Recensione di un articolo di Ki Su Kim sulla scuola nella Corea del Sud dal 1961 al 1979 nel quale si analizza la metamorfosi del sistema scolastico coreano e quindi la strategia politica a monte che ha prodotto la riforma della scuola nella Corea del Sud.

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Corea del Sud

Lo sviluppo del sistema scolastico coreano nel dopoguerra non è dovuto ad una scelta apriori a favore della promozione del capitale umano. E’ una ricaduta del tutto casuale di una opzione puramente economicistica che per rendere concorrenziale l’economia coreana ha investito sullo sviluppo industriale. Quest’articolo contesta dunque le spiegazioni che esaltano la lungimiranza dei politici coreani che avrebbero promosso lo sviluppo dell’istruzione e investito nella scuola per diventare una società competitiva sul piano internazionale dal punto di vista economico. L’evoluzione del sistema scolastico coreano è dunque del tutto diversa da quella del sistema scolastico finlandese, nonostante la similitudine dei risultati ottenuti dai quindicenni di questi due Paesi nelle varie indagini internazionali sul profitto scolastico.

Corea del Sud e Finlandia : due casi emblematici

Il cambiamento economico della Corea del Sud dopo la seconda guerra mondiale è spettacolare, come lo è del resto quello della Finlandia già menzionato in questo sito. In generale si tende ad attribuire alla politica scolastica coreana questo risultato, come del resto sembra sia il caso in Finlandia.

Miracolo economico e istruzione

L’evoluzione della Corea del Sud, il miracolo economico di questo paese, gli strepitosi risultati degli alunni e degli studenti coreani nelle indagini internazionali pongono un bel problema all’educazione comparata e sollevano una domanda fondamentale : a cosa servono i sistemi scolastici ? Contribuiscono veramente all’arricchimento della nazione, al benessere della società ?

Causalità problematica

Le interazioni tra sviluppo economico e sviluppo dell’istruzione sono complicate. La causalità tra politica scolastica e politica dello sviluppo non è ovvia, come lo dimostra l’articolo di Ki Su Kim. E’ per noi assai difficile parlare della Corea perché sono carenti le informazioni. Ora abbiamo un articolo serio che disseca il miracolo coreano e sfata molti miti ma pone un enorme problema ai responsabili delle politiche scolastiche.

A cosa servono i sistemi scolastici ?

Anche nella Corea del Sud si è partiti da una società povera, miserevole, agricola, quella degli anni Cinquanta del secolo scorso e si ha a che fare oggigiorno con una delle società mondiali più competitive, opulenta (il che non significa giusta), all’avanguardia nello sviluppo economico. Una società della conoscenza come si suol dire e non più una società industriale, una società davvero post-moderna nel bene e nel male.

Un bel caso per l’educazione comparata

L’articolo di Kim è allegato nella forma originale inglese. Va citato in questo modo :

Kim, K.S. (2012). Developmental state policy, educational development, and economic development : Policy process in South Korea (196101979). Education Policy Analysis Archives, 20(40). Retrieved [date], from http://epaa.asu.edu/ojs/article/vie...

Siccome l’articolo è uno dei rari testi che affrontano una questione scottante delle politiche scolastiche ritengo opportuno recensirlo per attirare l’attenzione su una delle questioni centrali delle politiche dello sviluppo, ossia sull’articolazione tra politiche economiche dello sviluppo e politiche scolastiche.

Come è cambiata la società della Corea del Sud ?

La spiegazione classica scodella la teoria del capitale umano : la classe dirigente coreana avrebbe deciso di investire a spada tratta nell’istruzione per uscire dalla miseria. Quest’articolo smentisce questa spiegazione. Lo sviluppo dell’istruzione in Corea, sviluppo innegabile se si considerano tutti i parametri delle comparazioni e degli indicatori internazionali dell’istruzione, non sarebbe imputabile ad una decisione oculata e preveggente a favore della scuola ma sarebbe piuttosto una ricaduta degli investimenti nella produzione industriale.

 

Nell’articolo si trattano due temi intercorrelati : il ruolo dello stato nello sviluppo dell’istruzione e il contributo dell’istruzione allo sviluppo economico. Nella Corea del Sud lo Stato ha perseguito durante il regime di Park Chung Hi tra il 1961 e il 19719, dunque durante quasi un ventennio, un periodo assai lungo per incidere sulla sviluppo di un paese e per imporre una riforma scolastica [1]. Nell’articolo si contesta l’idea che lo sviluppo economico della Corea del Sud fosse il frutto di una strategia politica coerente imperniata sull’adozione e l’imposizione di forti politiche dello sviluppo. Inoltre si nega che la teoria del capitale umano che è centrale nella politica scolastica coreana costituisse il punto di riferimento per la politica di promozione delle competenze professionali [2] che hanno reso possibile il decollo dell’economia coreana. Il contributo della scuola allo sviluppo economico è diventato importante con la formazione dei Sud-coreani, la diffusione delle conoscenze di base e di competenze intellettuali ma il contributo più rilevante della scuola allo sviluppo economico fu l’improvvisa, violenta espansione del sistema scolastico. Questo fenomeno inatteso si è verificato infatti quando la politica statale mirante al risparmio si è proposta di riservare alcuni miserabili investimenti ai progetti di sviluppo strategico.

Lo sviluppo del capitale umano : un addentellato

Questa politica ha scatenato una forte competizione tra progetti, ha stimolato la domanda d’istruzione e ha incitato i poteri pubblici ad aprire gare d’appalto per sostenere l’espansione del sistema scolastico, a favorire anche il settore privato nel campo dell’istruzione per aumentare il numero degli istituti scolastici e disporre di più personale scolastico. Il regime, che era contestato, si è servito della politica scolastica per farsi legittimare. L’immagine di uno stato proteso verso lo sviluppo non concilia affatto con quella di uno stato dedito allo sviluppo del capitale umano. Questa non era la preoccupazione principale del regime e lo sviluppo del capitale umano sud-coreano fu un effetto inatteso della politica di sviluppo economico.

La politica dello sviluppo

Di solito si ritiene che compito prioritario dello Stato sia quello di promuovere lo sviluppo economico e di prendere quindi i provvedimenti che si impongono come logica conseguenza di questa missione. L’idea prevalente in Corea all’epoca del regime di Park Chung Hi era proprio questa. Lo Stato era uno stato dedito allo sviluppo [3] Durante il regime di Parc Chung Hi l’interazione tra Stato e sviluppo è evidente. Senza lo Stato non ci sarebbe stato lo sviluppo economico che la Corea ha conosciuto. Dunque le riforme si collocano in un contesto ben preciso : dittatura, piano quinquennale, riforme. La promozione del capitale umano e quindi l’espansione del sistema scolastico e lo sviluppo dell’istruzione si situano in questo contesto. Non abbiamo qui a che fare con una transizione dolce ma con una rottura, un passaggio violento.

L’espansione scolastica

Tra il 1960 e il 1980, ossia in vent’anni, la parte dell’istruzione nel PIL è stata centuplicata ed è passata da 228.5 milioni di won nel 1960 a 26 478 milioni di won nel 1980.Questa crescita impressionante non è però stata causata direttamente dalla politica di sviluppo dello stato. Non si deve però escludere che l’espansione economica abbia favorito l’espansione scolastica con la produzione di risorse finanziarie maggiori. Più soldi a disposizione hanno permesso di realizzare investimenti colossali nel sistema scolastico. In un certo senso il sistema scolastico ha approfittato della crescita economica. Come Cenerentola. Le briciole della crescita sono cadute sul piatto della scuola. Non si deve neppure ignorare il circolo virtuoso che si è innestato in questo modo. L’espansione scolastica ha a sua volta facilitato e stimolato la crescita economica.

La politica d’espansione scolastica del regime di Park è un corollario della politica di sviluppo economico. Non è nata per promuovere né lo sviluppo economico della Corea né lo sviluppo del sistema scolastico di per sé. Un fattore determinante che ha favorito gli scambi tra queste due politiche di sviluppo è, secondo l’autore dell’articolo, il fattore culturale.

Resistenza delle forze sociali

Gli investimenti importanti consentiti dallo Stato per la scuola non sono stati benvisti da tutti soprattutto per due conseguenze : selettività maggiore negli esami d’ammissione alle formazioni specializzate e tasse d’iscrizione pesanti per le famiglie. Lo Stato fu costretto a difendersi, a giustificarsi. Le forze sociali sono un parametro importante delle politiche di sviluppo. Lo Stato da solo non può farcela , i tecnocrati neppure. E’ indispensabile patteggiare con le forze sociali. La razionalità, dice l’autore, non è necessariamente infallibile e forte (per stato forte) non preclude frustrazioni. In questo caso lo Stato ha dovuto patteggiare e accettare compromessi soprattutto per il settore della scuola dell’obbligo. Il regime di Park ha acconsentito uno sforzo considerevole per lo sviluppo della scuola dell’obbligo ma quanto veniva dopo non era all’altezza. A Seoul c’erano classi di 90 studenti e il doppio turno. Le famiglie erano molto malcontente. I fondi per sviluppare l’insegnamento secondario però mancavano e il regime aveva imposto criteri di selezione durissimi nonché tasse d’iscrizione elevate.

 

Per finire l’autore ritiene che non ci sia un rapporto causale tra sviluppo economico e sviluppo dell’istruzione e che il mercato da solo non è in grado di promuovere lo sviluppo economico di un paese perché non ha le forze sufficienti per superare le molteplici barriere e resistenze che si oppongono al cambiamento. Lo sviluppo economico sud-coreano come pure di altri paesi del Sud-Est asiatico è dovuto a una combinazione tra stato forte, capace, servito da tecnocrati brillanti che elaborano politiche razionali e politiche di stampo illuministico, chiaroveggenti, che conciliano iniziative al servizio del mercato e della produzione e iniziative al servizio di politiche non imperniate direttamente sullo sviluppo economico.

 

L’articolo analizza in dettaglio questi passaggi e conclude che le politiche scolastiche e quelle professionali in Corea non hanno giocato il ruolo importante che la teoria del capitale umano attribuisce loro.

[1] Si pensi in Italia agli effetti indotti dalla riforma della scuola di Giovanni Gentile, all’inizio dell’epoca fascista, nel 1923

[2] "Skills" in inglese

[3] Si trattava di un regime uscito da un colpo di stato militare fatto il 16 maggio 1961, trasformatosi in regime civile nel 1963 e concluso con l’assassinio di Park Chung Hi nel 1979. Park lanciò quattro piani quinquennali per lo sviluppo economico. Il primo iniziò nel 1961 e il quarto terminò nel 1981 due anni dopo la sua morte. Gli effetti di questi piani sono stati considerevoli. Hanno cambiato da cima a fondo la Corea del Sud

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