Ricerca svolta negli Stati Uniti sugli effetti della divisa scolastica.

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Argomenti pro e contro l’uniforme

Ritorna sul proscenio un grande classico della "scuola-caserma" : come vestirsi quando si va a scuola ? La domanda vale sia per gli studenti, da quelli delle elementari a quelli della secondaria di secondo grado, sia per gli insegnanti, ma, fatalmente, si parla di più degli studenti che non degli insegnanti anche se ci sarebbe molto da dire sugli insegnanti.

Fino all’immediato dopoguerra in moltissimi sistemi scolastici il problema non esisteva : si andava a scuola con un’uniforme, una divisa, obligatoria per gli studenti e in parte anche per gli insegnanti, soprattutto quelli della scuola primaria.

Poco per volta l’uniforme scolastica è sparita dai sistemi scolastici che si trasformavano con l’adozione di nuovi stili d’insegnamento, conl’adozione di rapporti meno autoritari tra insegnanti e allievi. Da un decennio a questa parte si alzano voci per adottare di nuovo la divisa nelle scuole. Si enumerano dozzine di argomenti a favore. Si dice per esempio che le politiche scolastiche che impongono l’adozione dell’uniforme contribuiscono a migliorare l’ordine e la disciplina, che riducono la stratificazione sociale visibile tra gli allievi, che permettono di conseguire migliori risultati scolastici. 

Questi benefici sono supposti, sono aneddotici, emozionali, intrisi di nostalgia, il che non vuol dire che l’uniforme di per sé sia da proscrivere. Perché sono aneddotici ? Perché non ci sono prove basate su solide analisi quantitative che dimostrano la pertinenza di queste affermazioni. "Cave canem" verrebbe voglia di dire a questo punto. Infatti le indagini si possono e si devono condurre.

Un’indagine USA

L’Ufficio nazionale USA della ricerca economica (NBER) ha svolto un’indagine su quest’argomento. Ancora una volta sono gli economisti che sono all’opera sui problemi scolastici e non i pedagogisti. Il documento costa 5$ USA e si può ottenere cliccando qui :

Dressed for Success ? The Effect of School Uniforms on Student Achievement and Behavior. Elisabetta Gentile, Scott A. Imberman . NBER Working Paper No. 17337
Issued in August 2011

   

Il "come back" dell’uniforme

Da alcuni anni le iniziative si moltiplicano per adottare l’uniforme scolastica laddove è scomparsa. Dopo decenni di rimozione, ritorna una filosofia della politica scolastica che sembrava tramontata. Infatti la divisa non è soltano un appiglio al quale sospendere molte illusioni, sogni, rimembranze, desideri nostalgici, ma è anche un segno, un simbolo di un tipo di scuola in contrasto con l’evoluzione pedagogica, con il post-modernismo scolastico, con il socio-costruttivismo, con le ricerche sullo sviluppo dell’intelligenza. Forse questa corrente non è riuscita ad imporsi per cui si ritorna indietro con la speranza di rimettere tutto in ordine, di ritrovare l’età dell’oro della scuola, ossia quella in cui la scuola era temuta, riverita, un’epoca che non era poi un’età dell’oro.

Effetti dell’uso dell’uniforme

Si conoscono pochissimo gli effetti del ricorso all’uniforme sul comportamento degli studenti e indirettamente degli insegnanti. Si ipotizzano certi esiti, si presuppongono risultati positivi, ma chi li ha controllati ? Gli analisti del NBER l’hanno fatto. Riportiamo qui i loro dati.

Un’indagine limitata ad una zona urbana del Sud-Ovest americano

Gli autori della ricerca hanno attinto le informazioni nella banca dati scolastica di un distretto urbano nel Sud-Ovest americano. Per l’esattezza è stata usata una serie storica di dati che va dal 1993 al 2006 nonché i risultati ai test nelle stesse classi di età dal 1998 al 2006. Per inciso segnaliamo che solo con questi tipi di dati e di lavori si riesce a fare luce su come funzionano i sistemi scolastici.

I risultati

Nelle scuole primarie, la divisa imposta agli allievi è positivamente correlata alla stabilità del corpo insegnante. Dal momento in cui si è adottata l’uniforme, il logoramento del corpo insegnante è diminuito del 5%.

Nell’insegnamento secondario si è verificato un impatto leggermente positivo sulla presenza a scuola, ossia si è osservato un calo del tasso di assenteismo, più tra le ragazze che non tra i ragazzi, più tra gli studenti dei ceti sociali poveri che frequentano scuole mal messe che non nelle scuole frequentate in maggioranza da studenti dei ceti alti. Invece per quel che riguarda il profitto scolastico, le infrazioni disciplinari e la proporzione delle ripetenze, l’uniforme non ha generato nessun effetto distinguibile.

Scarsa incidenza sulla disciplina

Non si constatano effetti positivi sulla disciplina negli istituti e nemmeno effetti non-cognitivi come per esempio un potenziamento della stima di sé oppure dello spirito di corpo. Risultati per sommi capi dunque deludenti.

 

Due risultati positivi comprovati

Due risultati positivi : uno sugli insegnanti delle scuole primarie, che disertano meno la scuola, e un altro nelle scuole secondarie sui tassi d’assenteismo degli studenti delle classi sociali povere inscritti in scuole diseredate. Vale proprio la pena adottare l’uniforme per questi risultati, vien da chiedersi ? L’indagine però non racconta tutta la storia. Non conosciamo infatti gli antecedenti, le relazioni con l’ambiente, le aspettative degli insegnanti e delle famiglie. Forse le conclusioni potrebbero essere diverse. Occorre andare cauti con le indagini.

Debolezza teorica dell’argomentazione

Gli autori fanno notare che da un punto di vista teorico non è chiaro come l’uniforme possa incidere sul comportamento e il profitto degli studenti.

Argomenti a favore elencati nell’indagine

Indirettamente, si propugna l’uniforme perché permette di migliorare la sicurezza all’interno degli istituti, perché è più difficile a terzi entrare nella scuola. Questo è una situazione che forse non esiste in Italia nelle cui scuole pullulano i bidelli. Ce ne sono ad ogni piano. 

Inoltre, l’uniforme impedisce la diffusione di insegne, di capi di vestiario o di colori tipici di bande, oppure riduce i rischi di furti di vestiario dentro le scuole poiché gli studenti non possono più indossare capi costosi. L’adozione dell’uniforme genererebbe quindi un clima più neutro, più pacato dentro gli istituti. Questo potrebbe essere vero, ma non sappiamo quanti casi all’anno ci sono, in quali tipi di scuola.

 

In secondo luogo, se gli studenti di un istituto devono indossare un’uniforme, sembra che il rispetto per l’autorità tra gli studenti cresca e quindi che diminuiscono i comportamenti che creano scompiglio nelle classi. Da verificare.

 

In terzo luogo, si sostiene che l’unifome riduce la pressione sulle adolescenti per vestirsi bene e essere all’altezza delle compagne eleganti, il che causerebbe una diminuzione della stima di sé, vergogna, perché si è poveri e non si hanno le risorse per comperare i capi d’abbigliamento adeguati. Se tutti si devono vestire allo stesso modo, queste pressioni scompaiono.

 

In quarto luogo, si fa notare che l’uniforme permette di guadagnare tempo a casa. Questo argomento è valido soprattutto per le ragazze, che in virtù dell’uniforme si vestono più in fretta e quindi possono dormire di più.

 

L’uniforme scolastica ridurrebbe anche le tensioni e i conflitti domestici con i genitori determinati da questioni vestimentarie.

 

Riassunto parziale dell’indagine :

 

Le caratteristiche anagrafiche del distretto scolastico nel quale si è svolta l’indagine

Il distretto scolastico si trova in un’area urbana, comprende più di 200.000 studenti e circa trecento scuole. Quindi l’indagine è importante. Non si tratta di una bazzecola. La zona nella quale si trova questo distretto scolastico non è opulenta ma è contraddistinta da molta povertà. La popolazione della zona è mlto eterogenea. Convivono molteplice minornze e gruppi etnici : un terzo circa della popolazione è afroamericana e quasi il 60% è di origine ispanica.

Domande di ricerca

I responsabili scolastici del distretto hanno voluto sapere se le uniformi incidono sui comportamenti degli studenti.

Fino al 1992 i singoli istituti scolastici erano liberi di imporre agli studenti o meno di indossare un’uniforme quando erano a scuola. Nel 1993 soltanto il 10% delle scuole del distretto esigeva dagli studenti che indossassero una divisa. Nel 2006 questa percentuale era salita all’82%.

Nessuna scuola ha rinunciato all’uniforme dopo averla adottato. In generale, i genitori e i dirigenti scolastici ritengono che l’uniforme sia utile. Le scuole sono ampiamente autonomi nella scelta del tipo d’uniforme ma adottano quasi tutte le stesse politiche. Quasi tutte le scuole propongono una scelta al massimo di tre colori per le camice, per le gonne o per i pantaloni. Poche scuole obbligano gli studenti a comperare camicette con il logo della scuola. Le ragazze possono scegliere di indossare o la gonna o i pantaloni.

Metodo di indagine


L’indagine ha attinto a due banche dati : una amministrativa con i dati anagrafici riguardanti ogni studente dal 1993 fino al 2006 e una banca dati pedagogica che contiene le informazioni sui risultati conseguiti nei test da ogni studente, sulle assenze dalla scuola e sulle punizioni disciplinari. I punteggi dei test sono ricavati dal "Stanford Achievement test" largamente utilizzato intutti gli Stati Uniti con versioni per gli allievi dalla prima elementare fino al secondo anno del biennio dell’insegnamento secondario superiore [1] . Nel distretto, gli studenti devono conseguire un punteggio minimo in lettura e in matematica per essere promossi. I dati disciplinari includono qualsiasi infrazione che abbia prodotto una sospensione dalla scuola o punizioni severe. Purtroppo i dati dei test per ogni studente sono disponibili soltanto a partire dall’anno scolastico 1998-99. Da allora in poi si possono però incrociare i punteggi nei test con i comportamenti e con i dati anagrafici. Una vera manna.

Un questionario ai dirigenti

Sfortunatamente, l’amministrazione scolastica del distretto non centralizza le informazioni riguardanti l’adozione dell’uniforme da parte delle scuole. I ricercatori pertanto hanno inviato un questionario ai dirigenti scolastici di ogni scuola ed hanno telefonato ad ogni scuola nel caso di non risposta. Qualora il dirigente non fosse stato in grado di ricordare quando la scuola aveva adottato l’uniforme era autorizzato a chiederlo ai suoi insegnanti.

Un’indagine recente, finita nel 2008

La raccolta di dati è stata completata nell’ottobre 2008. 292 scuole hanno risposto, con una percentuale pari al 79% degli istituti scolastici. Il 7% delle scuole ha rifiutato di partecipare all’indagine.

Alcuni risultati

Prima di analizzare gli effetti delle uniformi è utile capire perché le scuole hanno scelto di adottare la divisa. Dai dati raccolti si evince che le scuole elementari in generale propendono per l’adozione della divisa o impongono l’uso dell’uniforme quando il numero degli studenti aumenta mentre diminuiscono invece le risorse disponibili. Una spiegazione possibile dell’adozione dell’uniforme sarebbe la seguente : le scuole adottano le uniformi per mantenere il controllo della scuola quando hanno meno risorse a disposizione per sorvegliare i comportamenti degli allievi. In ogni modo, la proporzione studenti-insegnanti è calata prima dell’adozione dell’uniforme. Questo vale anche per la proporzione degli studenti disabili nella scuola.

Nell’insegnamento secondario la situazione è più chiara. Le scuole adottano l’uniforme quando aumenta la proporzione degli studenti poveri o delle minoranze etniche, in Europa si potrebbe dire degli studenti provenienti dall’immigrazione. L’adozione dell’uniforme è pure associata all’evoluzione del numero degli studenti disabili o in grave difficoltà scolastica.

Effetti sulla disciplina a scuola e sulla partecipazione

Siccome i fautori dell’uniforme sostengono che l’uniforme è un fattore di miglioramento dei comportamenti, l’ indagine è stata particolarmente imperniata sull’impatto dell’uniforme, sulle trasgressioni disciplinari e sulla partecipazione. Nelle scuole primarie sono raccolte poche prove che dimostrerebbero un impatto dell’uniforme sulla disciplina e sulla partecipazione. Invece, nell’insegnamento secondario, sia quello di primo che quello di secondo grado, l’effetto è significativo sulla partecipazione, in particolare per le ragazze. Questo risultato può essere imputato sia al fatto di indossare l’uniforme ma anche ad un inasprimento della disciplina nella scuola oppure all’adozione di altre modalità di conduzione dell’istituto scolastico. Se questo fosse il caso, sarebbe necessario considerare che l’adozione dell’uniforme non è affatto un provvedimento che può di per sé contribuire a migliorare le scuole. I dati raccolti sono consistenti per quel che riguarda la diminuzione delle trasgressioni disciplinari. Tutte le verifiche statistiche comprovano infatti che l’adozione dell’uniforme non ha nessun effetto dal punto di vista disciplinare nelle scuole secondarie


Conclusioni

Le preoccupazione riguardante la sicurezza nelle scuole e il desiderio dei responsabili scolastici di sperimentare strategie diverse per migliorare i risultati scolastici e il comportamento degli allievi hanno indotto molte scuole ad adottare l’uniforme. Tuttavia, non ci sono prove evidenti che permettono di attribuire all’uniforme risultati di questo genere. Bisogna però anche ammettere che diverse scuole hanno adottato l’uniforme per fronteggiare una degradazione dei comportamenti e dei risultati. L’indagine non è in grado di confermare o invalidare la pertinenza di queste considerazioni in mancanza di informazioni storiche sul passato della scuola e in mancanza di confronti con scuole simili dove non si esige d’indossare un’uniforme.


In conclusione, queste indagini sono necessarie, sono difficili e devono essere fatte su vasta scala senza ignorare le peculiarità delle scuole. Se possibile devono implicare una dimensione comparata. Inoltre, per realizzarle ci devono essere banche dati ben strutturate e attendibili sia sull’ anagrafe degli studenti e degli insegnanti che sui risultati scolastici, se possibile non solo in lettura, matematica e scienze, ma soprattutto banche di dati sui comportamenti, sulle trasgressioni, sulla disciplina in scuola, ossia su dati che notoriamente sono assai difficili da raccogliere. Purtroppo si sa che in Italia queste banche dati non esistono ad eccezione forse delle province autonome di Trento e Bolzano. Non ci sono nemmeno in Val d’Aosta. L’impostazione di queste banche dati esige molta fiducia tra i tecnici, i politici, gli insegnanti e i dirigenti scolastici. Se questa non esiste, si bara e le banche dati non servono oppure servono ad ingannare chi richiede le valutazioni.

[1] Evidentemente qui adotsi adotta una terminologia italiana