Comunicazione di Marie Duru-Bellat pronunciata il 17 settembre 2009 al convegno della rete europea di ricerca sulla transizione dalla scuola al lavoro sul tema "Youth transitions at risk? Insecurity, precarity and educational mismatch in the youth labour market", svoltosi all’IREDU, Università della Borgogna, Digione.

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Tutti laureati, e poi?

Non è vero che l’espansione scolastica sia di per sé un bene. La sociologa francese Marie Duru-Bellat continua a approfondire le conseguenze dell’espansione scolastica caldeggiata dalle organizzazioni internazionali e in primo luogo dall’OCSE e ovviamente molto ben vista dalle forze sindacali della scuola.

Tutti dottori? Tutti cavalieri? E poi? La corsa ai diplomi ingaggiata dalle politiche scolastiche e promossa dalle organizzazioni internazionali nonché da un'alleanza ibrida di economisti, pedagogisti e sindacalisti non si dirige forse verso un precipizio? Chi ne trae vantaggio? Tutti quanti oppure sempre i soliti privilegiati?

 

Marie Duru-Bellat analizza con finezza i dati prodotti dalle organizzazioni internazionali e dai sistemi d'informazione statistica francesi. Al di là di un certo limite, l'inflazione scolastica non sarebbe più benefica da un punto di vista economico ma sarebbe addirittura controproducente. Essa non genera più crescita economica come conclamano gli analisti dell'OCSE per esempio e molti altri economisti.

D'altra parte, all'interno dell'OCSE ci sono dubbi sul discorso riguardante i benefici economici dell'inflazione di diplomi. Per esempio, Duru-Bellat rileva che nell'insieme di indicatori dell'istruzione del 2006 [1] si afferma che al di sopra di una media di 7,5 anni di scuola gli effetti sulla crescita economica diminuiscono. Orbene, questa durata è di molto inferiore a quella che si registra già ora nei paesi dell'OCSE, che è di 11,8 anni! In altri termini si va a scuola già troppo, ben oltre il necessario per tenere un ritmo di crescita economico costante in tutti i paesi.

 

Peggiori sono però gli effetti sociali. Duru-Bellat si appoggia su Bourdieu e dimostra che l'inflazione scolastica facilita la riproduzione sociale. Poiché gli studi diventano più impegnativi, più selettivi, più lunghi e costosi, sono i figli delle " buone famiglie", delle famiglie benestanti, ben piazzate, a trarne vantaggio. I dottori, i laureati, finiranno per fare gli hostess sulla "Freccia Rossa" e annunciare in inglese che il treno sta entrando nella stazione di Bologna o sta arrivando al capolinea. Questo è il futuro meritocratico che aspetta molti laureati di domani. Il denaro pubblico stanziato per sostenere una scolarizzazione crescente e prolungata (tutti a scuola per molti anni) si spreca al servizio di ambizioni personali e della riproduzione delle disuguaglianze sociali.

L'articolo di Duru-Bellat, in inglese, è allegato.

[1] "Uno sguardo sull'educazione", 2006; "Regards sur l'éducation", 2006

Les documents de l'article

pdf_Qualification_Inflation.pdf