Post di Andreas Schleicher capo della Direzione dell’educazione all’OCSE nel quale si tratteggia il programma scolastico futuro dell’organizzazione

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Centri di apprendimento

Ci sono due novità in questo documento: in primo luogo ci si occupa di singole scuole e non più di sistemi scolastici. Le scuole diventano organizzazioni specializzate nell’apprendimento , centri di apprendimento verrebbe la voglia di dire. Poi si annuncia l’elaborazione di uno strumento di auto-valutazione delle scuole, guarda un po`, che dovrebbe permettere alle scuole di valutare se stesse per verificare se sono organizzazioni di apprendimento. Nel post che si riferisce a un testo elaborato per l’OCSE e per l’UNICEF si parla di "Self learning organisation"( acronimo SLO) non ancora messo a punto. La valutazione , un cavallo di battaglia dell’OCSE da una trentina d’anni in qua, resta pur sempre una pista centrale, ma si passa dalla valutazione su vasta scala all’auto-valutazione. La svolta è colossale. Dietro le quinte, ossia nelle sfere interne all’OCSE, devono essere in corso manovre considerevoli per orientare in questa direzione la politica scolastica dell’organizzazione.

 Il modello scolastico OCSE forse evolve. Difficile saperlo con esattezza senza essere addentro nelle segrete stanze dell’organizzazione. Ne parla il capo della Direzione Educazione dell’OCSE in un post pubblicato in questi giorni nel blog dell’educazione dell’OCSE più volte citato in questa sede. Il post è in inglese.

Cosa dice Schleicher, basandosi su un paper citato nel post? Che le scuole diventeranno organizzazioni d’apprendimento. Di quale apprendimento? Apprendimento "tout court" oppure apprendimento scolastico? Non lo si specifica ma l’ambiguità induce a supporre che si ritengano le scuole come il solo luogo in cui si apprende, il che non è affatto il caso.

Ecco cosa dice il post [1].Titolo del post:

How to transform schools into learning organisations?  [2]

 

Testo del post liberamente tradotto in italiano.

 

 

Le scuole oggigiorno devono apprendere rapidamente per aggiornarsi poiché l’ambiente in cui si trovano evolve molto in fretta e esercita forti pressioni su di esse. Purtroppo molte scuole non cambiano e sono rimaste identiche a quelle di mezzo secolo fa. La stessa cosa vale per molti insegnanti che sono reticenti ad adottare pedagogie e pratiche necessarie per i fabbisogni del 21º secolo.

 

 

D’altra parte, un gran numero di specialisti e di responsabili politici sostengono che le scuole vanno ripensate come " organizzazioni d’apprendimento" in grado di adattarsi rapidamente a ambienti esterni mutevoli, di abbracciare modelli nuovi di organizzazione interna e per finire di conseguire buoni risultati con gli apprendimenti degli studenti. Purtroppo, nonostante gli inviti a trasformare le scuole in organizzazioni d’apprendimento, finora si sono compiuti ben pochi progressi sia dal punto di vista della ricerca scientifica che pratico per chiarire questo concetto. Il ritardo di quest’evoluzione va in parte attribuito ad una mancanza di chiarezza di cosa si intende per scuola come organizzazione al servizio dell’apprendimento.

 

 

A questo scopo, l’OCSE e l’UNICEF hanno congiunto le loro forze per produrre un documento intitolato “What makes a school a learning organisation?” che dovrebbe essere un primo passo verso una comprensione condivisa del concetto basata su soli contributi scientifici, comprensibile da tutte le parti in causa.

 

 

Con riferimento a una analisi approfondita della bibliografia sull’argomento il documento citato poc’anzi identifica e operazionalizza un modello integrato che include sette dimensioni suscettibili di trasformare le scuole in organizzazioni d’apprendimento:

 

 

1. Sviluppare e condividere una concezione imperniata sull’apprendimento di tutti gli studenti.

2. Creare e promuovere occasioni di apprendimento permanente per tutto il personale coinvolto nelle scuole.

3. Promuovere l’apprendimento in gruppo e la collaborazione fra tutti membri del corpo insegnante di una scuola.

4. Adottare una cultura dell’indagine scientifica, dell’innovazione e dell’esplorazione.

5. Adottare sistemi per la raccolta e lo scambio di conoscenze e per l’apprendimento.

6. Apprendere da quanto succede nell’ambiente circostante e nel sistema più ampio d’apprendimento.

7. Modellare e sviluppare la leadership al servizio dell’apprendimento.

 

 

In breve, una scuola come organizzazione di apprendimento ha la capacità di cambiare e di adattarsi a nuovi ambienti e circostanze poiché i suoi membri individualmente e collettivamente imparano come far evolvere la loro concezione di scuola.

 

Un insieme di questioni emerge da queste sette dimensioni: quattro Ts: fiducia ( Trust), tempo (Time), tecnologia( Technology), riflessione collettiva (Thinking together). Benché alcune di queste questioni sembrano pertinenti a un tipo di intervento piuttosto che a un altro, tutte queste quattro dimensioni hanno un impatto sull’insieme. Per esempio, la fiducia riguarda il tipo di relazioni necessarie interamente e esternamente alle organizzazioni d’apprendimentoper per prosperare; tutte le componenti della scolarizzazione richiedono tempo.

 

La Direzione dell’Educazione dell’OCSE mira a aiutare tutti i paesi a trasformare le scuole in organizzazioni d’apprendimento prendendo lo spunto dalle esperienze di un ampio ventaglio di paesi su come trasformare le scuole in organizzazioni d’ apprendimento. Una scuola come organizzazione d’apprendimento e le sue caratteristiche soggiacenti identificate come elementi che intervengono dall’inizio via nello sviluppo di uno strumento per (l’auto)-valutazione della scuola come organizzazione d’apprendimento. [3]. Il modello SLO e lo strumento di valutazione in via di sviluppo sono concepiti per fornire ai responsabili politici, al personale scolastico, al dirigente, e agli altri attori della vita scolastica le direttive necessarie per sviluppare le scuole come organizzazioni d’apprendimento.

 

…. Grazie a questo lavoro l’OCSE intende esplorare in futuro le politiche e le capacità necessarie ad altri livelli del sistema scolastico per aiutare le scuole a prosperare e a trasformarsi in organizzazioni d’apprendimento nonché, in conclusione, per attrezzare gli studenti con le conoscenze e le competenze di cui necessitano per riuscire in un mondo incerto e in piena mutazione come quello di domani.

 

Link per accedere al documento di riferimento in inglese : Kools, M and L. Stoll (2016), “What makes a school a learning organisation?”, OECD Education Working Paper, No 137, OECD Publishing, Paris.

What makes a school a learning organisation? Guide for policy makers, school leaders and teachers

UNICEF

 

 

Commento

 

Questo documento è molto strano; L’OCSE sembra compiere un tornante di 160 gradi quando ipotizza l’elaborazione del modello SLO ossia di un modello di auto-valutzione che permetta alle scuole di raccogliere le informazioni che la trasformano in organizzazione d’apprendimento. Dalla valutazione su vasta scala si passa all’auto-valutazione, da una concezione macro a una concezione micro. Alleata all’UNICEF l’OCSE si mette in concorrenza con l’Unione Europea dove l’approccio micro nelle politiche scolastiche prevale anche perché l’Unione Europea non ha competenze specifiche nel campo scolastico e la sola via possibile è quella di favorire le iniziative locali.

Il concetto di organizzazione d’apprendimento merita senz’altro di essere approfondito. Un tempo, ossia un paio di decenni fa, soprattutto nel mondo germanico, si parlava di scuole come "case del sapere". Il difetto principale dell’impostazione annunciata dall’OCSE risiede nel fatto che non si precisano affatto le caratteristiche o le componenti del sapere scolastico, ossia del tipo di apprendimento proposto da queste organizzazioni che pretendono di specializzarsi nell’apprendimento. Le scuole sono sempre state organizzazioni d’apprendimento e le furibonde battaglie sui programmi di insegnamento lo attestano. Quale sarà il programma d’apprendimento scolastico di domani? Non lo si dice come non si precisano le componenti di tutte le sette dimensioni che concorrono a costituire le organizzazioni d’apprendimento. Come lo si afferma nel post questo sarà il lavoro da compiere nei prossimi anni.

 Le scuole sono per l’OCSE e l’UNICEF organizzazioni d’apprendimento. Le scuole meglio organizzate per apprendere saranno classificate come le scuole migliori. Il miglior sistema scolastico sarà quello con la migliore organizzazione al servizio dell’apprendimento che nelle scuole non può essere che scolastico. Il punto di partenza sarà dunque quanto si apprende nelle scuole. Bisogna partire dagli obiettivi assegnati al sistema scolastico.Nelle società iper-scolarizzate come quelle attuali gli obiettivi socialmente condivisi e attribuiti ai siatemi scolastici costituiscono il parametro di misura della qualità delle scuole. Le scuole sono buone se riescono a conseguire con tutte le categorie di studenti gli obiettivi loro assegnati. L’OCSE si riserva di definire gli obiettivi delle organizzazioni d’apprendimento poiché non affronta questa questione. Nelle scuola non si apprende tutto, si apprende soltanto quanto il sistema scolastico ritiene necessario, utile, importante. Magari questo sapere scolastico è quello riconosciuto dalla società per ascendere socialmente, per accedere a posizioni di prestigio sociale, ma ciò non è detto non è affatto detto che i diplomi scolastici riconoscano la padronanza del sapere necessario per riuscire nelle società vigenti.. In ogni modo l’organizzazione scolastica non è al servizio dell’apprendimento "tout court" ma di un certo tipo di apprendimento che viene ritenuto come un marchio di eccellenza socialmente riconosciuta. 

Questo è un documento strano nel quale il capo dell’educazione all’OCSE delinea una specie di programma di lavoro per la sua direzione, annuncia cioè i temi sui quali l’OCSE intende lavorare in futuro. Ci si allontana in un certo modo dal programma delle valutazioni internazionali comparate su vasta scala come PISA e PIAAC e dalle analisi dei sistemi scolastici per occuparsi di scuole , ossia si abbandonano, almeno sembra, temi che sono stati sfruttati in questi ultimi vent’anni per forgiare il modello scolastico OCSE. Non è un caso che una delle autrice del paper di riferimento sia Luisa Stoll, inglese, che insegna a Londra e che è nota nel mondo scolastico degli esperti internazionali come una qualitativista, con posizioni critiche senza essere ostile nei confronti delle valutazioni su vasta scala. [4]

 

 

 

 

[1] Cliccare qui per accedere alla versione originale in inglese nella quale ci sono i rinvii al paper su cui si basa il post

[2] "Come trasformare le scuole in organizzazioni d’apprendimento?"

[3] Abbreviazione dello strumento :SLO che in inglese significa "SelfLearning organisation"

[4] Il paper, in inglese, s’intitola Kools, M. and Stoll L. (2016), “What Makes a School a Learning Organisation?”, OECD Education Working Papers, No. 137, OECD Publishing, Paris e si può consultare cliccando qui