Presentazione di un articolo sulla spesa pubblica per l’istruzione pubblicato dalla Fondazione USA "Education Next" nell’inverno 2010.

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L’espansione inarrestabile dei sistemi scolastici

L’espansione dei sistemi scolastici continua nonostante la crisi. I sistemi scolastici sono inossibabili. Sembrano indispensabili. La crisi finanziaria per ora non è tale da metterne in pericolo la sopravvivenza. I tagli alla spesa pubblica per la scuola vanno vanno passati alla lente per capire bene dove si va a colpire. Si afferma che minacciano la qualità dell’istruzione e quindi degli apprendimenti ma solo indagini meticolose potranno confermare questi timori. Si suppone che ci sia una deteriorazione della qualità ma rispetto a quali livelli d’istruzione, a quale popolazione scolastica, a quali indirizzi di formazione? Vale la pena gridare "al lupo, al lupo" senza accertarsi se il lupo ci sia veramente?

La pseudo crisi dei sistemi scolastici

Cosa è successo quasi ogni anno in quest’ultimi cent’anni ? L’aumento dei bilanci per la scuola. Questa è una costante. Lo affermano e lo dimostrano due autori americani tra i quali una delle star della pedagogia USA, James Guthrie [1] in un testo pubblicato dalla Fondazione "Education Next" intitolato "The Phony Funding Crisis". Durante più di un secolo la spesa pubblica per l’istruzione non è mai calata, tranne che in un paio di eccezioni che si vedranno tra poco. I bilanci per l’istruzione pubblica filano a gonfie vele, non solo negli USA ma ovunque nel mondo. Questo non significa che tutti i settori della scuola ne beneficiano in modo uguale. Ci sono livelli dell’istruzione scolastica alquanto avvantaggiati ed altri invece che stagnano o che persino hanno visto il loro bilancio regredire. Ma quel che conta per ora è il volume globale, è la spesa pubblica globale per l’istruzione.

I due autori dimostrano, prove alla mano, che nel corso dell’ultimo secolo la spesa pro capite per alunno o studente non è mai calata tranne che in due occasioni : durante la recessione degli anni Trenta, dopo la crisi del 1929 e durante la seconda guerra mondiale. nello stesso periodo la proporzione studenti/insegnati è stata dimezzata ; gli stipendi degli insegnanti sono aumentati del 42%. Questa tendenza è generale e ci dovrebbero essere da qualche parte dati che la confermano anche per l’Italia [2].

Perché così tanti riguardi per la scuola ?

Le ragioni sono molteplici, ovviamente. Il monopolio di stato dapprima sull’istruzione scolastico, l’uso della scuola come strumento di potere, l’educazione scolastica come mezzo per educare la società, le esigenze disciplinari richieste per l’instaurazione di una gestione burocratica della società, lo sviluppo tecnologico, il sistema di finanziamento dell’istruzione, il ruolo ambiguo degli insegnanti-funzionari, i ricatti sugli insegnanti, la funzione degli insegnanti nei partiti politici, la selezione sociale tramite i diplomi scolatici, ecc.

Nonostante la nuda e cruda realtà dell’espansione crescente dei sistemi scolastici, di bilanci per l’istruzione quasi sempre in crescita, il mondo della scuola continua a lagnarsi, a denunciare i tagli di bilancio, le cure dimagranti, il disinteresse delle autorità pubbliche per il servizio scolastico statale, i cedimenti di fronte alle rivendicazioni del settore privato. Qualcosa dunque non quadra. Chi ha ragione, chi ha torto ?

Gli strani meccanismi della pianificazione scolastica

La catastrofe annunciata, temuta da insegnanti e dirigenti, non è finora successa. Ma di quale catastrofe si tratta ? La catastrofe sta nei risultati conseguiti, nella scarsa efficacia dei sistemi scolastici, nell’ingiustizia scolastica di fronte alle disuguaglianze sociali. Le indagini internazionali e le valutazioni sono rivelatrici a questo riguardo, ma non sembra che questa sia la catastrofe temuta alla quale si presta grande attenzione. Quel che conta sono i posti di lavoro i quali si programmano in primavera per l’autunno, con anticipazioni più o meno approssimative. Si gonfia il bilancio, si specula su un incremento delle iscrizioni, si calcolano i costi, si stima la proporzione alunni-insegnanti, si valutano approssimativamente le partenze degli insegnanti, si suppone il numero delle supplenze necessarie, con sei, dieci mesi d’anticipo, senza proiezioni sul lungo periodo, senza statistiche affidabili. In questo modo i bilanci aumentano di anno in anno. Non c’è da temere dunque. Qualcosa si raggranella sempre. Il sistema non andrà in fallimento. Supererà anche la crisi economica in corso inventando nuove soluzioni. A questo punto la decentralizzazione andrebbe a pennello, l’apprendistato per minori anche, pur di salvare il resto. Nell’attesa di buone statistiche, non manipolate, di proiezioni attendibili, di verifiche rigorose, di valutazioni democratiche con test calibrati per tenere conto della posta in gioco. Quest’ attesa potrà essere più o meno lunga. Non si deve mai disperare, tanto più che i calcoli, i provvedimenti d’urgenza saranno elaborati in funzione della realtà e non di una dottrina. Quel che è stato acquisito resta tale. Non si perderà. Si può stare tranquilli.

 

Vedasi :

"The Phony Funding Crisis," by Arthur Peng and James Guthrie, Education Next, Winter 2010

 

[1] James W. Guthrie is professor of public policy and education at Vanderbilt University and director of the Peabody Center for Education Polic

[2] Alcune cifre si trovano nel volume curato da Giovanni Vecchi, 2011 : In ricchezza e povertà. Il benessere degli Italiani dall’Unità a oggi. Il Mulino, Bologna