L’opinione di 36 esperti della politica scolastica francese

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Il dibattito politico sulle scuola nell’elezione presidenziale 2007

In mancanza di un’analisi della situazione impostata sulle probabilità di sviluppo del sistema scolastico nei prossimi dieci o vent’anni, e quindi senza un "think tank box" che esplori le possibilità di sopravvivenza del sistema scolastico vigente, è un professore in pensione di psicologia applicata dell’Università di Reims ed ex-matematico, Jacques Nimier, che in Francia ha preso l’iniziativa per segnalare ai candidati alla presidenza della Repubblica che non bastano più , oggigiorno, le ricette dolcificanti per migliorare un sistema scolastico, ma che occorre pensare un progetto strategico sulla funzione del servizio scolstico di stato. Nimier ha interpellato a questo riguardo sul proprio sito 36 personalità di primo piano nella scuola francese.

L’analisi comparata dei programmi scolastici dei tre principali candidati alla presidenza della Repubblica svolta da François Piketty sul quotidiano Libération ha lasciato l’amaro in bocca. Nessuno si pone il pur minimo dubbio sulla pertinenza e la legittimità del sistema statale vigente d’istruzione. Per i candidati, la regola d’ora sembra essere la conservazione o la riproduzione con qualche ritocco di quanto ereditato dal passato.

Anche negli Stati Uniti, in vista dell’elezione presidenziale che si terrà tra un anno, nell’autunno 2008, per trovare un successore al presidente uscente George W. Bush, ci si interroga sugli indirizi delle politiche scolastiche e sulla configurazione futura del sistema scolastico, come se i nodi stessero per venire al pettine, dopo anni di riforme o pseudo-riforme, di valutazioni e di denunce, che non hanno modificato sostanziamente l’efficacia, l’equità, i risultati ottenuti nelle scuole. Forse dunque occorre modificare radicalmente le impostazioni delle politiche scolastiche ed immaginare moduli sistemici diversi, proporre altri obiettivi, disegnare un’architettura diversa della scuola, cambiare rotta. Poiché la natura ha paura del vuoto, la desintegrazione pure e semplice el servizio scolastico statale non è ipotizzabile. Per altro, si pone il problema della funzione, dei compiti, dei ruoli svolti da milioni di insegnanti ( più di sei milioni nell’Unione Ueropea). Una cosa però è certa : i ritocchi cosmetici non basteranno a migliorare la situazione, npn sarannosufficienti per fare calare la dispersione scolastica, per compensare gli handicap iniziali,migliorare la qualità dell’insegnamento, correggere li suoi squilibri interni, con le sue isole di eccellenza e la palude delle scuole che tirano a campare.

Qualche sistema sembra andare meglio di altri (quelli Scandinavi oppure quelli asiatici), ma ne siamo proprio sicuri ? Quali sono i dati di riferimento sui quali ci appoggiamo per tirare questa conclusione. Bastano questi casi per mantenere la speranza che si possano migliorare anche gli altri sistemi ? C’è un modello che vada meglio di altri ? A livello mondiale, nei Paesi africani o nell’America latina e Centrale, quali sono i progetti scolastici che si possono proporre con la prospettiva di modificare il rendimento dei sistemi scolastici vigenti ?

In Francia, la riflessione sul futuro del sistema scolastico e segnatamento del servizio statale è stata ora avviata da un privato cittadino, il prof. Jacques Nimier, ex-professore di matematica, ex-vice-direttore dell’IUFM (Istituto Universitario di Formazione dei Maestri) di Reims ed ex-professore di psicologia clinica ed applicata all’Università di Reims. Nel suo sito personale Nimier presenta le risposte ricevute da 36 personalità della scuola francese alle seguenti domande :

"De quelle façon est-il possible d’aborder dans la campagne électorale la question de l’école du futur. Par quel sujet ? ou par quel problème ? ou dans quel esprit , traiter cet aspect fondamental de notre avenir ? ".

Nel sito del Café Pédagogique del 19 marzo 2007, si dà ampio rilievo alle risposte raccolte da Nimier con il commento seguente :

Certes. Retenons quelques –unes des réponses. Pour François Dubet, "Je souhaite donc que le débat ne s’organise pas sur tel ou tel point " technique ", mais sur la question de savoir si notre société a la capacité de maîtriser les politiques scolaires ou si, définitivement, celles-ci lui échappent". R.-F. Gauthier estime que "de nouvelles perspectives sont devenues nécessaires : fusionner enseignement primaire et collège, avec l’objectif unique de conduire tous les enfants à la maîtrise des connaissances et compétences nécessaires à vivre ; faire du lycée général et technologique l’antichambre méthodique de l’enseignement supérieur… ; cesser de rendre l’école à tous niveaux transitive aux angoisses générées par le monde socio -économique en faisant d’abord de l’école un lieu de joie d’apprendre, et non de peur d’être jugé… ; proscrire à tous niveaux tout calcul de moyenne arithmétique de notes hétérogènes et construire un vrai contrôle continu, au niveau de l’établissement, de l’apprentissage des connaissances et compétences simples ou complexes ; donner aux élèves et aux familles la liberté du choix de leur filière d’études". Laissons le dernier mot à André Giordan : "Que le prochain ministre de l’Education ne propose pas à son tour sa réformette personnelle : une supposée nouvelle loi d’orientation. Un peu de recul sur un passé récent montrerait que le changement de l’école ne se légifère pas... et que le changement ne vient jamais d’en haut ! Trente ans de réformes successives non préparées, non partagées, inachevées, pas évaluées ont fini par bloquer le système".