Presentazione dei lavori del gruppo di lavoro costituito nel 2008 ad Harvard per studiare come trasformare il sistema scolastico USA.

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L’impossibile riforma dei sistemi scolastici

Molti sistemi scolastici, non solo quello americano, sono autoreferenziali, si riproducono ed evolvono mossi da una sola legge: sopravvivere con un’espansione continua, espandersi senza limitazioni. La riproduzione dell’esistente è un principio aureo dell’evoluzione di questi enormi apparati burocratici che ostacolano qualsiasi riforma mirante a trasformarli. Questa lettura induce al pessimismo sul futuro dei sistemi scolastici, eppure qualcosa si può fare. Ci sono esempi nel mondo di sistemi che non molti anni fa erano decadenti e che ora sono rinati, con cure da cavallo. Quali strategie adottare per migliorare i sistemi scolastici e modificarli, per far sì che si aggiornino, sfruttando le opportunità offerte dai talenti degli insegnanti e dalle nuove tecnologie dell’informazione?

La riforma del sistema scolastico : continuare a sbattere la testa contro il muro ?

Se si continuerà ad agire nei sistemi scolastici come si è fatto finora, si riuscirà a migliorare la scuola, a renderla più giusta, a ridurre la dispersione scolastica ? Probabilmente no. Questo è quanto ritiene un gruppo di esperti americani riuniti presso la scuola dottorale di ricerca sulla scuola dell’Università di Harvard [1] a Boston. Insomma non ci sarebbe speranza di redenzione. Ci sarebbe ben poco da fare. Occorre cambiare radicalmente strada se si vuole migliorare la scuola e non sprecare somme colossali invano, finire con un pugno di mosche in mano.

Il sistema scolastico così com’è ora va smantellato. La società va descolarizzata con un ricorso sistematico alle nuove tecnologie per ridare responsabilità alle famiglie nell’istruzione e nell’educazione. La coloritura della proposta è "illichiana" [2]. Forse però anche questa proposta è illusoria. Il "moloch" scolastico potrebbe resistere e ingoiare le nuove tecnologie. L’equità scolastica andrebbe a farsi friggere e l’economia potrebbe continuare a prosperare anche con un grande spreco di capitale umano.

Quali strategie di sviluppo delle riforme scolastiche ?

Il gruppo di lavoro sulle "strategie di sviluppo delle riforme scolastiche" organizzato dalla scuola di dottorato sull’educazione di Harvard diretto da Robert B. Schwartz e Jal D. Mehta entrambi di Harvard e da Frederick M. Hess dell’ "American Enterprise Institute" comprende due dozzine di esperti. Il gruppo mira a suscitare un ampio dibattito sul futuro della scuola e sulle strategie per riformarla. Il gruppo di lavoro è finanziato da due fondazioni americane : la "William and Flora Hewlett Foundation" e la "Spencer Foundation".


Il settimanale americano specializzato sui problemi scolastici "Education Week" pubblica in sette puntate una serie di saggi che esprimono le concezioni dei membri del gruppo sull’avvenire della scuola.

Saggi finora pubblicati (in inglese) :

Frederick M. Hess, Greg M. Gunn, e Olivia M. Meeks scrivono che una soluzione per migloiorare la qualità degli insegnanti sarebbe quella di considerarli essere normali invece che supereroi ai quali sarebbe affidata la salvezza della nazione.
(9 maggio 2011 - Education Week)

A System of Learners

Susanna Loeb, Dan Goldhaber, e Michael Goldstein espongono alcuni modalità per migliorare la qualità degli insegnanti (25 aprile 2011 - Education Week)
 

Government, Markets, and the Mixed Model of American Education Reform

Terry M. Moe e Paul T. Hill ritengono che né il mercato né il centralismo statalista sono una risposta accettabile per riformare il sistema scolastico (8 aprile 2011 - Education Week)
 
Learning From Abroad

Robert B. Schwartz, Ben Levin, e Adam Gamoran trattegiano le sembianze del sistema scolastico se si adottassero le migliori prove e esperienze mondiali (4 aprile 2022 - Education Week)
 

Schooling as a Knowledge Profession

Jal D. Mehta, Louis M. Gomez, e Anthony S. Bryk ritengono che per portare ai massimi livelli possibiloi ogni studente occorre smetterla con il modello burocratico di scolaraizzazione ( 28 marzo 2011, Education Week)



Composizione del gruppo :


Anthony S. Bryk
presidente della "Carnegie Foundation for the Advancement of Teaching" a Stanford, Calif., dove pilota i programmi che mirano ad articolare tra loro la ricerca scientifica e lo sviluppo delle infrastrutture per il miglioramento dell’insegnamento e dell’apprendimento.

 

 

 

 

 

 



Elizabeth A. City è il direttore esecutivo del programma di dottorato sulla leadership scolastica e professore associato della Harvard Graduate School of Education.

 

 

 

 

 

 



Richard F. Elmore professore nella scuola dottorale dell’ Harvard Graduate School of Education nella sezione che prepara i futuri dirigenti scolastici.

 

 

 

 

 

 

 


Adam Gamoran è professore di sociologia dell’educazione e di politica scolastica al "Wisconsin Center for Education Research" dell’università Wisconsin-Madison, centro di cui è anche il direttore.

 

 

 

 

 

 

 

 



Dan D. Goldhaber direttore del "Center for Education Data & Research (CEDR)" sll’Università di Washington-Bothell. Tema principale d’interesse la produttività scolastica e la riforma del sistema scolastico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Michael A. Goldstein fondatore di MATCH Charter School e MATCH Teacher Residency, Specialista dellaformazione degli insegnanti. E’stato consulente di due ministri dell’educazione del Massachusetts : Deval Patrick e Mitt Romney.

 

 

 

 


 

Louis M. Gomez professore sll’Università di Pittsburgh, specializzato nei problemi delle scuole dei centri urbani.

 

 

 

 

 

 

Greg M. Gunn imprenditore nel settore delle tecnologie scolastiche e dei software didattici. Sede di lavoro è New York.

 

 

 

 

 

Jeffrey R. Henig professore di scienze politiche al Teachers College, Columbia University. Il suo ultimo libro "Spin Cycle : How Research Is Used in Policy Debates, The Case of Charter Schools (Russell Sage Foundation Publications, 2008)", ha ricevuto il premio per il miglior libro rilasciato dall’AERA ( American Educational Research Association) nel 2010.

 

 

 

 

Frederick M. Hess direttore dell sezione "Politiche scolastiche " all’"American Enterprise Institute". Tra i suoi ultimi libri : "The Same Thing Over and Over (Harvard University Press, 2010) e "Education Unbound" (ASCD, 2010).

 

 

 

 



Paul T. Hill professore e direttore del "Center on Reinventing Public Education" dell’Università di Washington-Bothell.

 

 

 

 

 

Ben Levin Canadese, occupa la cattedra di professore di ricerca sulla politica scolastica e la leadership all’ " Ontario Institute for Studies in Education"(OISE) E’ stato sottosegretario all’educazione nei governi delle province del Manitoba e dell’ Ontario.

 

 

 



Susanna Loeb  professore di scienze dell’educazione alla Stanford University, preside del "Center for Education Policy Analysis" di Stanford , e co-direttore di PACE (Policy Analysis for California Education).

 

 

 

 



Olivia M. Meeks assistente di ricerca sulle politiche scolastiche presso l’ American Enterprise Institute.


 

 

 

 

 

 

Jal D. Mehta professore associato alla Harvard Graduate School of Education.

 

 

 

 

 

 

 

Terry M. Moe  professore di scienze politiche alla Stanford University,collaboratore della "Hoover Institution". Tra le sue ultime pubblicazioni citiamo "Special Interest : Teachers Unions and America’s Public Schools" (Brookings Institution Press, 2011) , "Liberating Learning : Politics, Technology, and the Future of American Education" scritto con John Chubb (Jossey-Bass, 2009).

 

 

 

 



S. Paul Reville ministro dell’educazione dello stato del Massachusetts.

 

 

 

 

 

 

Robert B. Schwartz preside della Harvard Graduate School of Education.
 

 


 

 

 

" The Futures of School Reform :
An Introduction and an Invitation" di Jal D. Mehta, Frederick M. Hess, & Robert B. Schwartz pubblicato nel no.26, vol. 30 di "Education Week" (traduzione libera)


Il gruppo si è chiesto in partenza se continuando a fare quello che si è sempre fatto nelle politiche scolastiche , si conseguiranno i risultati che costantemente si proclamano. L’ultimo decennio è stato caratterizzato da sforzi senza precedenti per migliorare l’istruzione degli studenti più deboli e per realizzare la promessa che l’America ha fatto ai suoi cittadini di offrire pari opportunità scolastiche a tutti. Ci sono stati barlumi di progresso, particolarmente nel campo della matematica ma tutti hanno poca fiducia nelle strategie applicate finora per offrire una soluzione che permetta alle scuole americane di fornire a tutti gli studenti l’opportunità di realizzare quanto desiderano e sognano.

Il gruppo di lavoro è stato costituito nel 2008 con l’obiettivo di esaminare da capo a piedi le ragioni dei fallimenti delle riforme votate per migliorare le scuole e di tratteggiare gli scenari scolastici compatibili con gli obiettivi degli Stati Uniti nel settore dell’istruzione.

L’iniziativa è nata sulla falsariga di una simile del "Pew Forum on Education Reform" avviata nel 1990 con l’aiuto di Robert Schwartz che è anche membro di questo nuovo gruppo. Nel 1990, l’iniziativa è ruotata attorno a un mini-gruppo composto di una trentina di esperti che condividevano un’interesse comune per la promozione di una riforma scolastica imperniata sugli standard. Vent’anni dopo, il tema degli standard è diventato un tema centrale nel dibattito politica scolastica negli USA ma non ci sono ancora. Tuttavia, idee lanciate allora hanno germogliato e sono confluite nella legge "No Child Left Behind Act " [3] votata pressoché all’unanimità dal congresso e dal Senato americani nel 2001, all’inizio dell’amministrazione di George W. Bush. Orbene, indipendentemente dai pregi di questa riforma vantati dai suoi più ferventi sostenitori, anche questa iniziativa, per molti versi rivoluzionaria a livello federale negli Stati Uniti, non è bastata a liberare le energie necessarie per trasformare e migliorare le scuole americane.

Le sfide riformistiche

Le sfide non si limitano alle riforme tentate in questi ultimi anni in vari Stati dell’Unione americana oppure a livello federale americano come è stato il caso con la legge NCLB. Ovunque esistono scuole eccellenti. Se ne trovano praticamente in quasi tutti i distretti urbani (i provveditorati scolastici in Italia), ed è difficile, se non impossibile, identificare un singolo provveditorato nel quale le scuole eccellenti sono una norma piuttosto che l’eccezione. Inoltre, ci sono in tutto il territorio nazionale scuole in franchigia [4] straordinarie. Esistono anche organizzazioni eccellenti che gestiscono queste scuole, ma occorre pure ammettere che nell’insieme le scuole in franchigia, ossia le "Charter Schools", non sono migliori delle scuole statali dei provveditorati scolastici. La novità delle scuole in franchigia ha fatto acqua, non ha dato i risultati sperati. Ennesima delusione. Cosa fare dunque per migliorare l’intera sistema e non soltanto qualche scuola qua e là ?

Un avvenire migliore per il sistema scolastico

La realtà come si presenta oggigiorno fa supporre che ci siano serie ragioni per pensare che un futuro diverso e una situazione migliore di quella odierna sia possibile per i sistemi scolastici. Il lavoro che si svolge nelle scuole eccellenti, siano queste pubbliche oppure in franchigia, dimostra che si può fare molto meglio di quel che si fa oggigiorno e che si possono ottenere risultati strepitosi in qualsiasi tipo di scuola. Inoltre i risultati forniti dalle indagini internazionali dimostrano che è possibile sviluppare sistemi scolastici che coniugano eccellenza ed equità. Questi esempi suggeriscono per esempio tantissime idee su come attirare nella scuola e trattenervi persone qualificate, come assegnare loro ruoli appropriati, come usare al meglio le loro competenze, come creare meccanismi per migliorare la qualità dell’sitruzione.



A cosa può somigliare un percorso più promettente ?



A differenza di quanto vissuto nel 1990 con la proposta degli standard, adesso non esiste più un unico approccio convincente condiviso da tutti i riformatori. Per conseguenza il lavoro del gruppo di Harvard non è stato articolato attorno ad un obiettivo suscettibile di raccogliere il consenso di tutti e di mobilitare l’insieme delle energie attorno a un unico progetto riformistico. Il gruppo di lavoro ha rinunciato a questa strategia e ne ha adottata un’altra consistente a produrre una vasta gamma di scenari sufficientemente attraenti per suscitare un’ampia discussione ed un vivace dibattito pubblico. Per questa ragione, nel dicembre 2010, il gruppo ha preso preso contatto con il settimanale "Education Week "per vedere se fosse stato possibile servirsi del settimanale per portare il dibattito sulla scena pubblica.



Una riforma in più ? No grazie !


Il gruppo di lavoro ha ritenuto all’unanimità che non era più il caso di servire per un’ennesima volta la stessa minestra riscaldata e ha escluso di riproporre innovazioni perfette che lasciano il tempo che trovano, di sfoderare casi esemplari , soluzioni che funzionano ("What works"). Adesso si sa che non ce ne sono valide in tutti i casi. Decenni di esperienze hanno lasciato l’amaro in bocca a molta gente. Parecchi insegnanti, molti genitori sono giustamente scettici rispetto a discorsi vuoti, gergali, fumosi. Quando per caso si mette in circolazione una idea originale, promettente, troppo spesso la si vende come una cura miracolosa. I promotori, gli inventori, i sostenitori esigono che venga applicata ovunque il più rapidamente possibile per poi scoprire in seguito che anche queste nobili idee rapidamente diventano fatue e passano di moda. Il risultato di questa situazione è una tirannia di ortodossie successive, una cascata di proposte mal congegnate, di schemi obsoleti costruiti attorno ad alcune buone idee che in questo modo vengono private di qualsiasi forza trainante.

Il gruppo di lavoro si è prefisso di evitare questo ciclo perverso. Cure miracolose non ce ne sono perché i problemi sono gravi e complessi e perché i sistemi scolastici sono ormai colossi dotati di una forza inerziale spaventosa. Non bastano alcuni ritocchi qua e là per avviare una trasformazione generale virtuosa. Del resto, la scuola americana non è più quella di un tempo, è cambiata. Le soluzioni che andavano bene non più di 10 anni fa sono ora superate, ma i sistemi scolastici sono rimasti statici, non sono cambiati, sono amministrati e governati con criteri obsoleti. Molte riforme non sono niente di più che un tentativo per ricoprire con una mano di vernice nuova una vecchia carcassa.



Sette visioni per il futuro



I sette saggi che sono pubblicati nella serie "The Futures of School Reform "dal settimanale "Education Week" sono un tentativo per pensare come ridisegnare un nuovo edificio slabbrato, irricuperabile, come utilizzare strumenti, talenti e tecnologie all’altezza dei tempi. Pertanto in ogni saggio il la domanda iniziale non è "si tratta di qualcosa di nuovo ? " quanto piuttosto "qual è un importante problema che dobbiamo risolvere è come lo si può risolvere nel migliore dei modi ?"



Non tutte le proposte sono politicamente fattibili o praticabili a breve scadenza. Molti lettori, senza dubbio riterranno che l’una o l’altra proposta è più che contestabile. Dopotutto, a coloro che sono scettici di fronte alle nuove tecnologie e che denunciano i "pericoli " dell’apprendimento virtuale potremmo ricordare che un tempo ci sono stati insegnanti che hanno avuto paura dei libri e della stampa, che li ritenevano pericolosi perché gli studenti potevano imparare idee sbagliate se fossero stati lasciati liberi di leggere quanto volevano.

Nessun membro del gruppo è presuntuoso al punto da ritenere che le sue concezioni siano le sole valide per sbloccare la situazione e per innestare un ciclo virtuoso di riforme scolastiche. I saggi scritti dsi membri del gruppo riflettono la passione e l’impegno dei loro autori. Si spera però che le loro idee diano l’avvio a una vivace discussione sulla politica, le istituzioni, la pedagogia, il ricorso alle nuove tecnologia dell’informazione, le opportunità che si offrono ora alla scuola americana.


In questa serie di saggi sono presentate moltissime idee per la scuola di domani. Si propone per esempio di trasformare i sistemi scolastici in un insieme di centri di sapere che dovrebbero sostituire gli apparati burocratici attuali. Ci sono idee su come riorganizzare il sistema scolastico per renderlo più attento al talento e alle competenze del personale e quindi si raccomanda di rinunciare una volta per tutte al mito dell’insegnante perfetto, alla ricerca e alla formazione di persone straordinarie. L’insegnamento va considerato un mestiere come un altro, ma un vero mestiere, che esige conoscenze di tecniche specifiche, uso di strumenti appropriati, bravura e abilità, coscienza professionale, rendicontazione. Il gruppo ha anche affrontato la questione scottante della concorrenza tra scuole, del quasi mercato scolastico e della cultura del mercato nell’istruzione. Un’altra proposta invita ad articolare istruzione con riforma sociale per andare oltre i muri della scuola, anzi per abbatterli e guardare al contesto in cui vivono studenti e famiglie.

Talora queste idee sono ridondanti, ma talora sono anche in contraddizione tra loro. Il gruppo vorrebbe che non siano viste come possibilità isolate ma come una provocazione.

Vent’anni sono tanti : si può fare molto o nulla

Vent’anni fa il progetto "Teach For America" non era che una tesi vagheggiata a Princeton. Internet non esisteva, l’opinione pubblica americana riteneva che il governo federale non dovesse avere che un ruolo limitato nell’istruzione. molti enti che oggigiorno occupano una posizione dominante nel paesaggio delle politiche scolastiche allora non esistevano. Eppure quel progetto tanto bizzarro, uscito dalla mente di alcuni idealisti, oggi funziona.

In questo ventennio taluni sistemi scolastici come quello finlandese si sono trasformati e sono diventati tra i migliori al mondo. Si può quindi fare molto in vent’anni. Un miglioramento significativo è chiaramente possibile a condizione che si dedichino tutte le energie all’impresa ambiziosa di cambiare il sistema scolastico.

[1] Harvard Graduate School of Education

[2] Ossia vi si trova un’eco delle teorie sulla scuola di Ivan Illich (Rinvio alla voce Illich su Wikipedia, versione inglese, perché non esiste una voce Illich nella versione italiana di Wikipedia) pubblicate agli inizi degli anni 70.

[3] Acronimo NCLB

[4] Note con il sintagma "Charter Schools"