Version imprimable de cet article Version imprimable

Dentralizzazione del sistema scolastico

La decentralizzaione del sistema scolastico arranca eppure e’ inevitabile. Purtroppo finora nessuno ha proposto una strategia per realizzarla e si puo’ supporre che la maggioranza delle forze in campo propendano per ora alla conservazione dello status quo, ossia al mantenimento del centralismo scolastico con al vertice una amministrazione centrale colossale. La maggioranza dei sistemi scolastici nel mondo sono decentralizzati. La decentralizzazione non va confusa con l’autonomia. Esiste il caso di sistemi scolastici fortemente decentralizzati come per esempio quello elevetico nel quale le scuole non sono molto autonome. In Inghilterra si ha il caso di un sistema centralizzato con scuole che hanno perso molta autonomia. In Finlandia il sistema e’ centralizzato ma le scuole sono autonome, e via dicendo. In Italia nessuno mette le carte in tavola perche’ si preferisce non affrontare apertamente la questione della decentralizzazione che tra l’altro mette in gioco l’esistenza di un mega ministero centrale a Roma, lo svuotamento di questo ministero al quale dovrebbero essere delegate solo alcune competenze chiave . A nessuno piace dire che una parte del personale del ministero in Viale Trastevere dovra’ partire da Roma. Per dove ? Cosa fare? A che condizioni? Forse anche per questa questione pratica scottante si preferisce dilazionare qualsiasi decisione riguardante le competenze dell’amministrazione centrale in materia scolastica . Ci vorranno anni prima di trattare il problema in Italia. Ci si puo’ chiedere se ci sara’ ancora un sistema scolastico nazionale quando i nodi verranno al pettine.

 Il personale della scuola in Francia mobilitato contro la decentralizzazione

 

Si noti bene: il personale della scuola e non solo gli insegnanti. Tutte le categorie di operatori all’interno del sistema scolastico. Questo succedeva in Francia circa quindici anni fa .Nel 2003 il quotidiano "Le Monde" ha pubblicato una serie di articoli sulla decentralizzazione e quello del 5 marzo era dedicato alle reazioni del corpo insegnante. In Francia la decentralizzazione avanza lentamente, a passo di tartaruga ma avanza. Non si puo’ proprio piu’ dire che il sistema scolastico francese sia un miodello di sistema centralistico anche se su taluni punti il potere centrale parigino la fa da padrone unico ma a differenza dal sistema scolastico gemello italiano in Francia l’amministrazione scolastica gestisce abiilmente l’apparato scolastico,dispone di strutture efficienti e efficaci di governo del sistema. E’ l’apparato centrale che detta legge anche per quel che riguarda la decentralizzazione. Orbene le resistenze vengono dalla base ostile allo smantellamento del servizio pubblico e in certi casi alla privatizzazione di certe missioni del servizio scolatstico.

La decentralizzazione secondo i sindacti degli insegnanti metterebbe in pericolo il servizio pubblico scolastico. 

Dal punto di vista politico sia la destra sia la sinistra propendono per la decentralizzazione ma ogni partito la concepisce a modo suo. In genere la destra e’ piu’ favorevole che non la sinistra.La decentralizzazione alla francese implica il trasferimento graduale di talune competenze dello Stato centrale in materia scolastica verso le regioni e i dipartimenti ( in Italia si potrebbe parlare di Regioni e di Province).Il punto debole della strategia francese consiste nella mancanza di una qualsiasi riflessione sulla configurazione futura del sistema scolastico. Per le autorita’ nazionali la decentralizzazione riguarda il sistema scolastico cosi’ come e’ configurato ora. Si tratta insomma di una concezione conservatrice che fa i conti con l’impossibilita’ di governare e guidare centralmente il pachiderma del sistema scolastico.

Gli argomenti pro e contro il progetto di decentralizzazione

 

  1. Il trasferimento del personale serve a migiiorare il servizio o a realizzare economie?

Nel 2003 il governo di destra aveva l’intenzione di trasferire 110.000 funzionari del ministero verso le collettivita’ territoriali [1].Contro questo progetto fu indetta una giornata di sciopero il 18 marzo 2003. Il trasferimento e’ avvenuto ma non si sa quanti siano stati obbligati a trasferirsi e a traslocare. Per esempio i medici scolastici e gi assistenti sociali facevano parte del pacchetto ma queste figure professionali erano gia’ assegnate a reti locali di scuole, non vivevano a Parigi,operavano nella periferia. Ricevevano lo stipendio da Parigi e gli ordini dal Ministero centrale. La decentralizzazione per loro consisteva nel dipendere finanziariamente da un’altra autorita’ la quale riceveva anche la competenza di nominarne degi altri e di impartire prescrizioni.La medicina scolastica e l’azione sociale cn la proposta governativa passavano di mano [2]. Nel novero dei 110.000 entrava pure il personale tecnico, gli operai e il personale sociale [3]. Questo personale veniva trasferito ai dipartimenti e alle regioni, i nuovi padroni del vapore che erano gia’ incaricati di costruire e di mantenere le scuole medie e i licei ma che non avevano fino al 2003 la responsabiita’ del personale specializzato che eseguiva i lavori. Stessa cosa per i consiglieri d’orientamento. Insomma tutte queste persone erano gia’ sul posto e si commetterebbe un madornale errore se si pensa che i 110.000 avrebbero dovuto traslocare da Parigi. Infatti nessuno ha utilizzato questo argomento. il provvedimento di decentralizzazione fu presentato dal governo come un’iniziativa tendente a realizzare una piu’ grande coerenza nell’organizzazione del servizio scolastico. Tutto cio’ sembra logico ma e’ bastato a scatenare le ire dei sindacati che temevano uno smantellamento del servizio scolastico pubblico e una larvata tendenza alla diminuzione del personale scolastico o perfino una privatizzazione progressiva delle missioni svolte da questo personale. Orbene da quasi un ventennio la parte dello Stato centrale nelle spese per l’istruzione e’ diminuita costantemente [4] mentre la parte delle collettivita’ locali e’ invece aumentata [5]. Questa parte include spese correnti e spese per investimenti. Il trasferimento di risorse finanziarie dal livello centrale al livello intermedio non fu proporzionale al trasferimento di comopetenze e responsabiita’. I livelli intermedi hanno dovuto sobbarcarsi una parte delle spese non coperte da versamenti provenienti dal centro. Cio’ fu fatto con un aumento delle imposte locali.

     2. L’offerta scolastica deve essere adattata al fabbisogno del mercato?

 

 Per giustificare la decentralizzazione il governo francese — destra o sinistra non fa differenza— sostiene che una maggiore vicinanza dei servizi pubblici agli utenti e’ un criterio chiave. In campo scolastico l’operazione induce una responsabilita’ accresciuta delle regioni nelle messa a punto dell’offerta formativa . Una considerazione analoga e’ fatta valere per l’orientamento dei giovani.Siccome le regioni conoscono meglio il tessuto economico locale si deve assegnare alle regioni il compito di organizzare l’informazione dei giovani sulle professioni. Questi due argomenti sono fortemente criticati . Si afferma infatti che le scuole non devono preoccuparsi di formare in funzione dei fabbisogni locali del mondo del lavoro. Per coloro che contestano la decentralizzazione , la missione della scuola non puo’ ridursi all’inserimento immediato dei giovani nel mercato del lavoro, ma deve concorrere alla formazione del cittadino. In altri termini la misione della scuola della Repubblica consiste nel formare buoni cittadini. Questa e’ una perfetta conseguenza della visione di Durkheim , il sociologo francese che all’inizio del Novecento ha teorizzato la funzione della scuola statale nella Repubblica. Per i fautori di questa visione la funzione della scuola non e’ quella di essere al servizio della competitivita’ economica. La propostq pertanto e’ denunciata come una deriva liberalista.

 

      3. L’autonomia delle scuole e’ una minaccia per il serivizio pubblico? 

 

Il governo francese intende accordare piu’ autonomia alle scuole medie e ai licei. Anche su questo punto le opposizioni contestano la pertinenza di questo indirizzo . Il potenziamento della rappresentanza dei genitori e dei politici locali nei consigli si amministrazione delle scuole e’ denunciato come un cedimento alla logica consumierista e come una manifestazione di ulteriore simpatia verso il principio ella concorrenza tra scuole. Anche in questo caso i provvedimenti furono criticati come un indeboimento della funzione repubblicana della scuola.

 

      4. La decentralizzazione accrescera’ le disuguaglianze scolastiche?

 

Qui e’ in ballo la ridistribuzione delle risorse finanziarie dal vertice verso gli enti intermedi. Le somme stanziate variano moltissimo da un grado di scuola all’altro, all’interno dello stesso grado di scuola, per esempio nella scuola primaria. Le indagini finora svolte pero’ non forniscono prove di un qualsiasi rapporto causale tra disuguagianze di finanziamento e disuguaglianze di risutati  [6]. I divari scolastici sono considerevoli sia all’interno di uno stesso comune, che all’interno di un dipartimento o di una regione. Non si puo’ pertanto dire che la decentralizzazione accrescera’ le disuguaglianze scolastiche. 

 

In Francia i sindacati degli insegnanti non hanno affatto sposato la decentralizzazione. Sono centralistici e scodellano tutta una serie di argomenti contro la decentralizzazione. SI presentano come i paladini di un modello di scuola repubblicana attaccata dalla destra e dai fautori di una concezione utilitaria del servizio scolastico. In realta’ difendono una concezione conservatrice del sistema scolastico. Questa posizione e’ condivisa anche da numerosi intelletuali di sinistra come per esempio Regis Debray i quali si appellano ai valori della Rivoluzione francese e alla teoria di Durkheim. A questo punto si deve anche aggiungere che ia strategia della decentralizzazione scolastica in Francia nonostante gli ostacoli e le critiche ideologiche che denunciano il liberalismo delle riforme scolastiche non e’ bloccata e prosegue lentamente il suo cammino. La strategia come e’ tuttora configurata puo’ essere ripresa sia dai governi di centro-destra che da quelli di centro-sinistra. Ognuno tratteggia i propri obiettivi che non sono proprio quelli che le opposizioni sindacali contestano.

 

Molte informazioni di questo articolo provengono dall’ autore dell’articolo citato agli inizi, Luc Bronner. Fonte dell’articolo originale in francese, cliccare qui. L’articolo e’ accessibile solo agli abbonati del quotidiano.

 

 

[1] Espresione in uso nel gergo amministrativo francese per indicare le regioni e i dipartimenti

[2] Senza entrare nei dettagi si puo’ dire che non erano neppure le regioni ne’ i dipartimenti gli enti amministrativi responsabili della medicina scolastica e dell’azione sociale, ma un altro livello dell’amministrazione francese pari in un certo senso alle province

[3] Come in Italia si parla di personale ATA in Francia di parla di TOS

[4] E’ passata dal 67,4% nel 1980 al 60,8% nel 2001

[5] E’ passata dal 15,1% nel 1980 al 22,1% nel 2001

[6] Le disuguaglianze di risultati sono misurate con test