Come evitare la frattura numerica nella popolazione e l’apparizione di una nuova élite di iniziati e di addetti ai lavori? La disuguaglianza sociale di fronte all’istruzione nell’epoca dei computer si combatte prima di tutto fuori dalla scuola.

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TIC: un programma inglese per i ceti più diseredati

Rielaborazione di un articolo pubblicato dal servizio educazione della BBC News che annuncia il lancio di un programma voluto dal primo ministro Gordon Brown per dotare la popolazione povera di un computer e per facilitare ai bambini dei ceti poveri la scolarizzazione, sempre più modellata dalla TIC (o ICT).

Un compito per la politica scolastica: la prevenzione contro la discriminazione sociale di fronte all’istruzione provocata dalle nuove tecnologie

 

Il governo inglese ha capito che il miglioramento del rendimento scolastico comincia a casa. In un articolo pubblicato dal supplemento "Educazione" del servizio BBC News l’11 gennaio 2010 si annuncia che il governo inglese ha dato il via ad una operazione che fornirà a 270.000 famiglie povere residenti in Inghilterra un computer personale (laptop).

L’operazione permetterà alla maggioranza dei bambini più bisognosi di chiedere una borsa per ottenere gratuitamente un laptop nonché un collegamento a banda larga da casa. Questo programma sponsorizzato dalla presidenza del consiglio e dal ministro della pubblica istruzione mira a ridurre il divario digitale esistente tra bambini ricchi e poveri: i primi sono privati dei computer e i secondi invece dispongono di tutti i gadget elettronici di cui la scuola si serve a piene mani ormai.

Le disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione si aggravano con le nuove tecnologie invece di ridursi. Si riscontrano non solo tra paesi ricchi e paesi poveri ma anche all’interno delle società opulente. Se non si intraprende nulla per combatterle, i sistemi scolastici produrranno in buona coscienza una società ancor più disuguale di quella attuale.

Si potrebbe riformulare l’analisi dal punto di vista economico, partendo dalle competenze richieste per sostenere un’economia competitiva, produttrice di ricchezze per tutti. In questo caso la riproduzione di una popolazione priva di competenze informatiche sembra avere, secondo gli economisti del capitale sociale, un’incidenza negativa sulla crescita del PIL e dunque della ricchezza nazionale.

Il laptop casalingo ha effetti stimolanti sugli apprendimenti scolastici

Un’indagine recente svolta dall’Istituto Inglese di studi finanziari [1] ha scoperto che il possesso di un laptop a casa determina un miglioramento scolastico pari a due classi nei punteggi conseguiti nelle prove strutturate in una materia scolastica alla fine della scuola dell’obbligo (le prove di stato alla fine della scuola secondaria di primo grado). Se ciò fosse verificato, allora non si potrebbe proprio più tentennare di fronte ad un programma socio-educativo come questo. 

Lungimiranza di Gordon Brown

La distribuzione di laptop gratuiti è da tempo uno degli obiettivi del primo ministro Gordon Brown che aveva già tentato un’esperienza del genere con un campione di famiglie povere quando era cancelliere, ossia ministro delle finanze, nel 1999.

Il progetto aveva ottenuto allora il sostegno di circa 60 ditte ma fu sospeso dopo sette anni. Il minimo che si possa ora dire è che il primo ministro Gordon Brown è coerente nelle sue idee.

Generalizzazione di un programma sperimentale

Il progetto appena iniziato si differenzia dal precedente perché è esteso a tutta la nazione e non solo a un campione ristretto di famiglie. Le famiglie povere ricevono gratis un laptop (lo devono però richiedere), di cui possono disporre liberamente, nonché un collegamento a banda larga gratuito per un anno.

Le famiglie possono in seguito decidere se vogliono o meno pagare l’abbonamento al collegamento a banda larga mentre possono tenersi il laptop. Non tutti i bambini che beneficiano del servizio di mensa gratuito a scuola, il criterio standard usato in Inghilterra per identificare i bambini poveri, riceveranno un computer. Nondimeno, tutte le famiglie con bambini in età dai sette ai 14 anni avranno diritto di chiedere una borsa per comperare un laptop e per richiedere una connessione a banda larga in una lista di fornitori approvata dallo stato.

La priorità sarà accordata in ogni modo ai bambini delle famiglie che ricevono un’ assistenza sociale nonché agli allievi che beneficiano delle prestazioni previste per gli allievi a rischio.

Adesione piena del Ministero dell’educazione

Il ministro dell’educazione Ed Ball ha dichiarato: "Le famiglie più bisognose non possono essere lasciate indietro nella rivoluzione numerica che sta ribaltando il mondo della scuola. Noi inglesi stiamo in testa nell’uso delle tecnologie in ambito scolastico e vogliamo restarci. Dobbiamo però confermare, con uno sforzo costante a tutti i livelli, questa determinazione per fare in modo che le TIC o le ICT diventino la colonna portante di ogni lezione nel programma della scuola elementare. Questa è la ragione per cui diventa assolutamente necessario investire 300 milioni di lire sterline (335 milioni di €) per attribuire agli allievi più bisognosi un accesso agli strumenti delle TIC non solo quando sono a scuola ma anche in casa".

Ed Ball ha poi proseguito dicendo:

"Non possiamo più ignorare i benefici sociali, economici e educativi che derivano dal fatto di essere collegati a Internet anche da casa. I computer non sono più un lusso riservato a pochi ma sono una parte essenziale dell’educazione e dell’istruzione scolastica come lo sono i libri, le matite e i quaderni".

L’annuncio del governo cade però male perché un’indagine recente svolta Inghilterra in 200 scuole primarie e scuole secondarie di primo grado ha dimostrato che l’80% delle scuole soffre di tagli considerevoli nel budget riservato alle nuove tecnologie. Un’altra indagine indica che soltanto il 14% delle scuole ha permesso ai propri insegnanti di seguire una formazione tecnica e di ricevere un sostegno informatico nel passato anno. Questo contesto contraddice i programmi governativi. Da un lato ci sarebbero intenzioni più che onorevoli e dall’altro invece una realtà meno brillante.

Commento

In questo contesto non è facile distinguere il bene dal male anche perché i risultati delle indagini vanno comprovati e le ricerche devono essere ripetute su vasta scala. Nondimeno, vale la pena sottolineare il valore dell’iniziativa del governo inglese. La decisione di distribuire un laptop alle famiglie povere in priorità non è il frutto di un’iniziativa del ministero dell’educazione ma è un programma voluto dal primo ministro in persona. Se si vuole che la popolazione nel suo insieme entri nell’era digitale è indispensabile attrezzare tutte le economie domestiche e creare le condizioni materiali che rendano possibile l’evoluzione tecnologica. Ciò sta succedendo a passi da gigante.

 

Credere che basti promuovere la diffusione delle nuove tecnologie nelle scuole per elevare le competenze digitali di tutta la popolazione di una nazione è del tutto illusorio, come lo è del resto laproposta di partire dalla scuola per fare valicare a una società intera il passaggio che immette nell’era digitale. Qui siamo di fronte a un problema di cultura generale che richiede una politica intersettoriale coerente da parte del governo. Non ci si può concentrare solo sulla scuola. Le TIC entrano nella scuola perché sono presenti ovunque, in tutta la società. La scuola non fa che prendere atto di cambiamenti radicali, profondi che modificano i comportamenti e trasformano le modalità di circolazione delle informazioni, di manipolazione dell’opinione pubblica, di governo della popolazione. 

 

È probabile, che a seguito di questa decisione, il mondo scolastico inglese evolverà più rapidamente di quello di altri paesi e si trasformerà in maniera assai radicale proprio perché alle spalle ci sarà una cultura generale in grado di sostenere una rivoluzione di questo tipo.

 

E in Italia?

 

Non posiamo evitare di porre questa domanda. In Italia finora non si solleva nemmeno questo problema, come se fosse del tutto inesistente. Il paese reale e quello politico forse non hanno nessuna attrazione per la competitività mondiale nel settore della scienza, della ricerca, della tecnologia. Perché darsi da fare quando si hanno tanti monumenti, tanti buoni prodotti, tanti luoghi benedetti da Dio? 

L’Inghilterra invece, poveretta, deve darsi da fare e preparare per bene le generazioni di domani. Il governo inglese ha dunque ben altre preoccupazioni di quelle del governo italiano. E’ giusto che si interessi delle competenze in lettura o in informatica dei suoi pupilli. In Italia forse tutto ciò non è necessario. Siamo in due mondi totalmente diversi.

Nella scuola italiana non si parla di poveri né di segregazione sociale, come se tutto filasse per il meglio. Del resto, un sondaggio personale svolto in varie regioni e province conferma che le autorità scolastiche e forse anche gli insegnanti non hanno nessuna idea di quanti allievi e studenti poveri ci siano nelle scuole patrie. Come si fa a contarli? L’anagrafe scolastica su questo punto è silente. Per sapere quanti poveri ci sono nelle scuole italiane di ogni tipo, di ogni provincia, di ogni quartiere, per conoscere chi è povero tra gli studenti, occorre passare per altre vie, molto tortuose. I poveri sono aiutati dalle anime pie, dalla buona volontà di una parte degli insegnanti, ma non con una politica. Si potrebbe essere più polemici in materia ma forse è meglio per ora fermarsi qui.