Descrizione e valutazione dell’esperienza in corso nel dipartimento francese delle Lande dove si distribuisce dal 2001, all’inizio di ogni anno scolastico, un computer personale agli studenti dei due ultimi anni della scuola media.

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Un computer per ogni allievo

Risultati non brillanti, inferiori alle attese, ma c’era da aspettarselo. Il computer, in questa esperienza, è un gingillo in mano agli studenti da un lato e ai professori dall’altro. La maggior parte dei professori è diffidente e ne se serve con estrema cautela. Rari i casi di un incontro tra questi due mondi.

 

L’iniziativa di cui rende conto il libro "Un laptop per ogni studente di scuola media" è stata avviata nel 2001 nel dipartimento delle Lande, che è uno dei dipartimenti della regione Aquitania la cui capitale è Bordeaux. Il Dipartimento delle Lande si trova a sud di Bordeaux, tra Bordeaux e la frontiera spagnola, con un lato che dà sull’oceano Atlantico. Comprende l’area che un tempo si chiamava la Guascogna. La popolazione del dipartimento è di 350 000 abitanti circa.

Un’altra galassia

Altro che classe2.0 ! Qui siamo in un’ altra galassia. Il dipartimento francese delle Lande ha iniziato nel 2001 a prestare a ogni studente dell’ultimo anno di scuola media un computer personale portatile per tutto l’anno scolastico. L’allievo poteva farne quel che voleva, portarlo a casa, usarlo per divertirsi o lasciarlo utilizzare dai genitori e dai fratelli. Di questa esperienza se ne è parlato in un articolo di questo sito. Esce ora un libro, "Un computer per ogni studente di scuola media", [1] che descrive tutta l’operazione [2] , libro corredato da un servizio iconografico notevole, nel quale sono inclusi anche i risultati della valutazione esterna condotta da una ditta di rinomanza nazionale, specializzata nelle indagini e nei sondaggi d’opinione, la SOFRES.

 

Gli obiettivi dell’operazione nelle scuole medie delle Lande

 

L’operazione si prefiggeva quattro obiettivi complementari:

 

-rilevare la sfida dell’uguaglianza, garantendo l’uguaglianza delle opportunità di accesso a tutti gli studenti offrendo a tutti, indipendentemente dal ceto, lo stesso strumento, il computer, la cui padronanza sarà indispensabile nella vita professionale e sociale futura;

 

-favorire l’emergenza di nuove pratiche pedagogiche;

 

-diffondere la "cultura" di queste tecniche in tutte le famiglie del dipartimento delle Lande;

 

-rendere attraente il dipartimento delle Lande per attirare gli operatori delle telecomunicazioni in un dipartimento rurale dove non sarebbero mai giunti secondo la logica economica.

Risultati contraddittori

I risultati non sono brillanti perché l’esperienza delle Lande si è servita del computer personale per accalappiare gli studenti, per invogliarli a seguire l’insegnante, per aiutare gli insegnanti a svolgere il programma scolastico con studenti di nuovo tipo, ossia con allievi della generazione dei "digital natives". L’operazione del dipartimento delle Lande [3] non è servita a capovolgere la relazione tra "insegnante che sa" e "studente che non sa", a ribaltare il modello di scuola nel quale lo studente deve apprendere quanto l’insegnante è tenuto a trasmettere o inculcare. Questa non è un’esperienza che mira a liberare le potenzialità degli studenti, a suscitare il loro spirito creativo, a liberarli dall’asservimento a una autorità scolastica come quella dei professori, a stimolare ragionamenti divergenti, a suscitare curiosità vagabonde, a invogliare a sperimentare e a non temere di sbagliarsi. Nelle Lande il computer personale a scuola è stato usato come uno specchietto per allodole, una ciliegina sulla torta, che fa venire l’acquolina in bocca e basta. Con questo strumento, con questa strategia, gli insegnanti sono tranquilli, ottengono magari la pace in classe, "surfano" sull’entusiasmo artefatto degli studenti, come lo illustra l’archivio iconografico che arreda il volume, indipendemente dall’uso che si fa del computer. L’operazione è abile ma proprio per questa ragione i risultati non sono brillanti, sono contraddittori, lasciano l’amaro in bocca.

Un passaggio tratto dal libro: cosa succede all’inizio dell’anno scolastico

Personalizzazione

All’inizio dell’anno scolastico, tutti i computer sono identici: stessa marca, stesso modello protetto da una stessa custodia... questa banalizzazione però non dura a lungo. "Questo è il mio computer!" . È unico, è mio; lo si deve vedere di prim’acchito. Il compito più urgente-per riconoscerlo, per ritrovarsi-è evidentemente la scelta dello sfondo del desktop. La questione è importante, perché lo sfondo del desktop è una piccola vetrina ambulante: se ne è fieri, la si mostra ai compagni. Quando i computer si accendono, sfila una sequenza di immagini in classe. Dura un attimo: immagini nelle quali ognuno rispecchia il proprio universo personale, espone le proprie passioni, mostra i propri idoli, i suoi amici, i suoi sogni, talvolta il proprio ritratto... lo sfondo è il "look" del computer. È anche quello di una generazione e di un’epoca. Curiose corrispondenze tra grafica e moda: ci si veste come il proprio sfondo del computer (e inversamente).


Un’iniziativa originale nel settore dell’insegnamento secondario di primo grado

L’operazione "Un laptop per ogni studente di scuola media" è una delle rare iniziative su vasta scala condotte nel mondo occidentale nel settore della scuola media. La distribuzione di un laptop a ogni allievo in genere è promossa nei paesi in via di sviluppo nei quali il laptop è utilizzato per contrastare la mancanza di risorse stanziate per la scuola statale, serve per permettere a tutti di accedere all’informazione e di istruirsi nonostante la mancanza di scuole e la carenza di insegnanti, e infine diventa uno strumento per lottare contro la disuguaglianza sociale di fronte all’istruzione. 

Non tutto è filato liscio


La critica di Saymour Papert

Un computer per classe oppure cinque computer per classe sono una soluzione priva di senso, afferma Seymor Paper, uno dei pionieri dell’intelligenza artificiale e inventore del linguaggio "logo". "Immaginate un paese con un elevato livello di sviluppo della filosofia, della poesia, del teatro, delle scienze, eccetera ma dove nessuno avrebbe mai pensato di scrivere. A un certo punto si inventano carta e matite. Rapidamente, il commercio e la scienza si trasformano. Qualcuno suggerisce allora di introdurre queste invenzioni nella scuola, il che provoca un grande dibattito: vale la pena di distribuire a ogni classe una matita, tre matite, oppure accumulare una montagna di matite in una classe speciale? Ridicolo! Tutto quanto gli insegnanti e gli allievi potrebbero fare di molto interessante con una matita e una gomma per classe non avrebbe evidentemente nulla a che vedere con il ruolo che la scrittura ha avuto nella nostra civiltà. Ebbene, con il computer, è pressappoco la stessa cosa: installare un computer in ogni classe, oppure cinque computer per classe, non ha nessun senso...



Fragile? Il computer è diventato lo strumento privilegiato di tutti coloro che svolgono un lavoro nel settore della conoscenza, un lavoro intellettuale, un lavoro di informazione... perché privarne dunque i bambini? Il primo riflesso, il primo argomento, per opporvisi consiste a dire: "confidare questi oggetti cari e fragili agli adolescenti? Nemmeno da pensarci: perdono tutto, rompono tutto!" Perché dunque vi fidate così poco dei vostri figli? Il vostro comportamento non è razionale: quando confidate loro una bicicletta, non la perdono mai, come non perdono neppure le schedine dei loro videogiochi. Tutte le statistiche mostrano che quanto si confida un computer a dei bambini, questi li considerano come oggetti preziosi. Non li rompono né li perdono . Questa non è una questione di tecnologia e neppure di pedagogia: è una questione che concerne i vostri figli, e le relazioni che intrattenete con loro...



Differenze. Ho seguito da vicino l’esperienza nello Stato americano del Maine e sono stato sorpreso dalla differenza esistente tra i discorsi dei promotori americani e quelli dei promotori del progetto francese nelle Lande. Nel Maine si pensa che i computer provocheranno una mutazione dell’insegnamento: l’inserimento frontale scomparirà, ci sarà più apprendimento, una maggiore indipendenza per gli studenti i quali potranno dirigere il proprio lavoro e i propri studi, con molte più idee per imparare, per proporre progetti di ogni genere, eccetera. In Francia invece si tende a considerare il computer come uno strumento per aiutare gli insegnanti a svolgere meglio i loro corsi magistrali.



Spiriti indipendenti. Se si crede, come il sottoscritto, che il nostro secolo ha bisogno di spiriti indipendenti, capaci di imparare cose nuove, allora necessitano insegnanti che condividono queste stesse convinzioni. Un’insegnante che non si crede capace-o non autorizzato-ad avere idee originali non può trasmettere questa facoltà ai suoi allievi. Una volta, scopo della scuola era di fare sì che gli allievi la lasciassero sapendo effettuare quanto si era loro insegnato, quanto avevano imparato andando a scuola. Ma, oggigiorno, gli allievi devono acquisire la capacità di fare ciò che non hanno appreso. È un cambiamento d’attitudine radicale, e penso che il computer lo renda possibile. Ritengo anche che nel Maine questa filosofia sia seguita nel modo più serio.[[Trascrizione di una
intervista video con Seymour Papert registrata a Quebec, il 16 marzo 2004.

Scuola e computer

La relazione tra scuola e computer non è recente: le prime esperienze si svolsero negli Stati Uniti già nel 1959, e in Francia, il primo "piano calcolo" che prevedeva l’uso dei computer a scuola risale al 1967. Questo piano aveva l’ambizione di "promuovere l’insegnamento dell’informatica". In quegli anni, prima che il computer portatile diventasse un oggetto comune come lo è il telefono oppure la televisione, si riteneva che occorresse imparare l’informatica, anzi, per essere più precisi, la programmazione utilizzando un linguaggio informatico. La programmazione era proposta come una disciplina del programma d’insegnamento, la cui diffusione era giustificata con l’argomento classico del potenziamento delle capacità di ragionamento. L’informatica serviva a meglio capire per esempio una sfera, oppure un quadrato e queste figure geometriche si capivano quando si riusciva a programmarle sul computer. L’operazione mentale consistente a provare, a sbagliarsi , a correggere gli errori, quando si andava oltre un apprendimento solo mnemonico, pappagallesco.

L’informatica o la programmazione numerica erano ritenute un’opportunità per stimolare e promuovere la capacità di ragionamento degli allievi. In modo caricaturale si potrebbe dire che ’informatica era percepita come un sostituto del latino o del tedesco. Era una nuova disciplina che serviva a sviluppare la mente. Inoltre, l’informatica era uno strumento di calcolo, una conoscenza che permetteva di conseguire miglioramenti considerevoli nelle discipline matematiche e scientifiche. 

In tutti i sistemi scolastici in quegli anni si sono moltiplicate le aule di informatica nelle quali le classi si susseguivano per apprendere l’informatica e per esercitarsi a programmare. Agli inizi degli anni 60 ci si interrogava sulle potenzialità del computer come strumento di calcolo, di classificazione, di scrittura e di insegnamento. Si parlava allora di "insegnamento assistito con il computer". Il computer era un addentellato, come lo è rimasto nell’esperienza delle Lande. In quegli anni non si contavano i congressi e seminari internazionali su questo argomento.

A partire dalla metà degli anni 70, arrivano sul mercato i primi computer personali, appaiono i programmi di trattamento di testo che facevano del computer un apparecchio del tutto diverso dalla macchina da scrivere.

Agli inizi degli anni 80 si sviluppò il precursore di Internet. Questa è storia recente. Il protocollo TCP/IP viene adottato come standard che rende possibile la trasmissione di dati tra computer nel 1982. Il termine "Internet" è utilizzato per la prima volta in quest’anno per designare un "insieme di reti di computer che utilizzano i protocolli di scambio TCP/IP". Da allora in poi l’evoluzione è rapidissima, almeno per quel che riguarda la tecnologia, mentre nell’ambito scolastico si tentenna, si è frastornati, non si sa cosa fare, quale pista seguire. Dal canto loro, le nuove generazioni di studenti non avevano altra scelta che quella di crescere in un universo che offriva loro l’opportunità di accedere a modi di interazione, di informazione, di scambio, di socializzazione del tutto inediti. Gli studenti, i bambini arrivano a scuola ormai assuefatti alle TIC. Giocano con le playstation, acquistano schedine di giochi, si sfidano tra loro. I "digital natives" si servono a loro modo dei TIC, inventano nuovi linguaggi, non programmano più, ma si scambiano musiche, fotografie, giocano in rete, inventano mondi irreali, fantastici.


L’esperienza nello Stato del Maine negli Stati Uniti



Nel 2001, Angus King, governatore dello Stato del Maine, propone di distribuire un laptop ai 37.000 studenti di quinta elementare, poi a tutti gli allievi di quarta elementare e per finire a tutti gli allievi della scuola elementare. Questo programma, battezzato "Maine Learning Technology Initiative" è un’operazione non solo pedagogica ma anche politica, di sviluppo economico e sociale: il Maine è infatti uno stato molto rurale e il governatore era persuaso che le tic avrebbero potuto svolgere un ruolo determinante nello sviluppo economico dello stato non foss’altro che per attirare l’attenzione sullo stato degli investitori privati a livello nazionale grazie un’operazione spettacolare che avrebbe potuto offrire loro potenzialità attraenti di sviluppo.

Il secondo obiettivo è quello di trasformare l’istruzione per meglio preparare gli studenti a un mondo in mutazione rapida. Ispirata da Seymour Papert, la scelta di un laptop per ogni allievo deriva logicamente da una "concezione costruttivista" della pedagogia che fa sponda sull’allievo come attore centrale dell’apprendimento.

Il terzo obiettivo mira a ridurre la frattura digitale tra le classi sociali.

Otto anni dopo, nel 2009, saranno gli studenti dell’insegnamento secondaria di secondo grado a ricevere un computer personale. Allo stato attuale i laptop distribuiti agli allievi dell’insegnamento primario e secondario dello Stato del Maine sono circa 100.000, un numero considerevole che consentirebbero valutazioni approfondite, ma queste non ci sono.

Questa è l’esperienza più significativa di cambiamento dell’ambiente scolastico in corso nel mondo occidentale. Significativa sia per il numero di studenti, insegnanti, scuole coinvolti nel progetto, sia per l’ispirazione pedagogica di fondo decisamente socioconstruttivista, anche se ciò non è detto in modo esplicito. E’ la filosofia scolastica americana che va in questa direzione. 

Non esiste nei sistemi scolastici dei paesi del mondo sviluppato un’esperienza di quest’ampiezza la quale però ha poco a che fare con le operazioni imperniate attorno alla distribuzione di un laptop specifico per le scuole, a basso costo, nei paesi in via di sviluppo, suscettibile di ribaltare completamente l’universo scolastico, come per esempio le esperienze di Negroponte, amico del resto di Papert, con il computer XO.

Le resistenze contro questo modello nel mondo occidentale sono ancora fortissime. Gli insegnanti non vogliono mollare il controllo delle classi, nemmeno il concetto di classe. Da un lato gli studenti affermano "questo computer è mio" e me ne servo come voglio; dall’altro gli insegnanti pensano che non si accede liberamente al sapere, che non si sviluppano le competenze a pensare in modo critico e divergente, a essere creativi senza di loro, senza un protocollo programmatico di cui sono le vestali. In questa bella battaglia per la sopravvivenza della scuola per ora gli studenti sono presi in trappola. Vedremo nei prossimi anni cosa accadrà.


 

[1] In francese

[2] Libro pubblicato in coincidenza con le elezioni ragionali in Francia. Ciascuno si fa pubblicità a modo suo. Qui comandano i socialisti e per fortuna almeno l’istruzione è un tema elettorale, una priorità

[3] Vale la pena segnalare che l’operazione è stata finanziata interamente dal dipartimento che ha una competenza in materia di scuola media. Abbiamo qui un bel esempio di decentralizzazione alla francese, dove i dipartimenti e le regioni con alcune competenze reali in materia scolastica svolgono un’ effettiva politica scolastica

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