Recensione e presentazione di uno studio apparso negli Stati Uniti sulle pessime scuole e sui tentativi per salvarle, pubblicato dalla Fondazione Thomas B. Fordham (Are Bad Schools Immortal? The Scarcity of Turnarounds and Shutdowns in Both Charter and District Sectors).

Version imprimable de cet article Version imprimable

Lasciate ogni speranza voi ch’entrate

Come funziona il sistema scolastico? Di quale risorse interne dispone per sopravvivere nonostante i malanni e le carenze, per neutralizzare le novità come le TIC e per continuare imperturbabile il suo cammino nonostante i cambiamenti sociali, tecnologici, culturali, economici? Il volume qui presentato getta una luce sconfortante sulle possibilità di miglioramento del sistema scolastico nel suo insieme. L’inerzia prevale.

Che fare con le scuole scassate?

Non c’è speranza: le pessime scuole, checché si faccia, non si possono risanare. Quindi non resta altro da fare che chiuderle, che mandare a casa dirigenti e insegnanti. Questa è la tremenda conclusione che si deve trarre da una ricerca longitudinale svolta negli Stati Uniti. Forse al di qua dell’Oceano succedono i miracoli, ma non è detto. Occorrono prove e verifiche ma l’ipotesi merita di essere tenuta in considerazione.

Mi sembra utile riprendere e recensire uno studio recentemente apparso negli Stati Uniti sulle pessime scuole e sui tentativi per salvarle, pubblicato dalla Fondazione Thomas B. Fordham.

Bando alle facili illusioni

E’ meglio non illudersi troppo e non buttarsi a capofitto in programmi di salvezza privi di speranza, stanziare risorse enormi per tenere a galla na scuola. "Le pessime scuole sono immortali?", si chiede l’indagine della Fondazione USA Fordham. Purtroppo sì, questa è la conclusione basata sui risultati di uno studio condotto sull’arco di cinque anni che ha seguito più di 2000 scuole americane malmesse, sia pubbliche tradizionali che pubbliche di nuovo tipo come le "Charter Schools", [1]. Dopo cinque anni, tre quarti di queste scuole malandate continuavano a funzionare, ad accogliere studenti e ad essere pessime, almeno dal punto di vista dei risultati conseguiti dai loro studenti nei test. In quelle scuole, in altre parole, s’ imparava poco.

Il sistema scolastico non riesce a emendarsi e a purificarsi

Questa constatazione, se verificata altrove, in altri sistemi scolastici, è drammatica e getta una luce truce sul funzionamento dei sistemi scolastici e sulla possibilità di uscire dal vicolo cieco in cui si trovano molte scuole, molti dirigenti, molti insegnanti e molti allievi. Cosa si può fare? C’è speranza di redenzione? Oppure conviene lasciar perdere, rassegnarsi, lasciar sopravvivere la scuola allo sbando senza intervenire perché tanto non c’è null’altro da fare, oppure chiuderla e ricominciare da capo con altro personale, in altri locali, con altri metodi, con un altro dirigente?

Una scoperta sconvolgente

Il quadro non è migliore nel settore delle scuole che fruiscono di un’ampia libertà d’azione (le "Charter Schools") nonostante lo slogan costantemente ripetuto dai fautori di questo movimento che scommette sulla validità della concorrenza e della competizione tra scuole per migliorarle e che sempre hanno sostenuto che "le nostre pessime scuole non possono sopravvivere: o migliorano oppure sono costrette a chiudere".

La concorrenza non funziona

Le pessime scuole del settore delle "Charter schools" dovrebbero perdere studenti e quindi chiudere perché prive di soldi per funzionare [2], ma ciò non succede. L’indagine ha scoperto che le cose non funzionano proprio in questo modo. Il 72% delle scuole in franchigia ("Charter Schools") continuavan, dopo cinque anni, ad essere pessime, mentre questa proporzione nel settore statale era dell’80%. La proporzione di scuole uscite dalla palude della mediocrità conseguendo risultati migliori è eccezionalmente rara: appena l’1,4% nel settore statale e poco meno dell’1% tra le scuole in franchigia.

L’indagine

L’indagine ha seguito per cinque anni, dal 2004 al 2009, un insieme di 2025 scuole mal messe (1768 nel settore statale e 257 nel settore delle scuole in franchigia). Non è stato possibile svolgere un’analisi del valore aggiunto di ogni scuola per cui la valutazione si basa esclusivamente su punteggi assoluti conseguiti dagli studenti nei test statali. Per essere considerata una scuola malmessa meritevole di attenzioni particolari, l’insieme di studenti della scuola ai quali era somministrata la prova strutturata dello Stato (il test di valutazione) doveva conseguire un punteggio medio collocato nei percentili più bassi (un punteggio pari o inferiore al 10º decile) e avrebbe dovuto superare il cinquantesimo percentile dopo cinque anni. Questo criterio definisce un progresso sostanziale dei risultati conseguiti dagli studenti della scuola [3] Le scuole osservate erano distribuite tra dieci Stati.

Constatazioni poco entusiasmanti

La constatazione non è entusiasmante né per i promotori del movimento delle scuole in franchigia ("Charter Schools") e neppure peri sostenitori del ribaltamento delle pessime scuole statali (turn-around schools). Il risultato è intrigante da parecchi punti di vista, per esempio per le differenze tra Stati che applicano criteri diversi di legitimazzione delle "Charter Schools".

Duplice considerazione

In questo studio si possono trarre due importanti considerazioni per i responsabili politici e per gli operatori scolastici:

In primo luogo benché il settore delle scuole in franchigia faccia leggermente meglio del settore delle scuole statali si scopre che non basta avere uno statuto che garantisca più autonomia e indipendenza per ottenere "ipso facto" una scuola miglioree. C’è ancora moltissima strada da percorrere per convalidare l’affermazione secondo la quale le convenzioni che rendono possibile la creazione di scuole in franchigia, ossia di scuole che possono essere governate senza tenere conto dei regolamenti e della normativa in vigore, ma che in compenso devono assumersi la piena responsabilità dei risultati conseguiti, permettano di eliminare le pessime scuole. Probabilmente uno dei punti scottanti risiede nelle convenzioni stesse che si stabiliscono inizialmente per accordare ad una scuola una franchigia. Non si dovrebbe concedere nessuna franchigia a pessime scuole (il che equivarrebbe a firmare uno chèque in bianco), ma questa soluzione è perversa perché accentuerà le divergenze tra buone e pessime scuole. Infatti, le buone scuole potranno riprodursi liberamente e fare quel che vogliono per brillare, mentre invece le pessime scuole continueranno a sussistere perché il sistema scolastico non ha la latitudine che consente di sostenerle nel cambiamento. È comprovato ormai che è molto difficile chiudere una pessima scuola anche quando non rispetta per un lungo periodo i criteri minimi di qualità fissati dallo Stato. In genere nessuno osa imputare alle scuole la responsabilità di conseguire persistentemente pessimi risultati scolastici. Le scuole sono per principio ritenute incolpevoli, il che è manifestamente asurdo.

In secondo luogo, occorre prendere atto del fatto che i capovolgimenti di capo sono in generale assai rari. Per esempio soltanto 26 scuole delle 2025 scuole del campione osservato sono riuscite ad entrare nell’insieme che raggruppa la metà delle scuole con i migliori punteggi dopo cinque anni. Questo risultato è stato spesso conseguito con misure dolorose come per esempio il licenziamento di insegnanti titolari o del dirigente scolastico, il reclutamento di una team nuovo di insegnanti, l’adozione di nuovi curricoli, eccetera.

Responsabilizzare in rete

Si deve dunque chiedere se le energie e i soldi spesi per aumentare la responsabilità delle scuole e che dovrebbero sfociare nella chiusura o nella sostituzione delle pessime scuole sia una strategia appropriata. Probabilmente lo è. La parola chiave è responsabilizzazione e questa non si consegue dopo tutto in modo isolato, non può essere che un effetto di un approccio sistemico su vasta scala. In ambito scolastico, non è valido il detto secondo il quale "chi fa per sé, fa per tre". Questo è quanto stiamo imparando ora. Non si può puntare unicamente su una scuola per sperare di salvarla. Occorre invece metterla in rete, ovvero in relazione con altre scuole, virtuose, buone, nella quale ci sono dirigenti e insegnanti di qualità, disposti a dare un colpo di mano ai colleghi. Si tratterebbe dunque di rendere le scuole responsabili di quel che fanno in primo luogo aiutando i dirigenti ad adottare meccanismi di responsabilizzazione con la costituzione di una rete amichevole di relazioni sociali attorno alle scuole deboli. Come arrivarci? Si deve insistere molto sul fatto che i risultati accademici contano ma che non sono tutto, che sono fattori da non dimenticare ma che ce ne sono altri da curare e che sono la condizione del successo, che però i risultati degli allievi contano per la valutazioni degli insegnanti, con la messa a punto di un orientamento scolastico efficace, che spieghi meglio gli studenti cosa significa essere pronti per andare all’università o per entrare nella vita attiva. Il sistema scolastico dovrebbe peraltro fornire ad ogni scuola i dati indispensabili per apprezzare le proprie prestazioni, per esempio le informazioni sui comportamenti scolastici e professionali dei loro studenti dopo che questi hanno lasciato la scuola, ma per fare ciò è necessario preparare sia i dirigenti che gli insegnanti.

 

Smentito il settarimo

Quest’ indagine sconfessa i fautori delle scuole in franchigia i quali hanno sempre sostenuto che i pessimi risultati di una scuola erano imputabili ai legami e ai lacci imposti dalla burocrazia scolastica, come per esempio i contratti collettivi di lavoro, il posto garantito a vita, le modalità di reclutamento degli insegnanti, gli ostacoli per trattenere alla scuola i buoni insegnanti, la mancanza di incentivi e premi per i buoni insegnanti oppure per attirare nella scuola ad insegnare persone di valore che sarebbero disposte a farlo per periodi di durata variabile, eccetera. L’indagine ha dimostrato che le scuole in franchigia non fanno meglio delle scuole statali tradizionali per cui si può chiedere come potrebbero migliorare le scuole statali tradizionali se le scuole liberate da tutta una serie di norme costrittive non riescono a diventare migliori e continuano a restare nel pantano della mediocrità.

 


[1] Le "Charter Schools"sono scuole statali cedute in appalto a terzi. Le "Charter Schools" beneficiano di uno statuto speciale che le libera da quasi tutti gli obblighi e regolamenti ai quali invece devono sottostare le scuole pubbliche classiche

[2] il budget è ripartito in funzione del numero degli iscrittti

[3] Diamo queste informazioni per indicare come questo tipo di indagine sono impostate e svolte.

Les documents de l'article

pdf_Fordham_Immortal.pdf