Resoconto di una meta-analisi sulle indagini scientifiche realizzate negli USA sugli effetti della dimensione delle classi

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Dimensione delle classi

La dimensione delle classi e’ tuttora un argomento polemico. Moltissimi economisti della scolarizzazione sostengono che la riduzione della dimensione delle classi non ha nessuna incidenza sugli apprendimenti degli studenti soprattutto perché gli insegnanti non mutano il loro modo di insegnare se la classe e’ numerosa oppure se la classe e’ piccola. Pochi pedagogisti sono su questa posizione radicale, ma taluni sostengono, per esempio Meuret in Francia, che la riduzione della dimensione delle classi e’ efficace se e’ molto forte. Solo nelle classi con meno di dieci alunni si constaterebbe un reale beneficio per gli apprendimenti degli studenti in particolare, su questo punto tutti sono d’accordo, nei comportamenti scolastici degli studenti provenienti dalle classi sociali meno favorite oppure dal mondo dell’immigrazione e in certe nazioni dalle minoranze etniche. Nel documento qui presentato si sostiene invece che la riduzione della dimensione delle classi e’ benefica per gli apprendimenti in genere e che il buon senso ha ragione.

 Ecco un problema scottante, rispetto al quale le opinioni e le prove scientifiche sono tra loro contrastanti. Da un certo punto di vista si sostiene che la riduzione della dimensione delle classi facilita l’insegnamento e l’apprendimento, da un altro si documenta il contrario: la riduzione della dimensione delle classi non e’ la panacea per risolvere i problemi dell’insegnamento in classe. 

Ci sono ricerche scientifiche ben fatte , rigorose, scrupolose che dimostrano la pertinenza delle due soluzioni. In certi casi, la riduzione della dimensione delle classi e’ efficace , in altri casi invece e’ inefficace. Il dibattito si trascina da anni.

 

Il Centro nazionale USA per le politiche scolastiche che si trova presso l’Universita’ del Colorado a Boulder ed e’ ospitato dalla scuola dottorale di scienze dell’educazione ha pubblicato il 14 febbraio 2014 un documento che effettua una meta-analisi delle ricerche condotte negli USA su questa questione, ma occorre anche dire che ci sono eccellenti indaghi svolte in Inghilterra o in Svizzera. Non si citano nell’arena internazionale indagini italiane. Forse ce ne sono.

L’indagine pubblicata dal Centro USA e’ stata realizzata da Diane Whitmore Schanzenbach, (847) 491-3884 (dws@northwestern.edu) e si intitola "Does Class Size Matter?". Il documento in inglese si puo’ consultare e scaricare cliccando qui.

Si presenta qui una recensione di questo documento tratta dal comunicato stampa del centro di Boulder, tradotto liberamente in italiano.

 

Diane Whitmore Schanzenbach sostiene che la riduzione della dimensione delle classi aiuta moltissimo a migliorare il rendimento scolastico degli studenti. Secondo la professoressa la riduzione della dimensione delle classi è stata vittima di una credenza popolare sbagliata secondo la quale questa strategia sarebbe ampiamente sterile [1].

 

In realtà, la faccenda si presenta in modo del tutto opposto. “La dimensione delle classi conta”, scrive Schanzenbach, che è una economista ed è anche professoressa di politiche dell’educazione all’università Northwestern a Evanston nell’Illinois. “L’indagine scientifica dà ragione a quanto ritiene il buon senso, ovverosia che i bambini apprendono di più e che gli insegnanti sono più efficaci quando le classi sono piccole”.

 

 

La professoressa cita casi tratti dalla bibliografia accademica e spiega che “la dimensione delle classi è un fattore determinante della varietà delle prestazioni degli studenti, ossia di quell’ ampio ventaglio di risultati che va dai punteggi conseguiti nei test fino quell’insieme più vasto di prestazioni che si realizzano nella vita. Le classi più piccole sono particolarmente efficace per migliorare gli apprendimenti scolastici per gli studenti provenienti dai ceti sociali più poveri oppure dalle minoranze etniche”.

 

 

Nel contempo, un aumento del numero di studenti per classe può essere pernicioso per i bambini. “I soldi risparmiati oggigiorno con un aumento della dimensione delle classi produrranno costi sociali e educativi elevati in futuro” afferma la professoressa Schanzenbach [2].

 

 

 

[1] ndr.: Schanzenbach cita un esempio di diffusione di una simile erronea credenza

[2] ndr.: a questo punto occorre anche dire che sembra facile condurre ricerche che misurano gli effetti del cambiamento della dimensione delle classi. Orbene, questo non è affatto il caso. Queste indagini sono delicate e complesse ed è per questa ragione forse che i risultati sono sovente contraddittori