Resoconto della sessione dell’AERA Meeting 2013 sugli effetti della scolarizzazione

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Scuola media al centro delle attenzioni

In questa sessione si sono esaminate le caratteristiche della scuola media connesse alla scelta delle filiere dell’insegnamento secondario superiore e all’accesso alla formazione terziaria. Le condizioni della scolarità nella scuola media determinano le scelte future. Le relazioni erano tutte ottimistiche.Qualcosa si può fare nella scuola media per migliorare il destino scolastico e quindi gli indirizzi professionali e i redditi degli studenti poveri quando saranno adulti. Ottimismo della volontà si potrebbe dire. Ma cosa si può modificare in un insegnamento di massa nel quale operano migliaia di insegnanti con formazioni, interessi diversi?

Titolo della sessione : "Studies in the School Effects : Raising Achievement and Addressing Persistent Inequality" [1] , sabato 27 aprile 2013

 

Il tema di questa sessione va a pennello per la politica scolastica italiana che non riesce affatto a conciliare risultati scolastici elevati senza ridurre le disuguaglianze scolastiche. La scuola può veramente creare una differenza sul destino sociale come lo avevano sostenuto i ricercatori che nel corso degli anni 70 in Inghilterra, attorno a Michael Rutter avevano sostenuto che la scuola può fare la differenza ? [2]

Un’indagine svolta al "Teacher College" della Columbia University a New York presentata da Elizabeth Marie Chu (emc2170@columbia.edu) si sofferma sulla disciplina nelle scuole [3]. L’indagine ha osservato 7000 alunni di prima, terza e quinta elementare della popolazione scolastica di New York ed ha analizzato gli effetti delle punizioni gravi inflitte agli studenti, come per esempio le espulsione dalla scuola oppure le sospensioni dall’insegnamento. L’uso del bastone invocato da molti ambienti autoritari si rivela del tutto nefasto, senza nessun effetto positivo La sospensione dalle lezioni è dannosa da tutti i punti di vista ed ha conseguenze a lunga scadenza sulla scelta delle filiere e degli indirizzi liceali. Al contrario, sospensioni ripetute nei primi anni di scuola sfociano inesorabilmente nell’abbandono di qualsiasi tipo di formazione quando l’obbligo scolastico cessa. Le sospensioni dall’insegnamento accrescono la dispersione scolastica.

Kristie Phillips (kriste.phillips@byu.edu) della Brigham Young University ha presentato una relazione intitolata " Influence of School Factors on Student Achievement and Attainment" nella quale si esamina l’influenza dei fattori scolastici sull’integrazione razziale e i risultati e gli apprendimenti degli studenti. La relazione ha esplorato le relazioni esistenti tra integrazione razziale nella scuola e prestigio delle scuole secondarie superiori ovverossia dei licei scelti dagli studenti di colore. A questo scopo l’autrice ha impostato un test sulla teoria della perpetuazione delle discriminazioni secondo la quale l’integrazione nella comunità scolastica nel corso dei primi anni di scolarizzazione potrebbe cambiare le scelte degli studenti mutare i loro comportamenti. Se l’integrazione è pessima la segregazione scolastica oppure la segregazione di fronte all’istruzione non farebbe che riprodursi. Questa è una conclusione che vale anche per gli studenti provenienti dal mondo dell’immigrazione. Siccome le scelte degli indirizzi nell’insegnamento post-secondario hanno un impatto sui comportamenti professionali e sui salari all’età adulta, la relazione tra integrazione scolastica e scelte riguardanti le filiere universitarie è vitale. Secondo l’autrice le relazioni tra i livelli di integrazione nelle scuole degli studenti e il prestigio associato agli istituti universitari è stato fin qui troppo poco studiato. L’autrice ha esaminato le variabili scolastiche e le variabili individuali svolgendo un test di matematica analizzato con 1a teoria della risposta agli items [4] che permette di pronosticare gli esiti futuri della scolarizzazione. Come già si sapeva esiste una stretta correlazione tra le condizioni vigenti all’interno della scuola e i risultati scolastici. Se l’integrazione scolastica nel corso della scuola media è accurata, la proporzione degli studenti di colore che accedono più tardi agli studi superiori aumenta del 20%. Le condizioni scolastiche non moderano però le caratteristiche demografiche degli studenti ma hanno un’ incidenza sui risultati. Da questo punto di vista l’indagine conferma le considerazioni ottimiste svolte nel corso degli anni 70 da Rutter e consoci segnalata poco fa.

Thuston Domina dell’Università Irvine della California (tdomina@uci.edu) ha svolto un intervento sul tema " Motivation in Adolescence : Challenges Across Cultures"  [5]

La questione delle motivazioni e delle interazioni tra motivazione a studiare e risultati scolastici è diventata d’attualità con l’indagine PISA dell’OCSE che ne ha fatto uno dei grandi temi di analisi dei risultati. Domina prende in considerazione i risultati nei testi matematica degli studenti alla fine della 3ª media, ovverosia dell’8º anno di scuola, e constata che i risultati in matematica influenzano le motivazioni degli studenti. La sua indagine esamina le motivazioni degli studenti sulla scelta degli indirizzi scolastici successivi. Sfruttando i dati di un distretto scolastico californiano (ossia l’equivalente di un provveditorato italiano) Domina analizza gli obiettivi che si prefiggono gli studenti inscritti nell’8º anno del corso di algebra. I risultati dimostrano che gli studenti con prestazioni elevate considerano prospettive che permetterebbero loro di aumentare le prestazioni e di evitare obiettivi scolastici poco ambiziosi. Inoltre, è stato possibile verificare che le motivazioni degli studenti cambiano in funzione dei risultati conseguiti anteriormente in matematica. Gli studenti con risultati in matematica superiori alla media dimostrano di meglio padroneggiare gli obiettivi che si prefiggono, gli studenti con risultati pari alla media invece dimostrano sia una diminuzione significativa della stima di sé e della valutazione data all’importanza dei compiti e degli obiettivi da conseguire a scuola, ed infine gli studenti con risultati inferiori alla media hanno motivazioni molto basse e sottostimano l’importanza dei compiti assegnati a scuola. I risultati di questa indagine suggeriscono che un insegnamento dell’algebra molto selettivo non serve a migliorare le motivazioni degli studenti. I livelli elevati, le esigenze curricolari ambiziose hanno un effetto positivo solo per i migliori studenti. Ci si può e ci si deve chiedere se la selezione precoce di una élite di studenti sia lo scopo della scuola media e della scuola dell’obbligo. 

Tempo scuola : questo è stato l’argomento della presentazione di Shivani Kochhar (skochar@wesleyan.edu) della Wesleyan University, intitolata "Instructional Time and Academic Achievement Gap in Elementary Schools" [6]

Anche questo argomento è trattato molto alla leggera nella letteratura scientifica sulla scolarizzazione. Basta del resto consultare la raccolta degli indicatori dell’istruzione dell’OCSE oppure le pubblicazioni di Eurydice per rendersene conto. Di solito si ritiene che si insegna troppo poco e che si dovrebbero aumentare le ore d’insegnamento per conseguire risultati scolastici migliori. Se ciò fosse vero gli studenti italiani dovrebbero essere imbattibili perché sono tra quelli che hanno un monte ore d’insegnamento tra i più elevati al mondo. Orbene non è proprio quel che succede. Le indagini internazionali comparate come PISA o quelle dell’IEA sorvolano su questo argomento. Infatti quel che conta non è la quantità delle ore d’insegnamento o delle ore passate sedute sui banchi di scuola ma la qualità dell’insegnamento, come si insegna, e ciò generalmente sfugge alle indagini tradizionali con prove strutturate accompagnate da questionari.

 

La maggior parte degli autori delle riforme scolastiche ritengono che un aumento del tempo di istruzione serve a migliorare i risultati scolastici e a ridurre il divario di risultati tra ricchi e poveri, tra studenti forti e studenti deboli. Purtroppo, la ricerca scientifica sulla questione del tempo di insegnamento è inconcludente. Le indagini internazionali e nazionali finora non hanno scoperto nessun legame tra tempo dedicato all’istruzione e risultati scolastici, mentre invece piccole indagini longitudinali nonché ricerche sperimentali concludono che ci sia un effetto del tempo dedicato all’istruzione sugli apprendimenti. L’autrice di questo intervento ha utilizzato la banca dati davvero straordinaria dello studio longitudinale sulla prima infanzia iniziata nel 1998 negli Stati Uniti a cura del governo federale [7] per esaminare l’effetto del tempo di istruzione ed ha scoperto che nei modelli scolastici nei quali si insiste unicamente sul tema di istruzione, la variabile del tempo non è per nulla statisticamente significativa. Il tempo di istruzione diventa invece statisticamente significativo se si tiene in considerazione lo statuto socioeconomico degli studenti e resta significativo se si tiene sotto controllo un’ ampia gamma di altre variabili. Questa indagine induce quindi a prestare attenzione alla variabile delle caratteristiche socioeconomiche degli studenti. Se questa variabile è ignorata allora si possono capire i risultati contraddittori delle indagini svolte finora sul tempo di istruzione.

In questa indagine uno degli aspetti più rilevanti è rappresentato dalla dimostrazione svolta su come si possa sfruttare al meglio una banca dati strepitosa che segue da più di un decennio una corte di circa 20.000 bambini a partire dai 3 anni con tutta una serie di test e di prove molto originali. Questa banca dati è accessibili a tutti e può essere consultata anche in Europa per capire tutta una serie di situazioni scolastiche connesse alle relazioni esistenti tra quanto succede nella scuola per l’infanzia, l’istruzione nella scuola primaria e i comportamenti scolastici nella scuola media. L’impianto di questa banca dati e la metodologia di auesta indagine longitudinale meritano di essere accuratamente esaminate.

 

[1] Indagini sugli effetti della scolarizzazione : migliorare le prestazioni e trattare le persistenti disuguaglianze scolastiche

[2] Rutter, M., Maughan, B., Mortimore, P., & Ouston, J. (1994). Fifteen Thousand Hours : Secondary Schools and Their Effects on Children. Paul Chapman Educational Publishing.

[3] "High School Suspension and Educational Deprivation"

[4] IRT

[5] Motivazione nell’adolescenza : sfide tra culture diverse

[6] Tempo scuola e divari nei risultati scolastici nelle scuole elementari

[7] "Early Childhood Longitudinal Study"