La Banca Mondiale in azione. Il punto di vista di Robert Hawkins, analista della politiche scolastiche alla Banca Mondiale, specialista del settore "tecnologie e istruzione"

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La Banca Mondiale e le TIC nella scuola

Le tendenze delle politiche scolastiche del futuro secondo la Banca Mondiale.

Il punto di vista di uno che conta: sono gli alti funzionari delle organizzazioni internazionali che indicano gli indirizzi delle politiche scolastiche a livello mondiale e in questo caso soprattutto nei paesi di sviluppo e che hanno la capacità di influenzare e di forgiare le politiche scolastiche a livello mondiale. La globalizzazione è la loro specialità; ricerca scientifica e conoscenze scientifiche sono gli strumenti privilegiati di cui si avvalgono per dare una parvenza di inconfutabile verità alle loro teorie e alla loro visione del mondo.

Attenzione: pericolo!!!!!!come ha ben ricordato  Katarina Tomasevski in un celebre articolo nel quale elenca sei ragioni per escludere la Banca Mondiale da qualsiasi programma educativo.

 

Dal blog della Banca Mondiale sulle ICT nella scuola, opinione redatta da Robert Hawkins ,lunedì 11 gennaio 2010 - 12:34, tradotta liberamente.

Dieci tendenze di fondo riguardanti lo sviluppo delle ICT nella scuola

1. I telefoni cellulari come strumento d’apprendimento. I progressi nel settore dell’ hardware e del software hanno trasformato i cellulari "intelligenti" in strumenti indispensabili per moltissime attività tra le quali occorre ormai includere anche l’istruzione. È più che probabile che i cellulari che consentono l’accesso a Internet e che dispongono di capacità simili a quelle dei computer portatili tra poco prenderanno il sopravvento sui computer personali come strumenti prioritari per l’accesso all’informazione in qualsiasi tipo di scuola.

2. Grappoli di computer o computer in rete: sempre più si osserva la diminuzione di applicazioni informatiche singole concepite per un solo computer che cedono il posto a applicazioni collettive installate su un computer centrale detto anche "fattorie informatica", accessibile via Internet. Non sarà più necessario acquistare le applicazioni come Excel o altre di trattamento di testo. Le implicazioni di questa tendenza per il sistema scolastico sono enormi: l’informazione diventerà molto più facile e molto meno cara, non sarà più necessario comperare numerose licenze costose per disporre di applicazioni; non occorreranno più specialisti sul posto per la manutenzione delle applicazioni quando si verificano incidenti. In futuro le applicazioni saranno sui "server" che consentiranno l’accesso a qualsiasi forma di trattamento dell’informazione nonché a tutte le informazioni depositate nella "fattoria" al centro della rete di terminali.

3. Un computer per ogni studente. La tendenza mondiale dominante è di fornire a ogni studente un lappo personale. Il lappo personale consente di creare il proprio ambiente personale d’apprendimento e permette a ogni studente un accesso alla conoscenza in ogni luogo e in ogni momento . Questa è la vera rivoluzione tecnologica. Non importa quale sia l’hardware, quali siano gli strumenti a disposizione (un computer per ogni studente oppure un terminale collegato in rete a un "computer fattoria" oppure un cellulare oppure una tavola elettronica), ma una cosa è certa: l’epoca dei laboratori di informatica è finita. Le scuole devono prepararsi a fornire un’attrezzatura informatica personale a ogni studente e devono trasformarsi per tener conto di questa nuova situazione.

4. L’apprendimento si fa ovunque. Con lo sviluppo di un’infrastruttura solida e molto densa di collegamenti informatici (la cosiddetta connettività) e con la riduzione dei costi dei computer o dei terminali, i sistemi scolastici saranno in grado di fornire opportunità d’apprendimento a tutti gli studenti "a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo". Questa tendenza esigerà necessariamente un ripensamento dell’organizzazione dell’orario scolastico oggigiorno ancora suddiviso in lezioni ripartite in periodi di 40, 50, 60 minuti l’uno. Per passare a questa fase occorrerà assicurare a tutti un accesso a Internet tramite banda larga nonché un’attrezzatura informatica adeguata. Ciò però non basta: questa situazione richiederà la presenza di tutori o insegnanti virtuali, di luoghi appositi che non sono più le scuole come sono ancora oggigiorno concepite, ossia come una serie di aule inanellate una dopo l’altra, tutte di uguali dimensioni, ma come edifici polivalenti a spazi multipli, dove è possibile alternare un apprendimento individuale, un’apprendimento personalizzato, l’apprendimento da compagno a compagno (peer-to-peer) e l’apprendimento in piccoli o grandi gruppi.

5. Giocare. Un’indagine recente svolta da  Pew Internet and American Life Project per "Horizon Report" ha messo in evidenza l’importanza del gioco collettivo "online" su Internet, al quale partecipano molti giocatori nonché altri giochi "online" con giocatori singoli, distanti gli uni dagli altri che spesso non si conoscono nemmeno. Questa è un’esperienza molto comune tra le giovani generazioni, sia tra i ragazzi che le ragazze. Il gioco offre una opportunità per interazioni sociali crescenti nonché per un impegno civico inedito. Questo fenomenale successo dei giochi, che i pedagogisti hanno subito qualificato come "giochi seri", stimolano una partecipazione attiva intensissima che offre incentivi e interazioni molto motivanti che i metodi tradizionali di insegnamento raramente usano o che addirittura ignorano. I cosiddetti "giochi seri" e più in generale il gioco in se stesso sono suscettibili di stimolare l’interesse e l’attenzione degli studenti a qualsiasi età.

6. Insegnamento personalizzato. I sistemi educativi reagiscono a loro modo alla rivoluzione tecnologica in corso e si concentrano sempre più sull’uso della tecnologia per meglio capire la base di conoscenza di uno studente, i collegamenti che esistono tra l’apprendimento anteriore e le strategie messe in atto dagli studenti quando apprendono sul momento di fronte a un problema inedito. In questo modo, i sistemi di insegnamento si sforzano di preservare la loro specificità nonché una secolare tradizione curriculare che consiste nel costruire una nuova conoscenza sulla conoscenza anteriore. Questo modo di fare consentirebbe ai sistemi scolastici di impostare un insegnamento su misura che tenga conto sia delle lacune che degli stili di apprendimento di ogni studente e di non perdere il loro potere, ossia la loro funzione vigente. Anche questo è un modo produttivo e fecondo di reagire di fronte alla rivoluzione tecnologica in atto. Poco per volta, le classi si trasformano e tra poco sarà inconcepibile vedere classi in cui l’insegnamento sia rimasto essenzialmente un insegnamento verbale e frontale come per esempio è il caso nella maggioranza delle scuole italiane. La pedagogia sarà sempre più basata sulle esigenze personali di ogni studente, forte o debole che sia.



7. Riorganizzazione degli spazi pedagogici. La struttura dalle aule con una trentina di banchi più o meno in fila e più o meno incolonnati sarà tra ben poco una reliquia dell’epoca industriale. In tutto il mondo si stanno sperimentando organizzazioni dello spazio scolastico di nuovo tipo molto più appropriate all’ambiente d’apprendimento richiesto dalle nuove tecnologie, tali da suscitare e promuovere l’apprendimento collaborativo, l’apprendimento transdisciplinare, l’apprendimento imperniato sui singoli allievi, personalizzato. Tutta una serie di concetti ai quali nella scuola tradizionale non veniva prestata molta attenzione come per esempio l’importanza della luce, dei colori, dei tavoli rotondi, di spazi appartati per studenti e insegnanti, di spazi aperti e nel contempo protetti per consentire la realizzazione di progetti d’apprendimento collettivi n gruppi flessibili stanno diventando rubriche centrali nelle guide per lo sviluppo e la costruzione di nuovi luoghi d’apprendimento che un tempo si chiamavano scuole.

8. Ausiliari didattici su misura. In molti sistemi scolastici si adottano provvedimenti per migliorare l’immagine degli insegnanti e per rendere gli insegnanti o le reti di insegnanti più credibili e più efficaci, consentendo loro di identificare e di creare le risorse d’apprendimento ritenute necessarie per un insegnamento efficace per la popolazione di studenti con la quale sono in relazione. Quest’atteggiamento è molto benevolo nei confronti degli insegnanti e ha il pregio di non sovvertire l’ordinamento scolastico attuale. Il corpo insegnante si sente confortato dagli aiuti che riceve. Questa è per esempio la strategia adottata con la distribuzione in tutte le aule di lavagne interattive multimediali, le ormai celebri lavagne bianche o LIM. I nuovi strumenti sono utilizzati per permettere agli insegnanti di concepire, costruire, adattare materiali diversi per i propri intenti pedagogici, in modo da poter fornire ai propri studenti una documentazione su misura che calza perfettamente con lo stile del corso e che si adatta a pennello al contenuto della lezione. Queste risorse, in moltissimi casi, sono un complemento ufficiale ai manuali scolastici e potranno diventare negli anni futuri perfino il sostituto dei manuali come fonte primordiale d’apprendimento per gli studenti. E’ quindi probabile che gli editori di manuali, in un futuro prossimo, dovranno fare i conti con un cambiamento radicale che li obbligherà a rivedere totalmente la loro produzione. La manna dei finanziamenti stanziati per la riproduzione dei manuali scolastici non avrà più ragione d’essere.

9. La valutazione. Le nuove tecnologie permettono di impostare modalità di valutazione al servizio dell’apprendimento, ovverosia per l’apprendimento, e non valutazioni dell’apprendimento. Per il momento si osservano tendenze ambigue: da un lato la generalizzazione delle tecnologie per accelerare e formalizzare le prove strutturate in modo da poter valutare le prove secondo modalità del tutto automatizzate che tra l’altro hanno anche il pregio di fornire i punteggi assoluti, le medie e i risultati relativi in tempo reale, senza attendere settimane e mesi prima di conoscere il livello d’istruzione medio della propria classe o i punti forti e quelli deboli degli studenti che frequentano i corsi. Le nuove tecnologie permettono di ipotizzare lo sviluppo di cartelle intelligenti che funzionano come un "portfolio" di valutazione. La collezione, la gestione, la classificazione dei dati relativi all’apprendimento aiuterà gli insegnanti a capire meglio gli stili d’apprendimento, le lacune degli studenti e ad adattare il contenuto delle lezioni alle capacità e alle competenze di ognuno, questo almeno in teoria. Da questo punto di vista, la valutazione diventerà sempre più una valutazione formativa come lo si rivendicava anni fa dagli avversari della valutazione esterna. Inoltre ci saranno sempre più strumenti che permetteranno agli studenti di lavorare assieme, di costruire un "portfolio" collettivo, di apprezzare in dettaglio le competenze dei singoli. In questo modo, la valutazione sarà sempre più su misura e permetterà ad ogni studente di essere valorizzato per quello che fa e per quello che sa stia dai compagni che dagli insegnanti o da quelli che ne faranno le veci. Inoltre, queste modalità di valutazione permetteranno ad ogni studente di presentare ai datori di lavoro, quando si presenteranno sul mercato del lavoro, documentazioni che dimostrano in modo oggettivo le competenze da loro acquisite. La legittimazione dei saperi, ovverosia delle competenze e delle conoscenze, sarà continua e non occasionale. Si riduce ciò facendo l’arbitrarietà degli esami e la lotteria delle prove "una tantum".

10. Insegnanti. Il ruolo del’ insegnante in aula non sarà più quello che del passato né quello d’oggigiorno perché la fonte della conoscenza non sarà più visibilmente rappresentata dalla figura dell’insegnante. L’insegnante dovrà trasformarsi in un specialista della gestione dell’istruzione in grado di aiutare gli studenti a cercare le informazioni, a costruire le conoscenze attraverso modalità specifiche adatte a ogni caso, secondo percorsi singoli. Il mestiere dovrà cambiare radicalmente anche se non sappiamo ancora quale la sarà la posta in palio per quel che riguarda la funzione di incubazione dei riflessi amministrativi richiesti dagli apparati burocratici di gestione e controllo della popolazione. Occorrerà ancora servirsi di figure come quelle degli insegnanti o questo ruolo sarà esercitato in altra maniera? I futuri professionisti dell’apprendimento dovranno acquisire la competenza di identificare quali sono le fonti rilevanti della conoscenza, quali gli strumenti che permettono sia da un punto di vista individuale che da uno collettivo di accrescere le opportunità d’apprendimento. Quelli che erano gli insegnanti di un tempo potrebbero diventare esperti a disposizione degli studenti per sostenerli durante le attività d’apprendimento , in grado di invogliarli a applicare nell’apprendimento formale le competenze acquisite giocando con le nuove tecnologie. Il trasferimento da un ambito all’altro non è così ovvio come lo si potrebbe ritenere. Peraltro, la ripartizione degli orari d’apprendimento non potrà più essere formale come lo era nel passato quando gli orari scolastici erano suddivisi in periodi di apprendimento di 40, 50 o più minuti, rigidamente prefissati. Queste trasformazioni non saranno facilmente operabili e richiederanno molto tempo anche perché attualmente sono in servizio milioni di insegnanti che hanno una preparazione del tutto diversa da quella che sarebbe auspicabile per trarre il migliore profitto dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

In ogni modo, queste tendenze non spariranno tanto facilmente nel corso dei prossimi anni, bisognerà fare i conti con loro poiché rappresentano una vera e propria sfida per le politiche scolastiche e per gli insegnanti i quali dovranno decidere se preferiranno continuare a illudersi di formare i loro studenti secondo gli schemi del passato oppure se vorranno sposare le nuove tecnologie, cambiare completamente la propria figura professionale e acquisire nuove competenze. Queste trasformazioni non si possono decretare, non si possono imporre, né basta per realizzarle organizzare corsi obbligatori di formazione permanente. Occorre motivare gli insegnanti, convincerli, rassicurarli, aiutarli se si vuole ottenere da loro una trasformazione che è tale da angosciare qualsiasi persona. Questa sarà la sfida principale delle politiche scolastiche per il prossimo decennio.

 

 

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