La popolazione a rischio (i NEET, ossia i giovani che non studiano ma che nemmeno cercano un lavoro o lavorano) sono in aumento in Inghilterra e probabilmente anche in altri sistemi scolastici. In Italia sono un male cronico, come lo ha comprovato uno studio recente dell’ISTAT. Anche in Francia non si riesce a ridurne il numero. Gli economisti denunciano lo spreco di capitale umano, ma cosa fare per impedirlo? Questo documento dell’istituto DEMOS inglese analizza il problema.

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Dispersione scolastica in aumento

In questo articolo segnaliamo uno studio pubblicato in Inghilterra nel corso del primo semestre dell’anno e che riguarda uno dei punti critici dei sistemi scolastici delle società democratiche occidentali, ossia la perdita di senso della scolarizzazione per una proporzione cronica di giovani e le conseguenze sul piano sociale, economico e culturale della dispersione scolastica.

L’istituto britannico DEMOS è un ente indipendente che promuove l’elaborazione e la diffusione di idee miranti a dare maggiore potere sulla propria esistenza alla popolazione e che si prefigge di sviluppare un concetto di democrazia migliore dell’attuale, nel quale tutti i cittadini siano responsabili di se stessi ed abbiano pieno potere sulla loro propria esistenza. L’istituto svolge diversi programmi di ricerca che per natura sono interdisciplinari e mirano soprattutto a stimolare il dibattito politico in Inghilterra. Nondimeno, le indagini e le pubblicazioni di DEMOS sono di grande valore e possono interessare altri regimi democratici. In questo ordine di idee DEMOS si occupa molto di politica scolastica e di questioni riguardanti l’istruzione. Molti documenti prodotti da DEMOS sulla scuola offrono idee nuove, aprono orizzonti inediti e propongono piste di sviluppo originali.

Il documento “A generation of disengaged children is waiting in the
wings…”
 [1]

In questo articolo segnaliamo uno studio pubblicato da DEMOS nel corso del primo semestre dell’anno, che riguarda uno dei punti critici dei sistemi scolastici delle società democratiche occidentali, ossia la perdita di senso della scolarizzazione per una proporzione cronica di giovani.

Il rapporto presentato è stato realizzato da due collaboratrici dell’istituto tra le quali la vicedirettrice Julia Margo e Sonia Sodha (vedi foto). Il documento è il prodotto di un anno di indagine condotta preso giovani che hanno abbandonato qualsiasi tipo di scolarizzazione dopo la fine dell’obbligo scolastico. La relazione si basa su un’analisi dei dati di ricerche già svolte su questa questione, su interviste presso organizzazioni che lavorano con giovani con un profilo corrispondente a quello dei temi trattati in questa indagine, con animatori sociali e con professionisti dei servizi umanitari con i quali si sono discussi i sintomi delle cause della dispersione scolastica, nonché sulle analisi quantitative rese possibili dalla celebre indagine longitudinale inglese  "Millennium Cohor Study", ed infine da una ricerca qualitativa condotta presso 75 giovani a rischio che hanno abbandonato la scuola.

 

 I giovani NEET  [2]

 

La proporzione di giovani che non sono più a scuola e che nemmeno lavorano o cercano un’attività professionale (NEET) continua a essere un problema scottante per i responsabili politici. Infatti, le iniziative politiche adottate per combattere la dispersione scolastica e per ridurre il numero della popolazione giovanile a rischio [3] non hanno fin qui fornito risultati convincenti per risolvere un problema che finora sembra insolubile, probabilmente perché queste iniziative sono attuate troppo tardi, quando l’assenteismo scolastico è già diventato endemico.

 

Le autrici di questa relazione hanno dedicato molto tempo per approfondire le conseguenze della dispersione scolastica. Si stima che in Inghilterra la proporzione della generazione tra i 16 e i 18 anni che si può qualificare come popolazione NEET costi alla società all’incirca 37 miliardi di euro se si tiene conto della perdita di guadagno lungo tutto l’arco della vita professionale nonché dell’importo stanziato per le indennità contro disoccupazione, dei costi dei servizi sociali e sanitari ed infine dei costi procurati da coloro che hanno che fare con la giustizia. Su stime di questo tipo non c’è un vero accordo. Anche negli Stati Uniti e nel Canada si sono svolti calcoli di questo genere. [4] In ogni modo, le autrici della relazione affermano che si spenderebbe molto di meno se si adottassero iniziative appropriate per eliminare le cause della dispersione scolastica come per esempio i bassissimi livelli di competenza nel campo della lettura o della matematica oppure le debolezze del sostegno familiare nei primi anni di vita.

 Le iniziative tardive sono sterili

Il documento della DEMOS si propone di identificare i punti più sensibili per intervenire precocemente al fine di prevenire la dispersione scolastica. Questo momento coincide con la manifestazione dei fattori a rischio di dispersione scolastica. Non si può attendere a lungo e predisporre interventi tardivi, una volta che i giovani abbaino abbandonato definitivamente la scuola e siano entrati nel gruppo della popolazione NEET. Questi programmi sono inefficaci e non rendono nessun servizio alla società.

 La dimensione del problema in Inghilterra

In Inghilterra, si stimava che nel novembre 2009 un giovane su sette nella fascia di età tra i 16 e i 18 anni faceva parte della popolazione NEET, il che equivaleva a circa 261.000 giovani.

Riportiamo qui di seguito in traduzione libera un passaggio della relazione DEMOS nella quale si affronta la questione delle scarse ambizioni di certe categorie di giovani e si dimostra che esiste una stretta correlazione tra ambizioni modeste, risultati scolastici insufficienti e marginalizzazione sociale.

 

Ambizioni modeste

 

Ambizioni modeste per quel che riguarda i livelli di istruzione sono connesse con risultati scolastici scadenti, perché la relazione tra ambizioni e ideali d’istruzione è reciproca. I gruppi che sono particolarmente esposti al rischio di aspirazioni modeste sono i maschi, i giovani dei gruppi etnici minoritari nonché i giovani delle categorie socio-professionali svantaggiate. Tuttavia, in certi gruppi si constata un’ accentuata discordanza tra ambizioni e ideali scolastici. Questa situazione è particolarmente pronunciata tra i giovani delle categorie socio-professionali inferiori i quali manifestano da un lato ambizioni elevate che però non si traducono dall’altro in buoni risultati scolastici. Le ambizioni degli allievi più giovani sono pure strettamente collegate con la percezione che hanno delle loro competenze, dell’immagine di sé, nonché del valore che attribuiscono alla riuscita a scuola. Una gran quantità di dati provenienti dall’indagine longitudinale LSYPE [5] I dati LSYPE dimostrano la centralità della correlazione tra aspirazioni e risultati scolastici: il 56% dei quattordicenni provenienti dal quintile più povero delle famiglie afferma che vorrebbero studiare e che vorrebbero perfino studiare a tempo pieno oltre 16 anni. Tra i giovani della stessa fascia d’età provenienti dalle famiglie più ricche questa proporzione e del 66%.

 

Il 49% dei quattordicenni delle famiglie del quintile più povero afferma che probabilmente si iscriverà all’università ma nel quintile delle famiglie più ricche questa proporzione e del 77%.

 

Tutti i giovani della fascia d’età tra i 14 e i 16 anni tendono ad esprimere un giudizio molto negativo sulla scolarizzazione, ma questo sentimento è molto più pronunciato tra i giovani del quintile di famiglie più povere ( l’11% dei giovani di questo quintile non è affatto soddisfatto di andare a scuola mentre questa proporzione è del 7% nel quintile dei giovani più benestanti).

 

Il 19% dei giovani provenienti dalle famiglie del quintile dei più povero ha smesso di immaginare o di supporre che probabilmente una volta o l’altra riuscirà a iscriversi all’università mentre questa proporzione è del 10% tra i giovani del quintile più ricco.

 

La fiducia in sé dei giovani a 14 anni è strettamente associata a un miglioramento dei risultati scolastici tra i 14 e i 16 anni, anche dopo che si sono controllati i risultati anteriori.

 

I giovani quattordicenni che vorrebbero continuare l’istruzione a tempo pieno oltre i 16 anni secondo i dati raccolti dall’indagine LSYPE vanno molto meglio a scuola quando hanno 16 anni, tenendo sotto controllo una gamma molto ampia di altri fattori. Chi a 14 anni ritiene che probabilmente frequenterà l’università consegue un punteggio più elevato nelle prove della fine dell’insegnamento secondario di primo livello (Diploma che in Inghilterra si chiama GCSE [6]), a 16 anni totalizza un tasso di assenteismo scolastico inferiore al 3% nonché un aumento del 2,2% della probabilità di partecipare ad attività positive rispetto ai quattordicenni i quali ritengono che probabilmente non hanno nessuna prospettiva di iscriversi all’università.

 

Tutti i dati disponibili confermano che una scolarizzazione difficile dei quattordici concorre a spiegare come mai i giovani delle famiglie del quintile più povero con grande probabilità finiscono nella categoria dei NEET mentre questo non succede per i giovani delle famiglie del quintile più ricco. Tra queste due categorie esiste una differenza dell’ 8,1% nella probabilità di trovarsi nella categoria dei NEET; il 3,6% di questa differenza è imputabile ai problemi di scolarizzazione dei giovani del quintile di famiglie più povere.

 

La ricerca qualitativa suggerisce che aspirazioni elevate degli allievi producono risultati scolastici migliori. Benché generalmente tutti gli allievi esprimono ambizioni elevate, una minoranza significativa risponde alla domanda "Dove credi di essere tra cinque anni?" con "non lo so", "da nessuna parte", "disoccupato" e mostrano quindi di avere scarse ambizioni.

 

[1] "La generazione degli sbandati", si potrebbe dire, con una traduzione assai liberta

[2] Acronimo per "not in employment, education or training"

[3] Si parla qui di rischio perché nei paesi avanzati si ritiene che senza un diploma scolastico valido che attesti cioé un livello di istruzione e formazione accettabili si corre il rischio di essere marginalizzati nella società, di trovare attività saltuarie e mal retribuite e per concludere di condurre un’esistenza molto precaria

[4] Anche in Italia recentemente si sono condotte ricerche su questa questione. Si può qui segnalare il Rapporto dell’ISTAT sullo stato della nazione nel 2009 di cui si è fatta menzione in questo sito (clicca qui)

[5] Acronimo per "Longitudinal Study of Young People in England"

[6] Acronimo per "Certificat général de l’enseignement secondaire" 

Les documents de l'article

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jpg_UK__Sonia_Sodha.jpg