La riproduzione delle disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione si sposta dalle medie verso le secondarie superiori

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Disuguglianze sociali di fronte all’istruzione

Numero monografico della rivista "Education&Formations",no.74 del Ministero Nazionale francese dell’istruzione.

Da sessant’anni circa la disuguaglianza sociale nell’istruzione è un oggetto permanente di osservazione, di dibattiti, di analisi ed anche, per fortuna, di provvedimenti politici. La sociologia dell’educazione di questi ultimi decenni, alemno in Francia, è stata in gran parte, ma non solo, imperniata su questa questione. Solo recentemente la didattica e la pedagogia hanno iniziato ad occuparsi di questo problema.

La disuguaglianza sociale di fronte all’istruzione è una fatalità oppure è il risultato più o meno deliberato di scelte politiche, culturali, educative connesse ad un determinato modello di società ? Si può combattere la disuguaglianza sociale di fronte all’istruzione oppure la rassegnazione è ineludibile ? Il dibattito educativo sembra abbia ormai superato l’ostacolo posto dalla disuguaglianza iniziale delle competenze e delle capacità naturali di ognuno. Il problema non è più questo, ma bensì un altro : dopo avere ammesso la diversità soggettiva, cosa fare e come operare per fare sì che ognuno possa valorizzare al meglio le proprie qualità ? Queste domande sono al centro delle riflessioni sull’equità dell’istruzione : occorre dare a chi ha già tanto, oppure dare qualcosa di più a chi ha poco ? Dove si situa il merito in tutta questa storia ?

Queste domande di natura politica sorgono quando si hanno in mano dati certi sulle disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione. Un modo inusitato per procedere e quindi per rispondere sul piano politico alle domande sopracitate consiste nel conoscere nel modo più esatto possibile i punti di partenza al fine di determinare le risorse da stanziare caso per caso offrendo il meglio che si possa dare ad ognuno per aiutarlo ad andare il più lontano possibile negli apprendimenti e nello sviluppo delle proprie competenze o dei propri doni oppure dei propri talenti (questi termini sono passati di moda perché sono stati spesso usati in malo modo, ma forse potrebbero servire di nuovo se si impara a definirli in modo appropriato). Va da sé che offrire a tutti le stesse risorse non risolve il problema, come lo avevano denunciato, con grande scalpore, gli allievi di Don Milani della Scuola di Barbiana. [1]

Le disuguaglianze sociali d’istruzione hanno una base naturale ma la promozione delle risorse personali di ognuno (quello che gli economisti chiamano il capitale umano) non può essere fatta a casaccio od in modo grossolano. La ricerca scientifica nel campo dell’educazione ha dimostrato che si può ottenere molto da ognuno (tutte le persone sono educabili e possono apprendere) ma restano ancora molti passi da fare per appurare in modo rigoroso come accompagnare le strategie personali d’apprendimento per giungere a risultati soddisfacenti.

Il numero della rivista "Education&Formation" del Ministero Nazionale Francese dell’educazione affronta in una serie d’articoli queste questioni. Gli autori dei contributi sono figure della ricerca sull’educazione i molto note e rispettate n Francia per il loro rigore e la loro serietà. Si tratta di ricercatori che da anni lavorano su questi problemi e che hanno anche molto pubblicato, senza mai darsi per vinti, senza mai rasssegnarsi, riprendendo senza tregua le ipotesi di lavoro per capire quali sono i meccanismi all’opera che producono, riproducono (si vedano a questo riguardo i lavori di Bourdieu e Passeron), ostacolano od accentuano le disuguaglianze sociali d’istruzione. L’amministrazione statale francese ha alle spalle, a differenza di quella italiana, una nobile e lunga tradizione di ricerca su questa questione ed ha collezionato serie di dati statistici invidiabili.

Gli autori dei saggi raccolti in questo numero di "Education&Formation" si interrogano, giustamente, sulla validità dei dati. Questo è un esame indispensabile, improcrastinabile in ogni ricerca scientifica seria. Il dibattito sulle statistiche, sulla pertinenza dei dati, sulla loro coerenza nel tempo, sulle definizioni dei termini , sulla misura dell’evoluzione nel tempo delle disuguaglianze sociali d’istruzione per stabilire se c’è stato un miglioramento, od un peggioramento oppure se c’è stata stasi, è tuttora aperto. Uno dei problemi noti è quello della raccolta delle informazioni sullo statuto socio-professionale delle famiglie dalle quali provengono gli allievi. Per capire quanto succede occorrono classificazioni inappuntabili, non ambigue, esclusive, e le fonti d’informazione ( gli allievi o le famiglie) non sono precise come sarebbe auspicabile che lo fossero. Per questa ragione, per esempio, nell’indagine PISA si è inserito un questionario per i genitori. Ci si è infatti accorti che le informazioni dei quindicenni sulle professioni dei genitori o dei tutori, sui livelli d’istruzione del padre, della madre o dei nonni, non erano per nulla adeguate. Ogni dato statistico è una costruzione ed è quindi soggetta ad errori o ad imprecisioni. Prima di servirsene è dunque necessario conoscere ben bene come questi dati sono costruiti, da dove provengono, chi li fornisce, chi li aggrega, secondo quali criteri.

Indice

- Quelques repères historiques, Françoise OEuvrard
- Le recueil des professions et catégories sociales des parents des élèves dans le système d’information du second degré, Marie-Laurence Jaspar
- Le « milieu social » des collégiens : confrontation des sources, Pascale Poulet-Coulibando
- Fragmentations territoriales et inégalités scolaires : des relations complexes entre la distribution spatiale, les conditons de scolarisation et la réussite scolaire des élèves, Sylvain Broccolichi, Choukri Ben Ayed, Catherine Mathey-Pierre, Danièle Trancart
- La démocratisation de l’enseignement supérieur : évolution comparée des caractéristiques sociodémographiques des bacheliers et des étudiants, Olivia Sautory
- Évolution historique de l’inégalité des chances devant l’école : des méthodes et des résultats revisités, Louis-André Vallet, Marion Selz

Resumé de ce dernier article] :

Les conclusions sur l’histoire récente de la démocratisation de l’enseignement en France sont elles robustes, au sens où elles ne dépendraient guère des enquêtes statistiques utilisées pour les établir comme des choix opérés lors de l’analyse - la précision du découpage en générations, la finesse de la description des milieux sociaux, ou le plus ou moins grand détail de la nomenclature des diplômes ? Pour répondre à cette question, on a voulu reproduire la recherche de Thélot et Vallet (2000) à partir des seules enquêtes Emploi et en mettant en oeuvre une description affinée des générations, des origines sociales comme des niveaux de diplôme. La réponse est largement positive. C’est bien la même dynamique temporelle qui resurgit, quoique certaines nuances apparaissent. Par exemple, selon cette nouvelle évaluation, le chiffrage des effets « concrets », c’est-à-dire en nombre d’individus concernés, de la démocratisation de l’école devrait être révisé à la baisse. Surtout, le fait d’avoir séparé les ouvriers agricoles des ouvriers non qualifiés met en lumière le degré auquel ce sont les transformations des scolarités des enfants des catégories agricoles qui ont porté la démocratisation de l’enseignement.

Une étude, réalisée par Olivia Sautory, montre que "les enfants de cadres supérieurs représentent 15 % des jeunes de 18 ans, tandis qu’ils représentent 20 % des bacheliers la même année. À l’inverse, si les enfants d’ouvriers représentent près d’un tiers de la même classe d’âge, ils ne forment que 18 % des bacheliers".

Surtout, la démocratisation du lycée s’est traduite par une spécialisation sociale des filières, c’est ce qu’on appelle la "démocratisation ségrégative". Ainsi, "au cours de cette période, l’accroissement des taux de scolarisation par âge s’est accompagné d’une augmentation des écarts sociaux d’accès aux différentes séries de baccalauréat : on observe alors un mouvement de spécialisation sociale croissant des séries".

Ainsi trouve-t-on les enfants de cadres en S, les enfants d’ouvriers et de retraités en bac professionnel. L’effet se renforce dans le supérieur. "La série de baccalauréat joue donc un rôle capital dans l’orientation des bacheliers. Si les disciplines « d’excellence » du supérieur sont encore plus marquées socialement que les séries de baccalauréat les plus prestigieuses, c’est qu’il persiste, pour chaque série, une hiérarchie sociale dans le choix des orientations des nouveaux bacheliers. Cette hiérarchie est différente pour les bacheliers généraux et technologiques et pour les bacheliers professionnels, mais elle est identique en 1997 et en 2004.

Si la spécialisation sociale des séries de baccalauréat s’est stabilisée depuis 1997, leur poids dans l’orientation des nouveaux bacheliers a augmenté, entraînant par conséquent un renforcement du marquage social des publics de chaque discipline du supérieur". Loin de voir diminuer les inégalités sociales à l’Ecole, le ministère Robien les a vu augmenter.

Compte-rendu apparu dans le site du Café pédagogique No.83, mai 2007

"Comment varie la réussite scolaire selon le lieu de scolarisation, notamment à l’entrée et au sortir du collège ? Comment comprendre les différences constatées ?" Sylvain Broccolichi, Choukri Ben Ayed, Catherine Mathey-Pierre et Danièle Trancart publient les résultats d’une recherche dans le dernier numéro d’Education & formations. "La mesure des écarts entre les résultats observés et attendus, compte tenu des caractéristiques sociales des familles des élèves, et selon divers découpages géographiques atteint une amplitude digne d’intérêt dans deux groupes minoritaires de départements. Les départements où les résultats sont nettement inférieurs à l’attendu sont beaucoup plus urbanisés et ségrégués. Les disparités entre collèges et les inégalités de réussite selon l’origine sociale y sont exacerbées, tandis qu’elles sont considérablement réduites dans les territoires en surréussite, peu urbanisés. Les variations de réussite scolaire, selon le lieu de scolarisation, sont plus marquées pour les publics d’élèves socialement défavorisés".

[1] Non è un caso che questa questione in Italia sia stata sollevata al di fuori delle cerchie accademiche, da persone che hanno fatto parlare i pochi dati esistenti a metà degli anni Sessanta in modo esemplare.