Presentazione di un articolo pubblicato dal Ministero francese dell’Istruzione Pubblica nel quale si dimostra che sull’arco di quarant’anni le disparità sociali di fronte all’istruzione non sono mutate, anzi sono peggiorate. La creazione della scuola media unica non ha reso più democratica l’istruzione come lo si auspicava al momento della sua istituzione. Le modalità di selezione scolastica sono cambiate, il sistema scolastico è diventato più meritocratico ma anche più ingiusto.

Version imprimable de cet article Version imprimable

Francia: il sistema scolastico impotente

Le disuguaglianze sociali nell’istruzione scolastica possono avere molteplici origini, come lo si dimostra nel documento presentato in quest’articolo di due ricercatori francesi, Ichou e Vallet, recentemente pubblicato nella rivista del Ministero della Pubblica Educazione "Education et formations". Da un lato, il divario nei risutati scolastici tra studenti provenienti da ambienti sociali differenti; dall’altro, le decisioni d’orientamento diffferenziate, a risultati scolastici simili, per studenti provenienti da ceti sociali diversi. Il documento dimostra l’evoluzione in Francia di questi due parametri sull’arco di 40 anni, tra il 1960 e il 2000.

Le condizioni della scolarizzazione in Francia e probabilmente anche in altri sistemi scolastici simili come quello italiano e spagnolo sono peggiorate per gli studenti dei ceti poveri nel corso di quest’ultimo mezzo secolo. Lo dimostra un’articolo di Matthieu Ichou, CNRS francese nonché nell’osservatorio sociologico del cambiamento dell’Istituto di Scienze Politiche di Parigi e di Louis-André Vallet, anche lui ricercatore del CNRS francese e nel Laboratorio di sociologia quantitativa del CREST (Centro di Ricerca in Economia e Statistica) , intitolato " Performances scolaires, orientation et inégalités sociales d’éducation. Évolution en France en quatre décennies" [1]. Il documento in francese è allegato a questa recensione.

 

Le disuguaglianze scolastiche non si attenuano

A parità di risultati scolastici, ossia di bravura e successo scolastici, le disuguaglianze scolastiche di stampo socio-culturale permangono. Dopo quarant’anni d’espansione scolastica la constatazione è deprimente. Si va di più a scuola, la scolarità dura più a lungo, in molti sistemi scolastici i programmi d’istruzione specializzati si sono moltiplicati, ma le disparità scolastiche nell’istruzione sussistono e si riproducono. Di chi è la colpa ? Questa è la domanda impertinente che non si osa porre. Oppure si risponde in termini generici : la colpa à della società. Non è della scuola che fa tutto quel che può, che fa di tutto, ossia continua ad espandersi, per ridurre le disuguaglianze degli studenti di fronte all’istruzione. Eppure, si constata che nonostante risultati scolastici simili, studenti provenienti da ceti sociali diversi sono trattati a scuola in maniera diversa. Gatta ci cova, sembrerebbe che si possa dire in questo caso. L’articolo che qui si presenta conferma le conclusioni di numerosissime altre osservazioni e indagini scientifiche sulla scolarizzazione. Nella stessa direzione, in Italia, per esempio, si collocano le analisi della Fondazione Giovanni Agnelli che alcuni anni fa aveva dedicato una sua relazione annua sulla scuola media, definita come l’anello debole del sistema scolastico italiano. Si potrebbe qualificarla anche di "ventre molle" del sistema scolastico. La metafora dell’anello è un eufemismo per non dire a chiare lettere ciò che non funziona nel sistema scolastico, ormai cristallizzato, immodificabile, immobile, ma paradossalmente molto reattivo quando si tratta di difendere e preservare le strutture, l’organizzazione, i criteri di funzionamento messi a punto nel corso di decenni d’espansione continua. 

Le disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione permangono : quarant’anni di stasi

L’articolo di Ichou e Vallet fornisce dati che confortano questa tesi con il caso francese delle disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione . L’articolo riguarda la Francia ma si può supporre che sia applicabile anche ad altri sistemi scolastici più o meno simili a quello francese. Occorre però in primo luogo sottolineare un elemento : la bellezza e la qualità dei dati statistici che consentono uno studio comparato su quanto successo sull’arco di quarant’anni. Senza dati statistici di questo tipico si è condannati a parlare a vanvera di scuola, a limitarsi a tirate declamatorie , ad arroccarsi su posizioni settarie, ad invocare visioni dottrinarie.

 

“I risultati convergono per dimostrare che alla fine della scuola media come pure alla fine dell’insegnamento secondario di 2º grado si constata un aumento storico dell’importanza dei risultati scolastici nella produzione delle disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione. Quest’ aumento è da collegare con la posticipazione della prima selezione scolastica che avveniva quarant’anni fa alla fine della scuola elementare e che ora invece interviene alla fine della scuola media” scrivono gli autori dell’articolo. Mentre nel 1960, la maggioranza degli studenti provenienti dai ceti popolari aveva un destino scolastico diverso da quello degli studenti provenienti dai ceti sociali benestanti, oggigiorno tutti gli studenti sono scolarizzati fino alla fine della scuola media ed è a questo punto che interviene la selezione. Alla fine della scuola media “il divario tra la media dei risultati scolastici degli studenti delle classi benestanti e quelli degli studenti delle classi popolari è nettamente più pronunciato di quanto non lo fosse ieri. Succede la stessa cosa alla fine del liceo. In altri termini per uno stesso livello di scolarizzazione, il divario tra risultati scolastici degli studenti dei ceti benestanti e degli studenti figli di operai è molto più ampio nella coorte recente che non nelle coorti di un tempo.” “In quattro decenni”, proseguono gli autori della ricerca, “la disuguaglianza nell’istruzione è parzialmente mutata di natura ed è diventata apparentemente più “meritocratica”. Quest’ osservazione vale per quanto succede in Francia dove si può comparare il destino scolastico delle generazioni degli anni 60 con quello delle generazioni diplomate all’inizio del 2000, a quarant’anni di distanza, ossia confrontare i percorsi scolastici degli studenti di varie classi sociali prima che fosse attuata la scuola media unica e quindi prima che si generalizzasse un significativo aumento della durata della scolarità nonché la massificazione dell’insegnamento secondario di 1º grado. Gli effetti di questa evoluzione sono stati descritti dal principale storico contemporaneo dell’educazione in attività in Francia, Antoine Prost, in un volume apparso nel 1995 [2] nel quale Prost ha affermato : “ Prima della riforma (ossia prima della creazione della scuola media unica) le vittime della selezione potevano rendere responsabile il sistema scolastico che non aveva dato loro l’opportunità di riuscire a scuola. Offrendo loro questa opportunità, almeno apparentemente, senza però combattere efficacemente le pesantezze sociologiche, la riforma della scuola media unica ha reso responsabili gli studenti del loro insuccesso e dei loro successi. Ha trasformato in merito o in incapacità personali ciò che precedentemente sarebbe stato imputato al caso della nascita [3]. [ Dopo la riforma della scuola media ] l’onere delle disuguaglianze davanti all’istruzione non incombe più alla società bensì agli individui”.


Dati e variabili utilizzati dall’indagine

Per la Francia degli anni 60, si sono utilizzati statistiche dell’Istituto nazionale di studi demografici [4] che ha osservato, tra il 1962 e il 1972, i percorsi scolastici di un campione nazionale rappresentativo di studenti [5] nati pressappoco nel 1951 e che hanno concluso la scuola primaria nel giugno 1962. Il numero totale di questi studenti era di 17.461. Questo campione ha permesso di studiare :

-nel 1962, ovverosia all’età di circa 11 anni, la transizione o non dalla scuola primaria verso i vari tipi di scuola successivi esistenti allora, prima della creazione della scuola media unica ;


-Nel 1966, ossia all’età di circa 15 anni, la transizione dal ginnasio al liceo [6] ;

-nel 1969, ossia all’età di circa 18 anni la transizione o non dalla maturità di tipo generale verso l’immatricolazione nell’insegnamento superiore (l’università stricto sensu)


La misura dei risultati scolastici che allora era disponibile è fornita dalla valutazione del livello dell’alunno prodotta dall’insegnante o dai professori che si sono avvalsi di una scala in cinque punti (eccellente, buono, medio, mediocre, pessimo). Questa valutazione è fornita immediatamente dopo la transizione da un livello all’altro.


Per la Francia degli anni 2000, i dati provengono dal Ministero nazionale della pubblica istruzione che ha osservato dal 1995 al 2006 il percorso scolastico di un campione nazionale rappresentativo di studenti [7] nati verso il 1984 che hanno iniziato la scuola media nel settembre 1995. Questo campione comprendeva 17.830 studenti ed ha permesso di analizzare :


-Nel 1999-2001, all’età di circa 15 anni, la transizione o non dalla scuola media all’insegnamento secondario di 2º grado ;


-Nel 2002-2006, ossia all’età di circa 18 anni la transizione o non, dalla maturità di cultura generale verso l’insegnamento superiore di tipo universitario (Università stretto senso).

 

Per questo secondo campione la misura dei risultati scolastici utilizzata è stata la media dei voti in francese e in matematica conseguiti in occasione del controllo continuo esistente alla fine della scuola media [8] e dalla media dei voti ottenuti alla maturità. Ogni valutazione è stata effettuata immediatamente dopo la transizione corrispondente.


Gli autori hanno composto tre macro- categorie sociali :
 

  • le classi superiori (dirigenti, professioni liberali, dirigenti d’azienda) ;
  • le classi medie (agricoltori indipendenti, artigiani, commercianti, impiegati) ;
  • le classi popolari (operai qualificati e non qualificati, operai agricoli).




 Due cause principali delle disuguaglianze scolastiche


Già nel 1962, Alain Girard e Henri Bastide, avevano messo in evidenza la presenza di due cause principali delle disuguaglianze sociali di istruzione con l’analisi dei dati riguardanti più di 20.000 studenti che avevano concluso la scuola primaria nel giugno del 1962 [9]. I due ricercatori avevano scoperto che sia nelle zone rurali che in quelle urbane, la riuscita scolastica valutata dagli insegnanti aumentava regolarmente con la posizione sociale della famiglia : la proporzione degli alunni con risultati scolastici giudicati eccellenti o buoni variava tra il 29% degli alunni figli di operai e il 55% degli alunni di famiglie benestanti. I due autori concludevano la loro analisi con questa considerazione : “questa è la prima causa della non-democratizzazione della scuola : l’influenza dell’ambiente familiare sullo sviluppo e poscia sui risultati scolastici”. Inoltre, i due ricercatori misero in evidenza la presenza di un secondo meccanismo di discriminazione sociale nella scuola : l’effetto delle origini sociali. Il primo orientamento scolastico avveniva in quegli anni alla fine della scuola primaria e dipendeva fortemente dai risultati scolastici a loro volta influenzati dalle condizioni familiari, ma l’effetto dell’origine sociale non poteva essere ignorato. Il secondo orientamento scolastico interveniva alla fine del liceo. Verso il ginnasio erano orientati in modo massiccio i figli delle classi dirigenti e benestanti ; nei licei, tra gli alunni ritenuti dai professori eccellenti o buoni, si trovava la quasi totalità dei figli delle famiglie benestanti mentre questo non succedeva che per pochissimi studenti figli di agricoltori o di operai. Da qui la seconda causa di disuguaglianza : “ La seconda causa della non-democratizzazione scolastica : a uguaglianza di voti, l’opportunità per un alunno di entrare nell’indirizzo liceale alla fine della scuola primaria (ossia di essere diretto verso il ginnasio ) è in relazione con la sua condizione sociale”.


Conseguenze della riforma della scuola media unica dal punto di vista dell’uguaglianza


 Prima dell’istituzione della scuola media, il sistema scolastico degli anni 50 era molto selettivo e strutturato per indirizzi tra loro nettamente distinti. Alla vigilia della creazione della scuola media soltanto il 59% degli alunni che terminavano la scuola elementare passavano al ginnasio. Tra questi, il 52% circa, all’età di pressappoco 15 anni, andava al liceo. Questa proporzione corrispondeva al 31% del totale della coorte. Tra coloro che iniziavano il liceo il 55% conseguiva la maturità (ossia 55 su 100 studenti), il che era equivalente al 18% della coorte (18 studenti su 100). Infine tre quarti di coloro che conseguivano la maturità di tipo generale si immatricolavano all’università, una proporzione pari a meno del 15% della coorte iniziale. Ad ogni tappa dunque il sistema scolastico era molto selettivo è solo un’ esigua minoranza di studenti che nel 1962 in Francia avevano terminato la scuola elementare si era immatricolata all’università. Circa quattro decenni dopo la situazione è del tutto cambiata in un sistema scolastico molto più unificato che accoglie un gran numero di studenti e chi li scolarizzate più lungo. In Francia, ma questo vale anche per l’Italia, attorno agli anni 2000, la quasi totalità degli alunni eche ha terminato la scuola primaria (il 97,5%) va alla scuola media [10] Il 64% degli iscritti al primo anno della scuola media passa nell’insegnamento secondario di 2º grado. Questa proporzione equivale al 62% della coorte. In Francia, poco più della metà di questi studenti (ossia il 31% della coorte) consegue la maturità generale. Infine, tra quest’ultimi, il 62% diventa una matricola dell’insegnamento superiore di tipo accademico. Questo significa che la parte della coorte che svolge studi universitari è nettamente aumentata in quarant’anni : da meno del 15% negli anni 60 è passata a quasi il 25% all’inizio del 2000. Sulla base di queste cifre c’è chi sostiene che il sistema scolastico si è democratizzato ed è diventato più giusto, che le disuguaglianze d’istruzione sono sensibilmente calate.


Sostanziale immobilità

Se si analizzano le tre transizioni prese in considerazione, ovverosia il passaggio dalla scuola primaria agli indirizzi di formazione successivi e più tardi dalla scuola primaria alla scuola media unica, il passaggio dalla scuola media verso i licei di cultura generale, ed infine l’immatricolazione nelle università, si osserva che dopo gli anni Sessanta gli studenti provenienti dalle classi superiori sono sempre in proporzione la maggioranza. In ogni caso una proporzione pari all’80% di questa categoria sociale di studenti passa al livello successivo mentre invece tra gli studenti provenienti dalle classi sociali inferiori la proporzione di coloro che passa al livello successivo è sempre inferiore al 60%. Inoltre, l’ eliminazione sistematica di quest’ultima categoria di studenti lungo il percorso scolastico è particolarmente forte. Per esempio, i figli di operai sono pressappoco la metà della popolazione che giunge alla fine della scuola primaria ma non rappresentano più che un quinto nell’insieme degli studenti che affrontano la transizione verso le università. Questa riduzione è imputabile al tasso di transizione meno favorevole degli studenti provenienti dalle classi popolari e soprattutto dei figli di operai nonché alla loro eliminazione nel corso dei vari cicli d’insegnamento, in particolare nel corso della scuola media. Negli anni 2000, un divario analogo a quello che negli anni Sessanta tra studenti dei ceti benestanti e studenti dei ceti poveri esistente al momento del passaggio dalla scuola primaria agli indirizzi successivi si osservava al momento della transizione alla fine della scuola media. La selezione si era spostata di quattro anni in Francia e si è spostata di tre anni in Italia.


 Un aumento storico dell’importanza dei voti


In quattro decenni la disuguaglianza d’istruzione è parzialmente cambiata di natura ed è divenuta più meritocratica : gli studenti figli di operaie o provenienti dai ceti sociali poveri che non sono filtrati dal sistema scolastico e che giungono alla maturità nei licei di cultura generale hanno un profilo scolastico molto simile a quello dei loro compagni provenienti dalle classi sociali benestanti. Cosa è successo nel frattempo ? Le disuguaglianze di forme d’istruzione per studenti di diversi ceti sociali si sono attenuate con la generalizzazione della scuola media ma sono pure cambiate le decisioni scolastiche d’orientamento a pari livello di riuscita scolastica ossia a voti o a medie scolastiche identiche. Questo vuol dire che i voti contano di più ma anche che i buoni voti degli studenti dei ceti poveri non contano in generale come i buoni voti degli studenti dei ceti ricchi. I buoni voti non hanno un valore identico. Con gli stessi voti le disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione nelle scuole si riducono, ma nondimeno una proporzione elevata di studenti provenienti dai ceti sociali poveri continua a pagare uno scotto elevato. I voti non contano più di quel tanto come lo dimostra il fatto che questi studenti non sono rappresentati nella stessa proporzione in cui sono presenti nella coorte scolastica.Quindi contano come riflesso di pratiche selettive condizionate dall’origine sociale oppure dalle condizioni di vita familiari. Le disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione sussistono nonostante le trasformazioni delle modalità di selezione osservabili nel corso di quattro decenni. La via maestra della scolarizzazione resta sempre quella designata dai portavoce della “repubblica degli intellettuali”. Orbene, gli studenti delle classi sociali povere ancorché accedano in una proporzione maggiore a questa via di quanto non vi accedessero quarant’anni fa, restano pur sempre una minoranza nella categoria di studenti selezionati dalla scuola per proseguire gli studi. Questo fenomeno merita di essere analizzato in modo oculato perché rappresenta una forma legittima ed importante di selezione sociale di fronte all’istruzione.






 

[1] Risultati scolastici, orientamento e disuguaglianze sociali d’istruzione pubblicato nella rivista ufficiale del Ministero francese dell’educazione , "Education et Formations", No.82, 2012, pagg.9-18, intitolato "Conditions de scolarisation et facteurs de réussite scolaire" , ossia "Condizioni di scolarizzazione e fattori di successo a scuola"

[2] Antoine Prost, Éducation, société et politiques. Une histoire de l’enseignement de 1945 à nos jours, Paris, Seuil,1997

[3] Nascere in un famiglia povera oppure in una ricca

[4] L’istituto è noto con l’acronimo INED

[5] Detto panel

[6] La scuola media unica in Francia è venuta molto più tardi che non in Italia. Infatti è stata istituita soltanto nel 1975

[7] Detto panel

[8] Nella terminologia scolastica francese alla fine della scuola media si consegue il "brevet"

[9] L’articolo in francese è il seguente : Alain Girard, Henri Bastide : « La stratification sociale et la démocratisation de l’enseignement », in "Population",
vol. 18, pp. 435-472, 1963

[10] In Francia la scuola media dura 4 anni, un anno di più che non è in Italia.

Les documents de l'article

DEPP_Conditions_scolarisation_facteurs_reussite_scolaire_237325.pdf