenti dell’ottavo anno, ossia quelli che in Italia si trovano in terza media, sono stati inclusi proprio perché si è constatato che molti di loro iniziano ad abbandonare la scuola. Il fenomeno inizia dunque ben prima della fine della scuola media e dell’inizio del biennio in Italia. La legge firmata dal governatore Schwarzenegger entrerà in vigore nel 2011.


Il parlamento californiano in prima linea


In parte a causa della collaborazione che si è instaurata tra ricercatori, responsabili politici e amministratori dell’apparato scolastico statale, due altre leggi sono in cantiere come risultato del progetto di ricerca sui dropout californiani.

Una delle due accentua le esigenze richieste dalla legge federale NCLB [5] , mentre la seconda stanzia sussidi alle scuole per aiutare gli studenti a conseguire il diploma in cinque anni (come in Italia) o sei anni. Oggigiorno le scuole ricevono sussidi solo per gli studenti che concludono l’ insegnamento secondario superiore in quattro anni (che è la durata legale dell’insegnamento secondario di secondo grado in California), ma questa scadenza si rivela troppo corta per taluni studenti i quali necessitano di molto più tempo, di altri ritmi d’apprendimento, di un maggior aiuto per superare gli esami statali, dato per scontato che nessuno ha l’intenzione di abbassare gli standard in vigore.

[1] La California ha una popolazione dell’ordine di grandezza pari più o meno a quella dei principali Stati europei come l’Inghilterra, la Francia, l’Italia e la Germania, ossia attorno ai 50 - 60 milioni di abitanti

[2] Il sistema PACE, acronimo per "Policy Analysis for California Education"

[3] CDRP Research Report #8:Giving a Student Voice to California’s Dropout Crisis, 18 marzo 2008. Video associato : "Fresh Voices: California Ninth Graders Speak Out About Dropping Out"

[4] In Italia questo aspetto potrebbe essere affrontato nella discussione sui LEP, ossia sui livelli essenziali di prestazione

[5] No Child Left Behind: si veda in questo sito gli articoli su questa legge svolgendo una ricerca approfondita con l’acronimo NCLB

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