Pratiche e strutture scolastiche obsolete sopravvivono in sistemi scolastici poco sviluppati che dovrebbero fornire un’educazione di qualità per tutti!

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Africa: il disastro scolastico permanente // Afrique: Le désastre scolaire continue

Un articolo del quotidiano Wal Fadjri (Dakar) del 21 giugno 2007 che annuncia in pompa magna l’inizio degli esami alla fine della scuola elementare in tutto il Senegal.

In nessun sistema scolastico europeo, tranne forse in quello di qualche Länder tedesco o di qualche cantone elvetico, si fa ancora un esame per passare dalla scuola elementare alla scuola media. Questa pratica è stata in vigore in Europa fino agli anni Cinquanta quando alla fine della scuola elementare si selezionavano, con una prova scolastica impostata sulla realizzazione di alcuni problemi di matematica, di una composizione in italiano e di un dettato, gli allievi ai quali veniva concesso "il privilegio" di andare avanti negli studi ( la scuola media non esisteva e si chiamava a quei tempi ginnasio-liceo) che venivano letteralmente scremati dagli allievi del popolo, consideratai allievi deboli, ai quali veniva concesso di terminae in un paio d’anni la scuola dell’obbligo con un insegnamento piuttosto pratico che permetteva loro di accedere alle scuole d’avviamento e poi alla formazione professionale.

Poco per volta, tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, questo modello è scomparso ed è stato sostituito dalla scuola media per tutti, alla quale tutti accedevano in modo automatico dopo avere concluso la scuola elementare. I modelli d’organizzazione dell’insegnamento applicati nei vari sistemi scolastici potevano differire e differivano infatti da un caso all’altro, ma la tendenza generale era la medesima ovunque: la scuola dell’obbligo di 8 o 9 anni costituiva un blocco unico composto dalla scuola elementare in una prima fase e dalla scuola media in una seconda (detta anche "Collège", "Gesamtschule", "Comprehensive School" , "Cycle d’orientation", ecc.). Poco per volta, a decorrere dagli anni Cinquanta, nei sistemi scolastici europei il percorso scolastico dalla prima elementare fino all’ottavo o nono anno di scuola divenne comune per tutti. In genere, questa operazione che non è sempre filata liscia, che i conservatori hanno spesso avversato, è stata percepita come un progresso sociale considerevole, anche se ancora oggi ci sono frange dell’opinione pubblica che la contestano (talora con argomenti giusti ma con ragioni sbagliate). Le spiegazioni di questa riforma sono state spiegate in numerosi saggi che è inutile citare in questa rapida nota.

Questa trasformazione non è ancora avvenuta nei paesi dell’Africa francofona, nonostante cinquant’anni e più di politiche scolastiche pilotate dalle organizzazioni internazionali come l’UNESCO o la Banca Mondiale, oppure dalle ex-potenze coloniali. Lo dimostra l’informazione riportata dal sito francese l’Expresso du 22 juin 2007, Le café pédagogique.

Il 21 giugno sono iniziati a Dakar gli esami d’ammissione alla sesta, che dureranno, in tutto il Senegal, due giorni. I bambini delle scuole elementari, che in genere frequentano scuole pluriclassi a doppi turni (andando cioè a scuola mezza giornata con un solo docente che al mattino segue un gruppo ed al pomeriggio un altro) , con più di quaranta allievi per classe ( talora 50, 60, 80 allievi), devono fare gli esami per andare avanti negli studi. Chi non ce la fa va a a lavorare (in realtà moltissimi lavorano già durante la scuola elementare). Le prove nel Senegal sono otto : quattro scritte e quattro orali. Le materie dell’esame scritto sono la matematica (con i problemi classici di un tempo), la redazione in francese ( che non è la lingua quotidiana della popolazione) , il dettato, ed un test ; quelli dell’esame orale sono la lettura, la recitazione a memoria di una poesia, il disegno, il canto. Questa cerimonia sociale (si veda l’articolo di Najib Sagna apparso sul Wal Fadjri (Dakar) il 21 Juin 2007Sénégal: Entrée en sixième et Cfee à Rufisque, un bon taux de participation et des sujets abordablesrivela la sopravvivenza di un sistema scolastico finalizzato a scopi che sono stati superati nei sistemi scolastici del Nord, almeno a livello di scuola di base, ossia la selezione di una élite di studenti ai quali è concesso di proseguire gli studi. Ci si imbatte qui in un paradosso, ossia quello di un sistema scolastico obsoleto, ancorato in economie di sopravvivenza, e finanziato da paesi opulenti che si sono disfatti di questi modelli scolastici da almeno una cinquant’ina d’anni.

Il problema non è la valutazione di quel che si impara a scuola, ancorché anche nei paesi del Nord una frangia considerevole di insegnanti e di pedagogisti continua a contestare l’opportunità e la validità di valutazioni regolari degli apprendimenti, quanto l’uso della valutazione e la sua impostazione. Il problema non è neppure quello dell’ "accountability", ossia del rendere conto. Non si rende conto di nulla con queste prove, ma si legittimano scelte sociali e soprattutto si convalida la disuguaglianza sociale d’istruzione, consacrata dall’avallo di un esame scolastico formale.

Dal punto di vista didattico il problema è quello della continuitaà dalla scuola elementare alla scuola media oppure quello della transizione dal quinto al sesto anno di scuola oppure dal sesto al settimo. In parecchi sistemi scolastici esiste ancora una vera e propria rottura e soluzione di continuità tra scuola elemengtare e scuola media che non ha nessun senso dal punto di vista dell’apprendimento come lo dimostrano assai bene i risultati scolastici ottenuti nei Paesi scandinavi dove la scuola dell’obbligo è un blocco solo di otto o nove anni, senza nessuna distinzione interna. In altri sistemi scolastici, come quelli latini per esempio, si continua a coltivare una spaccatura di stile, di programmi, di luoghi d’apprendimento, di organizzazione della giornata scolastica passsando dalla scuola elementare alla scuola media, che crea problemi e grattacapi didattici ed organizzativi considerevoli. Si pensi per esempio alla questione dell’introduzione di una seconda lingua nella scuola elementare ( non si discute qui né la pertinenza né l’utilità di una simile decisione politica) : quando si passa alla scuola media, la discontinuità è assicurata e in molti casi si ricomincia l’insegnamento della stessa lingua ( per esempio del tedesco o dell’inglese) da capo, come se non si fosse fatto nulla in due o tre anni nella scuola elementare. In ogni modo gli esami alla fine della scuola elementare nel Senegal non sono collegati a questa questione della continuità o discontinuità degli apprendimenti. Hanno una funzione sociale e politica e non didattica.

Si tenga presente, come abbiamo già avuto modo di rilevare in questo sito, che il tasso di scolarizzazione nella scuola elementare è in media del 50% nei Paesi dell’Africa francofona ( si vedano i documenti prodotti dal PASEC , ossia "Programme d’analyse des systèmes éducatifs de la CONFEMEN) , il che vuole dire che questi esami non riguardano che la metà di una classe di età. L’altra metà sopravvive. Non si scordi neppure che molti allievi hanno docenti incompetenti, non formati o mal formati, spesso mal pagati o pagati con ritardo od in natura (in Africa si parla di docenti "contractuels" o di docenti reclutati dalle famiglie. Di questo problema se ne parla in questo sito e in numerose valutazioni. In questo quadro idlliaco, per non dire scandaloso, si fanno gli esami per rilasciare un certificato di fine della scuola elementare. In un contesto come quello qui descritto si possono anche capire le ragioni di una simile prova che attesta l’acquisizione di un livello di conoscenze non comune (seppure basso rispetto agli standard internazionali, ma alto per la media del livello d’istruzione nei paesi africani molto poveri, i cosidetti paesi poveri molto indebitati, PPTE, secondo la terminologia del Fondo Monetario Internazionale).

A questo punto, occorre chiedersi cosa succederà se riuscisse l’iniziativa "Fast Track" lanciata dalle Organizzati Internazionali con l’avallo dei Paesi africani, che si prefigge di conseguire la scolarizzazione totale di tutta la fascia d’età che corrisponde al periodo della scuola elementare entro il 2015 . Quando il 100% degli allievi giungerà alla fine della scuola elementare e quando una proporzione elevata di questi allievi passerà l’esame finale della scuola elementare, come si organizzerà la scuola media e tutto il resto? A questa domanda strategica bisognerebbe già dare una risposta ora, ma per il momento le strategie di sviluppo sono concentrate sugli obiettivi, che sono di per sé irrealizzabili, dell’iniziativa "Fast Track". Dove trovare i mezzi per generalizzare la scuola media a partire dal 2015? Quale sarà il livello di sviluppo economico dei paesi molto poveri dove il lavoro infantile per ora è una necessità perché rappresenta un cespite d’entrata per la famiglia?

In secondo luogo occorre chiedersi perché mai in questi paesi si è mantenuta una prova che è stata eliminata altrove. A cosa serve questo esame ? Quali risultati permette di conseguire? Perché due pesi e due misure? I risultati sono eloquenti, stando alla notizia del Café Pédagogique: c’erano 190 000 allievi nell’ultimo anno della scuola elementare senegalese ( non viene specificato l’anno ma possiamo suppore che la cifra valga per l’anno scolastico 2006/2007 che si sta per concludere); si stima che solo 95 000 si ritroveranno nel primo anno di scuola media ( quindi il 50% sparisce, anche perché non ci sono né le scuole né i professori). Di questi, solo 10 000 conseguiranno la maturità. Se si calcola che una generazione senegalese comprende circa 300 000 giovani, questo vuol dire che poco più del 9% di una classe d’età arriva alla maturità. Questa è forse una chiave di lettura del sottosviluppo africano. Non c’è nessun confronto possibile con i paesi del Nord. Il ritardo è colossale e per di più lo si aggrava tenendo in vita procedure obsolete che non facilitano affatto il miglioramento del livello d’istruzione e che hanno invece, al contrario, un effetto dissuasivo. Questi sono gli arcani dell’aiuto allo sviluppo educativo nei paesi dell’Africa francofona. Nasce il sospetto che le ampollose pratiche discorsive sull’educazione per tutti praticate nei congressi e nei convegni internazionali non siano altro che un pretesto per nascondere una politica che invece mira a promuovere un’educazione per pochi con tutte le conseguenze relative.

Vale qui la pena di porre la domanda della pertinenza della trasposizione del modello scolastico in auge nel Nord verso il Sud, dell’utilità di finanziamenti e prestiti per tenere in piedi strutture scolastiche inadeguate ed obsolete. Non è questa la strada da seguire. Si deve cambiare modello di scuola, come l’aveva intuito Paulo Freire e come lo avevano anticipato le analisi di Ivan Illich sulla scolarizzazione.